venerdì 7 novembre 2014

Libro: "La valle dell'Eden" di John Steinbeck

Titolo: La valle dell'Eden 
Autore: John Steinbeck 
Edizione letta: Mondadori collana Oscar classici moderni, 2001 pagine 680


Qualche tempo fa mi sono dedicata alla lettura del mio primo Steinbeck, La valle del'Eden e non sapevo bene che aspettarmi, forse influenzata dall'omonimo film di Elia Kazan con James Dean e restante cast, strepitosi.
Però :D
Il libro in questo caso è un mondo, il film, invece, si incentra su una sola parte della storia narrata dall'autore!
Una delle prime sensazione avute durante la lettura è che questo sia un romanzo "moderno" perché tocca temi che possiamo sentire ancora come nostri e quindi attuali: se letto nella giusta prospettiva è un libro che va al di là del tempo e che può suggerire ancora oggi moltissimo.
La posizione di Steinbeck nei confronti del razzismo è ben chiara, per esempio in alcuni passaggi in cui la voce fuori campo del narratore (che coincide con lo stesso scrittore) ci dà ragguagli sulla storia del tempo:
"E poi le discussioni:
Si può tenere uno schiavo?
E perché no, se lo si è comprato in buona fede?
E poi diranno che uno non può tenere un cavallo. Chi è che mi vuol portare via la mia roba?
Eravamo tutti là, come uno che si graffiasse da sé la faccia e si insanguinasse la barba."

L'autore dichiara da che parte si colloca in merito al razzismo anche attraverso il personaggio del cinese Li: se inizialmente ci appare come uno stereotipo per caratterizzazione, successivamente, non solo capiamo la ragione di tale scelta, ma ci rendiamo conto di quale figura grandiosa Steinbeck abbia saputo delineare.
Ripercorrendo per flashback la vita dei genitori di Li, Steinbeck accenna alle condizioni disumane in cui vissero e lavorarono gli immigrati cinesi impiegati nella costruzione delle ferrovie americane:
"- Per prima cosa debbo dirvi che quando voi costruiste le ferrovie nel West tutto il terribile lavoro di posare i binari e di saldarli tra loro fu fatto da migliaia e migliaia di cinesi. Costavano poco, lavoravano sodo, e se morivano nessuno se ne preoccupava. Erano reclutati soprattutto a Canton perché i cantonesi sono piccoli e forti e resistenti, e poi non sono attaccabrighe. Li assumevano con un contratto, e forse la storia di mio padre può esser considerata tipica."
Li è uomo del suo tempo, seconda generazione di immigrati cinesi, non si riconosce del tutto in alcuna delle due culture. È una sorta di saggio, una persona di intelligenza non comune e anche un grande lavoratore. 

Alla base della storia raccontata c'è l'idea egualitaria della terra in pieno spirito americano, Steinbeck, però, non tace il prezzo pagato:
"A quell‘epoca la guerra contro gli indiani era diventata qualcosa di simile all’inseguimento del bestiame pericoloso: le tribù erano costrette a ribellarsi, inseguite e decimate e quelli che rimanevano, tristi e miseri, erano spinti verso terre che non davano da mangiare. Non era un lavoro pulito ma, dato lo schema di sviluppo della nazione, lo si doveva fare."
"Poi i soldati andarono al Messico e fu una specie di dolorosa scampagnata. Nessuno sa perché si va a una scampagnata per stare scomodi, quando è tanto facile e piacevole starsene a casa. Però la guerra messicana portò due cose buone. Ci prendemmo un sacco di terra a occidente, raddoppiammo quasi le nostre dimensioni, e poi i generali ebbero modo di far pratica, dimodoché quando quel triste suicidio ci fu imposto i capi conoscevano la tecnica di renderlo debitamente atroce."

