venerdì 3 giugno 2016

Glò thinking - Martin Mai 'na Gioia Eden: quando la pazienza non basta!


Ho memoria di aver letto almeno due romanzi, nelle collane per ragazzi, di Jack London durante gli ultimi anni delle elementari. Probabilmente il ricordo di Zanna bianca è "viziato" dalle realizzazioni cinematografiche, ma, in definitiva, quel che è certo è che ne ho ricordi bellissimi.
E poi, l'anno scorso, dietro entusiasmi di molti lettori forti, ho deciso di leggere Martin Eden. Per togliervi subito la suspense, non è che non l'abbia apprezzato, mi ha proprio annoiato, infastidito e, ad ogni pagina letta, mi domandavo "Ma possibile l'abbia scritto London? o.O" (con tanto di faccina inclusa, sì).
Finalmente anche io ho un libro "brutto" di cui parlare: ne sono entusiasta ^^

Parto da qualche osservazione sulla prosa, che mi risulta dimessa, sciatta, senza stile preciso. Le ripetizioni abbondano, i periodi - infiniti - ipotattici non sono condotti da un Proust e sinceramente "stracciano" e addormentano; per finire, l'utilizzo della retorica di stampo autocelebrativo dà il colpo di grazia.
Il panegirico è sempre dietro l'angolo: Martin Mai 'na Gioia è il self-made man buono ma violento, ignorante ma autodidatta, genio ma rigettato da tutte le riviste e case editrici possibili. Appartiene al popolo ed è povero, vorrebbe cambiare classe sociale, ma disprezza, o forse no, la borghesia (a momenti, non si sa): un lavoro d'ufficio è infame, fare il lavandaio e scrivere di notte senza conseguire nulla è romantico ed esemplare. Mi ricorda moltissimo alcuni autori dei nostri tempi, che, non pubblicati, sostengono che il loro genio sia sottovalutato. Quegli stessi che schifano il sistema ma poi si rodono perché il Campiello è andato a "quel caprone".
Non che io pensi benissimo dell'editoria attuale, capiamoci :D Ma le lotte finte al sistema mi fanno venire l'orticaria. O sei dentro e cerchi di fare del tuo meglio nonostante i "caproni raccomandati", o stai fuori e cerchi altre vie. E invece no. Perché qui si apre la questione degli autoprodotti, tutti ignoranti che rovinano la vita ai geni.
Spero si noti il tono polemico, ché tale vuole essere. Non sto dalla parte di nessuno, perché grazie al cielo riesco a usare i neuroni e a capire chi sia uno Scrittore, chi sappia scrivere, chi sia un venditore di un prodotto che scrive. Tutto ciò vale sia in relazione all'editoria classica che al self publishing.
Alla fine, questa digressione mi è stata ispirata da un libro che non mi è piaciuto affatto, a dimostrazione che la lettura è sempre stimolante e arricchisce.
Dopo aver - finalmente - terminato questo libro, ho recuperato il saggio di Dorfles dedicato alle cento letture consigliate, quelle che tutti dovremmo fare: ricordavo che tra i titoli era presente anche Martin Eden.
"Tre osservazioni, per sintetizzare questo poderoso romanzo di formazione, d’amore e di conflitti sociali. Uno: che delusione, la cultura. Due: mai idealizzare le donne, specie se si presentano come esseri superiori e spirituali. Tre: le classi oppresse non devono cercare gli strumenti della propria emancipazione nei valori delle classi dominanti. Ma è meglio non semplificare troppo.
[...]
"È poco plausibile, lo so, ma è un romanzo."
L'ultima frase, lapidaria, riassume tutto il libro.
La sola parte che salvo è quella relativa alla descrizione del durissimo lavoro manuale in lavanderia, che si contrappone all'ottusità dell'ambiente borghese in cui vive l'amata Ruth, la quale vorrebbe naturalmente che Martin si sistemasse in modo decoroso e rispettabile per evitare chiacchiere fastidiose.
Però, l'interpretazione di questo romanzo come esaltazione del "socialismo", non mi convince: Martin è solo, tiene terribilmente alla propria individualità, non fa parte di un corpus, non si sente come gli altri, di qualsiasi estrazione sociale essi siano. Caso mai, egli ci viene presentato come una parodia del superomismo nietzschiano.
L'intento di London, visto il finale tragico, potrebbe essere quello di una rappresentazione del nichilismo a lui contemporaneo, sicuramente questa chiave lettura è più convincente di altre.

