sabato 16 aprile 2016

Glò thinking - Il Maestro Azuma, lo zen e Haruki Murakami


Kengiro Azuma, classe 1926, è uno sculture di origine giapponese, naturalizzato italiano, tanto che il suo vero nome è Kenjirō.
La storia del Maestro e del suo amore per il nostro Paese è particolarmente interessante e ve la racconterò basandomi su quello che egli stesso ha rivelato in occasione di un incontro con Philippe Daverio (puntata del programma Passepartout intitolata Azuma del 21 marzo 2010).

Il Maestro Azuma arriva in Italia nel 1956, undici anni dopo la fine della guerra mondiale. È già uno scultore: a Tokyo ha frequentato i corsi universitari della facoltà d'arte, ai tempi legata particolarmente alla corrente francese. Dopo aver conseguito la laurea, il giovane Kengiro decide di visitare Parigi, ma la destinazione improvvisamente cambia: in una libreria di Tokyo, Azuma si imbatte in una monografia dedicata a Marino Marini, il grande maestro italiano - così lo definisce. Kengiro rimane talmente colpito da quel libro, che decide di frequentare l'Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove ai tempi insegnava lo stesso Marini.
Il Grande Miracolo di Marino Marini
Rotterdam, Pleinweg/Mijnsherenlaan. Kunstwerk "Il Grande Miracolo" (1953) van Marino Marini. Rotterdam/The Netherlands - Wikipedia
Azuma, nonostante le grandi difficoltà economiche in cui versa, affronta il primo anno all'Accademia; nell'intervista con Daverio confessa, ridacchiando, in pieno spirito giapponese, di non aver capito niente di quello che il Maestro Marini aveva insegnato e che quindi, come logica conseguenza, sarebbe dovuto tornare a casa. Ma "tornare indietro è peccato", così egli rimane altri quattro anni a Brera.

Le difficoltà economiche incontrate non sono irrilevanti, Azuma ne accenna durante la chiacchierata con Daverio, ricordando anche di aver alle spalle un periodo di vita provante, e che, quindi, tali ristrettezze non lo avrebbero comunque dissuaso dal restare in Italia.

Infatti, appena diciassettenne, Kengiro, per spirito patriottico, decide di lasciare il liceo e di mettersi a disposizione dell'imperatore come pilota di caccia durante la II Guerra Mondiale. In altre parole, è uno dei preposti al sacrificio estremo, all'attacco kamikaze.
A una settimana dalla partenza per l'ultima e fatale missione, il Giappone perde la guerra: è la fine di un'epoca e la caduta degli ideali. Kengiro - come moltissimi altri suoi connazionali - entra in una profondissima crisi. L'imperatore diventa un uomo comune, un uomo come tutti gli altri, perde l'aura che lo ammantava fino ad allora. 

Azuma riesce solo dopo molto tempo a uscire da quel periodo buio, quando ha una sorta di illuminazione e decide di dedicare la sua vita alla scultura, intesa come continua ricerca. Cercherò di spiegare questa sua visione dell'arte in seguito.

Dal terzo anno di Accademia, Marini lo nota, ne riconosce il talento e, terminati gli studi, lo assume come assistente privato nel suo studio.
Tra i due artisti , nel tempo, si consolida una forte amicizia fatta di fiducia reciproca. Kengiro, con commozione, ricorda i vent'anni di strettissimo rapporto che li legava.
Kengiro Azuma, Marino Marini e Alik Cavaliere - Fonderia Battaglia
Kengiro Azuma, Marino Marini e Alik Cavaliere - Fonderia Battaglia
E, probabilmente, l'aver incontrato una persona come Marini, ha fatto la salvezza di Azuma quale scultore: il suo maestro lo ha incoraggiato ben presto a proseguire il suo percorso come artista, senza farsi influenzare troppo e ricordando le proprie origini giapponesi.

Così, in qualche modo, Azuma ha messo a tacere l'accademia e ha iniziato la sua ricerca, una ricerca di fede, secondo le sue parole, perché un uomo, per essere tale, deve credere in qualcosa.

