martedì 25 novembre 2014

Glò thinking - Ursula e i tempi moderni: la libertà dello scrittore



Questo tempo in cui viviamo, è quello in cui forse più prepotentemente si assiste alla svalutazione del sapere, dell'atto creativo, a favore della mercificazione.
Sono temi vecchi, non di certo appartengono in esclusiva al nostro oggi, eppure io credo che mai abbiano pesato tanto.
Io sono una lettrice, niente di più, non ho competenze specifiche tanto meno nel campo dell'editoria.
Da fruitore del libro, posso però fare alcune osservazioni.
È sempre rischioso e difficile affrontare un discorso sul "libro", perché, anche adottando le dovute cautele, si finisce per offendere qualcuno (dal mio punto di vista c'è chi ce la mette tutta per offendersi).
Inizio con la politica adottata dalla maggior parte delle case editrici: puntare su un catalogo d'effetto e di moda, investire per pubblicizzare, vendere a prezzi folli titoli che domani non si ricorderanno, pubblicare in quantità e raramente per qualità.
Non si discute nemmeno del fatto che possa essere pubblicato "tutto", ma piuttosto, che non sia pubblicata quasi più la buona letteratura.
Non di rado nei cataloghi delle grandi case editrici non risultano essere disponibili libri classici imprescindibili, per far posto ai libri-merce del momento.
Un ulteriore motivo di discussione è relativo al monopolio esercitato da Amazon, e non sto a tediare nessuno, penso che se ne sia letto a sufficienza.
Dalla parte dei lettori che cosa sta accadendo? Penso che molti abbiano un ruolo per lo più passivo nelle decisioni riguardanti cosa leggere, come leggerlo (ebook o cartaceo), quanto pagare un prodotto, che non è più "il libro".
Mi è capitato di confrontarmi su questi temi e per lo più vengo tacciata di snobismo e di voler imporre un determinato tipo di letture, in nome della solita "libertà", concetto ormai svuotato di qualsiasi valore e sbandierato per nascondere il qualunquismo dilagante.
In questi giorni una voce prestigiosa, quella di una signora della sci-fi, Ursula K. Le Guin, si è levata per ricordare a tutti che gli scrittori meritano un premio dovuto, che non consiste in un profitto ma nella Libertà.
E così, è una signora ultraottantenne che osa sfidare platealmente il mercato del libro, in occasione del discorso pronunciato pochi giorni fa a New York durante la cerimonia per il conferimento del National Book Award, che le è stato consegnato da Neil Gaiman.
Tutto il discorso è improntato sul ruolo che la letteratura deve giocare nella nostra società: oggi, più che mai, c'è un grande bisogno di scrittori che conoscano la differenza tra produrre un bene di mercato (cosa cui sono chiamati dalle case editrici) e la pratica di un'arte. Che sappiano dire no agli editori che li vendono come fossero deodoranti... 
Non è mancato neppure il riferimento alla politica scorretta condotta da Amazon.

Qui il discorso integrale, terminato con la standing ovation del pubblico presente in sala: 







Glò

27 commenti:

  1. Non ci vedo nulla di male a pubblicare quantità di libri-merce, a patto che poi parte di tale guadagno sia investito per pubblicazioni di qualità. Però è anche vero che se si vendono molti libri-merce significa che il pubblico vuole questo; per lo stesso motivo i programmi alla televisione sono quasi tutti delle schifezze immonde e la stessa situazione è avvenuta per i videogiochi, ora che la massa ha scoperto quanto sia bello videogiocare, la qualità dei videogames ne ha risentito parecchio, così da poterli vendere a tutti (un esempio:nel genere di videogames in cui si va in giro a sparare - ad altre persone, soldati, mostri, alieni - la salute veniva recuperata tramite medikit, non è realistico per nulla ma sempre di più di ora in cui la salute si auto-rigenera in pochi secondi).
    Tutto alla insegna di usare meno neuroni possibili, indipendentemene che si tratti di puro svago o di cultura.

