giovedì 27 agosto 2015

Libro: "Questo suono è una leggenda" di Esi Edugyan


Titolo: Questo suono è una leggenda
Titolo originale: Half-Blood Blues
Autore: Esi Edugyan
Traduttore: Massimo Ortelio
Edizione letta: Neri Pozza collana I Narratori delle Tavole, 2013 pagine 313

Iniziamo dal titolo... -_- Il meraviglioso e significativo Half-blood blues, diventa un melenso e fuorviante Questo suono è una leggenda.
E infatti, ero convintissima di avere tra le mani un libro sulla musica, sul jazz. Ecco, no! XD La musica c'è, è una componente essenziale, ma è relegata a cornice e genera belle atmosfere coinvolgenti. 
Soprattutto, fornisce il pretesto per raccontare una storia di amicizia e di tradimento, collocata in un periodo storico e in una zona geografica precisi: tra Berlino e Parigi degli anni '40. Non a caso, l'altra tematica importante del libro, un po' troppo mascherata dal titolo a mio parere, riguarda il nazismo, nella fattispecie le conseguenze di esso sulla vita della comunità nera tedesca.
In Germania il jazz era considerato un virus letale e noi eravamo le pulci che lo trasmettevano, i negri, gli ebrei e gli altri teppisti che suonavano quella roba chiassosa e volgare, portando i bei ragazzi biondi sulla via del sesso e della corruzione. Non era una musica, né una moda, ma un’epidemia diffusa dalle orde dei neri su istigazione dei giudei. Infatti, noi negri eravamo considerati colpevoli solo in parte: in quanto selvaggi, eravamo attratti per istinto dai ritmi lascivi, per non parlare della nostra notoria mancanza di autocontrollo. Erano stati i giudei a diffondere in Germania la “musica della giungla”, per indebolire la gioventù ariana, traviare le fanciulle, contaminare il sangue tedesco.
Questa storia andava avanti da una decina d’anni grazie al vecchio Joe Goebbels e alla sua Reichsmusikkamer, e poi ci fu l’umiliazione più grande, l’avvilente concerto di Düsseldorf. Un po’ come la mostra dell’“arte degenerata” che il regime organizzò a Monaco nel ’37, solo che al posto dei quadri c’erano artisti di colore che soffiavano nei loro sassofoni. Fu a quel punto che diventammo ufficialmente “degenerati”.
E intanto le tenebre avanzavano. I neri vagavano coperti di stracci, se entravano in un caffè li buttavano fuori a calci e per sfamarsi erano costretti a frugare nei bidoni. Gli ebrei venivano trucidati per la strada, le vetrine dei loro negozi andavano in frantumi e se erano musicisti non potevano suonare in pubblico. Il giorno in cui quel pianista da quattro soldi di Volker Schramm denunciò il suo manager di essere un falso ariano, capimmo che Berlino non era più la stessa. Fu un decennio infernale.
Per questo Parigi ci pareva un’idea allettante.

Il pregio della scrittrice sta nell'aver riportato all'attenzione una tematica complessa e probabilmente poco nota, o meno nota, basandosi su fonti storiche citate in una bibliografia in appendice.
Ma il romanzo è lungi dall'essere "storico", perché alcune situazioni descritte sono poco credibili; una su tutte l'ottenere, e in quali modi poi, documenti falsi per poter lasciare prima Berlino e poi Parigi, per sfuggire alle persecuzioni in atto.
La vicenda è assai più complessa però, dal momento che i protagonisti sono una band, gli Hot Tempo Swingers, di jazzisti variamente composta: due afroamericani, un Mischling tedesco, due tedeschi bianchi e uno ebreo.

Insomma, quanta confusione! Troppi caratteri interessanti, poco sviluppati e approfonditi.  



Mi lasciai inghiottire da quel silenzio. Berlino, la nostra splendida Berolina! Che città meravigliosa era dopo la Grande Guerra! E noi, poveri ragazzi inquieti, affamati di vita. Io ci arrivai tardi, solo nel ’27, ma quant’era bella! Gli esuli accorrevano da ogni parte, portando con sé i loro strumenti: gli animali da palcoscenico arrivavano a frotte.

Ogni bettola pareva un teatro, allora. Il Barberina. Il Moka Efti, la Scala. I cervelli più brillanti del secolo affollavano il Romanisches Café, scambiandosi le idee fra una birra e l’altra. Potevi incontrarci Kästner e Tucholsky, grandi artisti come Otto Dix. Dix sempre a caccia di incubi per i suoi dipinti, lo sguardo fisso sul bicchiere mentre rimuginava su qualche nuova immagine. Come quella di Anita Berber, la ballerina, con i capelli e il vestito rossi, come carne viva.