Un altro tema che emerge prepotentemente è quello della celebrazione dello spirito creativo individuale
"In un’epoca simile, mi sembra naturale e buono pormi queste domande. In che cosa credo? Per che cosa e contro che cosa devo combattere?
La nostra specie è la sola specie creativa, e ha un solo strumento creativo, la mente e lo spirito individuale dell‘uomo. Niente è mai stato creato da due uomini. Non ci sono buone collaborazioni, sia in musica sia in arte, o in poesia, in matematica, in filosofia. Una volta che abbia avuto luogo il miracolo della creazione, il gruppo può edificare ed estendere, ma il gruppo non inventa mai nulla. La cosa preziosa giace nello spirito individuale dell’uomo."
In occasione di una discussione intorno alla Bibbia, una delle parti più potenti del romanzo, Li racconta che con un gruppo di vecchi saggi cinesi si prese la briga di meditare attorno ad alcuni passi della Genesi
"- Dopo due anni sentimmo di poterci accostare ai famosi sedici versetti del quarto capitolo della Genesi. Anche i miei vecchi signori avvertivano che quelle parole erano importantissime: avrai e abbi. E questo fu l’oro che noi scavammo: "Tu puoi". "Tu puoi avere la signoria sopra il peccato". I vecchi signori sorrisero e annuirono e capirono che gli anni erano stati spesi bene. La cosa li aveva fatti uscire dal loro guscio, quei cinesi, e ora stanno studiando il greco.
Samuel disse: - È una storia fantastica. Ho cercato di seguirvi eppure ho perso qualche cosa. Perché questa parola è così importante?
La mano di Li tremava mentre riempiva le sottili tazzine. Bevve la sua d‘un fiato. - Ma non vedete? - esclamò - La traduzione americana della Bibbia ordina agli uomini di trionfare sul peccato, e il peccato si può chiamare ignoranza. La traduzione del Re Giacomo fa una promessa con quel tu avrai, intendendo che gli uomini trionferanno sicuramente del peccato. Ma la parola ebraica, la parola timshel - tu puoi - implica una scelta. Potrebbe essere la parola più importante del mondo. Significa che la via è aperta. Rimette tutto all’uomo. Perché se tu puoi, è anche vero che tu non puoi. Non vedete?"

Timshel, tu puoi: una sola parola per indicare la libertà di scelta e la corrispettiva responsabilità del'uomo.

Penso che Steinbeck con La valle dell'Eden abbia voluto celebrare l'uomo nelle sue contraddizioni (terrene) e nella possibilità suprema di scegliere quel che vuol essere (Timshel) e, per alcuni aspetti, mi è tornato in mente W. Whitman con il suo "Canto il corpo elettrico", dove l'uomo è terreno e concreto, e in questa sua parte non è inferiore a quella spirituale dell'anima. 
Il romanzo è sicuramente un'allegoria sulla vita, ma nemmeno poi in senso così biblico come potrebbe sembrare: l'uomo di Steinbeck è colui che decide, colui che costruisce la propria esistenza, nel bene o nel male, a seconda delle sue inclinazioni e decisioni.
Ecco, in questo senso La valle dell'Eden è una celebrazione dell'uomo e delle sue possibilità.
I personaggi del romanzo, a ben guardare, rappresentano l'umanità tutta, ma nello stesso tempo non sono stereotipati, hanno profondità psicologica e provocano, in chi legge, profonda empatia.
Provo a tratteggiare in breve alcune delle figure che più mi hanno colpito, prima di tutto per non fare eccessive rivelazioni e poi per non scadere nell'analisi pedantesca:
- Cathy è oltre il male, oltre l'umano: non si riesce nemmeno a odiarla, se ne prova anche pena
- Adam porta una croce che non è sua, ma fu del padre: l'odio del fratello e come spesso accade la trasmette ai figli (va da sé il rimando alla storia biblica di Caino e Abele)
- Le donne rappresentate sono spesso figure volitive, razionali, concrete al contrario degli uomini
- Samuel è una specie di profeta e anche colui che risveglia le coscienze.
C'è un passo bellissimo che illustra che cosa significa essere americani secondo Steinbeck:
"-Siamo gente violenta, Cal. Ti sembra strano che mi includa nel numero? Forse è vero che discendiamo tutti dagli irrequieti, dai nervosi, dai criminali e dagli attaccabrighe, ma discendiamo anche dai coraggiosi, dagli indipendenti, dai generosi. Se i nostri antenati non lo fossero stati, sarebbero rimasti a casa loro nel vecchio mondo a morir di fame su una terra spremuta.
[...]
- Per questo includo anche me stesso. Abbiamo tutti la stessa eredità, non importa da quale vecchia terra siano venuti i nostri padri. Gli americani di ogni incrocio e colore hanno più o meno le stesse tendenze. È una razza selezionata accidentalmente. E quindi siamo coraggiosi e paurosi più del necessario, siamo gentili e crudeli come bambini. Siamo più che cordiali e al tempo stesso abbiamo paura degli stranieri. Ci vantiamo e ci facciamo impressionare. Siamo esageratamente sentimentali e realisti. Siamo mondani e materialisti. Conosci forse un‘altra nazione che agisca per gli ideali? Mangiamo troppo, non abbiamo né gusto né senso delle proporzioni. Facciamo un enorme spreco d’energia. Nel vecchio mondo si dice di noi che passiamo dalla barbarie alla decadenza senza un intervallo di civiltà. Può darsi che i nostri critici non possiedano né la chiave né la lingua della nostra civiltà? Siamo fatti così, Cal, tutti quanti. E tu non sei molto diverso."
È la voce di Li, non penso per caso, a pronunciare questo discorso.


