venerdì 10 ottobre 2014

Glò thinking - Haruki Murakami e il risveglio del lettore



Molte delle storie scritte da Murakami presentano alcuni tratti ricorrenti: si parte da una situazione realistica e si procede, spesso a zig zag e inaspettatamente, verso territori oscuri, avvolti dal mistero, governati da elementi soprannaturali.
Ovviamente questo tipo di narrazione cattura il lettore, lo incuriosisce e spaventa nello stesso tempo.
Leggere Murakami è compiere un viaggio, vivere un'esperienza interiore, fare i conti con se stessi. 
I livelli di lettura possibili e le conseguenti interpretazioni possono essere molteplici, perché, in definitiva, Murakami non dà mai la soluzione, nemmeno la suggerisce: quello è, caso mai, compito di chi legge, attraverso la propria sensibilità, cultura e predisposizione.
Questa riflessione nasce per un motivo in particolare: mi sono resa conto come ormai sia consuetudine accostare le opere di questo scrittore al genere del "realismo magico", facendo riferimento a quanto accennato poco sopra.

In senso stretto il "realismo magico" inizia in ambito pittorico nella Germania degli anni '20; in campo letterario si sviluppa successivamente, negli anni'60, nell'area latino-americana, e ha come suo esponente principale G. García Márquez con il suo Cent’anni di solitudine.
In ambito narrativo, questo sottogenere può essere identificato nella rappresentazione fedele e minuziosa della realtà facendo ricorso ad elementi magici che a loro volta sono calati con assoluta naturalezza nel realismo e finiscono per apparire sostanzialmente "possibili" pur mantendendo il loro status straordinario d'origine.
Quindi il realismo magico non procederebbe ad indagare oltre il reale, ma rivelerebbe cosa c'è di magico in esso.
Allende e García Márquez, per esempio, sono autori che attraverso l'elemento soprannaturale, magico, fantastico, cercano di riscrivere la storia dei propri paesi, sia per criticare determinati avvenimenti o periodi, sia per trovare una via alternativa e salvifica.
Tenendo ferme queste premesse, torno alla questione che a me interessa esporre.
In alcune interviste, Murakami ha dichiarato che durante la fase creativa della scrittura riceve "notizie dall'altra parte", specificando che, con la forza dell'immaginazione e un grande sforzo di concentrazione, riesce a trovare una connessione tra "mondo vero e mondo irreale" nella sua narrativa.
Alla domanda specifica se il suo sia una sorta di spiritismo letterario, lo scrittore risponde che lo ritiene piuttosto una forma di animismo, inteso come capacità vivificatrice della sua scrittura
E forse questa sua visione della scrittura, ha un po' ingannato i fedeli lettori.
Le opere di Murakami non si caratterizzano tanto per la ricerca del "magico" nella rappresentazione della storia narrata, che parte sempre da situazioni realistiche e comuni, quanto nell'aprire le porte della percezione.
I suoi personaggi compiono viaggi all'interno della propria coscienza, devono esplorarla per potersi riappropriare di sé a livello conscio.
E il lettore - se ben disposto - può accompagnarli e fare altrettanto.
La necessità di compiere un percorso simile, nasce dal fatto che i protagonisti spesso sono persone che vivono situazioni di incomunicabilità, che non riescono a sostenere i ritmi frenetici e il ruolo richiesti dalla società di oggi.
Insomma, leggere Murakami è aprire porte, accedere a territori oscuri della coscienza e riemergere, sicuramente, con grande arricchimento interiore.
«Credo che uno dei compiti più importanti di uno scrittore sia attivare quel territorio dello spirito che nella vita quotidiana non viene usato. Per farlo è necessario spostare in posizione On alcuni interruttori che si trovano sul pannello della coscienza. Se si riesce, quei territori di solito addormentati lentamente si risvegliano. I romanzi - cioè i buoni romanzi - hanno questo potere. E se tutto va bene, attraverso quel passaggio segreto che siamo riusciti ad aprire, possiamo mettere piede in un mondo che non siamo abituati a vedere. I miei romanzi mostrano il percorso per arrivare a quel mondo interiore, un percorso che è una metafora che provoca una reazione. Insomma, strutturalmente, ciò che viene narrato dentro il racconto è la sua funzione stessa».
(da una intervista a Murakami http://olivero.blogautore.repubblica.it/2011/11/08/intervista-a-murakami-haruki)



Glò

16 commenti:

  1. Molto interessante Michele , anche perchè io non conosco questo autore e vedo che ho perso parecchio in questa mia non conoscenza...
    Entrare in un mondo che poi può appartenerci più di qualsiasi altro, è proprio la vera scoperta della nostra essenza di vita..
    Grazie infinite e un abbraccio di fine settimana!