La parte che indugia sull'oppressione nazionalsocialista è la cosa migliore, in questo l'autrice ha fatto centro.
Come dicevo all'inizio, vera protagonista del romanzo, vincitore di numerosi premi e seconda prova della scrittrice canadese, è una storia di amicizia, tradita: in nome di che cosa? Non lo dirò! XD
La voce narrante è quella di Sid, il contrabbassista della band, che ad un certo punto della sua vita, ormai anziano, si trova catapultato, suo malgrado o forse per sua fortuna, in una situazione che gli permetterà di fare i conti col proprio passato: siamo nel 1992 e, attraverso una serie di capitoli raccontati in flashback, pian piano ci immergiamo in quel passato così doloroso per contingenza storica di cui ho accennato sopra.
Avevo una strana sensazione guardando il giardino. Una tristezza indicibile. Le ragazze a passeggio nei loro vestitini estivi, i capelli dorati dal sole. Gli uomini anziani in maniche di camicia seduti sulle sedie di ferro battuto. Tutto sembrava rallentato e malinconico, nell’atmosfera languida del pomeriggio. L’amarezza mi avvolse come un’ombra o un ricordo sfocato. Maledizione, pensavo, tutto questo è destinato alla rovina!

Un'altra perplessità su questo libro mi deriva dallo stile della Edugyan, che trovo un po' piatto, poco coinvolgente. Avendone letto entusiasticamente su siti stranieri, azzardo pure che la traduzione non abbia potuto rendere appieno giustizia (intreccio di lingua alta, dialetti e slang, che nell'edizione italiana non mi pare emerga in alcun modo). O forse si tratta soltanto del mio gusto personale.

Il finale vale tutto il libro. Leggetelo! ^_^

Sinossi e biografia dell'autrice dal sito Neri Pozza:

Nel 1940 Hieronymus Falk, detto Hiero, è un bel ragazzo di colore e un genio della musica.
Dei componenti gli Hot-Time Swingers, una band di jazz già nota nei locali più famosi di Berlino e d’Europa, è il talento puro, il trombettista capace di prodigiose improvvisazioni mentre, come Robert Johnson, dà sfrontatamente le spalle al pubblico. Nella band vi sono buoni musicisti, come Chip Jones, ed onesti esecutori, come Sidney Griffiths, afroamericani approdati nel vecchio continente a cercare fortuna e a lasciarsi alle spalle il razzismo degli Stati Uniti del Sud. Ma soltanto Hiero è l’innovatore, il Louis Armstrong tedesco, il genio ammirato sui palcoscenici di mezza Europa.
Nel 1940 gli Hot-Time Swingers e Hiero sono a Parigi, città nella quale sono appena entrate trionfalmente le truppe di Hitler. Registrano un disco, producono un suono strabiliante mai sentito prima e aspettano con ansia che Hiero riceva un visto per l’America, poiché per i reparti della Gestapo, acquartierati sugli Champs-Élysées, quel ragazzo che suona divinamente la tromba è, più di Chip e di Sidney, un’onta intollerabile, una «vergogna nera». Hiero, infatti, appartiene a un gruppo raro e ristretto: i «bastardi della Renania», i figli nati da donne tedesche e dai neri provenienti dalle colonie africane francesi.
L’attesa si rivela, tuttavia, vana. In un amabile caffè parigino la Gestapo arresta il ragazzo, lo accusa di corrompere la razza ariana, di essere un apolide e un comunista, lo trattiene a Saint-Denis per due settimane e poi lo spedisce nel campo di Mauthausen.
Trascorrono gli anni e degli Hot-Time Swingers resta la leggenda delle strabilianti registrazioni parigine, leggenda che costituisce la fortuna dei componenti della band sopravvissuti, Chip e Sidney innanzitutto. Di Hiero, del ragazzo che suonava come un Louis Armstrong tedesco, restano solo voci disparate e tristi. C’è chi dice che sia morto nell’agosto del ’48 a causa di un’embolia polmonare, chi che se n’è andato a causa di una pleurite, chi, invece, con un’immaginazione più romantica, parla di un arresto cardiaco dovuto alla denutrizione sofferta nel campo.
Dalle rovine del passato emerge, tuttavia, a volte la verità. Verità che, nel caso di Hieronymus Falk, prende il crudele aspetto di uno sconvolgente, insospettabile tradimento.
Pluripremiato nei maggiori concorsi letterari internazionali, Questo suono è una leggenda è stato un bestseller internazionale che ha consacrato Esi Edugyan come una delle voci più originali e di talento della narrativa mondiale.




