giovedì 5 marzo 2015

Libro: "Prigionieri del paradiso" di Arto Paasilinna


Titolo: Prigionieri del paradiso 
Titolo originale: Paratiisisaaren vangit 
Autore: Arto Paasilinna
Traduttore: Marcello Ganassini 
Edizione letta: Iperborea pagine 208 

Prigionieri del paradiso del finlandese Arto Paasilinna è stato scritto nell'ormai lontano 1974. Iperborea lo ha finalmente reso disponibile per noi italiani nel 2009. 
Le mie ultime segnalazioni, in effetti, hanno in comune tutte una recente pubblicazione in lingua italiana, pur essendo state edite in lingua originale molti decenni prima. Sì, è una velata polemica :D
Riprendo la questione della prima pubblicazione di questo romanzo breve, perché in questo caso è fondamentale tenere presente il contesto politico e sociale nel quale fu scritto. Pena una banalizzazione della storia raccontata. E siccome il 1974 alla fine è dietro l'angolo, è possibile che alcuni particolari sfuggano più facilmente: si tratta di storia recente, non sempre conosciuta e/o metabolizzata.
Altra premessa necessaria: Paasilinna è uno scrittore che, senza mezzi termini, o si apprezza o lascia indifferenti. È un autore del nord Europa con un particolare sense of humor, tipico di quelle latitudini: irriverente, stridente e sottile. I suoi personaggi sono spesso folli, ribelli, poco inclini alle regole sociali. 
Di lui avevo già raccontato QUI  
Per i più pigri, riassumo ricordando che per sbarcare il lunario nei primi tempi della carriera ha continuato la sua attività di guardaboschi; non stupisce che la natura abbia spesso una presenza di primo piano nei suoi libri, che suggeriscono anche tematiche ecologiche. 
Sorprendentemente, Prigionieri del paradiso si svolge a ben altre latitudini: un aereo in volo per raggiungere l'India, è costretto a tentare l'ammaraggio in pieno Oceano Pacifico. I passeggeri del volo sono, per la maggior parte, membri delle Nazioni Unite che avrebbero dovuto recarsi nelle rispettive destinazioni, in qualità di medici, ostetriche, infermiere e taglialegna. I superstiti si ritrovano all'interno di una barriera corallina e riescono a raggiungere la spiaggia, alle cui spalle si sviluppa una foltissima giungla.
A raccontare le vicende e le peripezie dei naufraghi è un giornalista finlandese, in viaggio per l'Australia, dove avrebbe dovuto realizzare un servizio sul consumo della birra, che si definisce
Il classico tipo finlandese: educazione mediocre, ambizioni limitate, una giacca lisa e un carattere grigio. Ho superato la trentina. Sono un individuo di una banalità disarmante e la cosa spesso mi irrita.
Ho scritto una gran quantità di articoli per i giornali più diversi, ma nessuno ha conservato il minimo interesse, una volta persa la stretta attualità.
Un articolo di cronaca è legato al tempo come una pista da fondo: serve solo d'inverno; in primavera si dissolve e d'estate è bell'e scomparsa, non se ne ha più bisogno e nessuno se la ricorda.
Il gruppo dei naufraghi comprende inglesi, svedesi, finlandesi e norvegesi, che, per prima cosa, devono imparare a comunicare nel modo più semplice per tutti...
Lo studio del finlandese diede i suoi frutti e in breve tempo i problemi di comunicazione potemmo considerarli superati. Sull'isola si continuavano a parlare diverse lingue, com'era naturale che fosse, dopotutto eravamo un gruppo multietnico.
Il pretesto fornito dal topos dell'isola deserta, permette a Paasilinna di sviluppare una trama assolutamente divertente e sorprendente, ma anche di polemizzare (sempre in modo pacato e con humor) con la "civiltà", con il mondo nord europeo di allora, con il consumismo.
"A casa mia vivevo come un reazionario convinto.
Pensavo che l'Inghilterra non avrebbe mai conosciuto la rivoluzione, dalle nostre parti anche gli operai sono conservatori, membri della Camera dei Lord in tuta blu… siamo un popolo politicamente retrogrado."
"Credi che francesi e tedeschi siano più progressisti?"
"Almeno ci provano, noi inglesi non facciamo neanche un tentativo. Ho sempre pensato di non poter fare niente per migliorare le condizioni dei lavoratori e tutta l'Inghilterra la pensa così, siamo accecati dal nostro individualismo."
Questo passo è incredibile, sempre considerando che il romanzo fu pubblicato nel 1974
Gli feci notare che la vita sull'isola aveva anche le sue pecche. "Per esempio non c'è la televisione", dissi.
"La televisione! E cosa c'è da guardare! Sofferenza umana dappertutto e in mezzo un po' di intrattenimento con tutti che ridono come ebeti! E la pubblicità! Certo ogni tanto c'è anche qualche programma interessante. A me, per esempio, piacevano i documentari sulla natura e sugli animali, dove si vedono posti come quello in cui ci troviamo.
Ma dobbiamo proprio tornare in Europa per guardare alla televisione quant'è bello stare in posti come questo?"
Ancor prima di avere concrete speranze di tornare in Europa, il gruppo discute sui vantaggi e gli svantaggi della vita "selvaggia"
In fondo non capiva per quale motivo dovessimo tornare in un mondo dilaniato dalle guerre, per farci tartassare dal fisco, comprare prodotti costosi e superflui, beccarci un bel cancro ai polmoni o qualche altra malattia, ascoltare le continue lamentele delle nostre mogli sulle loro gambe gonfie e sulle montagne di panni da lavare… L'Europa è in piena crisi energetica, fa freddo e quanto alla democrazia occidentale meglio lasciar perdere, qui eravamo messi molto meglio. Borbottò che per quanto riguardava le due camere del Parlamento britannico non sentiva la mancanza né dell'una né dell'altra. Menzionò anche l'ingresso del Regno Unito nella Comunità Europea e per poco non s'infuriò: siamo proprio matti a voler tornare!
Continuò a elencare tutti i vantaggi della nostra situazione: godevamo di una completa libertà sessuale circondati da giovani donne - che a loro volta erano circondate da noi uomini - mangiavamo ormai decisamente bene: pesce fresco in abbondanza, frutta di ogni genere, carne di tartaruga, lumache, rettili, radici, cinghiali, uccelli! Potevamo prenderci il nostro grappino ogni volta che volevamo, imparavamo lingue straniere, facevamo sport, disponevamo di un'assistenza sanitaria molto bene organizzata, avevamo imparato a sfruttare tutto ciò che la natura dei tropici offriva, potevamo farci la nostra sauna, nuotare in un mare tiepido."Viviamo in un vero e proprio paradiso", concluse Taylor.