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    1. Questa che evidenzi è una delle componenti della questione più generale. La "responsabilità" del lettore è innegabile e si inserisce in un quadro molto più ampio come hai fatto notare.
      La speranza è appunto che la commercializzazione non finisca per prendere il sopravvento e che gli spazi di qualità e libertà siano pressoché ridotti al minimo.

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  2. E' un discorso spinoso, perché comunque è vero che ci si incammina verso un futuro non trascurabile, fatto di nuovi modi di leggere e una commercialità che intasa tutto.
    Non è nemmeno la prima volta che si fanno questi discorsi (per il cinema e ancor più per la musica si fanno da eoni).
    Cosa penso? Che è giusto che gli autori siano liberi. Ed è anche giusto che esistano opere commerciali (di ALTRI autori, però) che vendono (a chi? alla massa idiota? poco importa: la si sfrutta) per permettere boccate d'ossigeno all'intero panorama.

    Moz-

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    1. Ed è esattamente questo il punto fondamentale, almeno secondo me: preservare "tutto"e non ridurre ancora di più gli spazi riservati alla letteratura non prettamente commerciale.
      Come dici tu è impossibile non tenere conto delle trasformazioni in atto, tanto meno avrebbe senso condurre una politica "reazionaria".
      Io per esempio sono una sostenitrice dell'ebook e sono convinta che il digitale possa apportare parecchi vantaggi, agli editori e ai lettori. Ma sono anche una bibliofila e fatico a capire la guerra cartaceo vs digitale, come se in potenza l'uno escludesse l'altro.

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    2. Bhe, io sono sempre stato più per il "fisico". Un libro in ebook per me equivale alle scans di un fumetto tradotte dai fan e viste sul pc. Poi io vorrò la versione cartacea. La voglio nella mia libreria, non si discute :)

      In ogni caso, la vedo come te sugli spazi di una letteratura più alta e particolare. Quella commerciale esiste anche per permettere a questa di poter continuare.

      Moz-

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    3. Potendo, per reperibilità, spazio e dal punto di vista economico :P, anche io vorrei il cartaceo! Ho moltissimi volumi stipati per casa e non ne farei a meno!
      Ci sono però potenzialità del digitale che non vanno sottovalutate, magari ne riparlerò prossimamente ^_^

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    4. Sicuramente, ma io cd, dvd e libri li voglio impilati, sparsi, da mostrare. Voglio toccarli, voglio le loro copertine :)

      Moz-

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    5. Che bello: hai dimenticato gli LP??? O forse è solo perchè sei giovane e non fai traslochi ogni 10 anni? Nell'ultimo mio, fatto nel 2000, se non ricordo male non sono bastati 100 scatoloni per i soli libri, poi c'erano le VHS, gli LP e i CD ...
      Ma se mi toccherà traslocare ancora, posso invitarti a venire a prenderti i miei oltre 6000 tra libri e fumetti e io traslocare con solo i miei HD che sommati sono 6 Thera e contengono ben più di quello che sta in centinaia di scatoloni???

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    6. Ginevra, molto molto volentieri...sono un fan delle cose materiali! :)
      Se davvero devi disfartene, fammi un fischio :)

      Moz-

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    7. Moz, come non adorarti??? ^^

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    8. Ahaha, io raccatto tutto XD

      Moz-

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  3. Una standing ovation ampiamente meritata, perchè la forza sta sempre nel coraggio di osare, dire , di esporsi, cosa che latita nel nostro mondo..." Only the brave"
    Un abbraccio forte amico caro!

