venerdì 24 ottobre 2014

Sto leggendo...: "1913. L'anno prima della tempesta" di Florian Illies




Ho iniziato da qualche giorno la lettura di questo bel libro, scritto con chiaro intento divulgativo, pienamente conseguito grazie a una prosa chiara e piacevole.
Il genere, in senso stretto, rientra nella saggistica, ma secondo me Illies è così bravo da proporci un'interessante forma narrativa ibrida, che non mi azzardo a definire nuova, non avendone le competenze. Però, la direzione è quella. 
Sorprende la facilità con cui l'autore riesce a incastrare piccoli quadri di vite eccellenti in un contesto ben più ampio: partendo da elementi delle biografie di personalità straordinarie (da Freud a Stalin (allora Stavros Papadopoulos), a Tito, a Lou Andreas-Salomé, a Hitler, a Thomas Mann, tanto per dare un'idea, affatto esaustiva per altro), Illies racconta quel 1913 attraverso le sue atmosfere e attraverso lo spirito sociale e il fermento culturale di alcune aree europee, in particolare, tessendo una trama più generale.
Il libro è suddiviso in dodici capitoli, ognuno relativo ad un mese di quell'ultimo anno prima della grande catastrofe mondiale, anno nel quale tutto sembrava possibile: è un momento di sperimentalismo e avanguardia in tutti i settori del sapere umano, dalla letteratura, alla pittura, alla musica, all'industria.
In tutto questo fermento, già ci devono essere i segnali dell'imminente catastrofe, forse segnalata dall'inquietudine che si respirava allora e che, se da un lato ha rappresentato il superamento del mondo ottocentesco, dall'altro è stata foriera di una cesura tale da segnare in modo indelebile l'Europa.  
L'autore dedica ampio spazio alla narrazione di aneddoti curiosi e poco noti che catturano il lettore per vivacità e acutezza, ne riporto uno tra quelli letti finora:
«Alla fine del 1912, tre americani dotati di grande curiosità e competenza, i pittori Walter Pach, Arthur Davies e Walt Kuhn, si erano recati in Europa per conoscere gli artisti più interessanti e portare a New York le loro opere principali. Nel comitato organizzatore della mostra sedevano, oltre a Claude Monet, Odilon Redon e Alfred Stieglitz, importanti pittori e fotografi: l'opinione pubblica americana comprese presto che si intendevano contrapporre i cubisti, i futuristi e gli impressionisti della vecchia Europa alla placida pittura americana di fine secolo. Era una guerra. Che dopo essere stata combattuta nel vecchio continente, veniva estesa per la prima volta anche al suolo americano. I quadri esposti erano in tutto 1300, e solo un terzo arrivava dall'Europa. Ma era proprio quel terzo - e in particolare gli otto quadri di Picasso e i dodici di Matisse - a far sembrare antiquati i dipinti americani. Il dibattito più acceso si scatenò in primo luogo in merito alle sculture di Brancusi e ai dipinti di Francis Picabia e Marcel Duchamp. Su "Camera Work", la leggendaria rivista di Stieglitz, si leggeva: "La mostra della nuova arte europea ci è piovuta addosso come una bomba". La violenza della detonazione fu altrettanto forte: si ebbero reazioni di rabbia, incomprensione, scherno, ma anche un pellegrinaggio continuo di folle che volevano farsi un'idea personale della mostra. Quasi ogni giorno i giornali pubblicavano caricature e a Chicago, durante la seconda tappa della mostra itinerante, gli studenti del Chicago Art Institute organizzarono un corteo di protesta (in cui pare dessero alle fiamme tre copie dei dipinti di Matisse). Il pubblico americano considerava Matisse il più grande primitivo. Cosa che, come sempre, a lungo termine si rivela il miglior marchio di qualità.»


Nudo che scende le scale, Marcel Duchamp, 1912

1913. L'anno prima della tempesta di Florian Illies, traduzione di M. Pugliano e V. Tortelli, ed.Marsilio - collana I nodi, 2013

Florian Illies (1971) è uno storico dell'arte ed editorialista della «Frankfurter Allgemeine Zeitung»; si è occupato anche, in qualità di direttore, delle pagine culturali della «Zeit».



Glò

6 commenti:

  1. Molto interessante caro Michele..
    Ecco un altro spunto da seguire..
    Grazie e buona serata!
    ::))

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  2. Brava, glò, vedo che continui a leggere libri che potrebbero piacere anche a me. E ad un ritmo decisamente superiore al mio ^^

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  3. Ops! Ho scritto glò minuscolo. Chiedo venia, Glò.

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  4. @ Nella: grazie come sempre per le tue parole ^_^

    @ Ivano: bello davvero questo libro: sto procedendo con la lettura e ne sono sempre più incuriosita. Molti gli spunti di riflessione e gli aneddoti particolari, ciò che permette di "entrare" nel vivo di quell'epoca.
    P.S.: G/glò poco importa! ^_^

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  5. OK, è ufficiale: mi hai incuriosito. Scriverai qualcosa anche a lettura terminata?

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  6. Ma volentieri! ^^
    Continuo a essere molto soddisfatta di questo libro: l'intreccio di tante vite in uno scenario storico-geografico delimitato è reso benissimo! Ho appena letto aneddoti fantastici su T. Mann e Schoenberg :D

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