lunedì 28 dicembre 2015

Il Natale nei libri: quando la fantasia non è detto che superi la realtà 2/2


Ben ritrovati per la seconda parte della mia selezione (trovate QUI la prima) relativa a passi a carattere natalizio ^_^ inseriti in romanzi assai eterogenei tra loro. Perché tutti possano scegliere il brano che più si confà ai propri desideri!

Il Natale scomodo, freddo e avventuroso: Moby DickCap.XXII, Buon Natale e Cap.XXVIII, Achab - Herman Melville

L’àncora fu finalmente a posto, le vele spiegate e scivolammo via. Fu un Natale corto e freddo e, quando la breve giornata nordica si confuse nella notte, ci trovavamo quasi al largo su un oceano invernale i cui gelidi spruzzi ci rinserravano nel ghiaccio come in una armatura smagliante. Le lunghe file di denti sulle murate rilucevano alla luna e, simili alle zanne bianche d’avorio di un qualche grosso elefante, grandi ghiacciuoli ricurvi pendevano a prora.
Bildad sparuto comandava, in qualità di pilota, il primo quarto di guardia, e ogni tanto, mentre il vecchio bastimento si tuffava profondo nelle acque verdastre e un brivido di gelo lo percorreva tutto e i venti ululavano e il cordame vibrava, s’udivano le sue note ferme:
Bei campi si stendevano di là della fiumana,
ricoperti di un verde che abbagliava.
Così gli Ebrei scoprirono quella Terra di Cana
mentre il Giordano in mezzo tumultuava.
Mai quelle dolci parole risuonarono al mio orecchio più dolcemente di allora. Esse erano piene di speranza e di consolazione. Malgrado la rigida notte invernale sull’Atlantico fragoroso, malgrado i miei piedi bagnati e la giubba più bagnata, c’erano ancora, mi parve, tanti ridenti ripari di riserva, tanti prati e radure, così eternamente giovani che l’erba spuntata in primavera vi dura, non calpestata e rigogliosa, fino a metà dell’estate.
Alla fine giungemmo tanto al largo che dei due piloti non ci fu più bisogno. La massiccia barca a vela che ci aveva accompagnati cominciò ad accostarsi alla banda.
Moby-Dick, Penguin Classics Deluxe Edition
Ora, essendo Natale quando la nave sbucò fuori dal porto, per un po’ subimmo una pungente temperatura polare, sebbene continuassimo a fuggire verso il sud e ci lasciassimo a poco a poco alle spalle, per ogni grado e minuto di latitudine che avanzavamo, quell’inverno spietato e tutta la sua intollerabile temperie. Era una di quelle mattinate di transizione, meno minacciose ma sempre abbastanza grigie e tetre, e sotto un vento favorevole la nave correva nel mare con un piglio vendicativo di scattante e malinconica rapidità, quand’io salendo in coperta alla chiamata della guardia del mattino, diressi appena gli occhi al coronamento che brividi di presagio mi percorsero. La realtà superò le apprensioni: il capitano Achab era sul cassero.

Balli,feste e acconciature... ok, ma domani è un altro giorno (ma siamo sicuri?)Via col vento, Cap.15 - Margaret Mitchell

