venerdì 31 ottobre 2014

Prossime Letture: "Il signore delle anime" di Irène Némirovsky




Qualche settimana fa stavo girovagando sul sito della Newton Compton (www.newtoncompton.com) dopo che Glò mi aveva segnalato dei libri di tale editore. Nello sfogliare le varie pagine del sito, l'attenzione mi cadde sul seguente titolo "Il signore delle anime", un horror ? Un thriller ? Vediamo chi è l'autore: Irène Némirovsky... Boh (l'ignoranza è forte in me U_U)

Irène Némirovsky  è stata una scrittrice francese. Nata in Ucraina, di religione ebraica convertitasi poi al cattolicesimo nel 1939, ha vissuto e lavorato in Francia. Arrestata dai nazisti, in quanto ebrea, fu deportata nel luglio del 1942 ad Auschwitz, dove morì un mese più tardi di tifo. Dal 2005 la casa editrice Adelphi ha iniziato a pubblicare le sue opere.
(it.wikipedia.org)

Ma allora non è un thriller :O, è un romanzo "impegnato" (per distinguerlo dai "commerciali", non in senso dispregiativo, ma i "classici" thriller, horror, fantasy, ecc li considero commerciali perché di storie "leggere") e andai a leggere i voti per tale libro, sì, i voti, non i commenti perché non voglio spoiler :-P ed erano ottimi voti. Così, qualche giorno fa sono andato in libreria ad ordinarlo ^_^.



Michele

mercoledì 29 ottobre 2014

Film: "Alien Raiders" di Ben Rock




Alien Raiders è un film del 2008, mai sentito prima sino a l'altro ieri per caso, mi aspettavo chissà quale schifezza e invece... Niente di che, può essere tranquillamente inserito nel genere B-movie, ma l'idea di base è carina anche se è un insieme di flm già visti ma è una "insalata" ben riuscita con colpi di scena, azione e un po' di splatter. Però quando poi viene spiegato ciò che sta accadendo, tutto cambia, la trama diventa scontata, scena dopo scena si comprende sin troppo bene quello che accadrà, peccato.
Nel complesso però non lo posso bocciare.
Voto: 6



Michele

lunedì 27 ottobre 2014

sabato 25 ottobre 2014

Meme - I dieci libri preferiti da Alice (quella nel Paese delle Meraviglie, sì ^_^)



L'idea di questo gioco-da-blogger nasce con I dieci libri preferiti da Ulisse (http://www.ferrucciogianola.com/2014/10/i-dieci-libri-preferiti-da-ulisse.html) di Ferruccio Gianola:
"Prendete un personaggio della letteratura e riferendovi alla storia in cui sono narrate le sue avventure dovete cercare di citare i titoli di dieci libri che per qualche motivo potete associare alla storia. Se volete potete scegliere anche un personaggio di un film o un personaggio storico - non contemporaneo."

A me ha passato il testimone Ivano Landi, che è un grande amico di Tarzan (I dieci libri preferiti da Tarzanl) ^_^ 

Io vi svelerò, invece, le letture, anche quelle di studio, di Alice:

1. Pasto nudo di William S. Burroughs: che lo devo anche spiegare??? :P

2. Il processo di Franz Kafka: ma dico, avete in mente il processo della Regina di Cuori contro il Fante? o.O

3. Discorso sul metodo di René Descartes: tanto per avere qualche chances col Brucaliffo, e non solo con lui!

4. Il coniglio bianco di Joe R. Lansdale (racconto): non è poi così impossibile finire in un horror accompagnati dal Bianconiglio...

5. Il tè nel deserto di Paul Bowles: chissà che accadrebbe se Alice col suo seguito si installasse in un'oasi a festeggiare il Non Compleanno ^_^ 

6. Grammatica della fantasia di Gianni Rodari: per ritrovare la bussola, forse :P

7. La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi: dal momento che già il Falso brodo di Falsa tartaruga è palesemente scorretto, almeno farlo con tutti i crismi!

8. Persi in un buon libro di Jasper Fforde: chissà la sorpresa di Alice quando scoprirà che il Gatto del Cheshire fa un doppio lavoro (gestisce un'immensa biblioteca che conserva tutti i libri scritti e pubblicati e che ha pure una sezione speciale per le opere non riuscite!)