Le necessità pratiche, in un primo momento legate alla sopravvivenza, costringono il gruppo a trovar forme collaborative che possano far fronte alla difficile situazione. Col passare del tempo, si struttura una vera e propria comunità, che si dà poche regole da seguire e che si concede qualche comfort... 
Decidemmo quindi di emanare delle leggi che avremmo poi codificato sotto forma di un regolamento generale. La proprietà privata era tollerata solo entro limiti ben definiti, per prevenire i delitti contro il patrimonio. Quando tutto è di tutti, il singolo non ha la tentazione di commettere furti o di accumulare riserve ai danni della collettività.Il regolamento del campo fu elaborato in pochi giorni, e approvato alla prima assemblea generale.Questa sorta di codice penale conteneva norme tese a limitare l'accumulo di beni personali e a condannare la sottrazione indebita degli stessi. Rinunciammo alle punizioni corporali, sostituite dal bando come principale misura disciplinare.
...e anche qualche vizio! XD
Vogliamo sì o no autorizzare la produzione di alcolici?" chiese l'ostetrica.Immediatamente la comunità si divise in due fazioni: alcuni erano per la totale astinenza, altri sostenevano che il proibizionismo sarebbe stato inutile, e che occorreva legalizzare la diffusione dell'alcol e regolamentarne il consumo.Passammo alle urne.
Che cosa accadrà ai naufraghi? Se siete incuriositi, potete trascorre qualche ora spensierata in compagnia di Paasilinna e del suo caratteristico humor!
Buona avventura e tanto divertimento a voi! *__*


Giudizio finale: ottimo acquisto



Glò

19 commenti:

  1. Naufragare su un isola deserta ed avere nel gruppo medici e taglialegna... poteva andare paggio.. potevano ritrovarsi solo commercialisti, notai, direttori vendite e agenti di customer engagement...

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    1. Esattamente! E in quel caso è assai probabile che a Paasilinna sarebbe toccato affrontare la questione in ben altro modo!

      Però... tu non hai considerato che c'erano pure hostess e infermiere e ostetriche... isola allegrotta, sai? Shhhhhh! Non posso dire di più!

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  2. Significa che non tutti parlavano inglese nonostante la maggior parte fossero membri delle Nazioni Unite? Suona strano, no?