La mia perplessità nasce anche da uno degli assunti di fondo del romanzo, quello per il quale lo stato di innocenza risulta superiore a quello conseguito attraverso la conoscenza, stati considerati necessariamente come antitetici. Tutto è estremizzato, non c'è posto per la riflessione matura: il Male è sempre l'Altro, Martin è vittima del "grande inganno", come se non avesse mai possibilità di scegliere. L'ambiente borghese, tanto anelato all'inizio dal giovane ancora incolto, è raffigurato come ottuso, chiuso nelle proprie convenzioni sociali, sofisticato (cioè costruito senza alcun elemento di spontaneità), paternalistico ma affascinante, appunto ingannevole. Quello che infastidisce è l'assoluta negatività di questa parte, rappresentata con una pedanteria raramente letta prima :D 

Come se la ripetizione ossessiva di alcuni concetti fosse la sola capacità di scrittura possibile di London.
Lo consiglio comunque, eh! XD


Glò

44 commenti:

  1. La prosa di London è "dimessa, sciatta, senza stile preciso" e questo vale anche per i suoi libri migliori. Del resto era uno che badava al sodo, non uno come Proust (visto che lo hai usato come paragone nell'articolo) che riscriveva cento volte uno stesso periodo, ma uno che nella revisione di un suo racconto cambiava sì e no tre parole rispetto alla prima stesura. Quello che a lui serviva era scrivere più veloce possibile per fare più soldi. Tutto questo non gli impedisce di essere un grande scrittore grazie ad altri parametri. Lo stile non è tutto.
    Una curiosità: quel "Mai'na Gioia" nel titolo, che mi sembra di vedere per la prima volta?

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    1. Ciao Ivano! Sulla questione "stile", avendo già letto i commenti successivi, è pure vero che questo giudizio non va preso come assoluto: bisognerebbe che io leggessi un'altra traduzione, per cominciare :P L'impressione avuta, tralasciando l'edizione, è comunque di "fuffa" XD nel senso che tu dici: produzione veloce e via.
      Lo stile non è tutto, ma è una parte di un libro a mio avviso: Martin Eden poteva essere scritto, a livello di "tematiche"/significato, in modo molto più snello, senza ripetizioni ossessive e senza indugiare sul "povero Martin", ecco perché ho usato l'appellativo scherzoso "Mai 'na Gioia" :P
      Quindi London in sé potrà anche essere un grande scrittore, non lo so! Magari in futuro leggerò altri titoli, questo, che è considerato come un capolavoro, non mi ha convinta.
      Se poi intendi quali "altri parametri" il piacere a un vasto pubblico, ciò non fa un grande Scrittore per come la vedo io: qui London usa strumenti simili alla captatio benevolentiae XD Orrore per me! Sembra un politico dei nostri tempi!

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  2. Oh, io ho avuto il mio "No, ma lo consiglio comunque" con Frankenstein; si vede che è periodo di classici che riletti portano a farsi cattivo sangue XD
    Per quanto riguarda lo stile, quando si tratta di tradotti mi sento di attribuire la colpa metà all'autore e metà al traduttore. In questi giorni sto leggendo "Gli eredi della Terra" della Wilhelm, e la traduzione mi sta ammazzando nonostante sia un romanzo parecchio interessante.
    Comunque, se te la senti di riprovare con il buon vecchio Jack, ti consiglierei il suo Il vagabondo delle stelle. Lì la prosa è più articolata ed è un romanzo che ha scalato la vetta dei miei dieci migliori di sempre.

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    1. D'accordo con Federica su Il vagabondo delle stelle, che forse non è tra i miei dieci migliori di sempre ma ci va vicino, tant'è che a suo tempo l'ho messo anche nella mia lista dei cento libri che più mi hanno formato.
      Comunque, voglio spezzarte anche una lancia a favore dei traduttori italiani: i problemi di forma più evidenti della prosa di London sono percettibili nella lingua madre così come nelle versioni italiane.