Giudizio finale: il mio tesssoro 



Glò

14 commenti:

  1. Di Steinbeck ho amato Pian della Tortilla, e questo non l'ho ancora mai letto, ma ce l'ho il libreria.
    Vuoi vedere che dopo la tua rece... lo prendo?^^

    Moz-

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  2. Miki sì!!! ^^ Ti invito prepotentemente a leggerlo!
    Su consiglio di alcune amiche "librose" ho intenzione di leggere Uomini e topi, Furore e La perla: aggiungo il titolo che hai suggerito, anche perché mi aveva incuriosita anni fa, poi, al solito, i percorsi di lettura sfuggono abbastanza alle mie intenzioni :P Ma dopo La valle dell'Eden ho intenzione di esplorare con calma il mondo - Steinbeck! ^^

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    1. Benissimo! Allora dai, sarà la mia prossima lettura :)

      Moz-

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  3. Ho resistito fino ad ora! Cara Glò, ti ho raccontato che ho trovato le prime edizioni Bompiani degli anni '40 di ben 3 libri di Steinbeck tra cui Pian della Tortilla e Uomini e topi, (non ricordo il terzo). Mi sa che a me toccherà leggere gli epub... e prima o poi ce la farò!!! ehm... ehm... ce la posso fare???
    Come sempre le tue rece, anche questa è davvero "stuzzicante"!

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    1. Gin ce la puoi fare eccome! Secondo me ti piacerà e parecchio: ci sono molte riflessioni di ampio respiro che ti piaceranno, ne sono sicura!
      Per altro la prosa è meravigliosa, scorre, non è pesante, non ci sono parti lenti o avvertite come "in più". ^^

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  4. Gran recensione caro Michele..hai messo in evidenza , pezzi di questo meraviglioso libro( almeno è questo che penso , perchè adoro gli scrittori americani di frontiera) che spesso vengono trascurati, o se letti non sufficientemente pensati..
    Grazie e un caldo abbraccio!

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    1. Perdonami , ho messo caro Michele, ma volevo dire mia adorabile Glo!!!!!!!+++++

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    2. Ciao Nella! ^_^
      Non preoccuparti, qui non facciamo caso alle attribuzioni!

      Sono contenta che la riflessione ti sia piaciuta: ho cercato di sottolineare quegli aspetti che, secondo me, sono forse meno evidenti ma che caratterizzano il romanzo. Probabilmente la fortuna del film (che è bellissimo eh!) ha in qualche modo un po' offuscato il libro, e non è certamente il solo caso!
      Grazie mille! ^^

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  5. Bella recensione, Glò. Ora posso finalmente dire di aver letto un po' di Steinbeck :D
    Eh, purtroppo (o per fortuna, chissà) in una vita si può leggere solo un milionesimo di quel che è stato scritto al mondo...

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    1. Grazie Ivano ^^
      Penso anche io che sia una fortuna poter leggere ben poco di ciò che è stato scritto, perché in questo modo ognuno compie un percorso proprio, unico.
      ^_^

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  6. Non avevo mai letto il romanzo; il film resta uno dei miei preferiti. Grazie per la recensione precisa e coinvolgente. Lo dico spesso e tu sei una conferma: che begli incontri si fanno girovagando nei blog. Una buona giornata!

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    1. Ciao Mariella! ^_^
      Benvenuta nel blog!
      Il tuo commento mi ha fatto davvero felice: prima di tutto, per l'apprezzamento alla riflessione su La valle dell'Eden, visto che a me questo libro è piaciuto parecchio e che cerco di essere propositiva nelle recensioni. Una delle mie "regole" è scrivere di quel che mi è piaciuto e provare a trasmettere curiosità e interesse.
      Poi, anche io credo che si possano fare begli incontri nel mondo dei blogger! ^^ Grazie mille per le tue parole ^_^
      Ho dato un'occhiata ai tuoi blog e mi riprometto di dedicare attenzione e tempo a breve!
      Buona serata e a presto ^^

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  7. Ho letto a tratti per non svelarmi parti che potrei leggere in un futuro, ma dalla tua recensione mi arriva una buonissima sensazione, non so per cosa ricordo questo autore, di sicuro nulla di letto ma qualcosa di cui ho sentito spesso parlare... lo metto in memoria questo titolo!
    Ciao Glòòò!

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  8. Ciao Alessia ^_^
    Bene bene! Contenta di alimentare la curiosità!
    Alcuni pregi di questo romanzo, che non ho in effetti affrontato nella riflessione, sono la prosa di Steinbeck, scorrevole e coinvolgente, e le bellissime descrizioni della natura!

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