mercoledì 22 giugno 2016

Libro: "Canto della pianura" di Kent Haruf


Titolo: Canto della pianura
Titolo originale: Plainsong
Autore: Kent Haruf
Traduttore: Fabio Cremonesi
Edizione letta: NNEditore , 2015 pagine 304


Incuriosita dal fermento attorno alla "Trilogia della pianura" di Kent Haruf, ho deciso di procedere cronologicamente con la lettura dei volumi, ragion per cui Plainsong rappresenta il mio primo incontro con l'autore.

La precisazione è d'obbligo dal momento che la NNEditore ha deciso, a propria discrezione, di invertire l'ordine dei volumi per pubblicazione, ne dà resoconto e spiegazione sul sito ufficiale, ma a me non ha convinto. Non capisco perché dovrei leggere come primo volume di una trilogia, seppure ideale, quello scritto dall'autore come ultimo. Che poi la scelta di presentare al pubblico italiano come primo volume, quello considerato il "migliore", risponda a un ragionamento in termini "aziendali" (tra cui l'elemento affettivo, se ho capito dalle dichiarazioni rilasciate, a proposito della questione, dalla stessa CE) sta benissimo. Ma perché ingarbugliare e dichiarare come primo volume effettivo Benedizione, non riesco a capirlo:

Plainsong (1999) > Canto della pianura: pubblicato come secondo volume
Eventide (2004) > Crepuscolo: pubblicato come terzo
Benediction (2013) > Benedizione: pubblicato come primo

Penso che a livello di stile e tematiche abbia senso rispettare l'ordine cronologico di scrittura, anche perché l'arco di tempo, come potete notare, supera il decennio.
Comunque: libertà assoluta, anzi consultate il link al sito della NNEditore per farvi un'idea: Lettera aperta ai lettori di Benedizione ;)

Terminate le questioni prettamente introduttive, perché dovreste leggere Canto della pianura? Non ho dubbi: perché Haruf è un grande scrittore.
Indiscussa è la sua maestria nell'orchestrare, mediante la parola, il mondo di una piccola cittadina, Holt (immaginaria e situata nel Colorado), raccontata attraverso le vite normali e "piane" di alcuni abitanti: le storie in questo piccolo microcosmo monotòno finiscono per intrecciarsi, principalmente grazie a un personaggio che fa da perno rispetto alla coralità del romanzo, la volitiva e risoluta Maggie Jones.

Il coperchio del tubo di scappamento rimbalzava su e giù emettendo sbuffi di fumo nero, finché i due fratelli spensero il motore, il coperchio si bloccò e di colpo Maggie Jones ricominciò a sentire il vento.
Si allontanò dalla stalla e rimase ad aspettarli. I due saltarono giù e si avvicinarono con calma, lenti e pacati come diaconi, come se non fossero affatto sorpresi di vederla. Si muovevano goffi nelle tute invernali, con i grossi berretti calcati in testa e i guanti spessi.
Gelerai a stare ferma qui, disse Harold. Faresti meglio a toglierti da questo vento. Ti sei persa?
Probabilmente, disse Maggie Jones. Scoppiò a ridere. Ma volevo parlarvi.
Oh, oh. Guai in vista.
Non dirmi che ti ho già messo paura, disse lei.
Per la miseria, disse Harold. Probabilmente vuoi qualcosa.
Proprio così, rispose lei.
È meglio se vieni dentro, disse Raymond.
Grazie. Almeno uno di voi è un gentiluomo.

La gravidanza inattesa dell'adolescente Victoria innesca una serie di possibilità: per la ragazza stessa, per il ragazzo padre, per i McPheron, fratelli allevatori di mezza età, e via via per altri personaggi. In questo senso il personaggio di Victoria simboleggia la speranza, quella della vita che si rinnova e che porta con sé il cambiamento, lo stesso che ci supporta durante le difficoltà dell'esistenza.
Plainsong è anche il romanzo della pianura, della periferia americana con le sue atmosfere un po' melanconiche, a mio parere, quelle delle "piccole cose" e delle "piccole vite"; e poi c'è la musica, presenza costante ma discreta, appena suggerita, tanto che soltanto una canzone è direttamente citata dall'autore, You Really Had Me Going di Holly Dunn. Per me le vicende si sono dipanate sulle note della country music *_* E quale sarà la vostra musica, quella che vi accompagnerà mentre scoprite la Holt di Plainsong?

