lunedì 27 gennaio 2014

Libro: "La parola ebreo" di Rosetta Loy




Oggi ricorre l'anniversario della Giornata della Memoria, nella quale i cancelli di Auschwitz furono abbattuti, per non dimenticare mai cosa fu la Shoah e quale fu la sua portata.

Questa recensione è un piccolo contributo alla Memoria. 







Titolo: La parola ebreo
Autore: Rosetta Loy
Edizione letta: Einaudi collana Gli Struzzi1997 pagine 156


Questo libro, a detta dell'autrice stessa, è una testimonianza.

Una testimonianza in prima persona, che è costata moltissima "fatica", sempre secondo le parole della Loy, perché l'ha costretta a recuperare un'esperienza biografica sicuramente "pesante".
L'autrice ha dichiarato di aver letto per la prima volta il testo delle leggi razziali all'età di quarant'anni, e di essersi soltanto allora resa conto della vera portata catastrofica di esse.
Alla fine del volumetto, vengono citate le fonti utilizzate per verificare l'esattezza dei fatti narrati.
Il valore de La parola ebreo è immenso secondo me: non si tratta della narrazione dei fatti terribili di quegli anni, non è il racconto di un sopravvissuto al lager, bensì è un tentativo di spiegare la prospettiva di persone che, pur non appoggiando il fascismo, tollerarono o non seppero opporsi alle leggi razziali, senza aver consapevolezza di che cosa tutto ciò avrebbe determinato in seguito.
È il tentativo di spiegare quell'indolenza non direttamente colpevole che causa e ha causato spesso nel corso della storia dei drammi enormi. 
"Se vado indietro nel tempo e penso a come la parola "ebreo" è entrata nella mia vita, mi vedo seduta su una seggiolina azzurra nella camera dei bambini. Una camera con una carta da parati a fiori di pesco scarabocchiata in più punti; è primavera inoltrata e la lunga finestra che dà sul balcone di pietra è spalancata. Posso guardare nell'appartamento al di là della strada dove dai vetri aperti le tende dondolano all'aria. In quella casa c'è una festa, si vedono le persone andare e venire. In quella casa da poco è nato un bambino, quella festa è per lui. "Un battesimo?" chiedo. No, mi dice la donna che è seduta accanto a me su un'altra seggiolina dove il suo corpo rimane avvolto come una palla, certo che no, ripete: lei è Annemarie, la mia fraulein. [...]"


questo libro per il particolare genere che rappresenta non è soggetto ad un giudizio finale


Glò

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