venerdì 21 marzo 2014

Libro: "Occhi blu, capelli neri" di Marguerite Duras


Titolo: Occhi blu, capelli neri 
Autore: Marguerite Duras  
Edizione letta: Feltrinelli collana Universale economica, 2001 pagine 136 

Consigliare questo libro per me equivale un po' a lanciare una sfida, non tanto per scandagliare i gusti altrui, ma per capire chi la voglia/possa accogliere.
Occhi blu, capelli neri è un libro senza mezze misure per lettori senza mezze misure.
La prosa della Duras è frammentaria, lapidaria, non indulge su nulla; ci sono pause forti, marcate dallo spazio bianco nella pagina, a richiamare chiaramente la scrittura teatrale, che determinano nel lettore uno stato di attesa, curiosità e ansia.
Eppure, nello stesso tempo, la parola ammalia e incatena il lettore che si trovi in sintonia con questo testo.
La narrazione procede quasi per scene, scandite dalle forti cesure degli spazi bianchi, e su vari livelli, si ripiega su se stessa e si snoda attraverso i pensieri e le vicende che riguardano i due protagonisti, rigorosamente anonimi, quasi fossero vere "maschere": un uomo e una donna che si incontrano, per lo più, in un luogo preciso, una stanza bianca e asettica.
Sullo sfondo di questa rappresentazione a tutti gli effetti, c'è il mare, una presenza viva e forse rassicurante anche per i protagonisti, oltre che per chi legge.
Questo libro è il racconto di una storia d'amore tra Lui e Lei: è un amore straziante, assoluto, fatto di desiderio mai esaudito. 
Sembra quasi che i protagonisti siano legati dall'"amore folle" (l'amour fou di Tristano e Isotta), quello che ammalia, del quale non ci si può liberare, quindi non colpevole ma ineluttabile. 
Potrebbe sembrare, per quanto detto finora, che la Duras ci parli di una storia d'amore di carattere per così dire universale, ma non è affatto così. Lui e Lei sono personaggi ben definiti, delineati sapientemente  attraverso le loro parole e la gestualità che li caratterizza.
Il tema portante, quello della storia d'amore, è anche un pretesto per introdurne altri: l'incomunicabilità tra le persone, la precarietà del tempo che passa, il connubio classico di amore-morte... 
Ad ogni rilettura Occhi blu, capelli neri sorprende sempre e ancora: il lettore può porsi in diverse prospettive rispetto a questo testo, affrontarlo come se fosse una pièce teatrale, farlo proprio e reinterpretarlo, mettersi alla regia accanto alla Duras.
Sicuramente è un esempio di ardito sperimentalismo che non potrà piacere a tutti, e probabilmente è meglio così.

"È la storia di un amore, il più grande e terrificante che a me sia stato concesso di scrivere. Lo so. Lo si sa per sé soli.
Si tratta di un amore che non ha nome nei romanzi e non ha nome neppure per quelli che lo vivono. Di un sentimento che in qualche modo non sembra avere ancora vocabolario, costumi, riti. Si tratta di un amore perduto. Perduto, da perdizione.
Leggete il libro. In ogni caso, anche se gli siete ostili, per principio, leggetelo. Non abbiamo niente da perdere, né io né voi da me. Leggete tutto. Leggete tutti gli intervalli che vi indico e quelli dei corridoi scenici che avvolgono la storia e la placano e ve ne liberano mentre li percorrete. Continuate a leggere e, all'improvviso, è la storia che avrete attraversato, con le sue risa, la sua agonia, i suoi deserti.
(Sinceramente vostra) Duras."


Giudizio finale: il mio tesssoro



Glò

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