L'esercito, ricacciato nella Virginia, si ritrasse per i quartieri d'inverno sul Rapidan: un esercito stanco e demoralizzato dopo la sconfitta di Gettysburg; e poiché il Natale si avvicinava, Ashley venne a casa in licenza. Rossella, rivedendolo per la prima volta dopo due anni, ebbe paura della violenza dei propri sentimenti. Allora, quando lo aveva visto nel salotto delle Dodici Querce, sposo di Melania, aveva creduto che non potrebbe mai amarlo con più intensità; ma ora si rendeva conto che i sentimenti di quella sera lontana assomigliavano a quelli di una bimba a cui vien tolto un giocattolo, mentre ora la sua emozione era acutizzata dal lungo pensare, dal lungo sognare e dal ritegno che era stata costretta ad imporsi.
Questo Ashley Wilkes, nella sua uniforme scolorita, coi capelli biondi arsi dal sole di due estati, era assai diverso dal giovinotto distratto e trasognato che ella aveva amato disperatamente prima della guerra. Era magro e abbronzato, mentre prima era chiaro di carnagione è ben proporzionato di membra; i lunghi baffi biondi che gli ricadevano sulla bocca erano l'ultima pennellata occorrente a farne il quadro di un perfetto soldato.
Si teneva dritto militarmente nella sua logora uniforme, con la pistola nella fondina consumata e il fodero della sciabola deformato che batteva elegantemente sugli stivaloni dagli sproni opachi: il maggiore Ashley Wilkes, C. S. A. (Confederate States of America). In lui si scorgeva ora l'abitudine del comando, un'aria di autorità e di sicurezza di sé; ai lati della sua bocca cominciava a disegnarsi qualche ruga. Vi era un non so che di nuovo e di strano nella forma quadrata delle sue spalle, nella lucentezza fredda dei suoi occhi. Mentre una volta appariva pigro e indolente, ora era svelto come un gatto, con la continua tensione di chi ha i nervi sempre tesi come corde di violino. I suoi occhi avevano un'espressione di stanchezza e di tormento; e la sua pelle arsa dal sole era tesa sulle ossa sottili del volto... Era sempre il suo bell'Ashley, ma tanto diverso.
Rossella aveva progettato di passare il Natale a Tara; ma dopo il telegramma di Ashley nessuna forza al mondo, neanche un ordine di Elena, avrebbe potuto strapparla da Atlanta. Se Ashley avesse pensato di andare alle Dodici Querce, si sarebbe affrettata ad accorrere a Tara per essergli accanto; ma egli aveva scritto ai suoi che lo raggiungessero ad Atlanta; e il signor Wilkes, insieme a Lydia e Gioia, erano già arrivati. Andare a Tara e privarsi di vederlo, dopo due anni? Privarsi del suono della sua voce, privarsi di leggere nei suoi occhi che egli non l'aveva dimenticata? Mai! Per nulla al mondo!
Ashley giunse quattro giorni prima di Natale, con un gruppo di giovani della Contea essi pure in licenza; un gruppo dolorosamente diminuito dopo Gettysburg.
Via col vento (Gone with the Wind), Victor Fleming - 1939
Veloce come un sogno, un sogno fragrante del profumo d'abete degli alberi di Natale, brillante di candele e di ornamenti luccicanti, un sogno i cui minuti fuggivano rapidi come i battiti del cuore. Una settimana affannosa, nella quale Rossella aveva cercato con un misto di dolore e di gioia di far provvista di piccoli incidenti da ricordare dopo la sua partenza, avvenimenti a cui ella riandrebbe comodamente in seguito, traendone briciole di consolazione: danzare, cantare, ridere, correre a prendere quello che Ashley desiderava, sorridere quando egli sorrideva, tacere quando egli parlava, seguirlo con gli occhi in ogni suo gesto, accorgersi di ogni movimento delle sue sopracciglia, di ogni fremito della sua bocca... Tutto questo restava impresso indelebilmente nella sua mente; perché una settimana passa presto e la guerra continua per sempre...
Era seduta sul divano del salotto, tenendo in grembo il suo dono di commiato, aspettando che egli avesse salutato Melania e pregando Dio che scendesse solo, che il cielo le accordasse qualche minuto con lui. Aveva le orecchie tese ad ascoltare i rumori del piano superiore, ma la casa era stranamente silenziosa, sicché perfino il suo respiro le sembrava troppo percettibile. Zia Pitty piangeva fra i guanciali in camera sua, perché Ashley l'aveva salutata mezz'ora prima. Dalla stanza di Melania non giungeva mormorio di voci né suono di pianto. Parve a Rossella che egli fosse là dentro da un secolo; ed ella calcolò amaramente che il giovine maggiore prolungava gli addii a sua moglie: i momenti passavano veloci e il suo tempo era misurato.
Ricordò tutto ciò che aveva avuto desiderio di dirgli in quella settimana. Ma non ne aveva avuto la possibilità; ed ora pensava che forse non l'avrebbe mai.
Tante cose, e non vi era più il tempo! Anche i pochi minuti che rimanevano le sarebbero carpiti da Melania, se questa lo accompagnava giù e poi al cancello. Perché non era riuscita a parlargli in tutta la settimana? C'era sempre Melania accanto a lui, coi suoi occhi adoranti; e poi vicini, amici, parenti, dalla mattina alla sera. E dopo, la porta della camera da letto si chiudeva ed egli era solo con Melania. Non una volta il suo sguardo aveva detto a Rossella qualche cosa di più di un affetto fraterno. Eppure ella non poteva lasciarlo partire senza sapere se l'amava ancora. In questo caso, se egli morisse, le rimarrebbe il conforto del suo segreto amore sino alla fine dei suoi giorni.
Dopo un'eternità, sentì lo scricchiolio delle sue scarpe e poi l'uscio che si apriva e si richiudeva. Lo udì scendere. Solo! Dio sia lodato!