"Il termine inglese Plainsong, che dà il titolo a questo romanzo, significa "canto piano" (forma di canto a cappella monodico – ossia privo di accompagnamento musicale ed eseguito all'unisono – diffuso nel Medioevo in ambito ecclesiastico; il Canto Gregoriano, per esempio, è un tipo di canto piano), oppure si può utilizzare per riferirsi a qualsiasi melodia o motivo musicale semplice e sobrio; nel contesto di questo romanzo, il termine evoca anche un terzo concetto, più un’immagine che un significato in senso stretto: "canto della pianura"."

Nella Nota del traduttore si legge: "La scrittura di Canto della pianura è radicalmente diversa da quella austera e stringata di Benedizione: questa volta il periodare è ampio e spesso molto articolato, le descrizioni e l’aggettivazione quasi barocche."
Sono rimasta abbastanza stupita, non avendo però possibilità di confronto per adesso, perché la prosa di questo romanzo è assolutamente sobria e scorrevole o.O Non avrei utilizzato l'aggettivo barocca, in definitiva, perché ci si aspetta ben altro in tal caso. Anzi, lo stile si confà all'assunto iniziale, la volontà di rappresentare il Canto della pianura.
I dettagli sono vividi, concreti e tangibili, come deve essere la vita delle piccole comunità rurali, regolata dalle necessità quotidiane e dai ritmi naturali, della vita e delle stagioni. 

Uscirono di nuovo nel freddo e se ne andarono. A casa, si misero le tute di tela pesante e uscirono nella notte, portando una lanterna al ricovero dei vitelli, dove avevano rinchiuso una giovenca che sembrava sul punto di avere le contrazioni. Aveva due anni. Si erano accorti che anche le mammelle stavano diventando turgide. Quindi il giorno prima l’avevano portata nel box accanto al recinto.
Oltrepassarono il cancelletto tenendo sollevata la lanterna sotto le travi del tetto e si resero conto che la giovenca non stava bene. Se la ritrovarono di fronte, sulla paglia che ricopriva il terreno gelato, con la schiena inarcata, la coda dritta e gli occhi sbarrati e nervosi. Fece un paio di passi rapidi e agitati. I due fratelli si accorsero che l’utero era fuoriuscito e ciondolava sotto la coda, contro le zampe posteriori, e uno zoccolo rosa sporgeva dall'organo prolassato. La giovenca si allontanò a piccoli passi dolorosi, inarcandosi, e si diresse verso la parete di fondo con lo zoccolo del vitellino nascituro che sporgeva come avvolto in una sudicia tela da imballaggio.

Credo si possa affermare senza timore che qui siamo assai distanti da quel minimalismo che si connota per cinismo e desolazione esistenziale, tanto per essere chiari: perché Haruf ha un profondo rispetto per la "normalità", per le vite non gridate o eccellenti e per il lavoro duro e faticoso.
In poche righe, una vita intera:
La osservarono, quei due vecchi fratelli nei loro abiti da lavoro, con i capelli grigio ferro corti e dritti sulle teste spettinate, e le ginocchia dei pantaloni sformate. Non dissero nulla.

Giudizio finale: il mio tesssoro

Glò

19 commenti:

  1. Le note dei curatori lasciano davvero perplessi a volte. Ne avevamo parlato in occasione del tuo post su Martin Eden, quando ti avevo accennato alle corbellerie (secondo me) scritte nella postfazione all'edizione Adelphi de Il vagabondo delle stelle.
    Ho appena letto, da Athena Noctua, la recensione di "Benedizione". Vi siete incrociate alla grande oggi ^^

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    1. Ciao Ivano! Son corsa immantinente a leggere il post di Cristina, davvero molto bello, e mi ritrovo in parecchie osservazioni, benché si tratti di un altro dei volumi della trilogia.
      Sulla questione dell'utilizzo del termine "barocco", probabilmente il traduttore ha considerato il confronto della prosa tra i due libri citati, ma la mia opinione è che così si fornisce un quadro lontano da quel che è in realtà lo stile di Haruf. Posso avere "interpretato" male io, si intende!
      Grazie mille e buon pomeriggio ^_^

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  2. "Atmosfere delle piccole vite" è un'espressione bellissima, che rende in modo perfetto quello che ho trovato in Benedizione e che mi aspetto di trovare anche in questo seguito-anticipo... ché, per non farmi problemi, come sai ho seguito semplicemente l'ordine di pubblicazione. :)

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    1. Ciao Cristina ^^ Ordine di letture/pubblicazioni a parte, abbiamo avuto impressioni assai simili nei nostri rispettivi e primi incontri con Haruf *_* Mi fa particolarmente piacere il tuo commento, quindi ^^
      Al momento sono alle prese con Murakami, ma a breve procederò con le storie di Holt: Haruf mi ha davvero incantata ^_^
      Grazie mille!