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    2. Ciao Federica! Hai aggiunto un elemento importante e decisivo: la traduzione! Hai ragione, probabilmente in una certa parte conta anche quella, nonostante le mie perplessità verso tematiche svolgimento, per così dire :D
      Segno il titolo suggerito, anche da Ivano, e le vostre parole mi stimolano a tentare un altro approccio con l'autore!
      @Ivano: sì, temo che in questo caso la questione "traduzione", per i motivi del mio "scontento", che ho sviluppato nel post, sia abbastanza marginale, ma possibile io abbia letto una brutta edizione :P

      Grazie per i commenti stimolanti ^_^

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    3. Comunque bisogna andarci sempre cauti prima di addossare la perdità di qualità di un testo alla traduzione. Nella stragrande maggioranza dei casi i traduttori in Italia sono professionisti seri che fanno bene o benissimo il loro lavoro. Poi è ovvio che, specie nel caso di editori fai-da-te costretti a tirare la cinghia, trovi quello che fa tradurre al cugino o all'amico del cugino, e allora può essere che siano dolori...

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    4. Assolutamente d'accordo con quanto scrivi, temo in ogni caso di aver scelto un'edizione così così...

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    5. Oh, aspettate, ma io mi genufletto davanti ai traduttori, eh (che poi sembra che sto addossando tutta la colpa a loro e mi tocca leggermi China Mieville in lingua e addio XD)
      Il senso del mio commento era questo: quando leggiamo un tradotto, leggiamo comunque un romanzo che non è l'originale. Così come il film doppiato perde sempre qualcosa nelle battute. Quindi io, personalmente, quando leggo e parlo di libri tradotti non pongo mai troppo l'accento sullo stile.

      Peace

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    6. Federica, il senso del tuo commento era chiaro!
      Il punto però è che io se non leggo in lingua originale mi aspetto una certa aderenza alla cifra stilistica dell'autore, che deve essere resa dal traduttore, bravo. A sensazione, in questo caso del Martin Eden, qualcosa non ha funzionato: ma come ho già scritto penso vada ben al di là della sola questione stilistica (al più sarò incappata in una traduzione mediocre) XD Mi ha proprio annoiato tutto XD
      Grazie mille per la partecipazione, mi fa sempre piacere avere commentatori acuti ^_^

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  3. Negli anni settanta la Rai trasmise anche uno sceneggiato tratto da Martin Eden, ricordo una noia assoluta e senza appello.

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    1. Ciao Nick ^^ Non mi è mai capitato di imbattermi nello sceneggiato! Comunque Martin Eden è un libro amatissimo, probabilmente a livello emotivo smuove gli animi, non il mio :P Questione di sensibilità: acida sono! XD
      Se curiosi in siti quali aNobii o Goodreads puoi vedere quanto sia apprezzato! Quindi, problema proprio mio! :D
      A presto!!! ^_^

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  4. Ricordo vagamente gli sceneggiati Glò ma libri non li ho mai letti... perchè? Mica lo so! Forse a quell'epoca erano da... maschietti!

    ps mamma mia ma quanto somigli a Mara Maionchi!!!! ahhahahhah

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    1. Cara Pat, la Maionchi mi fa un baffo! XD Ahahahah!
      Penso che London sia uno scrittore da leggere, a prescindere che poi possa creare scompenso, come è successo a me XD Magari scegliendo il titolo che Federica e Ivano proponevano!
      Grazie e a presto ^_^

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  5. Il primo "libro brutto" non si scorda mai! ;-) Perciò ora, Glò, questo romanzo diventerà il punto di riferimento della tua libreria: ogni volta che leggerai un libro potrai chiederti se è più brutto o più bello di Martin Eden XD.
    Ho preso appunti: libro noioso, prosa da sbadiglio, autocelebrazione un po' eccessiva, dunque ridicola... Insomma, mi pare che Martin non faccia mai autocritica! :-(
    Beh, non avevo una gran voglia di leggere questo libro, ma adesso potrei leggerlo anche solo per il piacere di denigrare Martin...
    Ps: Ops, forse sono troppo cattiva XD! Ciao