N.B.: da leggersi con sottofondo musicale - clicca qui - inconfondibile (e inquietante, capisci a me :P)

Un Natale che porta speranza e... un tè all'ingleseIl leone, la strega e l'armadio (Le cronache di Narnia), Cap.10, L'incantesimo comincia a svanire - C.S. Lewis

Father Christmas - The Chronicles of Narnia
Father Christmas - WikiNarnia
— Venite, venite — continuava il signor Castoro, ballando dalla contentezza. — Guardate chi c'è.
Questo sì che è un brutto colpo per la Strega Bianca. Il suo potere comincia a svanire, altroché.
— Che significa? — chiese Peter, che era stato il primo ad avvicinarsi.
— Non ti ho detto che lei ci ha portato l'inverno, sempre inverno e mai Natale? Ora vieni a vedere.
Quando raggiunsero la cima della collina si accorsero che si avvicinava una bella slitta tirata da due grandi renne con i finimenti tintinnanti di campanellini. Non erano renne bianche come quelle della strega, ma brune e possenti. Sulla slitta, molto più ampia di quella della Strega Bianca, sedeva un personaggio che bastava dargli un'occhiata per capire di chi si trattasse. Era un uomo grande e molto grasso, con un vestito rosso come le bacche dell'agrifoglio, il cappuccio foderato di pelliccia bianca e una gran barba che gli cadeva sul petto come una cascata di candida schiuma. I ragazzi lo riconobbero subito perché nel nostro mondo (il mondo al di qua dell'armadio) tutti ne parlano e spesso ne fanno ritratti o imitazioni. Ma vederlo in carne e ossa - cosa che può capitare solo a Narnia - be'… era tutta un'altra cosa.
Babbo Natale aveva un'espressione dolce, buona e affettuosa ma al tempo stesso solenne e che incuteva rispetto. Non aveva assolutamente niente di buffo (come capita a volte qui da noi) e solo a guardarlo ci si sentiva invadere da una strana sensazione di gioia, da una pace intima e solenne e, come ho già detto, da un senso di profondo rispetto.
— Sono arrivato, finalmente — esclamò. — Quella è riuscita a tenermi lontano molto tempo, ma Aslan si avvicina e gli incantesimi della Strega Bianca non hanno più effetto su di me.
Lucy sentì un brivido di gioia invaderla tutta, lo stesso brivido di pace e felicità che ti prende quando sei in silenzio, immerso nella preghiera.
— E ora — continuò Babbo Natale — veniamo ai regali. Qui c'è una macchina per cucire nuova e migliore: è per lei, signora Castoro. Farò in modo di lasciargliela a casa quando passerò di là.
— Se le fa comodo, signore; ma l'avverto che casa nostra è chiusa a chiave.
— Serrature e paletti non contano, per me — disse Babbo Natale. — Quanto a lei, signor Castoro, troverà la diga finita e i guasti prodotti dal ghiaccio riparati, le fessure tappate e nuovi cancelli per le chiuse.
Il signor Castoro fu così contento che aprì la bocca… e non seppe cosa dire.
— Peter, figlio di Adamo — chiamò Babbo Natale.
— Eccomi, signore. — Peter fece un passo avanti.