Per compiere questo percorso, Azuma è ripartito dal suo paese natale, rifacendosi al concetto, proprio della filosofia zen, del vuoto: vuoto è MU, ed anche il nome della ricerca del Mestro.
Se si è vuoti, si è, allo stesso tempo, sempre pronti a ricevere.
Mu 3, Kengiro Azuma
Mu 3 (credits: Through the Eye of Bastet)
Per spiegare questo approccio, per il quale il vero valore della vita, dice il maestro, è la parte invisibileegli ci spiega che il valore di un bicchiere, il vero valore, non è costituito dalla materia di cui è fatto - vetro o cristallo o latta - ma dalla sua capacità di accogliere, quindi dal vuoto.
L'uomo costruisce casseforti e musei per conservare la sua memoria, i suoi beni, ma dovrebbe ricordare (e queste sono parole di Azuma, che io trovo struggenti) che sono sufficienti un missile o una bomba atomica per far sparire tutto.
Quello che veramente conta, allora, è l'invisibile: lo spirito, la fede, l'amore, la passione, la volontà, ciò che rimane come impronta dell'uomo nella storia.
Ed il bello - dice il Maestro - è che io come scultore per rappresentare il vuoto devo utilizzare il pieno, per rappresentare l'invisibile devo utilizzare la materia. Vuoto e pieno sono necessari l'un l'altro.
L'inizio vero e proprio della ricerca di Azuma è sorprendentemente legato ad un episodio "banale" ai nostri occhi, avvenuto in un mercato di frutta e verdura di Milano: all'epoca ortaggi e frutta erano trasportati in cassette di piccole assi di legno di faggio.
Kengiro Azuma, laboratorio
Azuma è  folgorato dalle disposizioni casuali di tali assi, rotte e abbandonate a terra. Decide di farne calchi in gesso, e poi inizia a staccare le assi stesse dall'opera ottenuta.
Goccia d'acqua, Kengiro Azuma
Credits Fonderia Battaglia



La goccia d'acqua, che come forma perfetta esiste in natura ma sparisce in un attimo, è ricorrente nella produzione dello scultore. Essa cade nel terreno e ripercorre il ciclo che la riporta, dopo evaporazione e condensazione, in cielo. E questo è anche ciò che accade a noi uomini, dice Azuma.




Altra forma cara al maestro è quella della croce, perché è l'incontro tra il verticale/vita e l'orizzontale/morte; ciò che rimane, e sarà eterno, è l'insieme di quello che i nostri predecessori ci hanno lasciato in termini di invisibile (la cultura, nel senso più alto e ampio) e rappresenta la ricerca infinita dell'uomo, dell'umanità tutta; la morte è un momento naturale e deve essere senza rimpianti, per partire serenamente.
Penso che questa sia pura poesia, che va oltre il gesto, oltre le realizzazioni artistiche di Kengiro Azuma.

Dopo aver cercato di rendere merito a questo artista eccezionale, spendo ancora alcune parole per una riflessioni su Murakami, facendo riferimento in particolar modo al romanzo La fine del mondo e il paese delle meraviglie.


La fine del mondo e il paese delle meraviglie, Haruki Murakami
Si tratta di un libro che strutturalmente si divide in due parti: vi sono capitoli dedicati ad un mondo molto simile al nostro, forse proprio il nostro, che si intervallano con altri che raccontano un'altra dimensione.
Le interpretazioni sono moltissime e sicuramente il livello di lettura può spaziare in base all'interesse e al background del lettore.
Spesso, Murakami ci conduce in altre dimensioni o forse  nella coscienza individuale, che lui chiama scatola nera, in definitiva ci invita alla ricerca verso l'invisibile. E lo fa partendo da situazioni concrete e banali, dalla materia stessa.
È come se ci desse l'input per iniziare un percorso di ricerca, infinita così come la intende Azuma, che si rivolge a territori ignoti, non visibili, nel nostro io più profondo.

E credo che la difficoltà per chi decide di leggere Murakami sia proprio quella di voler spiegare tutto, di far quadrare il cerchio, atteggiamento tipicamente occidentale. Ecco perché spesso affermo che leggere Murakami è un'esperienza: bisogna lasciarsi andare, abbandonare le certezze e addentrarsi nell'invisibile




Glò

17 commenti:

  1. Interessante il parallelismo tra l'arte di Azuma e la scrittura di Murakami! Entrambi vanno alla ricerca dell'invisibile, entrambi hanno la consapevolezza che la caducità della vita toglie e distrugge tutto e ciò che rimane alla fine è solo l'invisibile, appunto ciò che è spirituale: sentimenti, pensieri, affetti, il proprio credo...
    Dopo questa digressione nella filosofia di entrambi gli artisti, a chi mi domanderà se il bicchiere lo vedo mezzo pieno o mezzo vuoto, posso rispondere che lo vedo "vuoto", con la consapevolezza, però, che in quel vuoto c'è in realtà un mondo mio vastissimo, fatto di cose spirituali ^_^ che mi riempiono l'anima :-)

    PS: molto presto leggerò Norvegian Wood...

