lunedì 14 aprile 2014

Libro: "Amatissima" di Toni Morrison



Quando ho iniziato a leggere Amatissima di Toni Morrison, ho molto ingenuamente pensato di avere per le mani una testimonianza sulla vita degli schiavi afroamericani, scritta da una donna che trova lì le sue origini.
Non potevo immaginare che la Morrison fosse capace di una scrittura così potente, dolorosa e dignitosa insieme, celebrativa della vita e voce corale di un'umanità disumanizzata dai bianchi.
Perché alla fine, quello che mi resta è un enorme dolore. Ed è molto simile a quello che provai quando lessi Se questo è un uomo di Primo Levi.
Le domande che nascono spontanee sono le stesse: perché, come è stato possibile, quando è iniziato tutto...
E non si trovano mai le risposte, e forse è meglio così.
La protagonista è una schiava, Sethe, che per amore della libertà compie il gesto più atroce che una madre possa commettere. Moralmente non si può dire se questo gesto terribile sia da condannare. Ed è altrettanto atroce capirne le motivazioni.


Per una serie di circostanze casuali, mi son ritrovata a leggere due romanzi meravigliosi l'uno di seguito all'altro, che trattano entrambi il tema della libertà: questo della Morrison, e Libertà di J. Franzen.
Si tratta di libri diversissimi per il resto, ma tutti e due suggeriscono quali siano o siano stati i prezzi da pagare per essere liberi.
Amatissima è anche una celebrazione del passato, come memoria, che permette al singolo individuo di capire meglio il proprio presente. 
La libertà che cerca Sethe è in un primo momento quella dovuta alla contingenza: non essere più una schiava. Quando finalmente riesce ad assaporarla, capisce che il suo viaggio è appena cominciato, quello che la condurrà a diventare veramente padrona di sé.


Giudizio finale: il mio tesssoro



Glò

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