— Non ti darò giocattoli, Peter, ma qualcosa che forse ti servirà presto. Usali bene, questi — e così dicendo Babbo Natale porse al ragazzo uno scudo e una spada.
Lo scudo era color argento e al centro c'era l'immagine di un leone rampante rosso vivo, il colore delle fragole mature quando è tempo di coglierle. La spada aveva l'impugnatura dorata, il fodero e la cintura: tutto del peso e della misura adatti a Peter. E lui ricevette quei doni in silenzio, ma con aria grave, ben comprendendo che si trattava di un regalo speciale.
Father Christmas and Lucy - The Lion, the Witch and the Wardrobe
The Chronicles of Narnia - tumblr.
— Susan, figlia di Eva — chiamò ancora Babbo Natale. — Questi sono per te. — E le consegnò un arco, una faretra piena di frecce e un piccolo corno d'avorio. — Dovrai usare quell'arco solo in caso di estrema necessità, perché non voglio che tu scenda in battaglia. Quando avvicinerai quel corno alle labbra, in qualsiasi posto tu sia… soffiaci dentro, se avrai bisogno di aiuto, l'aiuto verrà.
E infine Babbo Natale si rivolse a Lucy, chiamandola figlia di Eva, e Lucy fece un passo avanti per ricevere il suo dono: una bottiglietta di cristallo (ma più tardi qualcuno disse che era puro diamante) e anche un piccolo pugnale.
— In questa bottiglietta c'è un liquore estratto dai fiori di fuoco che crescono sulle Montagne del Sole. È un cordiale: se tu o qualcuno dei tuoi amici sarete feriti, basteranno poche gocce per farvi guarire immediatamente. Il pugnale è per difenderti in caso di grave pericolo, perché neanche tu dovrai scendere in battaglia.
— E perché no, signore? — chiese la piccola Lucy. — Credo che… mi sembra… che sarei abbastanza coraggiosa anch'io.
— Non è questo il punto — la interruppe Babbo Natale. — Le battaglie diventano troppo ignobili, quando combattono anche le donne. — Poi, perdendo un po' della sua aria grave, aggiunse: — Ma pensiamo al presente, ora. Questo è per tutti voi. — E tirò fuori (non si capì bene da dove, probabilmente dal grosso sacco che era sulla slitta alle sue spalle) un gran vassoio con cinque tazze, cinque piattini, la zuccheriera, un bricco di panna e una gran teiera fumante.
Poi gridò: — Buon Natale! Evviva il vero re! — e schioccò la frusta.
Un attimo dopo la slitta era già fuori di vista senza che nessuno si fosse neppure accorto che aveva cominciato a muoversi.

Glò (Fine!)

mercoledì 23 dicembre 2015

Il Natale nei libri: quando la fantasia non è detto che superi la realtà 1/2


Ho selezionato una serie di brani, tratti da libri che ho letto ed amato, dai quali emergono varie tipologie di situazioni festivo-natalizie ^_^ Natale è una ricorrenza festeggiata da moltissime persone, con una sua parte di magia, che io riserverei ai più piccini, una parte spirituale per chi ne cerca il significato più puro, una parte scanzonata per chi se la gode tra mangiate epocali e tombolate, una parte luccicante e consumistica. E c'è anche chi non se la passa a meraviglia e chi detesta Babbo e renne.

