martedì 27 gennaio 2015

Libro: "La famiglia Karnowski" di Israel J. Singer


TitoloLa famiglia Karnowski
AutoreI.J. Singer
TraduttoreAnna Linda Callow
Edizione lettaAdelphi collana Biblioteca Adelphi2013 pagine 498

Con questo romanzo, incentrato sulla storia di tre generazioni di una famiglia ebrea di origine polacca, Singer ci conduce attraverso una fase storica piuttosto dolorosa. La narrazione copre un periodo che va dalla fine dell'800 a ridosso della II guerra mondiale.
Penso che sia opportuno evidenziare da subito che Singer si trasferì nel 1934 negli Stati Uniti, ove morì nel '44, quindi prima dello scatenarsi della furia legata alla "soluzione finale".
Proprio per questo, la sua figura di scrittore assume un alone profetico.
Il libro è particolarmente interessante perché descrive le atmosfere, i comportamenti, le possibili responsabilità di ciascuno, tutto ciò che in qualche modo determinò quell'ondata di violenza feroce.  
La stesura avvenne quindi prima della Shoah, quando negli Stati Uniti, tra 1942-'43, negli ambienti intellettuali di lingua yiddish frequentati da Singer, arrivavano notizie dal vecchio continente sulla distuzione totale dell'ebraismo in Polonia. 
A Israel, il fratello minore più famoso Isaac B. (che vinse il Nobel Prize nel 1978) dedicò nel 1950 il suo romanzo La famiglia Moskat
Alla memoria del mio defunto fratello, I. J. Singer, autore dei Fratelli Ashkenazi. Egli era per me non soltanto il fratello maggiore, ma anche un padre spirituale e veramente un maestro di vita. Io guardo a lui come a un modello di grande spiritualità e di probità letteraria. Benché fosse un uomo moderno, aveva tutte le grandi qualità dei nostri predecessori.

La famiglia Karnowski, scritto in yiddish e in seguito tradotto in inglese, fu pubblicato nel '43. In Italia è stato pubblicato per la prima volta nell'edizione Adelphi segnalata, ovvero soltanto nel 2013; la traduzione italiana è stata condotta a partire dal testo originale yiddish.
Lo stile di Singer è sobrio, affatto retorico e perciò la prosa è scorrevole e non appesantita. 
Il romanzo è strutturato in tre parti, ciascuna delle quali intitolata con il nome del protagonista di turno della famiglia Karnowski:

- Parte prima - David:
la narrazione prende l'avvio dalle vicende di David, immigrato  dallo shtetl - piccolo villaggio polacco - nella città di Berlino, dove si respira l'aria dell'illuminismo ebraico (Haskalah, cui si contrappose il rigido Chassidismo), in base al'ispirazione di Moses Mendelssohn. David è un vero intellettuale, assetato di sapere e desideroso di lasciare alle spalle la vita precedente. La moglie, Lea, è una donna sottomessa e legata, invece, alla semplicità delle tradizioni dello shtetl in cui è nata.


Shtetl
- Parte seconda - Georg:
il figlio di David, prima generazione tedesca, è un medico importante che frequenta l'alta società berlinese. Rappresenta il primo tentativo riuscito (chissà...) di integrazione. Sposa la gentile Teresa Holbeck.

- Parte terza - Jegor:
nato dal matrimonio tra l'ebreo tedesco Georg e la gentile Teresa, è un personaggio potentissimo, sul quale si scatena l'avvento del nazionalsocialismo. Fin da subito Jegor ci viene descritto come incapace a vivere la propria vita; crescendo, finisce per proiettare i suoi mali esistenziali sulla figura paterna. Dopo un gravissimo episodio di umiliazione vissuto in prima persona nella scuola frequentata a Berlino, Jegor inzia una parabola discendente, che toccherà l'apice nella fase americana della vita della famiglia Karnowski.
Jegor rappresenta anche l'emigrato, che ancora una volta deve ripartire da capo e trovare un posto nella società. La storia pare ripetersi.