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    1. Ciao Else M.! ^^
      Consiglio comunque la lettura del libro, anche perché è veramente adorato! Quindi le mie considerazioni sono assolutamente soggettive, non c'è dubbio! Diciamo che la mia impressione è che Martin ci marci abbastanza sulla sua "bontà", correttezza, fatica ecc. Mi esaspera :P
      Magari ne riparliamo a lettura terminata ;)
      Grazie e buona serata ^__^

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  6. Premesso che London a me piace, o meglio, mi piaceva da ragazzino per quel tipo di epica adattissima agli imberbi sognatori, nello specifico di Martin Eden ho trovato tutto stucchevole e con uno spirito rivendicativo quasi fastidioso. In merito allo stile e alla prosa non può essere che da considerarsi efficace, incisiva, ovviamente bisogna contestualizzare l'autore e l'epoca in cui è vissuto.Jack London è il classico scrittore che ha sicuramente contribuito al mio tipo di formazione ma che alla fine mi sono ritrovato ad ammirare per la vita avventurosa piuttosto che altro. In merito all'interpretazione di tipo socialista, beh, sicuramente qualcosa può esserci, ma la visione è assolutamente romantica e artefatta. Resta comunque un maestro del suo genere, quindi, rispetto e tanto di cappello.

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    1. Ciao Massimiliano! ^^
      A memoria, anche a me piaceva da ragazzina! Invece per quanto riguarda la prosa, non mi piace, non la trovo incisiva, anzi... è un parlarsi addosso continuo! Ci sono pagine di "elucubrazioni mentali", pagine di fila! :O E in queste pagine tornano gli stessi discorsi, concetti, esasperati e ripetuti. Ho letto altri americani del periodo, non è il primo che leggo! Ma sinceramente non ci sono confronti!
      Penso che London abbia saputo "cavalcare" il riscontro e il gusto del pubblico, per me questo non equivale a parlare automaticamente di uno Scrittore. E si capisce che non è un'opinione definitiva, mi riservo di leggere altro ;)
      Grazie mille!!! ^_^

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    2. Ribadisco anch'io, con Glò, che lo stile della prosa di London è tutt'altro che esaltante e rimane sciatto anche nelle sue opere migliori. Ho trovato infatti fuori luogo, se non perfino ridicolo, l'apprezzamento esagerato che ne fa il curatore dell'edizione Adelphi de "Il vagabondo delle stelle". Va bene tutto ma a leggere certe cose davvero ti cadono le braccia.

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    3. Motivo per cui ho specificato che l'apprezzamento risale ai tempi del mio essere "imberbe sognatore", aggiungendo che alla fine quello che mi è rimasto, concedetemi, dopo altri tipi di letture, è l'ammirazione per il suo stile di vita avventuroso, poca cosa direi volendo valutarlo come scrittore. In merito a martin Eden ho detto la mia e non sono certo stato gentile. Poi, francamente, non mi sento di cassare a priori uno degli autori tra i più tradotti al mondo, al mio bambino farei leggere tranquillamente zanna bianca e il richiamo della foresta. Come per molte cose, vale anche per la letteratura, faccio mio il motto Omnia tempus habent. Tutto lì.

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    4. E ci mancherebbe non far leggere quei classici ai ragazzi!
      Ogni cosa va contestualizzata, questo non toglie che la prosa del Martin Eden non mi piaccia, a mio parere non è "questione di epoca" in cui London scrisse, perché altri autori del tempo sono Maestri di prosa. E sottolineo che le mie osservazioni sono su questo libro e non sulla produzione tutta: cosa posso ricordare di alcune letture fatte negli anni delle elementari? :D Per altro - lo ripeto ancora - a memoria, mi erano piaciuti molto quei romanzi.
      Un'altra puntualizzazione: ci sono anche oggi autori da best sellers e tradotti in molti paesi, ma non sempre ciò equivale a un effettivo valore letterario. Non sto parlando di gusto personale, che va sempre rispettato! Prendiamo i vari Cooper, Grisham & Co. ad esempio :P
      E comunque, come dicevo sopra, riprovo sicuramente a leggere London ;)