Esi Edugyan si è laureata in scrittura creativa alla University of Victoria e alla John Hopkins University. I suoi lavori sono apparsi in diverse antologie tra cui la Best New American Voices 2003. Questo suono è una leggenda è il suo secondo romanzo.







Giudizio finale: ottimo acquisto


Glò

40 commenti:

  1. Come mi piace leggere le tue recensioni, cara Glò!
    E hai ragione sulla traduzione fuorviante del titolo: mi sembra che il contenuto sia ben lontano da quello che la traduzione fa supporre! ;-)
    Non prometto che leggerò questo libro: diciamo che, dopo aver studiato e letto moltissimo per quanto riguarda il periodo fascista in Italia e nazista in Germania, vorrei dedicarmi ad altre storie. Incomincio a trovare eccessivamente ingombrante per me quel periodo storico e voglio pensare che sista qualcosa di meglio.
    Ovviamente ritengo che debba essere letto da chi poco conosce, ma scusami, io non ne posso più! Se vuoi possiamo aprire una discussione in altra sede su questo tema.
    Sempre con molto affetto e stima!

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  2. Gin, grazie infinitamente! Tu sei troppo gentile, davvero!
    Non insisto nel consigliarti la lettura, anche se merita a mio avviso. Nonostante la tematica principale sia durissima, c'è spazio per altro: dalla storia di un'amicizia difficile e messa alla prova, alle belle atmosfere relative alla giovinezza trascorsa a Baltimora da due dei membri della band, e tanto altro.
    Alla prossima, ciao!!! ^_^

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  3. Quando ho letto "Sid contrabbassista della band" mi è venuto in mente Sid Vicious e ho pensato: "wow, vuoi vedere che è un Vicious ante-litteram... invece no XD
    Ciao Mitica!

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    1. Ahahah! Questo Sid non è affatto un Vicious XD Pare il tipo mediocre che odia chi è oggettivamente dotato di talento ;) Un buon musicista, ma va non oltre! E gli rode, oh quanto!
      Grazie mille ^_^

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  4. Questo libro, grazie anche alla tua bella recensione, mi ha già conquistato. Fantastico.

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    1. Grazie Massimiliano!!! ^_^ Sono felicissima di smuovere la vostra curiosità, anche perché, per scelta personale, scrivo quasi unicamente di letture che mi sono piaciute (a vario livello, a volte per trama, a volte per stile, a volte per genialità dell'autore...)!
      Chi fosse in grado, potrebbe leggerlo in originale, però! Probabilmente risulterebbe più efficace la questione dell'alternanza dei registri della lingua.

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  5. Tesoro di una Glo', sai che non perderei maiu n libro che tratta anche superficialmente di musica e da un po' di anni devo dire che leggo in prevalenza questi con assiduità e le biografie.
    Non conoscevo questo romanzo e malgrado le pecche che tu magistralmente hai messo in evidenza , lo comprerò , intrigata da questa atmosfera..tanto la notte è con me!!!
    Bacio speciale!

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    1. Ciao Nella!!! ^_^ In effetti, ho messo in evidenza quelli che io ho avvertito come limiti del romanzo, principalmente perché la tematica portante è piuttosto seria. Ma, è vero che è gradevole per atmosfere e invenzioni legate all'ambiente musicale di cui l'autrice ci racconta. E sono sicura che ti piacerà! Compare anche Louis Armstrong ;)
      Un grande abbraccio e grazie! ^_^

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    2. Ma grazie a te come sempre adorabile amica mia, salutami e baciami il Menestrello!!!!!

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    3. Sarà fatto Nella! ^_^
      Buona domenica e un abbraccio (Fuel è bellissimo *__*)

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    4. Grazie Nella (^_^)
      Bacio arrivato e rispedito :D

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  6. Bella recensione come sempre! Mentre la mostra sull'arte degenerata è famosa non sapevo del concerto di Dusseldorf sulla musica degenerata. E' l'eterno conflitto tra società chiusa e società aperta. Neanche il Platone delle Leggi ammetterebbe nella sua città ideale una musica come il jazz.

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    1. Ciao Ivano e grazie mille!!!
      Nemmeno io ero a conoscenza di quel concerto -_- Il jazz è il genere musicale che preferisco, confermo le tue parole: è una musica che tocca troppo intimamente e che è la quintessenza della Libertà. Boh, sarò stata un po' retorica? Per me è davvero così.

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    2. Comunque nelle generazioni passate il jazz ha sempre incontrato molta ostilità. Io avevo un nonno appassionato di lirica che apprezzava il rock, ma se gli nominavi il jazz emetteva fumo dalle narici e dalle orecchie.