Marc Chagall, Solitudine, 1933, Tel Aviv Museum, Tel Aviv

L'ultima parte è particolarmente cupa, forse ancora più delle precedenti ambientate a Berlino: la famiglia è emigrata negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni, che iniziano a concretizzarsi non più soltanto in derisioni o minacce, ma in fatti violenti. Soprattutto nel tratteggiare la figura di Jegor, che nonostante le umiliazioni subite a Berlino, continua a identificarsi con i nazionalsocialisti, Singer dimostra un grande coraggio (ricordo ancora una volta che il librò fu pubblicato nel '43).
Da quanto osservato finora, il romanzo è soprattutto la storia di una famiglia, la storia del conflitto generazionale che si ripeteNon si deve pensare, però, che Singer faccia un'apologia della famiglia protagonista: ci sono molte luci ed ombre che aleggiano sui personaggi, siano essi ebrei, ebrei tedeschi, cattolici tedeschi. Dal particolare si passa alla macrostoria, dalla tragedia personale lo sguardo si allarga per cogliere la follia e le miserie umane.

Le figure femminili sono altrettanto importanti e psicologicamente ben strutturate:
- Elsa Landau: è un "vero uomo", rinuncia all'amore e alla vita privata per far politica. Per avere una vita pubblica. Ma ricordiamo ancora che siamo nel '43!!! Quindi c'è parecchio di rivoluzionario.
- Teresa Holbeck: la conosciamo come ragazza-angelo, bionda e pallida, infermiera che si innamora del famoso medico, sottomessa. Eppure è la sola che ci dimostra coraggio e carattere fuori dal comune quando insulta pesantemente il fratello Hugo (che aveva aderito al nazionalsocialismo).
- Lea Karnowski: moglie di David, il capotistipite, è la rassegnazione fatta persona, ma alla fine è anche il vero motore della famiglia.

Il saggio del romanzo è reb Efraim Walder, il personaggio che ho preferito. Attraverso la sua voce, Singer ci costringe ad ascoltare quello che forse ancora oggi non vogliamo. E lo fa impietosamente, nessuno è esentato da responsabilità. Reb Efraim mette l'"uomo" di fronte a debolezze, miserie, brutture che nessuno vuol realmente vedere, perché ognuno pensa che le tragedie capiteranno all'"Altro", tenendosi un po' fuori per non avere grane.


"«Papà,» diceva torcendosi le mani «dei ragazzacci hanno buttato un gatto nel negozio».
«Che cos'è un gatto, Yentl?» rispondeva il padre. «Una creatura di Dio».
«Ma era un gatto morto, papà!»
«Morto? E allora?» reb Efraim non era impressionato, per lui tutto - sasso, uomo, carogna - era parte del Divino. Non fu più impressionato quando David Karnowski gli parlò dei soprusi e delle persecuzioni che colpivano gli ebrei nel paese, degli auto-da-fé di libri sacri e profani. «Niente di nuovo, rabbi Karnowski,» commentò con la sua voce limpida «sempre la stessa vecchia storia.
L'abbiamo già visto accadere a Spira e a Praga, a Cracovia e a Parigi, a Roma e a Padova. Da quando gli ebrei sono ebrei, la plebaglia brucia i loro libri sacri, marchia i loro abiti con segni distintivi, ne disperde le comunità, ne perseguita gli eruditi. E nonostante tutto siamo ancora qui. Del resto, non è solo con gli ebrei che la plebaglia si comporta così, ma anche con i saggi delle altre nazioni, che detesta per la loro scienza e il loro ingegno. A Socrate fecero bere una coppa di veleno.
Galileo fu condannato. Ma a perdurare non è la plebaglia, sono Socrate e Rabbi Akiva e Galileo, perché non si può annientare lo spirito, come non si può annientare il Divino, rabbi Karnowski...»."

Il finale aperto, penso voluto così da Singer per lasciare a chi legge piena libertà di interpretare in base al proprio sentire, può essere avvertito come pieno di speranza o esattamente il contrario.


Giudizio finaleil mio tesssoro




Glò

18 commenti:

  1. Guardando i titoli Adelphi in promozione è uno di quelli che mi attira di più... Sembra molto interessante!

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    1. Lo è! *__* Un libro particolare, che non si dimentica secondo me, per come Singer è riuscito a coniugare una storia familiare con gli accadimenti generali. E in una prospettiva assolutamente inusuale, ha saputo raccontare in modo piuttosto lucido i fatti che molto probabilmente visse in prima persona.
      Ciao e grazie! ^^

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  2. Grazie per questa nuova esplorazione dell'ignoto, Glò. Le saghe familiari mi piacciono; ne ho addirittura abbozzata una, ispirata alle vicende della mia famiglia dalla fine dell'ottocento agli anni '60 del Novecento.
    Dubito però che riuscirò mai a scriverla...
    P.S. La copertina Adelphi è meravigliosa. Secondo me, quella collana in particolare ha la migliore grafica editoriale esistente in circolazione.