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    5. Jack London è stato e per certi versi rimane uno dei miei grandi miti letterari, per questo ho voluto rileggere di recente i libri che più mi avevano entusiasmato da molto giovane. "Zanna Bianca" mi è caduto dal piedistallo, mentre, all'altro estremo, "Il vagabondo delle stelle" si è ulteriormente innalzato.
      Anche la storia della sua vita la conosco quasi per filo e per segno.

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    6. Glò, su Martin Eden ho detto la mia, siamo sulla stessa linea. Per il resto, non saprei cosa aggiungere, dovrei fare come Ivano e rileggermi tutto ora, da adulto. All'epoca che fu rimasi molto colpito dai suoi romanzi, ribadisco che poi, andando avanti, mi è rimasto solo quello che ho descritto. In merito al discorso sul valore letterario che non corrisponde al volume di vendite e traduzioni... non ci piove.
      Non voglio e non devo difendere Jack London, dico solo che ha contribuito a formare il mio immaginario di ragazzino. Il valore è quello, non è poco. Una sorta di legame affettivo. Quando poi parlo di contestualizzazione mi riferisco allo specifico del suo vissuto e al tipo di prospettiva che aveva della società americana. Credo che l'errore fondamentale di London sia stato tentare di imitare la letteratura colta, quando gli sarebbe bastato narrare in maniera dura e cruda le innumerevoli vicissitudini che lo videro protagonista. probabilmente se si fosse mantenuto sulla quella linea, il suo The road si sarebbe ritagliato ben altri meriti, e avrebbe potuto essere il precursore dei romanzi itineranti della narrativa americana.

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    7. Ecco mi trovi perfettamente d'accordo! Forse i tempi non erano ancora quelli giusti per "osare", chissà :P
      Grazie mille per la partecipazione e l'arricchimento: speravo si riuscisse a chiacchierarne da vari punti di vista! ^__^

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  7. Mai letto Glò! E non mi ha mai interessato farlo.
    Cosa faccio ora, ci provo comunque o continuo per la mia strada che di sicuro, non comprende la sua?
    Ahahah un bacio!

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    1. Cara Mariella, io sono per "leggere sempre" e per farsi opinione :D In questo caso, la mia è in minoranza (veramente eh, basta curiosare in aNobii ecc. e se ne ha conferma). Da lettrice non riesco a non soppesare stile/prosa/tecnica e storia narrata, difficilmente empatizzo con i personaggi, diciamo che sono sempre un po' distaccata. Si tratta del mio modo di leggere :P Per questo insisto e dico: leggetelo!!! E se proprio il Martin Mai 'na Gioia non ispira, perché non accogliere il consiglio degli amici che hanno commentato, ovvero tentare un approccio all'autore con Il vagabondo delle stelle?
      Un grande abbraccio a te ^__^

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  8. Pensa che lo volevo leggere in quanto so che appartiene ai listoni, ma poi ho esitato per aver sentito pareri discordanti. Mai esitazione fu più salvifica, a quanto mi dici! ;-) La cosa mi rende doppiamente felice perché ho delle pile di libri da leggere alte come come le guglie del Duomo di Milano.

    Di Jack London avevo letto da bambina i classici "Zanna Bianca" e "Il richiamo della foresta", ma mi avevano messo troppa tristezza. Preferivo decisamente qualcosa di più irreale come i romanzi di Salgari.

    Poi di recente ho letto l'interessantissimo "Memorie di un ubriacone", mi era piaciuto e volevo anche scriverci un post, ma anche lì la situazione ormai è drammatica. Ho materiali per post vecchi come Matusalemme. Prima o poi però lo scriverò. Queste memorie si leggono bene e velocemente, forse perché non è un romanzo in senso stretto, ma piuttosto un resoconto di come arrivò a essere un alcolista cronico. Niente a che vedere con la pesantezza e l'autocompiacimento di "Martin Eden".

