venerdì 17 gennaio 2014

Libro: "Anna Karénina" di Lev Nikolàevic Tolstòj


Titolo: Anna Karénina
Autore: Lev Nikolàevic Tolstòj
Pubblicazione testo originale: 1877
Edizione letta: Garzanti collana I grandi libri, 1965 pagine 844
Traduttore: Pietro A. Zveteremich

Anna Karénina, un grande classico, di cui si è già detto probabilmente tutto, era nella mia "lista d'attesa" di lettura da molto tempo. Il romanzo è bellissimo, Tolstoj sempre grandissimo... ma quanto mi ha disturbato il personaggio di Anna stessa... -_- (e son sicura che proprio questo sentimento doveva, nell'ottica dello scrittore, suscitare!). La Karénina è una donna a me odiosa, senza carattere, schiava di se stessa prima che della passione o dell'amore. Terribilmente insoddisfatta di quello che consegue e di quello che possiede già, in termini affettivi, si trascina da sé verso il baratro. Non riesco a provare alcun sentimento nei suoi confronti... mi ha soltanto infastidito.
Anna non rappresenta una donna "moderna" (considerando quale significato tale termine possa avere in relazione al contesto storico cui si riferisce il romanzo) ma è assolutamente inserita nella convenzionalità della società privilegiata cui appartiene. Tolstoj senza mezzi termini scrive che molti aristocratici (donne e uomini) avevano storie extra-coniugali, l'adulterio era comunque largamente praticato e tollerato se nascosto in società.
Anna non chiede fermamente e direttamente il divorzio al marito (il quale da parte sua preferisce comportarsi da vile su tutta la linea), si sente colpevole ma nello stesso tempo ha ripugnanza di lui.
Anche nei confronti dei figli Anna è ambigua: quando inizia la relazione con Vronskj sa di mettere a rischio il suo rapporto col figlio, ma non decide... si fa sopraffare dalla passione e lascia che le cose vadano da sè...
Dopo la nascita della seconda figlia, avuta da Vronskj, Anna è costretta a lasciare la casa coniugale e quindi anche il primogenito: l'allontanamento la getta nella disperazione più totale ma per la bambina, che porta con sé, non prova affetto e nemmeno se ne occupa.
Il suicidio non ha nulla di spirituale, ma è la sola soluzione di fronte alle convenzioni sociali del tempo.
Il romanzo in questione ha due personaggi principali, co-protagonisti, anche se il titolo ne omaggia uno soltanto, che entrano in relazione tra di loro per una serie di circostanze pressoché fortuite (ovviamente predisposte da Tolstoj affinché ci appaiano tali): Anna e Lévin.
Attorno a queste due figure si dipana, direi per contrasto abbastanza netto, la linea narrativa del libro. Le occasioni di "incontro" tra di esse sembrano a prima vista luoghi tipicamente teatrali: un ballo, una cena, le corse ippiche, gli spettacoli all'opera...
Tolstoj però è magistrale e rende queste occasioni luoghi del verosimile, caratteristica principale di tutta la sua produzione letteraria.
L'altro co-protagonista è dunque Lévin, un aristocratico che si occupa dei suoi possedimenti in campagna e che fugge preferibilmente la vita mondana. Si occupa personalmente del raccolto, della semina, lavora accanto ai contadini che sono alle sue dipendenze. Da questo contatto con il lavoro, con la vita semplice e dura della campagna, Lévin trae una grande forza spirituale, che lo solleva, per così dire, rispetto ai suoi pari sociali. 
Pur essendo un'opera principalmente descrittiva, un capolavoro del Realismo, Anna Karénina è - come del resto le altre opere di Tolstòj - pervasa da un qualche cosa di metafisico, di fuggevole. Il messaggio ultimo è sempre la ricerca del bene tra gli uomini, nonostante la vita terrena sia piena di ostacoli a tale conseguimento.
E Lévin, per gran parte del tempo della narrazione, cerca di capire perché gli altri credano in Dio, perché a lui non sia possibile credere e basta... Occorre un avvenimento fuori dall'ordinario (ma mica troppo in effetti ^_^), che non consiste nemmeno nella straziante morte dell'amato fratello Nicolaj, per trovare o ri-trovare la "fede". 
Nelle ultime pagine Tolstoj accenna dunque più chiaramente all'elemento trascendente, e a me pare lo faccia anche in relazione alla guerra imminente contro i turchi: è, il suo, un punto di vista anti-interventista, che ben si inserisce nella prospettiva della non-violenza e della possibilità, o speranza, o utopia, di raggiungere il bene terreno.  


Giudizio finale: il mio tesssoro





Glò

8 commenti:

  1. Però... lette queste note viene voglia di leggerlo!
    Grazie Glò.

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  2. Grazie a te per essere passato e aver lasciato un apprezzamento!
    Penso che questo romanzo sia sottovalutato e erroneamente pensato unicamente come "storia d'amore". Tolstoj riesce a descriverci atmosfere, caratteri, ideologie, ci rappresenta davvero un intero spaccato del tempo. Sarebbe un peccato voler leggerne solo una parte.

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  3. Io l'estate scorsa di Tolstoj ho letto la seconda metà di Guerra e Pace che attendeva la sua lettura da 4 anni. :)
    Anch'io sto un po' scoprendo la letteratura russa, più avanti pensavo di leggere Il dottor Zivago.

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    1. Guerra e pace è un libro che adoro, anche nelle parti che solitamente sono considerate poco scorrevoli. Ma, devo dire, io amo particolarmente la storia!
      Il dottor Zivago lo lessi molti anni fa, bello, ma non mi ha colpito quanto Tolstoj ha saputo fare!
      In autunno ho letto Il Maestro e Margherita: folgorazione *__* Se non l'avessi ancora fatto, leggilo!!!
      E non sottovalutare Anna Karenina, che davvero spesso è "banalizzato" :P

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  4. Lo lessi poco più che ragazza, già sposata e Anna mi rapì e mi strusse.
    Quando vidi il film con Greta Garbo, l'ùnico all'altezza di quel capolavoro, a mio parere, rilessi al libro con ancor più partecipazione e segnai una frase nel mio diario, che conservo, "Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo". Mi colpì probabilmente perchè stavo gettando le basi per una nuova famiglia e la presi come un augurio per far parte delle prime.
    Cristiana

    PS. Ho fatto un pasticcio, commentando altrove?

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    1. Grazie Cristiana anche qui! ^^
      Nessun pasticcio, assolutamente! Come dicevo, recupererò il film nella versione che citi perché mi manca e le altre viste non mi hanno mai convinta e coinvolta del tutto!
      Alla prossima e grazie!

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  5. Verissimo. Tutto: Anna è un personaggio femminile in cui io non riuscirei a immedesimarmi. E sai che anch'io ho provato fastidio e tanta amarezza soprattutto nella facilità con cui sacrifica il figlio per inseguire la passione, salvo poi sentirne la mancanza? Io ho amato Lëvin, invece, un uomo che vorrei al mio fianco, solido, concreto. Lëvin tutta la vita! :)

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    1. Sì, Anna è un personaggio che "dà fastidio": ovviamente se si considera quale simbolo, se si comprende l'intento dell'autore, anche i suoi comportamenti meno facilmente comprensibili o condivisibili (se può aver senso usare questo termine) acquisiscono una luce ben differente...
      E anch'io: Lëvin <3 Mi piace l'impegno, la volontà di superare le proprie idee, la partecipazione al mondo, insomma il valore attivo di questo personaggio ^^
      Grazie mille anche per questo tuo intervento!

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