venerdì 6 dicembre 2013

Libro: "Il cappotto di astrakan" di Piero Chiara


Sistemando scatoloni in garage ne ho trovato uno con i vecchi libri di mia madre. Spolverati e messi a prender aria. A parte qualcuno ridotto veramente male, gli altri sono in buone condizioni e alcuni anche in ottime (per fortuna di mia mamma che ha rischiato la fustigazione).
Non sapendo quanti tra quei libri siano ancora in commercio, non metterò i relativi dati; i commenti su tali libri saranno identificati (taggati come è prassi dire) con la frase "I libri di mamma trovati in uno scatolone in garage" (alla faccia del tag :D). L'ideale sarebbe stato creare una altra pagina del blog, scriverci quanto sopra e sotto mettere l'elenco delle letture, come fatto per Le nostre altre opinioni ma non sapendo quanti di questi libri leggerò (potrebbero non corrispondere ai miei gusti) per il momento la pagina ad essi dedicata non serve; più avanti farò sempre in tempo a crearla e sistemarla.
Finita l'introduzione passiamo al primo de I libri di mamma trovati in uno scatolone in garage.



Il romanzo è ambientato nella Parigi del secondo dopoguerra; il protagonista, tipico fannullone da bar, decide di andare qualche mese a Parigi per sfuggire alla noia del suo paese situato sulle sponde del Lago Maggiore, sperando di vivere avventure (situazione che si verificherà), per poi raccontarle con orgoglio, come le han vissute alcuni suoi amici del caffè.
Si alternano descrizioni poetiche, riflessioni morali, dubbi esistenziali e alcune situazioni "comiche", il tutto scritto in maniera semplice, scorrevole, senza fronzoli e ampollosità ma con eleganza e un velo di amarezza.

(Dal libro di Piero Chiara è stata tratto un film diretto da Marco Vicario, ebbene il film non ha nulla a che vedere col libro, trama completamente riscritta.)

Giudizio finale: ottimo acquisto


Michele

6 commenti:

  1. Curioso! Ho visto il film molti anni fa ma non ho mai sospettato che non fosse "il libro"! Adesso guardo se lo trovo tra i libri che ha lasciato mia madre (ho parecchi anni più di te) e magari una bella lettura, così, per curiosità, me la potrò anche permettere...
    Grazie Michele ecc ecc...

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  2. E' racconto breve, si fa veloce a finirlo ^^

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    1. Talmente veloce che me lo sono letto in una notte!
      Direi più un Romanzo breve che altro...
      Sicuramente ai tempi ho letto qualcosa di Piero Chiara, ma forse ero meno attenta di oggi!
      Dato che io, da brava lettrice, non invado i campi altrui e non pretendo di saper fare recensioni, vorrei però sottolineare alcuni passaggi deliziosi di questo romanzo, semplicemente citando dei brani.

      1) Domitien il gatto!
      "Ma la bestia, che la sapeva lunga, tratteneva tutto con dolore piuttosto di abbandonare il suo posto. Aveva capito che se mi avesse ceduto anche una sola volta la sedia, il suo dominio sarebbe finito e quindi anche il suo compito, che era quello di non lasciarmi prendere completo possesso della camera."

      2) i primi incontri
      "Non erano discorsi d'amore i nostri.
      Neppure quando sedevamo su una panchina di fronte alla facciata del palazzo verso il parco, quasi stanchi di riferire l'uno all'altro faccende e casi che mascheravano le nostre vere intenzioni, era possibile, tanto a me che a lei, trovare la strada di un discorso diretto e tale da far procedere anche di poco i nostri rapporti."

      3) Il giardino della clinica
      "Nel giardino si aggiravano, guardandomi con dispetto, tre o quattro ammalati con soprabiti e vestaglie indossate sopra il pigiama.
      Andavano qua e là per prendere aria, con le loro poche forze, godendo di quel poco che il mondo lascia a disposizione dei moribondi e squadrando di mal occhio gli estranei come me, che andavano a vederli in quel loro marcitoio. Il sole dell'estate scendeva sul giardino, troppo forte per quei malati, che lo cercavano e lo sfuggivano, stando fermi all'ombra leggera di piante che sembravano anche loro intisichite e tristi."

      continua...

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    2. ... continua

      4) Il disincanto
      "Mi pareva impossibile non innamorarmi di una donna come Valentine.
      Se non ci fossi riuscito voleva dire che mi ero disincantato al punto d'essere maturo per prender moglie, e forse che Valentine dovevo guardarla come una possibile moglie e non come il personaggio chiave di un'avventura da raccontare."

      5) il paesino
      "Tutta gente che andava a passare il sabato in campagna per centellinarsi in pace e con tutte le comodità una passione irregolare o clandestina, habitués di quel posto, certamente segnato sulla carta geografica della dissipazione ma anche su quella della malinconia.
      L'oste dalla faccia lunga, il cimitero di fronte e la chiesa millenaria, nera e lugubre, ormai nient'altro che un perimetro cui girare intorno in attesa del pranzo o prima di andare a coricarsi, facevano di Juziers un curioso porto di arrivo, una specie di riviera d'Acheronte alla quale approdavano a due a due i peccatori dalla vicina metropoli, come uccelli al richiamo del chioccolatore."

      6) la vita sul lago
      "Avvolti nel fumo delle sigarette e con le tazze del caffè sui tavolini di fianco, in silenzio, i quattro spillavano carte e ramazzavano gettoni.
      Altri gruppi di quattro giocatori, di certo, erano al tavolo all'Albergo Moro di Laveno, dal Cavallini a Intra, allo Sport di Cannobio e al Caffè Clerici di Luino.
      Il che voleva dire che tutto andava bene, sul lago, che il tempo stagnava, come bisogna perché la vita sembri un bene impossibile da consumare fino in fondo.£

      7) come si dovrebbe tornare a casa
      Al mio paese bisogna arrivare col battello, dall'altra sponda e non dalla parte di terra, come mi era capitato rientrando dalla Svizzera a guerra finita.
      Dopo due anni di assenza ci arrivai in automobile, da Como, verso mezzogiorno, portato da un amico che mi faceva parlare continuamente, impedendomi di sentire che tornavo.
      Restai in casa tre giorni senza farmi vedere da nessuno.
      Quando uscii la prima volta andai al vicino valico di Fornasette, per ripetere il ritorno in modo migliore, come se arrivassi allora, lungo un bel sentiero tra i boschi.
      Aspettai il tramonto prima di muovermi dal posto di frontiera e di incamminarmi verso i colli dai quali, di colpo, appare in basso il paese.
      Appena lo vidi ai miei piedi, coi suoi tetti scuri, stagliati sulla lastra d'oro del lago, alzai un braccio a salutarlo, poi scesi cautamente, come un contrabbandiere, per sorprenderlo alle spalle.

      A questo punto posso solo dire che Piero Chiara è stato sicuramente sottovalutato... da me!
      Cercherò altre opere e me le leggerò con la dovuta calma e cercando anche di gustarmele per bene!

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    3. Ho letto il libro perché incuriosito dalla foto di Johnny Dorelli e son rimasto piacevolmente sorpreso sia dalla trama che dallo stile di Piero Chiara

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    4. Grazie Ginevra per la tua partecipazione: ogni commento è un arricchimento per tutti noi *__*
      Belle le citazioni che hai postato, credo anche io che Chiara sia da rispolverare!

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