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  2. Grazie per i complimenti ma l'articolo è di Glò :D, io mi limito a postare perché lei ha paura di fare casini.
    Per tale motivo in fondo a destra di ogni post mi tocca mettere il nome dell'autore -_-'

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  3. Glò, quanto hai scritto mi colpisce molto, perché questo periodo:
    "si parte da una situazione realistica e si procede, spesso a zig zag e inaspettatamente, verso territori oscuri, avvolti dal mistero, governati da elementi soprannaturali"
    è per filo e per segno il mio modo di procedere nella scrittura.
    Credo si noti già abbastanza nella mia blog novel "Solve et Coagula", ma ancora più si noterà nel romanzo di cui sto ultimando la revisione e che spero di riuscire a pubblicare entro la fine di quest'anno.
    Murakami entra così di diritto nella mia wishlist :)

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  4. Grazie per i commenti!
    @Nella: Mik è il Sommo Capo nonché tecnico del blog, io rappresento la manovalanza :P
    Sono molto contenta di aver acceso il tuo interesse per un nuovo autore ^_^

    @ Ivano: devo assolutamente curiosare con calma Solve et Coagula :P Grandioso il progetto per il tuo romanzo *_* e "merda merda merda" (secondo l'uso nel teatro) per la realizzazione!
    Ben felice che Murakami ti abbia incuriosito! ^_^

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  5. Grazie grazie grazie Glò! Comunque se decidi di curiosare nella mia blog novel ti consiglio di leggere prima la pagina statica introduttiva che spiega la sua strana genesi e il modo, altrettanto insolito, in cui la sto portando avanti ^_^

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  6. Condivido in pieno la frase: "Leggere Murakami è compiere un viaggio, vivere un'esperienza interiore, fare i conti con se stessi.". C'è molto realismo in Murakami. A volte sembra che sia in grado di leggere nel tuo intimo e descrivere cose che tu stesso hai vissuto ma che tu non sei in grado di raccontare. Sembra quasi che riesca a capire alcuni aspetti dell'animo umano che ai più sono negati. Di Murakami, ahimè non ho letto molto, se non "After Dark" e "Norwegian Wood" (quest'ultimo anche recesito sul blog secoli fa). Credo di non sbagliami se dico che la sua intera produzione non si discosti di molto da ciò che ho avuto modo di leggere. ma... ma non avevo mai accostato il soprannaturale e il magico al nome di Murakami (evidentemente mi sono perso qualcosa).

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  7. @ Ivano: farò come suggerito, anche perché, a questo punto, sono davvero interessata alla blog novel :P

    @ Obsidian: grazie per il tuo intervento! ^_^
    Per gli stessi motivi che hai elencato, io continuo a pensare che Murakami sia "penalizzato e banalizzato" da molti suoi lettori: prestandosi a numerosi livelli di lettura, del resto capita.
    Tokyo Blues/Norwegian wood è stato il primo libro letto di questo autore, parecchi anni fa: è un romanzo "tradizionale" e a tratti autobiografico. Ma!!! Se vuoi passare "al lato oscuro", senza indugi, ti consiglio La fine del mondo e il paese delle meraviglie (qui le poche considerazioni scritte http://lanostralibreria.blogspot.it/2013/09/consiglio-di-lettura-la-fine-del-mondo.html a riguardo) e L'uccello che girava le viti del mondo ^_^
    Potresti esserti perso molto, sì!

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  8. Kafka sulla spiaggia...
    La fine del mondo e il paese delle meraviglie...
    Grazie Glò per avermi fatto conoscere il grande Haruki Murakami: a differenza di altri scrittori io lo devo "centellinare"; invece di leggermi in un fiato tutto quello che ha scritto, solo un romanzo per volta...
    Adoro Kafka sulla spiaggia, e La fine del mondo e il paese delle meraviglie è..."la fine del mondo"!

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  9. Grazie Gin per la tua presenza! ^_^
    Anche secondo me Murakami va letto e assimilato con calma :P Proprio perché tocca corde profonde, se, come lettori curiosi e un po' temerari, glielo permettiamo ^_^
    Dopo aver letto L'uccello che girava le viti del mondo in particolare, ho avvertito la necessità di "fare una pausa": alcune volte capita ancora che ci ripensi e che mi vengano dubbi, ai quali per adesso non so trovare risposta :D
    Penso che sia arrivato il momento di leggere un altro Mura ^_^ Quasi quasi a breve inizio La ragazza dello Sputnik!

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  10. Ho letto poco fa, per la prima volta, un libro di Murakami, Norwegian Wood.
    Non mi è piaciuto per niente.
    Fin dall'inizio in realtà, anche se ho voluto portare a termine la lettura perché volevo davvero trovare un qualcosa che mi facesse cambiare idea.
    Ho scelto quello perché temevo che gli altri fossero troppo fantasiosi e l'impatto fosse troppo duro. Eppure io non l'ho trovato per nulla verosimile.
    O almeno, voglio augurarmi che in Giappone non ci si uccida per così poco e non si debba conoscere biblicamente la prima persona che passa.
    Spero che non siano tutti così i suoi romanzi, altrimenti non mi capacito proprio del suo successo, anche se è vero che i gusti sono gusti...

