venerdì 20 dicembre 2013

Libro: "Il dolore" di Marguerite Duras


TitoloIl dolore
Titolo OriginaleLa douleur
AutoreMarguerite Duras
Casa editriceFeltrinelli
CollanaUniversale Economica 
Pubblicazione: 1985
Pagine: 160

Questo è uno dei libri più duri e difficili che abbia mai letto; quantomeno è uno dei libri che mi ha più coinvolto empaticamente.
Si tratta di un racconto, che mi è sembrato avere una durata imprecisata, denso di emozioni, fatti, riflessioni. Il tema è appunto Il dolore: non si tratta di sofferenza fisica, o forse, anche laddove se ne parli, si avverte una sorta di sublimazione, di trasposizione a livello spirituale. Il dolore è espresso nelle attese strazianti, nel tempo sospeso e nella paura dei familiari dei deportati francesi nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale.
E il dolore è anche e soprattutto quello di chi fa ritorno da quei luoghi terribili: in particolare in questo romanzo si parla di Robert, marito della scrittrice, uno tra i fortunati che potranno rivedere la propria casa. Dopo l'esperienza del lager, il Robert che torna è ovviamente una persona profondamente cambiata: nel fisico e soprattutto a livello interiore. 
La Duras ci racconta il dolore personale e quello universale che si fanno tutt'uno, il dolore di amare una persona che non si sa se tornerà, il dolore di comprendere o comunque di provare a superare quell'orrore, il dolore di chi non ha nulla da perdere. La scrittrice troverà un suo modo per cercare di "superare"... non svelo nulla a riguardo, credo che sia necessario leggere le sue parole.
La narrazione è autobiografica: la Duras ha riferito che il racconto è basato su un diario personale, per meglio dire su due quaderni scritti, tra 1944-'45, con una "calligrafia minuta, straordinariamente regolare e calma". Quegli scritti sono rimasti nascosti, dimenticati, chissà se inconsapevolmente o meno, per quasi quarant'anni, infatti Il dolore (La douleur) sarà pubblicato solo nel 1985.  

Dalla Prefazione scritta da Marguerite Duras:
Ho ritrovato questo Diario in due quaderni negli armadi blu di Neauphle-le-Château.
Non ricordo di averlo scritto.
So che è opera mia, sono stata io a scriverlo, riconosco la calligrafia e i particolari del racconto, rivedo il luogo, la stazione d'Orsay, gli spostamenti, ma non mi vedo nell'atto di scrivere questo Diario. Quando posso averlo scritto, in che anno, a che ora del giorno, in quale casa? Non lo so più.
[...]
Come ho potuto scrivere questa cosa a cui ancora non so dare un nome, e che mi spaventa quando la rileggo? Come ho potuto per anni abbandonare questo testo in una casa di campagna regolarmente inondata d'inverno?
[...]
Il dolore è fra le cose più importanti della mia vita. La parola "scritto" qui stonerebbe. 
Mi sono trovata davanti a pagine uniformemente piene di una calligrafia minuta, straurdinariamente regolare e calma. Mi sono trovata davanti a un disordine formidabile del pensiero e del sentimento che non ho osato toccare, e davanti al quale mi vergogno della letteratura.




Il libro che contiene Il dolore, comprende altri racconti:
- Il signor X, detto qui Pierre Rabier
- Albert des Capitales
- Il miliziano Ter
- L'ortica spezzata
- Aurélia Paris


Giudizio finale: il mio tesssoro



Glò

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