Un Natale stereotipato e plastico, in definitiva kitschInvisible monsters, Cap.12 - Chuck Palahniuk

Torna molto indietro all'ultimo Natale prima dell'incidente, quando vado a casa ad aprire i regali coi miei genitori. I miei fanno ogni anno lo stesso albero finto, verde spelacchiato, che quando le luci sono accese troppo a lungo fa puzzare quella poli-plastica bollente facendoti venire un mal di testa nauseante. L'albero è tutto magico e scintillante, affollato con le nostre decorazioni di vetro rosso e dorato e con quei fili di plastica argentata carichi di statica che la gente chiama ghiaccioli. In cima all'albero c'è lo stesso logoro angelo con la faccia da bambola di gomma. A coprire la mensola del caminetto ci sono gli stessi capelli d'angelo in fibra di vetro filata che solo a toccarli ti fanno venire un'infezione cutanea. Sullo stereo c'è lo stesso disco natalizio di Perry Como. Tutto questo è quando ancora avevo una faccia, perciò cantare le canzoni di Natale non era un problema.
Perry Como
Mio fratello Shane è sempre morto, perciò cerco di non aspettarmi troppa attenzione, solo un Natale tranquillo. A quel tempo il mio ragazzo, Manus, si stava stranendo perché aveva paura di perdere il lavoro da poliziotto, e quello di cui io avevo bisogno erano un paio di giorni lontano dai riflettori. Abbiamo parlato, mia madre, mio padre e io, e siamo rimasti d'accordo di non farci dei grandi regali quest'anno. Solo dei regalini, magari, dicono i miei, solo cosette riempicalza.
Perry Como sta cantando: « It's Beginning to Look a Lot Like Chiristmas».

Un Natale che segna un tempo infinito: La montagna incantata, Cap.V, Indagini - Thomas Mann

Il Natale! Castorp non ci aveva pensato ancora. Gli era stato facile dire e scrivere che in base al referto medico doveva passare lì l’inverno insieme con Joachim. Ma ciò - ora lo notava - comprendeva anche il Natale, ed era senza dubbio un pensiero pauroso, già per il fatto, ma non soltanto per il fatto che egli non aveva mai passato le feste natalizie se non in patria, nella cerchia della famiglia. Pazienza, bisognava rassegnarsi anche a questo. Non era più un ragazzino. Joachim, a quanto pareva, non se ne sentiva affatto urtato, anzi se la pigliava senza piagnucolare, e poi dove e in quali circostanze non si è festeggiato il Natale nel mondo intero?
Ciò nonostante gli sembrava intempestivo discorrere di Natale prima che cominciasse l’avvento; mancavano ancora sei settimane abbondanti. Le quali però nella sala da pranzo venivano scavalcate e inghiottite, procedimento interiore che Castorp aveva imparato a capire a sue spese, anche se non era ancora avvezzo ad applicarlo con l’ardita disinvoltura dei compagni residenti lassù da maggior tempo. Le tappe annuali, come la festa natalizia, erano benvenuti punti d’appoggio e attrezzi ginnici sui quali si poteva volteggiare agilmente oltre intervalli vuoti. Tutti avevano la febbre, il loro ricambio era intensificato, la vita fisica rafforzata e accelerata, perciò forse facevano scorrere il tempo così velocemente e a grandi blocchi. Egli non si sarebbe stupito se avessero considerato già passato il Natale e si fossero messi a parlare di capodanno e carnevale: ma al Berghof non si era così leggeri e avventati, a Natale ci si fermava, anche perché era un periodo di apprensioni e rompicapi. Si discuteva del regalo comune che, secondo l’usanza vigente, si doveva offrire al direttore, al consigliere Behrens, la sera della vigilia; e per esso si era avviata una colletta.