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    3. Non è che oggi il jazz abbia conquistato platee eh! :D Penso sia anche molto odiato! O molto amato ^_^

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  7. Una recensione ispiratissima che mi fa davvero voglia di correre a leggermi questo libro. Peccato per il titolo tradotto in maniera oscena... una di quelle scelte che davvero non si spiegano visto che l'originale, se l'avessero lasciato non tradotto anche nell'edizione italiana, avrebbe attirato più gente di sicuro

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    1. Hai ragione Obsidian. Boh, esigenze editoriali?... Vai a capire.

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    2. Ciao TOM!!! ^_^ Grazie grazie!
      Sul titolo non ho parole... il punto è che spesso - e non solo in relazione a titoli di libri - si sceglie di tradurre impropriamente anche ponendo accento laddove non c'è motivo, insomma fuorviando dall'originale.
      Son rimasta scioccata, una per tutte, quando un amico mi dettagliò su Nick mano fredda: il senso di tradurre l'originale Cool Hand Luke e soprattutto di cambiare il nome del protagonista con altro nome inglese??? o.O

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    3. @ Massimiliano: mi sento di escludere possibili esigenze editoriali: incontro casi simili molto spesso (e, come dicevo, non solo per quanto riguarda i libri). Penso sia una cattiva abitudine italiana.

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    4. Dici che scientemente prendono un titolo bellissimo e lo stravolgono? Poi magari sono gli stessi che rifiutano manoscritti a bravi autori, e ne conosco alcuni, perché è meglio roba tipo 50 sfumature di Gigio.

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    5. Ovviamente non i traduttori, ma appunto le CE decideranno il titolo che ritengono più efficace per distribuire il libro (e sarà così anche per quanto riguarda i film). Non credo che tengano conto di questioni di aderenza o pertinenza, quanto di vendite/distribuzione... ovvero incontrare il gusto del pubblico, più precisamente soddisfarne il gusto del momento. Che poi ci azzecchino, è altra questione ancora! XD

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  8. Ciao Glò, interessante quanto hai scritto. Fa venire voglia di leggere il libro.
    Certo che da come parli la traduzione del titolo è come sovente capita, alquanto inesatta.
    Uhm... in elenco!

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    1. Ciao Pat! ^^ Grazie!!!
      Per come ti conosco quale lettrice, potrebbe interessarti molto la tematica. Il titolo è - per me - troppo accattivante e lascia fuori una parte importante e centrale della storia che l'autrice ci racconta. Un pessimo titolo :P
      Buona serata ^^

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  9. Recensione interessante.
    Saluti a presto.

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    1. Grazie mille ^_^ Bentrovato anche qui!
      A rileggerci sicuramente ;) E buona serata ^^

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  10. Forse che concentrandosi più sull'aspetto musicale l'autrice avrebbe tirato fuori un libro migliore? Comunque una novità per me, l'autrice non l'avevo mai sentita nominare.

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    1. Ma chissà... in termini di approfondimento dei personaggi, forse sì. Il tema principale che accompagna la storia dell'amicizia dei membri della band (alcuni di loro, in particolar modo) è quello dell'inizio delle persecuzioni naziste, cui ho accennato più volte. Quindi, una certa perplessità - secondo me - tra titolo e contenuto effettivo, c'è.
      L'autrice è una nuova leva, diciamo :D Per di più canadese, forse la scarsa notorietà qui da noi dipende anche da quello... le CE si concentrano su altri autori e generi.
      Ciao e buona serata! ^_^

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  11. Cara Giò, inizia a considerare il fatto che, grazie a te, la mia lista dei desideri librosi è promessa all'infinito...XD
    Segnato! :-**

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    1. E sapessi quanti titoli vorrei segnalare, sia relativamente a letture vecchie che più recenti, e non ne ho il tempo! XD
      Sono davvero felice dell'interazione che nasce dalle mie proposte di lettura ;)
      Grazie mille Vale, un abbraccio ^_^

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  12. Ma dove li scovate certe chicche.
    Mi sa che dovrei allargare i miei orizzonti.

