martedì 27 gennaio 2015

Libro: "La famiglia Karnowski" di Israel J. Singer


TitoloLa famiglia Karnowski
AutoreI.J. Singer
TraduttoreAnna Linda Callow
Edizione lettaAdelphi collana Biblioteca Adelphi2013 pagine 498

domenica 25 gennaio 2015

Fumetto: Dylan Dog n. 340 - Benvenuti a Wickedford



Qualche giorno fa ho preso tre pezzi di pizza al taglio:

  • margherita con wurstel e patate
  • stracchino, rucola, pomodorini, prosciutto crudo e scaglie di grana
  • pomodoro fresco a fette, scamorza, mozzarella, speck e pepe

Una delizia, ritornerò sicuramente in quella pizzeria *_*

Eggià! E' più interessante dirvi della pizza che parlare di questo albo. L'unico aspetto positivo è l'aggiunta di altri piccoli tasselli sulla nuova vita di Bloch.
Spero vivamente che questi primi "nuovi" albi siano solo una introduzione e che poi il nuovo corso prenda il via in maniera decente.
Il rischio che abbandoni la serie regolare, leggendo solo gli albi speciali, è molto concreta, anche perché la descrizione di come saranno i nuovi albi non regolari è molto invitante, a quanto è scritto nel sito della Bonelli (Tutto sul nuovo Dylan Dog)



Michele

giovedì 22 gennaio 2015

Del perché cambio nickname come se cambiassi i calzini

Post che non serve a nessuno se non a me per non passare per matto :D
In realtà mi sembrava doveroso dare spiegazioni a coloro che seguono questo blog sul mio cambio di nickname: 3 volte in un mese XD.
Mi sono iscritto a Blogger col nick Michele, semplice semplice, no ? Su g+, che non usavo, avevo MiklaFobia, scelto così perché tanto non ci facevo nulla :D.
Poi ho unificato gli account di Blogger e g+ ma MiklaFobia era totalmente fuori luogo e soprattutto non mi rappresentava, non era nick che mi apparteneva e così decisi di cambiare in Michele il menestrello.
Voi non sapete cosa sono capace di scrivere in chat in certi periodi >_<, se scrivessi coi gomiti ad occhi chiusi sicuramente sbaglierei di meno >_> ed ecco che in tali periodi "compongo" strofe da menestrello. Però il nickname mi sembrava tronco e avevo pensato di metterci il cognome, come mi ero abituato a vedere quando leggevo (sino a qualche anno fa) una rivista di videogiochi, in cui gli autori si firmavano con Nome soprannome Cognome, ma l'ho ritenuto fuori luogo e ho avuto il timore che sarebbe stato interpretato come se avessi voluto darmi un tono, e così, pensando e ripensando a qualcosa di me... Michele il menestrello pignolo.

Eggià! Son precisino U_U e Glò lo sa bene MUAHAHAH. Son vari anni che per fortuna mia - e non solo - mi sono "tranquillizzato", sempre mooooolto preciso ma non da scassa balle, a parte per qualche circostanza ù_ù ma sono occasioni rare.
Ecco spiegato il motivo della evoluzione del mio nickname ^_^... e ulteriori cambiamenti non ce ne saranno.

Giurin giuretto 



Michele



mercoledì 21 gennaio 2015

Fumetto: Dylan Dog n. 339 - Anarchia nel Regno Unito



In questo albo la storia raccontata... può essere definita storia un racconto in cui ci sono molte forzature, molte situazioni svoltesi senza un perché o se viene data spiegazione sarebbe stato meglio non averla avuta, finale imbarazzante compreso, con tanto di Bloch moralista retorico?

Di positivo ci sarebbe la presentazione di due nuovi personaggi: Tyron Carpenter l'Ispettore Capo di Scotland Yard e il sergente Rania Rakim.
Ci sarebbe!
Perché il nuovo ispettore è un uomo di mezza età di colore e il sergente una giovane e bella donna dai tratti mediorientali, nulla in contrario ma sono stati introdotti male, malissimo, non c'è stata nessuna caratterizzazione dei personaggi, tutto troppo politically correct (come aveva già detto MikiMoz in un precedente commento sempre su Dylan Dog). Stesso discorso per le tematiche trattate in tale albo, tutte accennate senza un approfondimento, rendendo di fatto il tutto retorico, superficiale, stucchevole, quasi comico.
Peccato! Peccato davvero.
L'unico aspetto che si salva è il ritmo della narrazione, rapido, veloce, senza dar modo al lettore di ragionare, ma non basta...