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    1. Ciao! ^_^ Forse il mio parallelismo è un po' azzardato e certamente la scrittura di Murakami ha mille altre sfaccettature. Quello che mi è sembrato interessante è l'idea dell'andare oltre, le parole nel caso specifico, che ho spesso ritrovato nei romanzi letti dello scrittore. E anche i cosiddetti "finali aperti", forse vanno considerati in questa prospettiva. Anzi possono essere, perché la lettura deve essere un'esperienza assolutamente personale.
      Grazie mille per il passaggio e buona lettura *_* Norwegian Wood è stato il mio primo approccio con l'autore ;)

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  2. Qui a Firenze invece ha vissuto per molti anni un acquarellista giapponese che si era assegnato il compito zen di dipingere il Ponte Vecchio e solo il Ponte Vecchio per tutta la vita. Ogni mattina montava il suo cavalletto da una parte o l'altra del Ponte e faceva acquerelli fino al tramonto.

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    1. Sarebbe interessante conoscere di più su questo pittore! Ovviamente leggendo il tuo commento ho pensato alle cattedrali di Rouen dipinte da Monet :D Anche se, credo, le rispettive ricerche dovrebbero andare in diverse direzioni!
      Grazie e alla prossima ^_^

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    2. Mi sa che di lui è rimasta traccia solo nella memoria di noi che lo vedevamo tutti i giorni passando di lì...

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  3. L'ho vista quella puntata di "Passepartout", ricordo la semplicità con cui Azuma parlava della sua vita e spiegava la sua arte. Semplice ed umile, come tutti i veri grandi.

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    1. Nick, anche tu sei un appassionato di Philippe? *_* Gran dispiacere la cancellazione del programma, sgrunt -_-
      Ed è vero quello che hai scritto: Azuma si è mostrato come persona, prima che come Artista!
      Grazie mille! ^_^

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  4. Ai tempi della mia passione per le discipline di Aikido e Kendo, sentii una delle sue conferenze e come tante altre fatte per altre cose da maestri giapponesi , ne rimasi folgorata.La meraviglia del semplice, mentre noi cerchiamo il complesso per arrivare ..non si sa dove e perchè, questo molto spesso. La materia per il vuoto, il vuoto per il pieno,lo yng e lo yang, da leggere , da ricercare, con difficoltà per noi occidentali da seguire.
    Grazie infinite mia cara Glò, un bacio serale!

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    1. Ciao Nella! ^_^ Dopo aver rivisto la suddetta puntata di Passepartout, ho trovato su youtube alcune conferenze - incontro di Azuma, e sempre emerge la sua semplicità e la sua voglia di comunicare. Anche quando ripercorre alcuni episodi terribili della storia del Giappone. Un vero Maestro.
      Grazie mille e un mega abbraccio ^_^

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  5. Trovo insopportabile D'Averio e dico grazie a te per avere conosciuto l'artista Azuma. Interessante anche il parallelismo che hai fatto con Murakami. Ne terrò conto quando approfondito la mia conoscenza con l'autore. Sempre piacevole passare di qui. Buona serata.

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    1. Ahahahah! Allora è una fortuna davvero aver scritto questo post! Azuma è fantastico *__*
      Devo dire che il breve accenno a Murakami è forse un azzardo o una banalità magari da occidentale :D Però... è una via possibile, un'altra prospettiva, anche per non banalizzare, come spesso si tende a fare, quello che - per diversità culturale - ci appartiene meno e sentiamo meno "nostro" e comprensibile. Ci si prova, via!
      Un grande abbraccio e grazie, mi fa tanto piacere ^_^

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  6. Un post molto interessante e da approfondire.
    Saluti a presto.

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    1. Ciao Cavaliere, sempre gentilissimo ^_^ Grazie mille!

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  7. Post molto diverso dai soliti! ;)
    Credo che il pensiero di Azuma possa anche essere accostato a Saint-Exupery e al suo "l'essenziale è invisibile agli occhi".
    E notare che sono stati tutti e due piloti della Second Guerra Mondiale.

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    1. La ricerca interiore è un tema trasversale a tutte le culture, sì. Forse lo zen va semplicemente colto nella nostra stessa quotidianità...
      Il peso della II GM è un altro fattore comune, sicuramente. Per il Giappone ha significato un vero cambiamento, umano e sociale.
      Grazie Marco e a presto ^_^

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  8. Ho iniziato a leggere Murakami con Norvegian Wood che subito mi ha deluso perchè c'erano "troppe porte aperte su stanze vuote". Però mi ha indotto a riflettere e alla fine le stanze le ho arredate io. :-)
    Io ADORO Philippe Daverio, lo ascolterei per giorni interi anche se capisco il dieci percento di quello che dice!

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    1. Ciao Diego ^_^ Beh, diciamo che l'impressione avuta su Murakami è piuttosto in linea con la sua scrittura, ovvero come io la interpreto :D Penso che l'idea che sia il lettore a dover "arredare le stanze" sia perfetta!
      Daverio piace tantissimo anche a me, per la competenza e il tono tra gioviale e professionale: un gran dispiacere che la Rai abbia deciso di stoppare Passepartout (anche se per fortuna ci sono spesso repliche e su RaiReplay si trova tutto).
      Alla prossima :D

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