lunedì 28 luglio 2014

Libro: "Easter Parade" di Richard Yates


Titolo: Easter Parade
Autore: Richard Yates
Edizione letta: minimum fax, 2008 pagine 288


Grande lettura questo romanzo di Yates, una di quelle molto viscerali, che rimangono, senza alcun dubbio, nel tempo.
Il pretesto per far emergere così tante e dense emozioni nel lettore, è in verità una storia semplice, di quelle realistiche, che raccontano la vita di una famiglia (ok, sui generis, ma forse non così tanto) newyorkese della middle class negli anni '40-'60.
Le protagoniste sono le due sorelle Grimes, e non vi svelo troppo dicendo che la loro è una storia di vite sprecate: 
"Né l'una né l'altra delle sorelle Grimes avrebbe avuto una vita felice".
Questo è il monito di Yates, che fin da subito avverte con l'incipit lapidario l'incauto lettore: ti racconterò qualcosa che ti disturberà, che ti farà riflettere sulle miserie umane e che ti provocherà discreto struggimento. Miserie che ritroviamo numerose nel corso della narrazione: incomunicabilità, violenza, sopportazione, invidia, solitudine, senso di fallimento, ...
"Jack aveva sistemato la scrivania in un angolo della stanza principale e se ne stava seduto lì per gran parte della giornata, chino sulla sua matita.
«Dovresti metterti a lavorare nella stanza piccola», disse Emily. «Non sarebbe meglio?»
«No. Mi piace il fatto di poter alzare gli occhi e vederti che entri ed esci dalla cucina, passi l'aspirapolvere, fai quel cavolo che devi fare. Così so che sei veramente qui»."
Sulle vite "incompiute" e infelici delle due sorelle, aleggia la presenza ingombrante della madre, una figura disturbante che in alcuni momenti fa però tenerezza.
La peculiarità di Yates è quella di descrivere situazioni oppressive, senza possibilità di via di fuga, senza metterci troppo cinismo, lasciando in bella mostra, piuttosto, il sentimento della compassione.
Dirty realism: così è stato definito il suo stile. 
La scrittura è brillante, precisa, incisiva, non c'è nulla di superfluo; i dialoghi sono coinvolgenti e invitano e appassionano alla lettura.
Non si riesce davvero a posare il libro, prima della fine.
Un'avvertenza per chi volesse leggere il romanzo: leggete solo successivamente la Prefazione di Nick Laird, se a voi disturba conoscere antefatti e spiegazioni sulla genesi del libro (che presenta parecchi riferimenti autobiografici)
l romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1976; questa che ho presentato, è la prima edizione italiana.
Una considerazione: Nathanael West (Signorina Cuorinfrantie Richard Yates per le tematiche affrontate potrebbero sembrare scrittori sulla stessa lunghezza d'onda. Niente di più sbagliato: intenzioni ed esiti delle rispettive forme narrative sono lontani. West è puro cinismo, non si può dire lo sia in modo gratuito, ma fa male tremendamente! Yates scrive generando un forte struggimento nel lettore, eliminando la distanza, freddissima, che ho incontrato nelle pagine di West. 


Giudizio finale: il mio tesssoro 



Glò

4 commenti:

  1. Eccomi a commentare! ;)
    Ho letto questo romanzo di Yates dopo aver letto Revolutionary Road (che avevo letto negli anni '70, pubblicato allora con il titolo "I non conformisti") e pure "Disturbo della quiete pubblica".
    Ti cito: "La scrittura è brillante, precisa, incisiva, non c'è nulla di superfluo; i dialoghi sono coinvolgenti e invitano e appassionano alla lettura.
    Non si riesce davvero a posare il libro, prima della fine."
    Sono perfettamente d'accordo: questi 3 libri li ho "divorati" e in effetti sti scrivendo alle 8 di mattina, non perchè mi sono alzata ad un'ora normale, ma perchè ho finito 10 minuti fa di leggere Easter Parade (ovviamente senza riuscire a dormire...)
    Per fortuna, senza ricordarmi il tuo avviso, ho saltato la presentazione (ho imparato a mie spese ad evitare le presentazioni, che riescono a far odiare un libro ancora prima di iniziare a leggerlo) e la lettura è stata del tipo "impossibile smettere". E alla fine una tristezza infinita:..
    Credo che farò passare del tempo prima di riprendere a leggere Yates: con questi 3 romanzi ho fatto il pieno di "...situazioni oppressive, senza possibilità di via di fuga".
    Certo che tutti i bicchieri di superalcolici di cui parla l'autore danno da pensare... ;)

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  2. Yates è da "assumere" a piccole dosi secondo me XD
    Però racconta la classe medio-borghese statunitense in modo impareggiabile :P Con fobie, paure, disillusioni... Tematiche dure che provocano in chi legge svariate reazioni: una certa compartecipazione che si traduce in compassione, tristezza come hai scritto tu Gin, e anche senso claustrofobico per non poter cambiare alcune situazioni. Non ci sono vincenti, soltanto persone che hanno rinunciato :P

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  3. La tua recensione mi ha fatto venire in mente Le vergini suicide di Eugenides, che però invece è molto disperante e ti trasmette un forte sentire di apatia.

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    1. Non l'ho ancora letto, ma il film, ispirato al romanzo che citi, della Coppola è tra i miei preferiti *__*
      Leggerò sicuramente Eugenides, me ne hanno detto bene in molti!

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