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    1. Oddio, una bella responsabilità, la mia XD Se hai moltissimi arretrati in lista-da-leggere, Martin può attendere, questo lo confermo :D
      La cosa che più mi ha disturbato è stata la "forma" data alla storia: alcuni concetti, anche se a mio parere molto ingenui, e perciò stesso propri di Martin personaggio, potrebbero anche interessare, ma la fatica per terminare il libro è stata parecchia!
      Se lo stile non disturba troppo, penso sia comunque un classico da leggere. La tristezza torna anche qui, forse è una cifra caratteristica di London... Ottimo consiglio a proposito delle "Memorie", annoto anche questo titolo ;)

      Grazie mille e buon week end ^__^

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  9. La tua descrizione del libro mia cara Glo', lascia alquanto titubanti sulla scelta...Sai essere talmente convincente che lo si chiuderebbe appena aperto , ma poi la curiosità diventa tale che ti viene voglia di riprenderlo e cercare le negatività o positività se queste esistono.
    Dico si , o come la Maionchi dico un no deciso...
    Chissà devo riflettere , sei troppo brava nell'allettare i lettori.
    Un bacio speciale!

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    1. Ciao Nella!!! ^_^ Questa volta son stata acidona (ma tu lo sai bene che ogni tanto ho attacchi XD)! Però mi fa piacere che nonostante il parere negativo, quel che ho scritto riesca a incuriosire anche verso una possibile lettura: questo è il mio intento. Non sono per il o bianco o nero, anche perché la lettura è una passione che può veramente aiutarci ad allargare gli orizzonti... e dunque è interessante anche affrontare libri e autori che non sono nelle nostre corde ;)
      Un grande abbraccio e grazie mille ^__^

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    2. Ricambio sempre con infinito piacere....Bacio!

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  10. Anche io questo "mai 'na gioia" nel titolo non lo ricordavo :)

    Ammetto la mia totale ignoranza in quanto di London non ho mai letto nulla, neanche i suoi famosi romanzi per ragazzi. Ora come ora è un autore che non mi attira più di tanto, però chissà, in futuro, magari qualcuno dei suoi lavori migliori... consigli?

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    1. Ma come o.O Dopo tutta 'sta tirata che ho fatto??? Che cosa consiglio? Ma Martin Mai 'na Gioia ^__^
      Non sono esperta di London :P Ti posso confermare quello che ho scritto in apertura: a me i romanzi più famosi di avventura erano piaciuti! Se cerchi letture più mature, penso siano da seguire i consigli degli amici che hanno commentato e quindi ti ricordo Il vagabondo delle stelle e Memorie di un ubriacone.
      E in ogni caso, non scherzavo affatto alla fine del post: il Martin va letto, per quel che è rappresenta, è un libro amatissimo, non da me ok ;)
      Ciao e a presto!!!

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    2. Mmmm, ci farò un pensierino, sicuramente non a breve :)

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    3. Tanto la "lista" non ha mai fine, no? ;)

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  11. Non ho letto neanche Zanna bianca - o forse sì ma non ricordo (che è peggio!!!) - e sto per essere travolta da un'onda violenta di vergogna e rimproveri. Che faccio, leggo o no il tuo (finalmente) libro brutto? XD

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    1. Ciao Valentina! ^_^
      Secondo me London va letto: se Martin non ti ispira, i romanzi di avventura son carini, magari ne ho un ricordo bello perché mi ricordano l'infanzia :D
      Oppure i due titoli, già suggeriti da altri commentatori, che ho riportato proprio appena sopra nella mia risposta a Firma ;)
      Grazie mille per essere passata, un abbraccio ^_^

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  12. Come lo consigli????... Noooo!
    Io mi fido del tuo giudizio (anzi, ho gongolato: si sentiva proprio che ti sei fomentata, e personalmente di Martin Mai N'a gioia ne conosco diversi anche nella vita reale e non li reggo già di mio - anzi, approfitto e li ripudio PUBBLICAMENTE tutti!:DDD)

    London...ho letto qualcosa di London?... Mi sa Zanna Bianca da bambina... Una cosa è certa, se non lo ricordo non mi ha entusiasmato molto.

