domenica 23 ottobre 2016

Glò thinking - Vita e Arte in Mark Rothko (Parte I)


Da sempre ci interroghiamo sull'Arte e il suo valore, peso, significato rispetto all'uomo e/o all'assoluto. Indagare la Bellezza appassiona e infiamma; al di là delle questioni accademiche, costruire un rapporto personale con l'Arte è vitale e ci fa stare bene; stabilire che cosa sia Arte in un'epoca precisa spesso precorre o quantomeno va di pari passo con i cambiamenti sociali, culturali e morali.
La storia del pittore espressionista astratto Mark Rothko e la sua concezione di Arte come forza che può cambiare il mondo in cui viviamo, offre la possibilità di approfondire alcune questioni assai interessanti.

Ispiratore e fonte per questo post è lo storico dell'arte Simon Schama con il suo documentario, appartenente alla serie The Power of Art (BBC, 2006), dedicato all'artista.


Markuss Rotkovičs (Markus Yakovlevich Rotkovich) è nato a Dvinsk, ora Daugavpils, in Lettonia nel 1903 (+ New York, 1970) da famiglia ebrea che, a causa delle persecuzioni subite da parte dei cosacchi, negli anni '20 del XX secolo si trasferisce negli Usa. Attraverso la porta di Ellis Island moltissimi ebrei in quegli anni si riversarono a New York.
Il padre, Jacob Rothkowitz, farmacista e intellettuale, ha cresciuto i figli pensando alla loro formazione culturale più che religiosa, nonostante il reddito assai modesto.

Pochi anni dopo l'arrivo negli Usa, il padre, muore: la famiglia si ritrova in condizioni economiche difficili, tali da costringere tutti i componenti a trovare il modo di sbarcare il lunario.
Rothko family, 1912
Mark, ragazzino da sempre studioso e particolarmente intelligente e vivace, a diciassette anni ha completato il ciclo di studi superiori; ottiene una borsa di studio per Yale, ma l'essere ebreo all'epoca non garantiva facilità di ammissione. Rothko è infine ammesso; frequenta per due anni continuando a lavorare per mantenersi. Patisce la comunità del campus, razzista ed elitaria secondo le sue parole, e interrompe gli studi di legge.

Dopo questa fase, la sua vita sarà completamente dedicata all'arte. E qui si interrompe il mio accenno alla sua biografia (che trovate esaustiva QUI), per motivi strettamente funzionali al post.

Mark Rothko in his studio, 1964 - Hans Namuth
A questo punto occorre accelerare e arrivare al suicidio del pittore, avvenuto il 25 febbraio 1970. Rothko da anni abusa di alcool e sigarette, il suo fisico è provato e la vita privata non va decisamente nel verso giusto. Quello stesso giorno, nove quadri dell'artista arrivano alla Tate Gallery di Londra per una esposizione, che ovviamente si trasformerà in una sorta di omaggio per il defunto.
Si tratta dell'ennesimo artista tormentato che decide di farla finita?

Questa è forse l'impressione che apre il documentario citato all'inizio, con un Simon Schama giovane nella Londra anni '70, periodo caratterizzato da leggerezza, voglia di giocare, contestazione, rock & roll e dal pop di Rosenquist, Lichtenstein e Warhol in campo artistico. La solennità che caratterizzava fino ad allora l'arte era ormai avvertita come distante, come "riservata alla Chiesa".
Nella primavera del '70, Schama si reca alla Tate Gallery per vedere ancora una volta le opere di Francis Bacon, ma imbrocca il corridoio sbagliato e si ritrova nella sala dedicata a Rothko: in un ambiente in cui dominano, per volere dello stesso artista, luci molto basse, sono esposte le nove tele, che emanano una forza attrattiva dirompente. Dopo questa esperienza così coinvolgente, tutte le idee avute fino al momento a proposito dell'arte iniziano a vacillare.
Black on Maroon, 1959 - Mark Rothko
Per capire la portata dell'arte di Rothko, è interessante ricordare una sua dichiarazione che suona circa così: "i miei quadri iniziano un'avventura ignota in uno spazio ignoto".

