domenica 20 marzo 2016

Libro: "Il canto dell'immortale" di Guldberg Torben


Titolo: Il canto dell'immortale
Autore: Torben Guldberg
Traduttore: Bruno Berni
Edizione letta: Longanesi collana Longanesi, 2012 pagine 432

Voglio parlarvi di questo romanzo da moltissimo tempo, ma non è semplice :D La premessa è la seguente: non so quanto mi sia piaciuto (molto, moltissimo, tanto da dover rielaborare ancora), so che è un bel libro e che vorrei rileggerlo. Ma accidenti! o.O

L'Immortale è protagonista delle vicende che si dipanano in ben cinque secoli (tra Alto Medioevo e Rinascimento... forse eh! XD Chi leggerà, capirà ;)) non importa quale sia il suo nome, poco contano le sue origini e l'ambiguità della sua condizione (umana? divina?). Il punto fondamentale della storia, a mio avviso, sta nella formazione dell'Immortale nel mondo, accanto alle persone comuni, mortali, tra tragedie, epidemie, battaglie, durezze e miserie. Detto così, potrebbe sembrare che la lettura prospetti uno scenario simil apocalittico :D 
Eppure la forza che muove lo stesso Immortale è l'Amore, nelle sue molteplici forme, accompagnata dalle passioni umane, dai grandi temi della morte, della sofferenza e della fede.

In tal modo, sulla sponda di un lago sotto il cielo piovoso dello Hadeland, conobbi il fondo della mia natura umana, un'impotenza che mi entrò nel midollo e nell'anima.
La cosa più incredibile è che questo in qualche modo è stato colto dal canto. Quando leggo l'ultima strofa è come se il ritornello ancora una volta avesse un significato un po' diverso, come se venisse sottolineato un nuovo aspetto: che io non so cosa sia la morte, solo perché essa mi è troppo cara. Le cose che desideravo di più non potevo averle. Né perdono né morte. E secondo il canto era solo perché le desideravo tanto.
Siamo impotenti soltanto nei confronti delle cose che non possiamo cambiare. Quelle che consideriamo ingiustizie della vita.

Hadeland

Era come se la forza selvaggia del guerriero avesse tenuto lontano da me la vecchiaia, che ora mi piombava addosso tutta in una volta. Non riuscivo a fare quasi niente.
In quell'istante sentii che l'invecchiamento era la più grande ingiustizia alla quale l'esistenza potesse sottoporre un essere umano, e piansi. Non come avevo pianto nella mia caverna in montagna, non come a Gerusalemme. Piansi in modo ostinato e stizzoso, come un bambino, a scoppi interrotti solamente dal mio boccheggiare in cerca d'aria. Mi entrava l'erba in bocca, sputavo e arrotavo i denti, piangevo con il volto sempre più distorto, frignando. Finché muco e lacrime mi si mescolarono in bocca al sangue e all'erba.

Sicuramente ci troviamo di fronte ad un'opera ambiziosa e complessa, che credo sia riuscita, nell'intento dell'autore, soprattutto nella parte finale.

L'Immortale viene abbandonato ancora in fasce dalla madre, che lo deposita e lo affida alle acque di un fiume; viene salvato e allevato da una donna umile che si accompagna con un fabbro, il quale tanta parte avrà nell'educazione all'uso delle armi del bambino; ha come mentore un uomo saggio e misterioso, Baldur, che lo accompagna in una fase della sua lunghissima vita e lo inizia al misterico - diciamo così.
Magia, destino, mito: l'Immortale è raccontato dal suo Canto, è leggenda, prima di essere una presenza reale, presso le genti con cui viene a contatto, tanto che non è possibile stabilire se tutto sia già stato scritto e deciso o se le scelte fatte determinino il proprio destino. E la tragedia vera è l'immortalità stessa del protagonista, ciò che è causa  di un isolamento principalmente interiore. Egli è un diverso, ha la consapevolezza di veder soffrire e morire le persone care, i propri figli e sopravvivervi. Appunto, una delle accezioni dell'Amore.