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    1. E non dubitare! :P Non si sa mai! Sembra un bel progetto.

      Piace moltissimo anche a me la cura delle edizioni Adelphi, sia per scelta delle copertine che carta utilizzata, colori... E ha un catalogo meraviglioso, da sempre *__*

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  3. Avevo letto diversi racconti del periodo polacco di Singer, era fantastico nella sua descrizione dell'universo Yiddish ed il suo dolore per la fine di quel mondo.

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    1. Per me è stata la prima lettura in assoluto, ma credo che quantomeno mi dedicherò a I fratelli Ashkenazi, e a breve.
      Intanto, ho iniziato La famiglia Moskat del fratello Isaac :3 Varsavia, mondo ebraico orientale...

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    2. Così ci umili. Ora organizziamo un rapimento e ti chiudiamo per un anno in una stanza senza libri ^^

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    3. Naaaa! Incentivo!!! :D
      ...mi porto l'e-reader :P

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  4. Che bello! Una saga familiare che inizia nell'Ottocento e che finisce proprio alla vigilia del periodo più nero per i suoi protagonisti. Davvero originale. Viene da domandarsi quale sarà il loro destino ed è buona cosa che non venga detto, se ho capito bene.
    Mi associo agli altri commentatori riguardo alle edizioni Adelphi, sia dal punto di vista estetico (sono meravigliosi uno accanto all'altro nella libreria), sia dal punto di vista dei contenuti (non ho mai letto nulla da Adelphi che non fosse un capolavoro).

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    1. Il finale si presenta apertissimo e, devo dire, in particolar modo può essere letto come "positivo" o "negativo" in relazione alle vicende della famiglia. In senso più generale, la vicenda narrata nell'ultima parte è incentrata sul trasferimento negli Stati Uniti... e appunto, chissà! *__*
      Confermo sulle edizioni Adelphi, anche per scelta accurata dei titoli proposti, sempre importanti, sempre di gran peso.
      Ciao TOM e grazie ^^

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  5. Mi ero avvicinato all'Yddish tempo fa dal punto di vista musicale! :D
    Sembra molto interessante come testo, ne prendo nota! ^^

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    1. Anche io! XD Un po' di tempo fa frequentavo un'amica (soprano leggero) che aveva intrapreso un'avventura con altri musicisti: musica Klezmer!
      Ovviamente io mi limitavo all'ascolto!
      Prendi nota, prendi nota! *__*

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  6. Non credo di sbagliarmi , ma peso di averlo letto e preso con la dovuta accortezza ,mi è anche piaciuto parecchio, compresa la finale ad alta tensione dove sei tu il regista per decidere come chiudere il tutto...
    Grazie Glò..un bacio sincero!

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    1. Grazie a te Nella! ^^
      Indubbiamente è una lettura impegnativa, anche se lo stile di Singer invoglia e non appesantisce le tematiche! Come dici tu, il finale richiede una libera interpretazione da parte del lettore.
      Un abbraccio, a presto! ^_^

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  7. A onor del vero bisogna dire che anche in America, come purtroppo in quasi ogni angolo del mondo, ci sono frange di antisemitismo. Per esempio il partito nazista americano, che grazie al terzo (?) emendamento può fare affermazioni allucinanti senza essere perseguito.

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    1. E infatti... non è mica detto che l'emigrazione negli Stati Uniti sia stata del tutto positiva eh! Non posso fare alcun tipo di spoiler, è contro la mia volontà di blogger-lettrice :D
      Singer è acutissimo nel ritrarre la famiglia che, sfuggita alle persecuzioni in atto nel vecchio continente, si reca in quella terra, di speranza, ma... Non c'è un solo ma, ce ne sono parecchi.

      Grazie Marco di essere passato! ^^

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  8. Che equivoco! Lo avevo visto commentato su Fb e avevo creduto fosse un romanzo dai contenuti ironici, forse con quel tipico stile iddish che caratterizza tanti scrittori e musicisti legati a questa cultura.

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    1. Ho letto, successivamente a questo titolo, La famiglia Moskat del fratello Isaac Singer: ecco, in questo caso, puoi trovare una parte di quello spirito tipico degli scrittori ebrei. Amarezza e ironia, anche se velata.
      Israel con i Karnowski fa quasi un'operazione documentaristica e ci immerge nella questione del dramma dell'identità ebraica, c'è poco spazio per l'ironia :P
      Se si dovesse scegliere tra i due (ma perché non leggerli entrambi? ;), consiglio la famiglia Karnowski!

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