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    1. Ciao Pirkaf! ^^ Io setaccio e giro moltissimo tra siti e blog! Spesso mi imbatto in titoli o autori che mi incuriosiscono (per esempio poco noti qui, ma che hanno avuto riscontro altrove) e cerco di fare quello che hai scritto tu, ovvero allargare i miei orizzonti. È molto facile finire per leggere più o meno libri troppo simili tra loro, anche non facendolo razionalmente! Quantomeno, il mio passato di lettrice è così.
      Ora cerco di non avere limiti e preconcetti, insomma tendo ad essere onnivora ma non in senso negativo e acritico. E, soprattutto, sto cercando di spaziare "geograficamente" :P
      Grazie mille e a presto ;)

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  13. E pensa che recentemente è venuto fuori che Goebbels era un grande amante di musica Jazz, aveva anche sponsorizzato un gruppo tedesco che naturalmente nelle sue canzoni sfotteva gli ebrei e Churchill. Molti dei membri di quel complessino dopo la guerra finirono per suonare con formazioni americane.
    Corsi e ricorsi storici suppongo....

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    1. Ahimè... tra la linea ufficiale e quella della zona grigia c'è un'incoerenza consistente. Aggiungo una citazione dal romanzo
      Le città cambiano, anche se all’apparenza rimangono uguali. L’ho sempre saputo. Perfino Baltimora non mi era sembrata la stessa quando ero tornato da Parigi. Ma Berlino non è una città come le altre. Ripensavo alla prima volta che eravamo stati lì. Chip e io eravamo richiestissimi allora, le jazz band tedesche ci volevano perché davamo colore: sbatti due veri americani nell’organico e tutto diventa più autentico! Probabilmente era lo stesso motivo per cui ci avevano voluto a quel festival.
      Negli anni Trenta c’erano perfino musicisti tedeschi che si fingevano americani: Herr Mike Sottneck definiva la sua band «amerikanische Jazz-Tanzkapelle». E non era l’unico. Il guaio è che i Crucchi erano negati per la nuova musica. Noi venivamo direttamente dalla culla del jazz, ce l’avevamo nel sangue. Non voglio dire che fosse una questione di razza, ma eravamo cresciuti a pane e jazz, Cristo santo! Invece parecchi dei Crucchi venivano dalla musica classica e non riuscivano a liberarsi dello stile melenso delle sale da ballo europee. Una musica senza palle!
      Non che fossero tutti così, ma c’era da diventare matti sentendo un Gluskin o un Bela, con quei goffi cambi di tonalità e le percussioni senza peso. E poi non avevano un briciolo di swing, gli mancava il senso dell’improvvisazione. Ernst aveva sorpreso Wilhelm Bosch a trascrivere un assolo di Red Nichols da un disco. Ma vi rendete conto? Red Nichols era un grande, ma come si fa a ripetere un assolo leggendolo, nota per nota, da uno spartito? Ernst era quasi morto dal ridere.
      Chip e io non ci mescolavamo con gente simile. Eravamo snob. Suonavamo solo con i migliori: Franz Grothe e Georg Haentzschel, Walter Dobschinski, Ernst Hoellerhagen e Stefan Weintraub. Suonammo anche con Eric Borchard fino alla sera in cui, strafatto di eroina, strangolò la ragazza. Comunque eravamo sempre sulla breccia...

      Grazie Nick!!! ^_^

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  14. Decisamente hai acceso la mia curiosità. Un argomento assolutamente sconosciuto, anche per il refuso storico che la Germania sia solo quel teatro che è stata a meta Novecento. Interessantissimo!

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    1. Ciao Luz! ^_^
      Infatti è assolutamente interessante perché più frequentemente ci si concentra sui fatti successivi. Ricercare le atmosfere e i prodromi a livello culturale e sociale di quelle che sono state le grandi guerre è illuminante.
      Per quanto riguarda la Prima GM, se fossi interessata, ti segnalo un libro del quale qui nel blog ho accennato tempo fa (magari prima o poi farò un post più esaustivo, ché merita tantissimo) e che racconta il "pre": 1913.L'anno prima della tempesta di Florian Illies.
      Un abbraccio e grazie!

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  15. Interessante. Mi ha fatto tornare alla mente la storia del Punto Nero in IT.

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    1. Grazie Marco!
      It devo ancora leggerlo :P

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  16. Ciao ragazzi! Ecco che si riparte con una delle spettacolari recensioni della nostra Glo'. Curiosa davvero visto che il mondo jazz mi piaciucchia un sacco. Come mi attira il periodo storico.Terrò presente anche le critiche. Ti farò sapere. Tanto per intenderci la mia wish list non dimagrisce mai ;). Un abbraccio!

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    1. Ciao Mariella! ^_^ Grazie mille!
      Sono quasi sicura che il libro ti possa piacere e non poco, nonostante le debolezze che secondo me ha - che comunque non intaccano la bella storia e le atmosfere jazz *__*
      La WL è eterna, in continua espansione XD
      Ricambio l'abbraccio!!!

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