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    1. Epperò... così tocca fare rivelazioni! XD
      Diciamo che i taglialegna probabilmente avevano difficoltà e che altri sponsorizzavano la propria lingua madre!
      Il discorso a monte che cerca di sviluppare Paasilinna, anche se non risulta una parte invasiva nell'economia della storia raccontata (molto divertente), è di tipo sociologico :P
      Che cosa succede se un gruppo di uomini del nord deve affrontare avversità in una situazione di tipo regressivo? Succedono molte cose, sia a livello meramente pratico, legate quindi alla sopravvivenza, sia in termini di rapporti umani, sia relativamente ad un'organizzazione sociale, che se all'inizio è minima, poi tende a svilupparsi... A quell'altezza emergono i primi dubbi dei naufraghi: tornare o rimanere? Quale sistema sociale è migliore, quello scelto nell'isola o quello del proprio paese d'origine?
      Per scelta, nei post che scrivo sulle letture fatte, non inserisco quasi mai trama o dati essenziali (a mio avviso) che possano in qualche modo rovinare la lettura ad altri.
      In questo caso, il libro pur essendo molto semplice per tematica, si presta ad alcune riflessioni in più :P
      Non ho nemmeno accennato alle allegre avventure che coinvolgono gran parte dei sopravvissuti!
      Ciao e grazie Ivano! ^^

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    2. Io in questo momento sponsorizzerei l'Ungherese. Come sai la sto ripassando nella speranza di riuscire finalmente ad andare in Ungheria ed è troppo divertente come lingua :)
      Ciao e grazie a te!

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    3. Come ti invidio! *__* Potrai leggerti Marai in originale!!! E non solo, s'intende! :D

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  3. Il motivo per cui non l'ho ancora letto - oltre che il tempo è quello che è - è proprio la paura di non apprezzare la sua ironia...

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    1. Sinceramente il rischio c'è! Forse per un approccio sarebbe meglio scegliere L'anno della lepre oppure Piccoli suicidi tra amici (che non ho ancora letto, ma pare uno tra i titoli più apprezzati).
      Curiosando i giudizi espressi dai lettori tra aNobii, IBS e siti simili, vedo che c'è una nettissima spaccatura tra amanti e non dell'autore! :P
      Grazie di essere passata e buon week end! Ciao ^^

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  4. Mi sono davvero divertita nel leggere la recensione del libro, Glò. Per nulla fuori tempo e fuori luogo. Echi di Orwell. Della sua Fattoria degli Animali. ad esempio. Satira forte. Letto di un fiato una delle tante notti in cui il sonno tarda ad arrivare. Certo che preoccuparsi dell'alcol... ahahah... Penso che mi adatterei benissimo a vivere in un posto così!
    Bacioooo

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    1. Oh Mariella, che belle cose mi scrivi! *__*
      Mi fa davvero piacere che il libro ti abbia fatto buona impressione! Paasilinna per me ha effetto distensivo: lo leggo quando voglio divertirmi e prendere una pausa da letture più "impegnative"!
      In effetti, non mancava quasi nulla ai naufraghi! Magari giusto i libri e la musica! :D
      Grazie mille e buona domenica! Un abbraccio!^^

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    2. Adesso che mi ci fai pensare io senza libri e musica non posso stare. E allora l'isola non fa per me ;) bacio e auguri bella fanciulla!!!

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    3. Immaginavo infatti! :D
      Auguri a te Mariella, anche se rispondo in ritardo! ^^

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  5. Indubbiamente questo libro è accattivante mia cara, ho letto già qualcosa di questo autore , che naturalmente non ricordo (i neuroni mi abbandonano) e amo molto la sua schiettezza e semplicità..
    Quasi quasi mi prenoterei per l'isola( non quella dei non-famosi!!!), chissà ..forse non si dovrebbe vivere male e i rimpianti potrebbero essere allontanati!
    Un bacio speciale mia cara!

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    1. Per me, Nella, ti faresti delle belle risate con questo libro! :D
      Girovagare, anche se soltanto per qualche ora, sull'isola in compagnia di questi folli fa davvero bene all'umore! XD
      Ciao Nella un abbraccio e grazie! ^_^

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    2. Bene ..incomincio ad andare alla ricerca di persone più folli di me!!!
      Bacione adorabile amica mia!

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  6. tra parentesi segnalo che Paasilinna ha anche adattato a fumetti alcuni suoi romanzi, qualcosa è arrivato anche da noi grazie alla casa editrice BD comics

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    1. Ma dai! Non lo sapevo! *__* Grazie della dritta Nick! E farò ricerche per le edizioni italiane!
      Ciao!!! ^_^

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  7. Probabilmente il motivo per cui viene infine pubblicato in Italia solo ora è che negli ultimi anno gli scandinavi vanno di moda, grazie a Larsson che ha aperto la strada, più di quanto avesse fatto Hoeg vent'anni fa.
    Poi se pensi che tantissimi romanzi di uno come Richard Matheson non sono arrivati in Italia, compreso uno che mi sto mangiando il fegato per leggerlo.

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    1. Ovviamente! Qui arrivano in ritardo molti autori, anche quelli di successo (vedi Camilla Lackberg) anche se in tempi decisamente più ragionevoli. Poi ci sono autori che proprio nessuno considera, altri che vengono pubblicati da qualche CE più piccola, e che non vengono ristampati...
      Iperborea come CE ha il pregio di avere un catalogo specializzato in autori del Nord Europa.
      Larsson non l'ho ancora letto, ma quasi quasi...
      Grazie di essere passato! Ciao Marco! ^_^

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