A 55 anni, nel 1958, Rothko è il pittore americano più famoso e le sue opere viaggiano anche per l'Europa, a testimoniare la profondità dell'arte e della cultura americana, spesso tacciata di essere sola apparenza
Per questo motivo la Seagram, fabbrica di liquori canadese, lo sceglie per decorare la nuova sede dell'omonimo grattacielo di Manhattan: si tratta di una commissione importante che consiste nel dipingere quadri per lo spazio di circa 60m² del ristorante Four Seasons, situato al pianterreno, per un compenso di trentacinquemila dollari (oggi circa due milioni e mezzo).

Seagram Building - NewYork
A questo punto emerge prepotentemente la questione del rapporto denaro/arte e non dovrebbe poi stupirci troppo la perplessità, o per meglio dire, il lungo travaglio, di R. nell'accettare il lavoro, ripensando alle sue origini e al percorso fatto per raggiungere il successo: non si tratta soltanto di motivazioni legate al ruolo dell'artista ma anche di una posizione critica verso il capitalismo statunitense. 
Il trentennio precedente non era stato affatto facile per lui, sia in relazione alle difficoltà economiche già accennate, sia per la sua personale e tormentata ricerca intorno all'Arte, che ritiene possa cambiare il mondo.

Le serie della Metropolitana della fine degli anni'30 sono la testimonianza dell'alienazione, della solitudine e dell'incomunicabilità dell'uomo moderno e racchiudono in loro la malinconia dello stesso autore: pendolari che vagano come anime perdute in una tragica quotidianità urbana e che attraggono chi osserva per un qualche elemento disturbante.
I colori iniziano a farsi "interpreti", così come dice Rothko.
Underground Fantasy [Subway], Mark Rothko
Tanto che il primo artista a colpirlo profondamente è Matisse con il suo Studio rosso, visto nel '49: in questa opera è il dipinto che ha colore, non i singoli oggetti rappresentati.

Forte di questa intuizione, Rothko avrebbe potuto sperimentare pittoricamente, invece si rinchiude in sé e si dedica agli amati libri (tragedie greche, Shakespeare, Nietzsche) e le opere di questi anni si incentrano su mitologie, massacri, sacrifici: Schama parla di escursioni archeologiche nella terra dei morti.
The Omen of the Eagle,1942 - Mark Rothko
Intanto, nel mondo reale si va ben oltre: scoppia la seconda guerra mondiale, alla quale il pittore non prende parte non essendo idoneo al servizio militare per una forte miopia. Di fronte all'annientamento della civilizzazione, ecco che in lui nasce la necessità di esprimere quello che sta accadendo attraverso l'arte.

Continua

31 commenti:

  1. Curioso il titolo del primo dipinto... Abbandono in nero su di un'isola deserta.
    E quello della metropolitana è davvero alienante. Sarebbe l'ideale come illustrazione per alcuni racconti di P.K. Dick.

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    1. Ciao Marco! Citi un autore che in qualche modo potrebbe suggerire la parte finale di questa escursione nel mondo-Rothko ;)
      Le serie della Metropolitana sono davvero inquietanti, peccato aver inserito una sola immagine, ma per ovvi motivi di spazio ho dovuto "tagliare" molto :P
      Il primo dipinto è uno tra quelli che ci faranno ancora compagnia!^^
      Grazie mille!!!

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  2. "Forte di questa intuizione, Rothko avrebbe potuto sperimentare pittoricamente, invece si rinchiude in sé e si dedica agli amati libri (tragedie greche, Shakespeare, Nietzsche) e le opere di questi anni si incentrano su mitologie, massacri, sacrifici: Schama parla di escursioni archeologiche nella terra dei morti".

    Non sono sicuro del significato di questa frase. Con "sperimentare pittoricamente" intendi forse dire che avrebbe potuto arrivare prima alla sua successiva concezione astratta dell'arte, con la sparizione dell'oggetto e la supremazia del colore?
    A me in realtà risuona di più questa fase precedente della sua opera, che mi sembra quasi ernstiana o saviniana, ma è certo questione di gusto personale.

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    1. Sì, Ivano, l'idea è che in quella fase di ripiegamento su stesso verso temi altamente tragici e in quel contesto preciso (storico, personale sia come uomo che come artista), Rothko abbia in qualche modo "sospeso" il suo percorso relativo all'uso e al significato del colore. Questo non vuol dire che quella fase sia ricchissima e interessante (purtroppo ho dovuto limitare il numero delle immagini... bisognerebbe approfondire ciascuna "fase")!
      Il discorso fatto nel documentario segue una linea precisa, che porterà all'ultima fase della vita del pittore ;)
      Grazie mille ^_^

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  3. Mi linci se ti dico che non lo conosco?
    Sono un ignorante li ammetto.