    Bella prova questo tuo primo romanzo-no! :))

    Un abbraccio!!!

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    1. Regina carissima! :D Lo consiglio, sì! Mai fidarsi del parere di un lettore "forte" > pretenzioso, snob, "so tutto io" XD
      Penso che sia giusto farsi un'opinione personale, sempre: ovviamente il libro in gioco deve interessare un minimo o incuriosire. Ti faccio un esempio: ho riletto i Promessi Sposi una decina di anni fa e ho trovato questo poderoso romanzo magnifico, perché in quel momento avevo i mezzi per apprezzarlo. Al liceo non era la mia lettura preferita :D
      Il punto è che il Martin Eden è una vera pietra miliare della letteratura, è nel cuore di moltissimi lettori! ;)
      Grazie mille per aver apprezzato il mio post criticone XD
      Un grande abbraccio a te ^__^

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  13. Guarda, per me è stato lo stesso col Dottor Zivago... un'agonia, lento, noiosissimo e pieno di inutili divagazioni.
    Andando fuori tema: sbaglio o appena il capo è via hai dato la scalata alla gerarchia della Nostra Libreria? Da semplice segretaria tuttofare a dirigente! Ahahah, scherzo! :)

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    1. Sì, ricordo che di Pasternak avevamo già parlato, e a me fa lo stesso effetto quel romanzo: decisamente molto meglio il film in questo caso! ;)

      Senti... ma shhhhh! Io ci provo *__* Li scalzo e li vendo al miglior offerente e poi... https://www.youtube.com/watch?v=gOOEHino0dI

      Ciao Marco e grazie! :D

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  14. Ho amato tanti libri di London, che è stato fonte di ispirazione negli anni in cui scrissi quel romanzo ambientato negli Stati Uniti del XIX secolo. Amo anche il suo stile.
    Martin Eden è uno dei suoi migliori romanzi, ormai accreditato da decenni nel novero dei più grandi romanzi al mondo. Ma questo non fa di questa narrazione qualcosa che tutti amano. E' fisiologico.
    In tanti hanno adorato "Se una notte d'inverno un viaggiatore", che per me è stata una sofferenza abbandonata a un terzo di libro, quindi come si suol dire "ci può stare".
    Di Martin Eden ricordo la lettura pubblica del suicidio del protagonista, nella biblioteca comunale di Ciampino, in un'epoca di incontri letterari molto belli. Fu un passaggio travolgente, che mi tolse letteralmente il respiro.
    Ho il romanzo fra i miei libri non ancora letti.

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    1. Ciao Luz! ^_^
      Però... pensando al tuo romanzo, posso intuire sia stato un'ispirazione London, soprattutto pensando alla tipologia dei romanzi d'avventura e a quel che portano con sé.
      Martin Eden non rientra in quel suo filone, e forse questo è un discreto limite, perché a mio parere London non è convincente né per stile né per tematiche :P Mi sembra come chi cerchi di apparire migliore in quello che fa, senza averne capacità effettiva. Preciso che parlo esclusivamente di questo libro, non ho possibilità di confronto sottomano: gli altri romanzi letti so che mi erano piaciuti, mi avevano catturato (ero piccina, fatico ad averne piena consapevolezza, ma sai quando rimane un'atmosfera positiva associata ad una lettura, no? ;)).
      E ora ti "stendo" del tutto: giunta alla parte - che tu hai spoilerato alla grande XD - relativa al suicidio... evvaiiiiii! Fastidio finito :P Ecco, decisamente qualcosa non ha funzionato nel mio caso.
      Grazie mille per il contributo ^_^

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    2. Ah ah ah, suppongo che si sappia in giro che Martin Eden è uno dei protagonisti che muore suicida nella letteratura mondiale. :-D
      Insomma, per te un sollievo. Ih ih ih

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    3. Non credere... c'è un movimento anti-spoiler massivo nel web XD (io non faccio molto caso alle anticipazioni, non mi disturbano nella lettura!)
      E sì, alla fine è stato una specie di sollievo: finitoooo! XD

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