9. L'interpretazione dei sogni di Sigmund Freud: abbastanza scontato questo titolo, ma direi necessario!

10. Saggio sui dati immediati della coscienza di Henri Bergson (dove si teorizza la concezione del tempo come "durata"): il Cappellaio Matto ad Alice (che dice di battere il tempo quando ha lezione di musica) dichiara:
"Ah! Questo spiega tutto" disse il Cappellaio. "Non gli va di essere battuto. Se invece ti fossi mantenuta in buoni rapporti con lui, lui farebbe fare al tuo orologio tutto quello che vuoi tu".



Tutti sono chiamati a partecipare (nel caso, citate nel vostro blog l'ideatore del meme ^_^)!!!



Glò

venerdì 24 ottobre 2014

Sto leggendo...: "1913. L'anno prima della tempesta" di Florian Illies




Ho iniziato da qualche giorno la lettura di questo bel libro, scritto con chiaro intento divulgativo, pienamente conseguito grazie a una prosa chiara e piacevole.
Il genere, in senso stretto, rientra nella saggistica, ma secondo me Illies è così bravo da proporci un'interessante forma narrativa ibrida, che non mi azzardo a definire nuova, non avendone le competenze. Però, la direzione è quella. 
Sorprende la facilità con cui l'autore riesce a incastrare piccoli quadri di vite eccellenti in un contesto ben più ampio: partendo da elementi delle biografie di personalità straordinarie (da Freud a Stalin (allora Stavros Papadopoulos), a Tito, a Lou Andreas-Salomé, a Hitler, a Thomas Mann, tanto per dare un'idea, affatto esaustiva per altro), Illies racconta quel 1913 attraverso le sue atmosfere e attraverso lo spirito sociale e il fermento culturale di alcune aree europee, in particolare, tessendo una trama più generale.
Il libro è suddiviso in dodici capitoli, ognuno relativo ad un mese di quell'ultimo anno prima della grande catastrofe mondiale, anno nel quale tutto sembrava possibile: è un momento di sperimentalismo e avanguardia in tutti i settori del sapere umano, dalla letteratura, alla pittura, alla musica, all'industria.
In tutto questo fermento, già ci devono essere i segnali dell'imminente catastrofe, forse segnalata dall'inquietudine che si respirava allora e che, se da un lato ha rappresentato il superamento del mondo ottocentesco, dall'altro è stata foriera di una cesura tale da segnare in modo indelebile l'Europa.  
L'autore dedica ampio spazio alla narrazione di aneddoti curiosi e poco noti che catturano il lettore per vivacità e acutezza, ne riporto uno tra quelli letti finora:
«Alla fine del 1912, tre americani dotati di grande curiosità e competenza, i pittori Walter Pach, Arthur Davies e Walt Kuhn, si erano recati in Europa per conoscere gli artisti più interessanti e portare a New York le loro opere principali. Nel comitato organizzatore della mostra sedevano, oltre a Claude Monet, Odilon Redon e Alfred Stieglitz, importanti pittori e fotografi: l'opinione pubblica americana comprese presto che si intendevano contrapporre i cubisti, i futuristi e gli impressionisti della vecchia Europa alla placida pittura americana di fine secolo. Era una guerra. Che dopo essere stata combattuta nel vecchio continente, veniva estesa per la prima volta anche al suolo americano. I quadri esposti erano in tutto 1300, e solo un terzo arrivava dall'Europa. Ma era proprio quel terzo - e in particolare gli otto quadri di Picasso e i dodici di Matisse - a far sembrare antiquati i dipinti americani. Il dibattito più acceso si scatenò in primo luogo in merito alle sculture di Brancusi e ai dipinti di Francis Picabia e Marcel Duchamp. Su "Camera Work", la leggendaria rivista di Stieglitz, si leggeva: "La mostra della nuova arte europea ci è piovuta addosso come una bomba". La violenza della detonazione fu altrettanto forte: si ebbero reazioni di rabbia, incomprensione, scherno, ma anche un pellegrinaggio continuo di folle che volevano farsi un'idea personale della mostra. Quasi ogni giorno i giornali pubblicavano caricature e a Chicago, durante la seconda tappa della mostra itinerante, gli studenti del Chicago Art Institute organizzarono un corteo di protesta (in cui pare dessero alle fiamme tre copie dei dipinti di Matisse). Il pubblico americano considerava Matisse il più grande primitivo. Cosa che, come sempre, a lungo termine si rivela il miglior marchio di qualità.»