Egli porta la croce e la spada e non dimentica mai il dolore.
Non riesco ad ascoltare la prima strofa del canto fino all'ultimo senza piangere. All'ombra di una croce rossa, in una dilagante oscurità. L'oscurità interiore che con due colpi mi separò dalla vita che desideravo. La croce del sangue che separava le parti del piccolo corpo.
Se una croce mi tocca portare, allora è quella.

La bravura dello scrittore è indubbia, basti accennare all'evoluzione dello stile in rapporto all'epoca descritta (ad esempio, inizialmente il tono è quello tipico del mito) e alla capacità icastica, ovvero di descrivere scenari storici credibili. Ci sono speculazioni, riflessioni, parti liriche, "dialoghi teatrali"... un vero universo!

Raccontavo del mio amore. Non le forme di amore cui davano importanza i primi trovatori: l'amore per Dio e l'amore per un altro signore, ovvero l'amore del cavaliere per il conte, il principe, il re, un legame fatto di ammirazione, fedeltà giurata e altre belle virtù, in certi casi un legame reciproco, una comunione fra uomini liberi. Non raccontavo molto del mio amore per Baldur, perché per me Baldur era ancora un mistero, e se il destino di Hrundir mi aveva insegnato qualcosa, era non soffermarsi sui misteri. Narravo invece di un guerriero immortale e della sua prescelta, Sigrid la Bella. Di un incontro messo in moto dai sogni, di un vertiginoso incantesimo e di una vita che era assolutamente realistica, piena. E raccontavo del giorno in cui l'amore era morto, il giorno in cui una croce rossa aveva separato gli amanti e si era posata come un giogo sulle spalle del guerriero; un giogo che egli si portava in giro per il mondo e lo opprimeva creando la rabbia che lo incalzava ad agire. Altre volte raccontavo dell'amore per Thorulf e del nostro terribile duello.

Cantavo anch'io il canto dell'Immortale. Cantavo il mio canto.

Sinossi:
Questa è la storia di un uomo e di una vita lunga cinque secoli. Ma, soprattutto, è una storia d’amore. Dall’anno Mille, segnato dai terrori superstiziosi per l’inizio del nuovo millennio, fino agli albori del Rinascimento, passando per le Crociate e la peste del 1300, l’immortale voce narrante di questo romanzo intreccia la sua esistenza con quella delle persone comuni, che nel mondo vivono e soffrono cercando un senso ai loro affanni. E l’Immortale sconta la condanna alla vita eterna e paga le conseguenze di un amore spezzato, cantando le gesta di guerrieri ed eroi, di streghe e menestrelli, di malfattori e poeti, nel tentativo continuo di comprendere e spiegare i grandi temi dell’umanità: le passioni terrene, la fede, il dolore, la morte. E primo fra tutti il sentimento che, nella sua ineffabilità, rimane sempre uguale a se stesso: l’amore.

Autore:
Torben Guldberg, danese, è nato nel 1975. Ha studiato recitazione presso il teatro di Aarhus, dove dal 1998 ha fatto l’attore. Tesi sull'esistenza dell’amore, il suo esordio letterario, lo ha segnalato immediatamente tra gli astri nascenti della letteratura scandinava, conquistando il pubblico grazie al passaparola dei lettori e al plauso unanime della stampa danese, che ha richiamato l’interesse di molti editori stranieri.



Giudizio finale: ottimo acquisto



Glò

16 commenti:

  1. Questi sono i libri che fanno per me, grazie della segnalazione.

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    1. Ciao Massimiliano ^^ Ne sono contenta! Come ho scritto nel post, non è stato facile cercare di dare qualche dritta su questo libro, perché è molto particolare! Penso possa essere una lettura stimolante e sorprendente, non facile però. Vale la pena provarci!
      Grazie mille e buona serata ^_^

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  2. Immagino ci sia un motivo dietro al perché la vicenda si interrompa proprio all'alba del Rinascimento...

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    1. Ovviamente a quel punto si arriva a conchiudere il racconto dell'Immortale. Si parla del Nuovo Mondo, e ha un senso preciso. Però... :D

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  3. Metto in lista... Devo smetterla di seguirti, non riuscirò mai a leggere tutti questi libri!