Il Natale dei buoni sentimenti (non necessariamente da leggersi come buonista, eh): Piccole donne, Cap.II, Un Natale felice - Louisa May Alcott

Jo fu la prima a svegliarsi nella fredda e grigia mattina di Natale e ricordandosi la promessa della mamma cercò sotto il capezzale, e trovò un piccolo libro coperto di velluto rosso.
Piccole donne, ed. Giunti Junior, particolare
Lo riconobbe subito, perché conteneva la vita del migliore uomo che avesse vissuto sulla terra e capì perché la mamma avesse detto che quello era la migliore guida pel suo lungo viaggio di pellegrina. Svegliò Meg con un «Buon Natale» e le disse di cercare sotto il cuscino. Meg trovò un libro coperto di velluto verde e vide sulla prima pagina, come aveva trovato Jo, alcune affettuose parole scritte dalla loro buona mamma, ciò che rendeva il dono doppiamente prezioso. Poco tempo dopo, Beth ed Amy si svegliarono e rufolando anch’esse sotto i guanciali, trovarono l’una, un libro color cenere, l’altra un libro blu; si sedettero tutte assieme sui letti ed incominciarono a chiacchierare tra di loro, mentre che l’approssimarsi del giorno dava una tinta rosea alle cime dei monti circostanti.
Nonostante le sue piccole vanità, Meg era di natura dolce e pia ed inconsciamente aveva un ascendente sulle sorelle, specialmente su Jo, che l’amava teneramente e che l’obbediva, perché i suoi consigli erano sempre dati in modo così dolce e tranquillo.
— Ragazze — disse Meg con serietà, volgendo lo sguardo dalla testa scapigliata che le stava allato alle due testine nella stanza accanto: — Mamma desidera che si leggano questi libri perché ci faranno del bene, ed io credo che dovremmo incominciare subito. Una volta lo facevamo sempre, ma, dacché il babbo è andato via e questa tremenda guerra è incominciata, abbiamo tralasciato molte delle nostre buone abitudini. Voi altre fate pure come vi aggrada, ma io voglio tenere il mio libretto qui, accanto a me, per poterne leggere qualche pagina ogni mattina. Mi farà del bene e mi aiuterà a compiere il mio dovere senza lamentarmi troppo. Ciò detto, aprì il suo libretto e cominciò a leggere. Jo le passò un braccio attorno al collo e appoggiando la guancia a quella della sorella, con quell’espressione seria e quieta che si vedeva tanto raramente sul suo volto, fece altrettanto.
Little Women, Penguin Classics Deluxe Edition

Il Natale alternativo che tutti sogniamo (non dite no, non sareste credibili)American Gods, Cap.9 - Neil Gaiman