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    1. Non ti lincio, perché anche io ignoravo molto di questo artista: conoscevo alcune delle opere della fase matura e basta così :D E, anche se mi avevano colpito parecchio, non avevo mai approfondito: quel documentario è stato fatale *_*
      La parte successiva sarà incredibile! :O
      Grazie Nick! ^_^

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  4. Questi sono i post che mi piacciono. Devo dire che ritengo Rothko il pittore più "musicale" che ci sia. Questa considerazione mi nasce dalle molte immagini che in questo post sono rappresentate solo da Black on Maroon e da quella del suo studio. Credo che come artista non abbia voluto rappresentare nulla se non la parte emozionale dell'uomo. L'uso del coloro è dosato come come un componimento su spartito, dove i Lab o i bemolle hanno l'arduo compito di dare corpo e sostanza. Se nel prossimo post metterai altri dipinti, forse si capiranno meglio queste mie affermazioni. Ovviamente personalissime e del tutto opinabili.

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    1. Caro Max, la tua riflessione è molto calzante, per come ora riesco a "vedere" le opere cui ti riferisci dell'artista. Nella parte successiva si parlerà esclusivamente di queste grandi tele, dove il colore "è". E in qualche misura la musica sarà presente ;)
      Poi... la questione dell'interpretazione dei dipinti è sempre assai personale: anche in questo caso, presentare le riflessioni di Schama è utile soltanto nella misura in cui si è disposti a recepire e a rielaborare, altrimenti diventa uno sfoggio culturale fine a se stesso :P
      Grazie e buona serata ^_^

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    2. Grazie a te, temevo di fare un commento dei miei soliti incomprensibili. :D

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    3. Non solo non è incomprensibile (a parte che non ne ho mai letti tali eh) ma quando l'ho letto ho pensato "eccoci!". Una delle intenzioni di Rothko è quella di colpire l'osservatore attraverso le emozioni, ma se ne riparlerà ;)

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  5. Conosco poco il mondo dell'arte, ma mi piace. Dietro ogni artista ci sono storie, percorsi personali, linguaggi ai più sconosciuti, ci sono viaggi, stati d'animo, dev'essere bello rappresentare qualcosa attraverso un disegno. Come specchiarsi e sapere che di quel riflesso esisteranno mille interpretazioni. Penso a Egon Schiele, per esempio, un altro artista tormentato. Sono contenta di questa finestra che hai aperto sull'arte di Rothko. Il quadro della metropolitana è molto suggestivo. Capisco meno black in Maroon, ma è proprio quello che intendevo quando dicevo che ogni artista sa cosa sta facendo, nel momento in cui si esprime ed è sempre questo rispetto che gli si deve tributare, anche quando un'opera lascia indifferenti.

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    1. Ciao Marina! ^^
      Anche'io non sono che una semplice amante dell'arte, capisco perfettamente quello che scrivi!
      Black in Maroon è l'inizio di tutto il percorso che presento in questi post dedicati a Rothko: nel prossimo approfondimento credo che potrai rimanere stregata dalle serie dell'ultima fase della vita del pittore! Grazie alle suggestioni di Schama si rivelerà la potenza di queste opere così particolari.
      Grazie mille ^_^

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  6. davvero interessante, grazie

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    1. Grazie mille!!! Sono felicissima che questi post "particolari" siano apprezzati! Dell'Arte, non ne abbiamo mai abbastanza :D
      Buona serata ^_^

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  7. Non è un genere di espressività che amo, però magari leggendo i successivi post sull'argomento forse mi diventerà possibile riuscire a vedere nella sua produzione quel che, al momento, non riesco a cogliere.