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  11. Ciao Paola ^^
    Io ho capito una cosa fondamentale: Murakami produce in chi lo legge i due opposti, senza gradazioni di mezzo, odio o amore. Per lo meno questa idea mi deriva dall'aver partecipato a varie discussioni tra lettori-forti.
    Partiamo dal fatto che a me piace e molto, quindi mi trovo in una posizione che non mi permette di essere "neutra" nel giudizio.
    Tokyo Blues/Norwegian Wood ha rappresentato il mio primo incontro con Murakami. Il tema del suicidio nella società giapponese è piuttosto ricorrente, anche a livello letterario. Ed è un tema che pesa parecchio su quella società, bisognerebbe parlarne in modo approfondito (anche con competenze e informazioni che a me mancano). Per esempio, la foresta che compare nel libro stesso, esiste realmente: è un luogo tristissimo, conosciuto come la foresta dei suicidi (se volessi approfondire: Aokigahara).
    Il punto centrale, a mio parere, è che la letteratura giapponese sia davvero complessa da recepire per noi occidentali e più volte ho scritto, anche qui nel blog, che la moda - Murakami probabilmente ha finito per "svilire" la sua opera. Quindi, dal punto di vista del successo, in un certo senso concordo con te.
    Effettivamente molto spesso Murakami è letto come autore del magico, fantastico e via così: io insisto nella mia interpretazione, ovvero per me i suoi romanzi toccano (o meglio scandagliano) principalmente la sfera della coscienza umana.
    Ciò presuppone che una lettura immediata, "letterale", produca effetti parecchio differenti in chi legge.
    Tutto ciò vale in misura minore per TB/NW - anche se ci sono alcuni temi-simbolo che probabilmente possono sfuggire o esser male interpretati - che è il romanzo più "regolare" tra quelli che ho letto dell'autore.
    E concludo dicendo che è impossibile che ci piaccia tutto, e meno male! ^^
    Grazie mille per il tuo commento!!! ^_^

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  12. Ti cito: "Murakami produce in chi lo legge i due opposti, senza gradazioni di mezzo, odio o amore."
    E io lo amo tantissimo! Il primo suo romanzo che ho letto è stato "Kafka sulla spiaggia" seguito da "La fine del mondo e il paese delle meraviglie".
    Non mi sento pronta a commentare queste letture, se non dire che mi hanno completamente affascinato: negli anni passati ho cercato di comprendere qualcosa della cultura giapponese, da autodidatta, ma ero orientata principalmente alla Storia del paese e ho letto poco della produzione letteraria.
    Solo in questo ultimo anno ho iniziato a leggere opere scritte da autori giapponesi (grazie ai tuoi suggerimenti!) e mi ritrovo tra gli "estremisti" che amano questa letteratura, anche se devo dire che non è di facile "digeribilità". Dopo alcuni mesi sto ancora macinando i contenuti di "La fine del mondo e il paese delle meraviglie". Posso dire che "Kafka sulla spiaggia" in confronto è semplice da capire?
    Cara Glò, ancora grazie anche per aver parlato di "Aokigahara"! Non so se ne avrò mai la possibilità, ma sicuramente aggiungo questa meravigliosa foresta ai siti da visitare in caso di un viaggio nel paese del Sol Levante!

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  13. Indubbiamente con i libri di Murakami mi sono avventurata in un mondo nuovo, nel quale ho ritrovato un pezzetto di quella cultura giapponese che avevo conosciuto con i cartoni da bambina e poi fanciulla, ma anche tanto da capire e scoprire.
    Finora ho letto solo "Norwegian Wood" ma mi sono regalata anche "L'arte di correre" e "Kafka sulla spiaggia".

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    1. Per me, la svolta è stato leggere, prima, La fine del mondo e il paese delle meraviglie e, in seguito, L'uccello che girava le viti del mondo: si passa ad un livello completamente differente. Si tratta di due letture particolarmente fagocitanti! XD E, forse, in esse Murakami è pure al di là della cultura giapponese in senso stretto, non perché essa non ne sia il sostrato, ma perché le tematiche affrontate e sviluppate sono quelle che riguardano la sfera dell'inconscio, e quindi il respiro è decisamente "universale" (parere mio, assolutamente personale: le possibili chiavi di interpretazione sono davvero molte, questo l'ho capito confrontandomi con altri lettori).
      Grazie Luz, i tuoi commenti a sorpresa (e di recupero di vecchi post) mi fanno un piacere immenso! *__*

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  14. E dopo aver letto "L'uccello che girava le viti del mondo" torno con tranquillità a rileggere la tua dissertazione su Murakami, e la sua opera... Sono incantata nello scoprire quanto tu sia brava nell'esaminare un autore e la sua opera.
    E credo che proprio "L'uccello che girava le viti del mondo" sia l'opera che meglio rappresenta ciò che tu definisci essere il compito del "lettore":
    Insomma, leggere Murakami è aprire porte, accedere a territori oscuri della coscienza e riemergere, sicuramente, con grande arricchimento interiore.
    Aspetto il momento giusto per continuare a leggere Murakami!

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    1. Gin, con questo commento mi fai davvero felice: se sono riuscita almeno in parte a trasmettere cosa significa per me leggere Murakami, è un gran risultato!
      Probabilmente è lo scrittore, tra quelli che conosco, che più consente un approccio "personale" alle sue opere.
      Grazie mille e al prossimo Murakami!!! ^_^

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