Nudo che scende le scale, Marcel Duchamp, 1912

1913. L'anno prima della tempesta di Florian Illies, traduzione di M. Pugliano e V. Tortelli, ed.Marsilio - collana I nodi, 2013

Florian Illies (1971) è uno storico dell'arte ed editorialista della «Frankfurter Allgemeine Zeitung»; si è occupato anche, in qualità di direttore, delle pagine culturali della «Zeit».



Glò

lunedì 20 ottobre 2014

sabato 18 ottobre 2014

Glò thinking - Kenzaburō Ōe, cantore della "nostra pazzia"



Kenzaburō Ōe è uno scrittore giapponese che io ritengo molto interessante, per il fatto che si colloca storicamente tra la generazione classica e tradizionalista e quella moderna.
La sua prosa rivela questa sorta di ambiguità, cosi come le tematiche affrontate: la sua, è la realtà di un Giappone che si avvia verso la modernità e sul quale pesa, non poco, la tradizione. 
Queste sono le parole pronunciate da Ōe nel 1994 durante la cerimonia di assegnazione del Premio Nobel

«Ho la sensazione che oggi, dopo centoventi anni di modernizzazione seguiti all'apertura del paese, il Giappone sia ancora lacerato da due tipi di ambiguità di senso opposto. Le stesse che vivo anch'io in prima persona, come scrittore che ne porta su di sé i segni profondi.
Ambiguità che si manifestano in vari modi, tanto evidenti e forti da creare lacerazioni in un'intera nazione e nel suo popolo. La modernizzazione del Giappone è stata tutta tesa all'imitazione del modello occidentale. Eppure il Giappone e parte dell'Asia e i giapponesi sono determinatissimi a mantenere la propria cultura tradizionale

Ōe è uomo del suo tempo, lo dice chiaramente in questa citazione e nella sua produzione letteraria: le tematiche affrontate, spesso con tanta parte di partecipazione autobiografica, sono dolorose e mai banalizzate. Sono concrete, vissute e percepibili come tali da chi legge, immediatamente.
Si passa dalla follia alla crudeltà umana, alla lotta interiore con i propri fantasmi, raccontate attraverso una prosa diretta, incisiva, tagliente, talvolta con umorismo.
Per tutti questi motivi è facile immaginare che la sua produzione non sia rivolta al grande pubblico, o forse è meglio dire che essa non è per tutti.
Attraverso l'atto della comunicazione scritta, probabilmente Ōe riesce a razionalizzare e quindi a superare frustrazione, sensi di colpa e dolore. 
E' come se volesse rappresentare, attraverso la propria esperienza diretta, i drammi di tutti gli uomini e cercasse di proporre la svolta, da condurre verso un percorso di pace.
Questo scrittore ha un grande merito su tutti, quello di aver saputo coniugare la narrativa alla sua vita, fatta di partecipazione sociale attiva e di dolore.
A lungo è stato considerato scomodo, per il suo impegno civile, che si è espresso in  attacchi al sistema politico ed economico del Giappone.
La sua battaglia è diretta verso una vera democratizzazione del paese, tenendo sempre a mente le atrocità del periodo bellico.

Per capire Ōe è necessario far riferimento ad alcuni fatti biografici: 

- nato a Uchiko nel 1935, ha vissuto in prima persona la seconda guerra mondiale, Hiroshima e la bomba H; 

- nel 1963 Ōe deve fare i conti con la malattia e il dolore: nasce il figlio Hikari, affetto da una gravissima lesione cerebrale.
Insegnaci a superare la nostra pazzia è una sorta di tributo alla condizione di diversità, esclusione e sofferenza che Hikari subisce nella società a causa del suo handicap.

Questi avvenimenti - intesi come le due facce della violenza, quella esterna, rivolta al mondo intero, e quella insita nel corpo umano - hanno segnato indelebilmente l'esistenza dello scrittore.