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  3. Un'altra gran bella scoperta grazie a voi!

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    1. Ciao Nick ^^ Questa trilogia è davvero una bella scoperta: l'autore, deceduto qualche anno fa, è pressoché sconosciuto qui da noi e quindi dobbiamo ringraziare la CE che ha investito in questo senso.
      Grazie e a presto! ^_^

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  4. Non è che mi ispiri molto!
    Comunque sono arrivata al tuo blog per caso, ci ho fatto un salto veloce e mi è piaciuto molto! Mi sono aggiunta ai tuoi lettori fissi!
    Un bacio, Luisa

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    1. Ciao Luisa e benvenuta! ^_^ Mi fa molto piacere che questo spazio ti abbia incuriosita e spero di ritrovarti in futuro per chiacchiere varie ;)
      Così ci sarà modo di scoprire quali sono le tue passioni letterarie ^_^
      Grazie mille e a rileggerci!

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  5. romanzo imperniato sjlla sempliocità e linearità, so che riscuote in gran bel successo. Hano dell copertine molto belle ma in questo momento sto pensando a quale musica abbinare..cono lontane dal canto gregoriano ma mi viene in mente
    Woody Guthrie
    Bacione adorabile amica mia..

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    1. Cara Nella, direi che, da esperta e vera intenditrice musicale quale sei, la tua scelta è perfetta *__*
      Il libro è davvero molto bello per atmosfere e suggestioni, ci porta direttamente in quella piccola cittadina, Holt, tra le storie della comunità locale e la natura.
      Grazie mille e ricambio il bacione ^_^

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  6. d'acchito, tra copertina e titolo, dubito fortemente avrei dato una chance a questo libro...
    poi ne leggo la tua visione e mi incuriosisce... bah, forse forse...

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    1. Pata... secondo me potrebbe piacerti, sai? C'è molta delicatezza nelle storie raccontate e i personaggi sanno conquistare! Oltre a quelli che ho esplicitamente citato, ci sono i fratellini Ike e Bobby che devono superare molte prove - dalle angherie del bullo della zona a sconvolgimenti legati alla loro vita famigliare (resto vaga, non voglio rovinare la potenziale lettura!); parallelamente ci viene raccontata la storia della loro mamma, Ella, e delle sue difficoltà esistenziali, del padre che è solido e presente... Insomma è un libro ricchissimo e raffinato *_*
      Ciao carissima, alla prossima ^^

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  7. Sono d'accordo con te sull'ordine di pubblicazione. Però i libri sono bellissimi :-)

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    1. Ciao Silvia, è un piacere leggerti qui *__*
      Probabilmente sono un po' esigente come lettrice XD E da ciò tutte le paranoie sull'ordine :D
      In questo periodo sto tentando un recupero di letture rimandate da troppo tempo, ma senza dubbio questa sarà l'estate degli altri due volumi della trilogia di Haruf ^_^ E se tu confermi che sono bellissimi... *__*
      Grazie mille e a rileggerci ^^ Bye!

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  8. Ciao Glo, arrivo a commentare in ritardo! Ho letto anch'io questo libro e in pochi giorni! Come scrivi tu, la prosa è scorrevolissima e sobria, (per niente barocca per me ^_^ ) e ci sono molti dialoghi e tanti eventi nella trama che tengono sempre alta l'attenzione. Devo ammettere che mi è piaciuto, ma non troppo; sicuramente non mi è piaciuto tanto come agli entusiasti che ne parlano in giro per il web ;-), però, l'ho letto molto volentieri e a fine lettura mi è rimasta la piacevole l'impressione di aver proprio visitato la cittadina di Holt, più che di aver conosciuto i personaggi (di solito a me capita il contrario!).
    Il paesaggio di Holt è effettivamente il vero protagonista e, seppur di finzione, è molto credibile. Haruf ha creato un setting tipicamente americano: una pianura dove si possono trovare tante fattorie, gas station, mulini a vento e qualche bar. In questo ampio spazio aperto, i personaggi conducono un'esistenza piuttosto comune e anonima -anche forse banale- in un'atmosfera di campagna, che è l'aspetto più interessante del libro, perché ti sembra di percepirla. È una strana atmosfera, forse è un po' rarefatta e noiosa, di un mondo sospeso nel tempo, perché nulla sembra mai cambiare a Holt.
    È atmosfera di campagna rassicurante, ma, a volte, terrificante! (E qui penso alle lunghe distanze della pianura che isolano o al duro lavoro degli abitanti o al bullismo :-O)
    Sicuramente, come scrivi tu, c'è l'atmosfera della "piccole vite" che rassicura ma può anche sfibrare (e qui mi viene in mente l'instabilità di Elle :-) ).
    Il libro è interessante perché vengono esplorati anche i problemi sociali della comunità di Holt, che ha poco da offrire dal punto di vista culturale: bullismo, alcolismo, gravidanze giovanili, abbandono scolastico, solitudine, isolamento, depressione...
    Ad Holt ci sono parecchi problemi, come del resto in tante periferie del mondo, ma - come hai messo in evidenza - c'è una grande speranza che viene protetta, nonostante tutto. Penso che il bello del libro stia in questa speranza che è nelle mani delle giovani generazioni.
    -kiariel86