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    1. Ho apprezzato molto che la Le Guin si sia esposta personalmente da veterana quale è della scrittura: risulta parecchio credibile secondo il mio punto di vista. Alla sua età ha avuto soddisfazioni e non deve dimostrare nulla e penso preoccuparsi relativamente delle "vendite", in questo senso parlo di credibilità.
      Grazie Nella, ricambio! ^^

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  4. Io ti dirò, la mia esperienza con Amazon mi porta a dire che grazie a questo mezzo ho potuto procurarmi testi non più in commercio e testi in lingua originale a prezzi veramente bassi e tuttora credo dia una grandissima possibilità a chiunque voglia procurarsi testi un po' più rari.
    Il problema secondo me è che non si può dare piena responsabilità ad una sola delle parti, sono spesso anche i lettori stessi a scegliere letture poco proficue in termini di riflessioni e massaggi ed è quindi poi naturale che le catene di distribuzione affondino l'acceleratore su questo tipo di prodotti e si viene a creare un sistema circolare in cui ognuno ha il suo peso e la sua responsabilità.

    Di fatti io non riesco più a parlare di nulla in senso troppo generico, ci sono troppi fattori che contribuiscono all'ascesa di un fenomeno; io posso solo valutare le mie azioni ed i miei acquisti in questo caso.
    Poi credo che se si riportasse la letteratura ad un determinato livello di elevazione si finirebbe nuovamente come qualche secolo fa in cui la stragrande maggioranza della gente non leggeva neppure, quindi, per un certo verso è forse meglio che esistano prodotti più semplici per persone che magari hanno difficoltà a confrontarsi con 'testi ragionati'!
    ^^
    Questo ovviamente in base alla mia esperienza personale!
    Un abbraccio Glòò!

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    1. La questione "Amazon" è duplice: da un lato, offre un ottimo servizio, non solo in riferimento alla vendita di libri e ebook, sia per disponibilità di prodotti che per serietà nei rapporti coi clienti. Se ne legge bene, le lamentele ci sono ovviamente, ma mi paiono nella norma.
      Io non vorrei che Amazon sparisse, capiamoci. E non penso nemmeno la Le Guin e gli altri scrittori che hanno protestato/boicottato questa azienda.
      Amazon non è un'azienda virtuosa: fa cartello, tende al monopolio e quindi non garantisce la libertà cui accennava la stessa Le Guin, impone cioè un controllo sugli scrittori nei termini di chi e che cosa vendere. E non solo: è accusata - e non sono illazioni - di sfruttamento dei suoi lavoratori. Sono aspetti gravi, che non vanno a intaccare il "servizio" al cliente ovviamente, ma che sicuramente pongono questa azienda in cattiva luce.

      Sono assolutamente d'accordo sul fatto che oggi ci sia una maggiore diffusione del libro, anche se non sembra che a livello quantitativo siano così numerosi i lettori, almeno qui da noi. L'accesso alla cultura è una conquista, bisogna vedere però cosa oggi è ancora "cultura". Indubbiamente è un discorso non solo complesso ma a molti livelli, quindi impossibile da esaurire in poche righe!
      E come hai sottolineato, le responsabilità sono di tutti, lo credo fermamente.
      Grazie mille Alessia del tuo commento ^^
      Abbraccio e alla prossima!! ^_^

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    2. Ah! Non conoscevo questo aspetto della questione!!! Per questo all'inizio la cosa mi aveva stupita un po'!

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    3. L'ho immaginato infatti!
      Ho dato per scontato nel post :P Avrei dovuto dettagliare un poco XD
      Buona serata Alessia, a presto!
      Ciaooo! ^^

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  5. Penso che per molti veterani della letteratura sia in realtà davvero difficile aprirsi alle nuove tecnologie. Emblematico è il caso di uno scrittore che amo molto, Ray Bradbury, che ha sempre impedito che i suoi libri esistessero anche in e-book. Solo poco tempo prima di morire, nel 2012, ha acconsentito che almeno il suo libro più celebre, Fahrenheit 451, venisse digitalizzato. Anch'io appartengo in gran parte a quel mondo, ma sono convinto che per le generazioni future (se ci saranno) il cartaceo sarà più o meno quello che per noi oggi è il vinile: qualcosa che può destare, a seconda dei casi, curiosità o nostalgia.