Raccontare Ōe e la sua arte è davvero complesso: è uno scrittore che deve essere affrontato e "digerito", sia per asprezza della prosa, che per contenuti proposti. Ne vale indubbiamente la pena, soprattutto come accrescimento interiore.

«Aveva saputo dalla moglie che la madre, nei suoi discorsi, chiamava il padre morto "quell'uomo". "Quell'uomo", the Man. Il verso di una poesia di guerra di un poeta inglese, nella quale Man era scritto con la M maiuscola, tornò alla mente dell'uomo grasso - o sarebbe meglio dire che aveva sempre accompagnato i suoi pensieri. Come i vari canti della Terra Pura occupavano costantemenete la mente della nonna ormai defunta, cosi per l'uomo grasso quella poesia era come una preghiera che faceva parte del suo corpo e spirito. E proprio quella poesia fu la preghiera elevata al culmine della battaglia, nella quale suo padre aveva perso uno dopo l'altro tutti gli amici cinesi. "The voice of the Man: Oh, teach us to outgrow our madness": oh, indicaci la via per sopravvivere alla nostra pazzia. Se quella era la voce di "quell'uomo", la "nostra pazzia" significa la sua e la mia, si disse allora l'uomo grasso per la prima volta 
da "Insegnaci a superare la nostra pazzia"



Glò

lunedì 13 ottobre 2014

Fumetto: Dylan Dog n. 336 - Brucia, strega... brucia!



mmm... mmm...

La storia parte benino e si impantana subito.
Personaggi totalmente anonimi, suspense nulla, azione assente, causa-effetto incoerente, non c'è nemmeno il gusto di far supposizioni poiché si viene guidati passo passo verso una conclusione... ridicola. 



Michele

sabato 11 ottobre 2014

Mini meme: Incubi e Meraviglie di Marco Lazzara

Johann Henry Fuseli,  "Macbeth and the Witches", oil on canvas

Grazie a Ivano Landi (http://ivanolandi.blogspot.it/) che mi ha nominato per questo mini meme ^_^

Il gioco è sudiviso in tre parti:
1a parte: consiste nello rispondere a due domande, ispirate al titolo del libro di Marco Lazzara, Incubi e Meraviglie:
- Qual è stato il vostro peggior incubo?
- Cosa vi desta maggiore meraviglia?

Ecco le mie risposte!
- Circa il mio peggior incubo :P 
Si tratta, in verità, di un tema ricorrente nei miei sogni. Devo dire che ho un sonno disordinatissimo da sempre, ovvero dall'infanzia, e che ricordo raramente i sogni fatti.
I miei ricordi mi suggeriscono che io viva intensamente e patisca abbastanza durante questi "incubi": cambiano le situazioni "concrete", ovvero mi posso trovare in una foresta, in una città semi-distrutta, comunque sempre calata in scenari semi-apocalittici ^_^ 
Io sono il soggetto, mai riconoscibile (sono stata anche una sorta di cyborg pluripotenziato -_- ), che ha uno scopo, che deve fare una cosa assolutamente necessaria. 
Ecco, cosa sia questa cosa, io non lo so ancora! :P
Gli sviluppi sono sempre particolarmente avventurosi e terribili, ci sono lotte fisiche, piani di battaglia... e insomma!!! ^_^ 'na fatica!!!

- che cosa mi desta meraviglia (oddio, poche cose a ben pensarci)
Trovo difficile rispondere a questa domanda!   

Alcune volte, rarissime, provo un senso molto intenso di comunione/immersione con la natura, intensa in senso lato, e di pace! Ed è un'esperienza meravigliosa e straniante!

2a parte: si tratta di postare la copertina del libro ispiratore del mini meme ^_^

3a parte: si passa alla nomination di due bloggers! 
Vorrei che partecipassero tre persone ^_^ (sono indisciplinata :P ): 
- la mia amica kingslayer, che so capace di bellissime cose, con il suo blog appena nato The Lioness of Casterly Rock (http://lionessofcasterlyrock.blogspot.it/)
- la carissima Nella, che è capitata provvidenzialmente nel mio blog (e del Sommo Capo, Mik :P ) trasmettendo una ventata di fiducia, del Rock Music Space ( http://rockmusicspace.blogspot.it/)
- Obsidian M perché voglio capire bene la questione del ferro da stiro *_* E, soprattutto, perché il suo blog mi piace assai!!! (http://insidetheobsidianmirror.blogspot.it/)

