giovedì 17 luglio 2014

Libro: "Il circolo della fortuna e della felicità" di Amy Tan


TitoloIl circolo della fortuna e della felicità
Titolo originale: The Joy Luck Club
Autore: Amy Tan
Edizione letta: Feltrinelli, 2001 pagine 280


Molti anni fa mi capitò di vedere un film che mi colpì particolarmente intitolato The Joy Luck Club
Scoprii che era stato adattato da un romanzo di Amy Tan (che fu co-sceneggiatrice per la versione cinematografica), che ovviamente finì nel lungo elenco che ogni "Lettore" redige ed aggiorna con estrema cura: la wish-list, insomma la bestia nera o la delizia, a seconda di come gira...



Da poche settimane ho, finalmente, terminato la lettura de Il circolo della fortuna e della felicità e mi è piaciuto moltissimo!
Il romanzo procede attraverso capitoli narrati in prima persona dalle otto donne protagoniste, quattro madri di origine cinese e le rispettive figlie americane.
La struttura del libro, suddiviso in sedici capitoli, quattro parti e altrettante sezioni, riproduce l'andamento di una partita di mahjong, gioco che fornisce alle quattro madri l'occasione per ritrovarsi puntualmente a chiacchierare insieme.
Questo espediente permette alla Tan di raccontare quei viaggi che portarono molte persone, tra cui, in questo caso, le quattro donne provenienti dalla Cina, a cercare fortuna e a riporre le proprie speranze in un altro paese, gli Stati Uniti degli anni'40. 
Non si parla tanto di come queste immigrate si siano integrate o meno nella società americana, ma delle loro speranze e dei loro sogni che avrebbero potuto concretizzarsi in quel nuovo mondo.
Le quattro madri raccontano anche le loro giovani esistenze in Cina, senza risparmiare alcunché: si accenna a tradizioni e costumi che ai nostri occhi appaiono crudeli, sessisti e molto rigidi. E probabilmente lo sono, ma uno sforzo si impone: quello di contestualizzarli storicamente.
Se le madri sono donne realmente provate dalle esperienze fatte e ricchissime a livello emotivo, le quattro figlie rappresentano l'esito della speranza di una vita migliore.
E non ne escono troppo bene, a dirla tutta. Le giovani, infatti, vivono in maniera abbastanza tormentata l'appartenenza ad un'etnia differente, ma anche in questo caso, non per questioni di intolleranza o di mancata integrazione, ma perché loro stesse si sentono "a metà".
Tra tutte, soltanto una capirà che per ricomporre la propria vita, sarà necessario riappacificarsi con la propria parte cinese e recuperare un legame con quella terra lontanissima da cui proviene. 
Qualche considerazione sullo stile della Tan: la scrittura è molto piacevole e caratterizza perfettamente gli otto personaggi. Ci sono passaggi molto delicati e poetici, cui se ne contrappongono altri molto realistici e duri. 
Sia il libro che la versione cinematografica, nonostante abbiamo avuto lodi dalla critica, sono stati anche accusati di eccessiva stereotipizzazione a sfondo razziale. Personalmente non sono d'accordo: quello che l'autrice cerca di trasmettere è l'esperienza intima di sradicamento dalla propria terra, vissuta da donne cinesi modellate sulla figura della stessa madre dell'autrice. 
Il grande pregio di questo romanzo sta nell'aver raccontato la difficoltà che un immigrato prima di tutto deve affrontare con se stesso: ricordare sempre da dove proviene, celebrare le proprie tradizioni e contemporaneamente aprirsi al diverso e alle potenzialità di un paese sconosciuto. 



Il film, uscito nel 1993, del regista Wayne Wang, mantiene lo spirito del libro pur avendo il pregio di non ricalcarne esattamente la trama. Lo consiglio assolutamente!!! 


Giudizio finale: il mio tesssoro 



Glò

1 commento:

  1. ottima recensione :-) m'ispira un sacco, sia perché le protagoniste sono tutte donne sia per le tematiche...brava Glò

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