Il giorno di Natale lo trascorsero guidando, in direzione nordest. I campi coltivati lasciarono il posto ai boschi di conifere, le città erano separate l'una dall'altra da distanze sempre più grandi.
Nel pomeriggio si fermarono a fare il pranzo di Natale in un'enorme trattoria nel Nord del Wisconsin. Shadow sbocconcellò senza allegria la carne di tacchino secca, la salsa di mirtilli tutta grumi rossi e dolce come marmellata, le patate arrosto dure come legno e i piselli in scatola di un verde troppo acceso.
Da come mangiava e schioccava le labbra con gusto Wednesday sembrava trovare il cibo di suo gradimento, e mangiando diventava più espansivo: chiacchierava, scherzava, e quando gli veniva a tiro la cameriera, una ragazza magra e bionda che non sembrava nemmeno maggiorenne, le faceva la corte.
«Scusami, cara, ti posso disturbare per un'altra tazza della tua squisita cioccolata calda? E mi auguro che non vorrai giudicarmi sfacciato se dico che il tuo vestito è molto attraente e ti dona moltissimo. È allegro, e al tempo stesso elegante.»
La cameriera, che indossava una gonna rossa e verde con delle paillette argentate sull'orlo, ridacchiò, arrossì e sorrise felice affrettandosi a prendere un'altra tazza di cioccolata.
«Attraente» ripeté Wednesday osservando pensieroso la ragazza. «Ha grazia.» Secondo Shadow non stava parlando del vestito. Wednesday si ficcò in bocca l'ultima fetta di tacchino, pulì la barba con il tovagliolo e allontanò il piatto. «Ah. Ottimo.» Poi si guardò intorno. In sottofondo suonava un nastro con le canzoni di Natale: jingle bell jingle bell trallallà la la.
«Alcune cose cambiano» esordì Wednesday di punto in bianco. «Le persone, invece… rimangono uguali. Ci sono imbrogli che funzionano sempre, altri che vengono inghiottiti anche troppo presto dal tempo e dal mondo. La mia truffa preferita non si può più fare, altre invece si adattano a ogni epoca: il Prigioniero spagnolo, L'allocco gabbato, il Trucco del leccapiedi (che sarebbe un Allocco gabbato ma con l'anello d'oro al posto del portafogli), il Violino…»
«Non conosco il Violino» disse Shadow. «Le altre mi pare di averle sentite nominare, il mio vecchio compagno di cella mi ha raccontato di aver fatto il Prigioniero spagnolo personalmente. Era un imbroglione anche lui.»
American Gods - 10th anniversary, Nico Delort
American Gods , Nico Delort
«Ah» esclamò Wednesday con un bagliore nell'occhio sinistro. «Quello del Violino è un trucco fantastico che nella sua versione più pura prevede la partecipazione di due persone. Il funzionamento è basato sull'avidità e sulla cupidigia, come in tutte le truffe di questo mondo. Si può sempre riuscire a ingannare un uomo onesto, ma è più difficile. Dunque. Siamo in un albergo o una locanda o in un bel ristorante e durante la cena incontriamo il nostro uomo, un tipo dimesso ma per bene, non troppo male in arnese però certo neanche in gran forma. Lo chiameremo Abraham. Quando arriva il momento di pagare il conto - non un conto enorme, bada bene, cinquanta, settanta dollari - che imbarazzo! Dov'è finito il portafogli? Buon Dio, deve averlo lasciato a casa di un amico che abita poco distante. Andrà immediatamente a riprenderselo! "Tenga, oste" dice Abraham, "le lascio in garanzia questo vecchio violino. È vecchio, come vede, ma è lo strumento con cui mi guadagno da vivere."»
Quando vide la cameriera avvicinarsi Wednesday le fece un sorriso da predatore. «Ah, la cioccolata calda! Ed è il mio Angelo di Natale a portarmela! Dimmi cara, potrei avere ancora un po' di quel pane squisito, quando trovi un momento?»
La cameriera - quanti anni poteva avere: sedici, diciassette? si chiese Shadow - abbassò gli occhi e avvampò fino all'attaccatura dei capelli. Appoggiò la tazza di cioccolata con mani tremanti, andò a rifugiarsi dietro la vetrina frigorifero in cui ruotavano le torte e lì rimase a fissare Wednesday. Poi scivolò in cucina a procurare il pane.
Glò (Continua...)


Felici giornate a tutti! Auguri da Glò, Michele e PiGreco (con sottofondo musicale, clicca!)

martedì 22 dicembre 2015

Un anno di blog: intervista agli autori del blog "la nostra Libreria" - Ringraziamento



Pochi giorni fa, il mitico Cavaliere del Web ci ha ospitati nella sua rubrica un "anno di blog" per una intervista completamente gestita da noi - Glò, Michele e PiGreco -  dietro suo suggerimento. Grande idea, che ci ha permesso di raccontare qualche curiosità su di noi, al di là della tematica principale del nostro blog.
A Cavaliere vanno i nostri ringraziamenti e un plauso per le sue iniziative volte al "far rete" tra bloggers.
Qui (clicca! :D) trovate la nostra intervista multipla ^_^ Grazie a chi ci leggerà!


la nostra Libreria

venerdì 18 dicembre 2015

Segnalazione: "I libri degli incubi" di Sergio L. Duma



TitoloI libri degli incubi
AutoreSergio L. Duma
EditoreTeomedia
Pubblicazioneottobre 2015
Pagine233
Versione digitale4,99 € (Teomedia)


venerdì 11 dicembre 2015

Segnalazione: “Pane – la leggenda degli uomini di legno e di sangue” di Emiliano Billai (trilogia ebook in usb serigrafata)


Non è nostra abitudine pubblicare segnalazioni consecutivamente, ma la particolarità dell'offerta de LaPiccolaVolante è tale che abbiamo ritenuto doveroso pubblicizzarla.