Dal momento che non ho letto Incubi e Meraviglie riporto dal post di Ivano (Incubi e Meraviglie di Marco Lazzara (mini meme)) alcune notizie sull'autore:
"Marco Lazzara, un blogger senza blog ma noto comunque per le rubriche fisse mensili che cura su vari spazi: The Lab per il blog Il futuro è tornato (http://ilfuturotornato.com/ ), Leggende musicali per Illustraidee (http://illustraidee.blogspot.it/), Un pozzo di scienza per Romina Tamerici (http://tamerici-romina.blogspot.it/). Forse ne cura anche altre di rubriche, ma io conosco queste citate.
Marco Lazzara è inoltre autore di un libro, con quarantadue racconti di genere fantastico, intitolato Incubi e Meraviglie. Un titolo dovuto, come ha spiegato lui stesso, alla fusione dei titoli di due tra le sue letture preferite: Incubi e miracoli di Robert Bloch e Le Meraviglie del possibile, una famosa antologia di racconti di fantascienza pubblicata un bel po' anni fa da Einaudi. Aggiungo, come nota personale, che questo secondo testo l'ho divorato a suo tempo con passione, mentre nel primo non ho avuto ancora occasione di imbattermi in nessuno dei miei percorsi di lettura."

Buon divertimento a tutti!!! ^_^



Glò

venerdì 10 ottobre 2014

Glò thinking - Haruki Murakami e il risveglio del lettore



Molte delle storie scritte da Murakami presentano alcuni tratti ricorrenti: si parte da una situazione realistica e si procede, spesso a zig zag e inaspettatamente, verso territori oscuri, avvolti dal mistero, governati da elementi soprannaturali.
Ovviamente questo tipo di narrazione cattura il lettore, lo incuriosisce e spaventa nello stesso tempo.
Leggere Murakami è compiere un viaggio, vivere un'esperienza interiore, fare i conti con se stessi. 
I livelli di lettura possibili e le conseguenti interpretazioni possono essere molteplici, perché, in definitiva, Murakami non dà mai la soluzione, nemmeno la suggerisce: quello è, caso mai, compito di chi legge, attraverso la propria sensibilità, cultura e predisposizione.
Questa riflessione nasce per un motivo in particolare: mi sono resa conto come ormai sia consuetudine accostare le opere di questo scrittore al genere del "realismo magico", facendo riferimento a quanto accennato poco sopra.

In senso stretto il "realismo magico" inizia in ambito pittorico nella Germania degli anni '20; in campo letterario si sviluppa successivamente, negli anni'60, nell'area latino-americana, e ha come suo esponente principale G. García Márquez con il suo Cent’anni di solitudine.
In ambito narrativo, questo sottogenere può essere identificato nella rappresentazione fedele e minuziosa della realtà facendo ricorso ad elementi magici che a loro volta sono calati con assoluta naturalezza nel realismo e finiscono per apparire sostanzialmente "possibili" pur mantendendo il loro status straordinario d'origine.
Quindi il realismo magico non procederebbe ad indagare oltre il reale, ma rivelerebbe cosa c'è di magico in esso.
Allende e García Márquez, per esempio, sono autori che attraverso l'elemento soprannaturale, magico, fantastico, cercano di riscrivere la storia dei propri paesi, sia per criticare determinati avvenimenti o periodi, sia per trovare una via alternativa e salvifica.
Tenendo ferme queste premesse, torno alla questione che a me interessa esporre.
In alcune interviste, Murakami ha dichiarato che durante la fase creativa della scrittura riceve "notizie dall'altra parte", specificando che, con la forza dell'immaginazione e un grande sforzo di concentrazione, riesce a trovare una connessione tra "mondo vero e mondo irreale" nella sua narrativa.
Alla domanda specifica se il suo sia una sorta di spiritismo letterario, lo scrittore risponde che lo ritiene piuttosto una forma di animismo, inteso come capacità vivificatrice della sua scrittura
E forse questa sua visione della scrittura, ha un po' ingannato i fedeli lettori.
Le opere di Murakami non si caratterizzano tanto per la ricerca del "magico" nella rappresentazione della storia narrata, che parte sempre da situazioni realistiche e comuni, quanto nell'aprire le porte della percezione.
I suoi personaggi compiono viaggi all'interno della propria coscienza, devono esplorarla per potersi riappropriare di sé a livello conscio.
E il lettore - se ben disposto - può accompagnarli e fare altrettanto.
La necessità di compiere un percorso simile, nasce dal fatto che i protagonisti spesso sono persone che vivono situazioni di incomunicabilità, che non riescono a sostenere i ritmi frenetici e il ruolo richiesti dalla società di oggi.
Insomma, leggere Murakami è aprire porte, accedere a territori oscuri della coscienza e riemergere, sicuramente, con grande arricchimento interiore.
«Credo che uno dei compiti più importanti di uno scrittore sia attivare quel territorio dello spirito che nella vita quotidiana non viene usato. Per farlo è necessario spostare in posizione On alcuni interruttori che si trovano sul pannello della coscienza. Se si riesce, quei territori di solito addormentati lentamente si risvegliano. I romanzi - cioè i buoni romanzi - hanno questo potere. E se tutto va bene, attraverso quel passaggio segreto che siamo riusciti ad aprire, possiamo mettere piede in un mondo che non siamo abituati a vedere. I miei romanzi mostrano il percorso per arrivare a quel mondo interiore, un percorso che è una metafora che provoca una reazione. Insomma, strutturalmente, ciò che viene narrato dentro il racconto è la sua funzione stessa».
(da una intervista a Murakami http://olivero.blogautore.repubblica.it/2011/11/08/intervista-a-murakami-haruki)