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    1. Non ne sarei tanto convinto. Più passa il tempo e più mi rendo conto che i libri di carta diventeranno una forma di snobismo, anche perché chi potrà usare in maniera pesante le nuove tecnologie avrà i suoi plus senza il bisogno di leggere libri

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    2. Lo penso anche io! Ma in questo momento c'è una discreta diffidenza verso il supporto digitale: tempo fa lessi un commento, in una pagina FB dedicata ai libri, abbastanza nota, nel quale una persona affermava che leggere il cartaceo vs ebook equivale a vedere la Gioconda direttamente esposta in un museo vs sul proprio monitor come desktop XD
      Questo è stato il commento più estremo nel quale sono incappata ^^ A varie gradazioni, l'idea che il cartaceo sia "superiore" al digitale è parecchio diffusa. E non parlo di scelta/gusto/abitudine personale, ma di preconcetto.

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  6. Quello che voglio dire, in poche parole, è questo: noi oggi facciamo fatica, per abitudine mentale, ad immaginare un mondo senza cartaceo, ma le generazioni future ci riusciranno senza nessun problema.

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    1. Esattamente, è normale essere "diffidenti" di fronte alle innovazioni tecnologiche, anche per abitudini consolidate.
      La digitalizzazione è una possibilità non da poco secondo me, che probabilmente non è stata ancora sfruttata al meglio delle potenzialità.

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  7. Ciao Gloria!
    Bisognerebbe anche sentire il punto di vista dell'autore per un quadro più completo. :)
    Finchè si scrive, si compone, è un discorso artistico, e a prescindere l'arte è sempre bella e dà soddisfazione. Non appena vuoi pubblicare e riesci a pubblicare, esci dal discorso artistico ed entri in quello commerciale, che di affascinante ha poco, cioè entri in un modo del tutto diverso.
    Essendo un discorso commerciale alla fine della storia ciò che conta è creare libri fast-food, veloci da consumare che assecondino i gusti del momento ma di cui rimane nulla. Bisognerebbe ricordare che scrivere è un'arte, sì anche per pochi, magari non per gente che ci si improvvisa, ma che ha alle spalle anche percorsi di formazione, e smetterla di ragionare in funzione del "quanto ci posso ricavare". Perchè la cultura, quella buona, non ha prezzo.

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    1. Ciao a te Marco, bentrovato ^^

      In effetti un discorso più strutturato sul tema editoria-oggi deve tener conto di molte interazioni, del peso che ciascuna ha concretamente. Ed è verissima la "spaccatura" che tu evidenzi tra momento-creativo e entrata nel circuito commerciale di un'opera.
      Il limite "grosso", secondo me, è che l'editoria di oggi prevalentemente si rivolge al prodotto fast-food senza rischiare, senza investire (tempo, soldi) per promuovere ANCHE la buona letteratura.
      Qui ad essere esclusa, alla fin fine, è la parte migliore.

      Grazie per il tuo contributo quale autore! ^^

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  8. Non penso che il digitale in sé sia qui rilevante. In un romanzo/quaderno di appunti di Barry Malzberg, "Galassie", c'era una critica al mercato editoriale, discutendo (in maniera non lusinghiera) l'evoluzione del mercato "di genere" dai vecchi pulp alle riviste ai paperback mass market. Interessante invece il discorso sulla libertà, ma questo da solo meriterebbe un post.

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    1. Sì il tema della libertà merita un approfondimento: qui ne ho appena accennato, in relazione al discorso tenuto dalla Le Guin.
      Temo che, anche in questo settore, il termine libertà sia spesso frainteso e usato per giustificare i propri limiti, a vantaggio in definitiva di una produzione mediocre. Penso per esempio al self-publishing selvaggio. Al mettere in discussione in senso assoluto le figure professionali dell'editoria.
      Ben altro tenore ha la questione sollevata dall'autrice in merito, dove la Libertà dello scrittore è alla base dell'Arte stessa.
      Grazie per la tua partecipazione Salomon! ^^

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