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    1. Ma l'accento sulla o di Glò chi lo rubò? :/ L'avrà preso Micetta!? ;)

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    2. Ciao Kiariel e grazie per il bel commento *_*
      Quello che tu percepisci in senso "negativo" io l'ho trovato una sorta di punto di forza della scrittura di Haruf: i personaggi sono vivi e concreti, ma lo sono soltanto grazie alla forza della scrittura. Per esempio la tecnica utilizzata del discorso indiretto libero per riprodurre pensieri, stati d'animo, caratteristiche rende tutto molto rarefatto. Forse genera un effetto straniante nel lettore. Però a mio avviso la magia sta proprio qui: i personaggi, anche se hanno propria individualità e sono ben caratterizzati, funzionano a livello di collettività: Holt si costruisce nella nostra mente grazie alle strade polverose, alla natura selvaggia, alle casette di periferia, alla monotonia della pianura e ai personaggi.
      La periferia americana è un tema che ricorre in molta parte della letteratura e la desolazione è più o meno sempre la stessa, sì. Haruf ce la descrive senza dare giudizi o fare la morale anche in modo indiretto: c'è sempre una certa delicatezza nella sua narrazione anche nei momenti "splatter", che non sono gratuiti o pensati per impressionare. Sembra volerci dire: "è la vita", ci sono problemi e difficoltà ma nello stesso tempo è possibile affrontarli e andare oltre, costruire altro.
      Grazie mille, è fantastico avere commenti inaspettati ^_^

      P.S.: Micetta è una gattina troppo signorile per commettere reati simili XD

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  9. Allora..... Ho letto Benedizione e poi Canto della Pianura e ora sto leggendo Crespuscolo.
    Che dirti? Fantastici!!!!
    Benedizione ha forse una scrittura più scarna mentre negli altri due è più "ricca" anche se non è il termine giusto.
    Ma questo significa poco, Lo stile è sempre quello di un grande scrittore. Di un uomo che come dici tu ha rispetto della scrittura e del mondo che descrive. Grande l'invenzione di questo paese che non esiste! Grande l'invenzione di parlare di vite normali fatte di fatica e sudore, ripicche, liti, memorie e rimpianti e mille altre cose ancora.
    Forse, trovo surreale il fatto che due anziani coltivatori accolgano una ragazza incinta, una sconosciuta, ma la prosa di Haruf lo fa sembrare normale.
    In più le atmosfere che si respirano... la polvere, il vento, l'odore di stalla... il profumo di famiglia... la puzza di famiglia... e tu sai perchè parlo di profumo e puzzo.
    Vite normali che si confrontano con le giornate sempre uguali, coi problemi, con i ricordi e i rimorsi.
    FAvolosi!
    Grazie ancora di averne parlato! Ciaoooo

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    1. Ma che bella sorpresa questo tuo commento, Pat! ^_^
      Ho terminato Benedizione poche settimane fa (io ho letto in ordine cronologico di scrittura i tre volumi) e a mio parere lo stile è più maturo, si capisce che è un esito della bravura dello scrittore. Forse più limato, curato, preciso e puntuale, non perciò la prosa è meno poetica e delicata.
      I fratelli accolgono Victoria perché Maggie Jones fa da tramite, secondo me, anche intuendo il "bene" che ne avranno ;) Vai con Crepuscolo e ne riparleremo :D
      Per il resto, nonostante le storie narrate siano "piane" e comuni, Haruf riesce a rendere e imprimere odori, luci, sentimenti, con una capacità unica!
      Sono contentissima che tu abbia apprezzato, ma davvero tanto ^_^
      Grazie mille per essere ripassata a lasciare il tuo parere su questo libro! *__*

      P.S.: il mio preferito è Crepuscolo <3

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