Michele

giovedì 15 gennaio 2015

Libro: "Il fondamentalista riluttante" di Mohsin Hamid


Titolo: Il fondamentalista riluttante
Autore: Mohsin Hamid
Traduttore: Norman Gobetti
Edizione letta: Einaudi collana Super ET, 2008 pagine 138

lunedì 12 gennaio 2015

Fumetto: Maxi Dylan Dog n. 22



L'intenzione era di pubblicare questa recensione sabato 3 Gennaio, ma...

  • venerdì 2:  si è rotta la tastiera
  • sabato 3: senza connessione internet per tutto il giorno
  • domenica 4: il router sentendosi inutile si è spento
  • lunedì 5: ho ordinato il router
  • mercoledì 7: è arrivato il router che ho sistemato dopo cena
  • giovedì 8: problemi al pc per un paio di giorni
  • sabato 10 son io che non sono stato molto bene
  • domenica 11: dovevo riprendermi dalle Piaghe

ora sapete il motivo della mia latitanza :D

Ma ora passiamo a parlare di questo albo dicendo subito "Ma quanto è figa la copertina!". Il Maxi d'ora in avanti sarà quadrimestrale (invece che semestrale) e racconterà storie del "vecchio" Dylan Dog - come precisato nel titolo da quel Old Boy -, storie ambientate nell’universo classico del personaggio, quello precedente ai cambiamenti della fase 2. Trovo molto interessante questa scelta editoriale, mi piace proprio l'idea di poter leggere due "vite" dell'Indagatore dell'Incubo ^^.
E ora via con il mio resoconto

Il futuro alle spalle
Storia bruttina, banale e a tratti confusionaria, ma leggendola con attenzione si scopre che la storia in quanto tale non esiste: è un riassunto dei momenti più significanti della vita di Dylan. Non solo, molte tavole e dialoghi sono allusioni al nuovo corso editoriale, ai cambiamenti che saranno presenti nei prossimi numeri e inoltre, quel poco di trama è una rivisitazione del primo numero, L'alba dei morti viventi, con tanto di situazioni quasi identiche, ovvero di scene e inquadrature che cambiando solamente in alcuni particolari legati al mondo di oggi... d'altronde, quel primo albo era uscito nell'Ottobre del 1986.

L'armonia del silenzio
Classica storia di zombie in salsa musicale senza infamia e senza lode; peccato per un determinato comportamento di Dylan che risulta essere senza alcuna logica razionale (no, perché esiste anche la logica irrazionale :D), facendo gridare "MA PERCHE'!!!

La festa dei mostri
Molto carina, tipica storia che piace a me: non si capisce nulla e quello che appare è l'opposto di quello che viene poi rivelato nel finale (scrivendo così ho in pratica spoilerato, ma tanto ero rimasto solo io a leggere questo albo XD) 


In conclusione, molto soddisfatto di questo "nuovo" albo ^_^


Michele

giovedì 1 gennaio 2015

Glò thinking - Questa è l’acqua (di David Foster Wallace): libertà, compassione, consapevolezza



Questa è l'acqua è la trascrizione del discorso per il conferimento delle lauree tenuto al Kenyon College il 21 maggio 2005, inserita nel volume di racconti omonimo di D. Foster Wallace.
Di quando in quando la rileggo, per non dimenticarmi che "questa è l'acqua".