Proprio quando statistiche, riviste e siti letterari riportano con fierezza un probabile ritorno dei nativi digitali alla carta e al format libro classico, la casa editrice LaPiccolaVolante naviga controcorrente e propone per i suoi libri un nuovo formato di fruizione. Se gli ebook sono considerati effimeri, cascata di bit e stringhe informatiche impossibili da toccare con mano, l'alternativa è quella di offrirli in un supporto materiale accattivante.
Ecco come nasce l'idea di proporre la trilogia dark fantasy Pane – la leggenda degli uomini di legno e di sangue all'interno di una confezione da regalare e regalarsi.


La chiavetta usb contiene i tre ebook della saga (link), un booktrailer, una traccia audio ispirata al racconto e realizzata dal compositore Gianluca Piras e un'illustrazione digitale dedicata ai protagonisti del libro. Il packaging in cartoncino che contiene la chiavetta usb da 3,70 GB in metallo serigrafato è arricchito da un'illustrazione originale in matita e colore acrilico dell'autore e illustratore Emiliano Billai. 
“Il paradiso non è altro che una pioggia di sangue caldo sulla pelle”
Pane è un esperimento narrativo, in cui il punto di vista mobile e multiselettivo accompagna il lettore regalandogli tanti occhi quanti sono i protagonisti della trilogia.
I cattivi ragazzi dei boschi dell’Est continueranno a passeggiare per i viottoli di Rogan fino a quando la leggenda diventerà storia, diventerà guerra. L'anima è quella di un fantasy, una trama che corre lungo il filo di quella che pare un'illusione: forse una magia, forse solo suggestione. I protagonisti dovranno attraversare una foresta irta di pericoli e ombre, quelle dei reietti che vigilano sul confine tra gli umani e gli eterni. Che le antiche leggende dicano il vero? Che segreto nascondono quelle genti dal viso di pesca e dall'animo sospettoso, governate da un re altrettanto vigile e diffidente?

"La leggenda degli uomini di legno e di sangue" è l'epilogo della trilogia dark fantasy che racconta il mito nero dei PanHuy, i figli che Foresta crea e nutre ogni volta che è costretta a pulire la pelle del mondo dalla violenza scatenata dagli uomini. In un territorio diviso in tre schieramenti, fra Uomini, Ombre ed Eterni, l'ultima guerra si combatterà per riportare tutto alla normalità, per cancellare gli errori, per scoprire il velo polveroso delle leggende che soffocano la verità. L'ultimo battito di Foresta sta arrivando.


la nostra Libreria

lunedì 7 dicembre 2015

Segnalazione: "Caramelle al gusto arancia" di Valentina Orsini



TitoloCaramelle al gusto arancia
Autore Valentina Orsini
EditoreEdizioni Leucotea
Pubblicazione10 novembre 2015
Pagine116
Versione cartaceo11,90 € (Edizioni Leucotea)

venerdì 4 dicembre 2015

Consigliando: W. Cather, F. Pessoa e W. Whitman




All'apertura del blog avevamo pensato a 2 formati per le recensioni (con qualche difficoltà), uno normale Impressioni su e uno veloce Consigliato/Sconsigliato in base al giudizio da dare. Ci rendemmo conto che gestirli era complicato; cambiamento drastico, un solo tipo di recensione con il tag Libro nel titolo.
Con l'arrivo di PiGreco abbiamo ripreso l'idea, nessuna che ci soddisfacesse però. Merito del menestrello -come sempre ( ̄ー ̄)- (anche se lo spunto gli è arrivato leggendo la rubrica I libri del mese di Mariella) nel proporre una soluzione tanto semplice quanto banale per una stesura e lettura veloce: più mini recensioni alla volta; ed ecco che siamo tornati alle origini con quel Consiglio di lettura che avevamo scartato.

È fondamentale che voi sappiate, come è riportato nelle regole della pagina Consigliando, che non è una vetrina, i libri consigliati sono sempre stati letti.