Glò

giovedì 9 ottobre 2014

Nuova rubrica: "Glò thinking"

E anche noi abbiamo una rubrica come i blog più seri! 




Tale rubrica si chiamerà Glò thinking e avrà cadenza randomica XD (ma veramente senza scadenze -.-') in cui Glò darà libero sfogo ai suoi pensieri su libri e autori... perché pure voi dovete subire questa penitenza





Dopo il post La profonda leggerezza di Banana Yoshimoto e con un altro in arrivo, abbiamo deciso di creare appunto questa nuova rubrica 



Michele

lunedì 6 ottobre 2014

sabato 4 ottobre 2014

Film: "Die Hard - Un buon giorno per morire" di John Moore




Della saga (?) di Die Hard ho visti i primi 3 film e nel complesso mi son piaciuti, quando uscì il quarto episodio Die Hard - Vivere o morire, dal trailer mi sembrò una cagata pazzesca e mi rifiutai di vederlo. L'anno scorso è uscito Die Hard - Un buon giorno per morire e non avendo visto mezzo secondo di trailer, gli ho dato fiducia... uno schifo totale, blèèè!!!
Il film è tutta azione, e così me lo aspettavo e così deve essere, ma sono scene che fanno cagare (oggi ho la fissa per tale termine :D), visivamente belle, nulla da dire ma stupide, senza senso, messe lì solo per far vedere quanto è stato bravo il regista a girarle e dopo un po' annoiano pure.
Ora, levato l'unico motivo per cui si guardano questi genere di film, che rimane ? Nulla! Trama ridicola, dialoghi assurdi, situazioni grottesche, scene che non si legano l'una all'altra e Bruce Willis che riesce ad essere meno espressivo di Terence Hill.
Blèèè!!!
Ho fatto proprio fatica a guardarlo tutto.
Blèèè!!!
Potrei esser io che essendo cresciuto non apprezzi più i film tutta azione ? Ma proprio no, perché Red e Red 2 sono, senza esagerare, strabilianti.
Voto 2


Michele

venerdì 3 ottobre 2014

Fumetto: Dylan Dog n. 335 - Il calvario



Un albo decisamente diverso dal solito, ma nettamente in tema con il periodo d'oro di Dylan Dog. Manca lo splatter ma non è un difetto in questo caso, perché la storia è tale per farne a meno, appunto come accadeva ogni tanto nel periodo d'oro. Alcune situazioni, sia da parte di Dylan che di Groucho, sono delle vere chicche che arrivano inaspettate e son talmente gustose da voler rileggere le tavole più e più volte.
Se questa è la strada (eh eh) della rivoluzione, che ben venga!!!


Michele