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    1. In-lista in-lista! ^_^ Non devi smettere di seguirmi (anche perché si prospettano futuri post su libri meravigliosi *__*): il bello di noi lettori appassionati è stilare questi elenchi, infamoni e infiniti, di future letture per i secoli a venire :D Delirio di eternità? ;)

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  4. Queste recensioni di bei libri sui blog terrorizzano pure me: a parte una lista di libri lunga un chilometro, il mio armadietto dove stipo le future letture si sta di nuovo trasformando in una supernova...

    Poi, presentare un romanzo che si svolge tra Alto Medioevo e Rinascimento, è come mettere un fiore smagliante davanti a un'ape impollinatrice (io).

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    1. Ciao Cristina! ^_^ Ci provo a terrorizzarvi con letture imperdibili XD D'altra parte, mi succede lo stesso girovagando nella blogosfera: si accumulano liste, volumi, desideri!
      Per gli amanti della storia e di quelle atmosfere è un romanzo da "provare" *__*
      Grazie mille e a presto ^_^

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  5. Mmm, cinque secoli è tanta roba! *_*
    Però da come ne hai parlato sarei quasi disposta a buttarmi, nonostante le mie dissonanze con il genere.
    Periodo particolare, lettura particolare... potrebbe bastare a convincermi. ^_^

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    1. Ciao Valentina!!! Il romanzo non è strettamente "storico", peso maggiore ha il protagonista calato come "uomo" in quei secoli. La sua immortalità non gli impedisce di patire con gli altri uomini mortali. Dunque è assai interessante seguire lo sviluppo della vicenda attraverso il tempo: la condizione di immortalità genera altra sofferenza...
      Un grande abbraccio e grazie! ^_^

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  6. Non ne sono sicurissima cara Glo' , ma penso di averlo letto, perdendomi nei meandri di questo libro, dove tutto è veramente il tutto, dove ogni sentimento è trattato , a mio avviso , in maniera divina, ma spesso si cade nell'impiccio di non capirne bene il significato, spesso contrastante .
    Bacio adorabile

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    1. Ah cara Nella, potresti ben averlo letto: ho l'impressione che questo sia uno di quei libri dei quali, alla lunga, rimane un'impressione piuttosto che ricordi vividi dei fatti narrati!
      Un grande abbraccio e grazie ^_^

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  7. Dev'essere una lettura impegnativa ma sicuramente affascinante. Segno. :-)

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    1. Sì in parte è una lettura impegnativa, perché è un viaggio attraverso i secoli e ben sviluppato. Però ha il pregio di non annoiare mai: accanto a fasi più tranquille del "percorso" dell'Immortale (isolamento ad esempio, ma non posso dire troppo, pena spoiler!), ci sono anche descrizioni di battaglie sanguinarie (all'inizio soprattutto), roba fortina!
      Segna eccome :D
      Grazie Diego e alla prossima ^^

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  8. Miao! La mia compagna umana ha letto questo post ieri sera e oggi ancora pensa a questo libro e me ne parla! Dice che è molto incuriosita dalla storia di questo personaggio immortale! Le sembra un personaggio affascinante, perché a lei piacciono molto la storia e i miti…
    Probabilmente, quando finirà le sue letture in corso, invece di venire a giocare con me con il topo di peluche, si metterà a leggere questo libro. Ormai i personaggi dei libri la attirano molto di più dei miei miagolii. Se poi "Il canto dell'immortale" ha veramente tante evoluzioni dello stile narrativo e tanto sentimento, non mi degnerà di un sguardo per tutta la durata della lettura!
    Ps: oggi la mia compagna non aveva tempo per scrivere al tuo blog, perciò ho scritto io al suo posto, per farti pervenire che questa recensione le è molto piaciuta.
    Miao...

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    1. Miao Micetta :D Grazie per essere stata latrice del messaggio da parte della tua compagna umana!
      Questo romanzo mi è piaciuto moltissimo proprio per la sua complessità e per il fascino della Storia che accompagna il protagonista, Immortale quindi in qualche modo fuori o al di sopra di essa, attraverso la vita dei comuni mortali. Probabilmente si tratta di uno di quei testi che possono suggerire percorsi e riflessioni assai differenti a ciascun lettore. Lo consiglio caldamente!
      ...però gli amici gatti non vanno trascurati neppure per le letture più incredibili :D

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