Sono parole dure quelle pronunciate da Wallace, eppure anche oneste e, se accolte nel modo giusto, piene di possibilità. Ci dicono che dobbiamo stare svegli, all'erta, che questo è il nostro tempo, con le sue contraddizioni, fobie e paure, ma - cavolo - è quello che abbiamo. Certamente lo scrittore lo dice a modo suo, con quello stile che lo ha reso unico e indimenticabile:
 "Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: – Salve, ragazzi. Com’è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: – Che cavolo è l’acqua?
 Negli Stati Uniti un discorso per il conferimento delle lauree non può prescindere dall’impiego di storielle d’impianto parabolico a scopo didascalico. Tra le convenzioni imposte dal genere, questa storiella è una delle migliori e con meno fronzoli... ma non temete: non sono qui nella veste del pesce piú anziano e saggio che spiega cos’è l’acqua ai pesci piú giovani. Non io sono l’anziano pesce saggio.  Il succo della storiella dei pesci è semplicemente che le realtà piú ovvie, onnipresenti e importanti sono spesso le piú difficili da capire e da discutere."

Esattamente, Wallace non ha mai vestito i panni di chi sputa sentenze: è troppo umano, troppo calato nell' "ovvia realtà", la quotidianità di tutti noi. Una parte del discorso affronta la questione della formazione umanistica come educazione al pensiero, che per Wallace si dovrebbe esplicare nella "facoltà di scegliere a cosa pensare".
"Il punto secondo me è che il mantra delle scienze umanistiche – «insegnami a pensare» – in parte dovrebbe significare proprio questo: essere appena un po’ meno arrogante, avere un minimo di «consapevolezza critica» riguardo a me stesso e alle mie certezze... perché un’enorme percentuale delle cose di cui tendo a essere automaticamente certo risultano, a ben vedere, del tutto erronee e illusorie."

Non farsi intrappolare nelle dinamiche egocentriche, non dare tutto per scontato, tenere la mente aperta, non schifarsi degli altri che sono causa di tutti i nostri mali (modalità automatica, dice Wallace, che ci permette di destreggiarci nella routine): cambiare angolo della visuale e cercare di immedesimarsi nelle vite di questi altri che tanto odiamo.
"Ma se avrete davvero imparato a prestare attenzione, allora saprete che le alternative non mancano. Avrete davvero la facoltà di affrontare una situazione caotica, chiassosa, lenta, iperconsumistica, trovandola non solo significativa ma sacra, incendiata dalla stessa forza che ha acceso le stelle: compassione, amore, l’unità sottesa a tutte le cose. Misticherie non necessariamente vere. L’unica cosa Vera con la V maiuscola è che riuscirete a decidere come cercare di vederla. Questa, a mio avviso, è la libertà che viene dalla vera cultura, dall’aver imparato a non essere disadattati; riuscire a decidere consapevolmente che cosa importa e che cosa no. Riuscire a decidere che cosa venerare..."

E la definizione di Libertà, che lo scrittore dà qui, è per me strepitosa: 
"Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri e di sacrificarsi costantemente per loro, in una miriade di piccoli modi che non hanno niente a che vedere col sesso, ogni santo giorno. Questa è la vera libertà. Questo è imparare a pensare. L’alternativa è l’inconsapevolezza, la modalità predefinita, la corsa sfrenata al successo: essere continuamente divorati dalla sensazione di aver avuto e perso qualcosa di infinito."


La chiusa del discorso è quanto di più potente abbia mai letto: 
"La Verità con la V maiuscola riguarda la vita prima della morte. Riguarda il fatto di toccare i trenta, magari i cinquanta, senza il desiderio di spararsi un colpo in testa. Riguarda il valore vero della vera cultura, dove voti e titoli di studio non c’entrano, c’entra solo la consapevolezza pura e semplice: la consapevolezza di ciò che è cosí reale e essenziale, cosí nascosto in bella vista sotto gli occhi di tutti da costringerci a ricordare di continuo a noi stessi: «Questa è l’acqua, questa è l’acqua; dietro questi eschimesi c’è molto piú di quello che sembra». Farlo, vivere in modo consapevole, adulto, giorno dopo giorno, è di una difficoltà inimmaginabile. E questo dimostra la verità di un altro cliché: la vostra cultura è realmente il lavoro di una vita, e comincia... adesso. Augurarvi buona fortuna sarebbe troppo poco."


Buon 2015 a tutti! ^_^


Glò