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    1. Ciao Ariano! ^^ Non sono un'esperta di arte, tanto meno di astrattismo, però Rothko, grazie all'analisi fatta nel documentario, ha saputo coinvolgermi davvero molto. Spero che alla fine di questo percorso anche a te arrivi la potenza della sua arte (che non per forza coinciderà con quello che più ci piace, eh!) *_*
      Ci sono alcuni aspetti che mi hanno colpito in particolar modo, cioè come l'artista abbia inteso e fatto "arte": ad esempio è rimasto in sospeso il discorso su quella commissione di opere per il ristorante di Manhattan...
      Alla prossima e grazie mille :D

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  8. Ho visto quel documentario, Glò, e ne sono rimasto affascinato! Prima di quella visione conoscevo Rothko quasi solo "di nome" o per aver visto al massimo un paio di riproduzioni di sue opere in qualche libro o rivista di arte. Mio marito invece che di arte ne sa a pacchi, lo conosceva (te pareva... ^__^). In casa discutiamo, o meglio parliam, molto spesso di arte anche se ancora non abbiamo compreso cosa possiamo intendere di preciso con questo termine, di per sé così... abusato. Naturalmente non troveremo mai una risposta. Al di là di questo, sono contento quando mio marito mi "accusa" di non avere un gusto specifico e formato ("ti piace tutto!, mi dice) e, da vecchio ragazzino qual sono, spero di non scoprire mai il vero significato di "arte" :)
    Attendo con ansia il resto dell'articolo/degli articoli!
    Complimenti e un caro saluto.

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    1. Caro Orlando, mi ritrovo particolarmente in quello che hai scritto, dalla fascinazione subita dopo aver visto il documentario, al rimanere curiosi senza bisogno di dare troppe definizioni: forse un atteggiamento da vecchi ragazzini, probabilmente un modo per poter rimanere ancora incantati dalla Bellezza, senza troppi muri (sia chiaro che ne ho, come tutti, ma cerco di non aggiungere e con quelli che ci sono già in me, combatto da sempre).
      Certo che quell'idea di Arte suggerita da Schama a proposito della produzione matura di Rothko tocca corde molte profonde...
      Grazie infinitamente per l'apprezzamento!!! *__* Alla prossima ^^

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  9. Una biografia interessante.
    Serena giornata.

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    1. Grazie Cavaliere! Per una volta non chiacchiero di letture :D
      Buona serata a te ^^

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  10. Reminiscenze universitarie, Rothko fra gli artisti dell'esame di Storia dell'Arte contemporanea.

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    1. Dunque ne saprai abbastanza! :O Mi riprometto da parecchio tempo di approfondire seriamente l'arte contemporanea con un buon manuale: prima o poi... Anche perché è necessario avere le basi giuste per eventuali approfondimenti :P

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    2. Sono trascorsi più di 20 anni, cara Glò, dovrei fare un ripasso di molti di quegli artisti. Mi è rimasta però l'idea di base di ciò che anima l'arte contemporanea. L'essere orgogliosamente in linea coi tempi ma affermando se stessa senza timore di anatemi, virando verso il paradosso. Insomma, ci sarebbe in effetti da fare una serie riflessione su ciò che si può definire arte e ciò che è solo pura provocazione. Ma ovviamente mi riferisco alle prove più estreme di questo campo.

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    3. Sì Luz, quello dell'arte contemporanea è un ambito assai complesso da decifrare, anche in relazione all'accoppiata col denaro, non certamente perché nel passato non fosse sfiorata dalla questione.
      Una mia passione sono gli approfondimenti di Daverio con il programma Passepartout: non di rado ha affrontato la questione relativa al mercato dell'arte contemporanea...

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    4. Adoro Daverio. Ricordo in particolare una puntata sul Grand Tour.

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  11. Di Rothko so quello che lessi quando approfondii la vita di Peggy Guggenheim, che fu sua mecenate. Se non ricordo male, credo che alla Tate Gallery, visitata un milione di anni fa, oltre ai quadri, c'è un suo progetto. Girovagando ,ho visto opere esposte al MoMA, anche se, devo riconoscere, non lo comprendo del tutto. Non mi emoziona come invece riesco con un dipinto di Pollock, che resta uno dei miei preferiti. Sono ignorante di sicuro, però. Quindi grazie Glo', per questo articolo così accurato di cui aspetto la continuazione.
    Abbraccio.
    Bacio.

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    1. Ciao Mariella! Prima di vedere il documentario sapevo ben poco di Rothko, e sia chiaro che ne so poco anche adesso XD Mi ha così colpito, quel percorso offerto da Schama, che ho sentito la necessità di condividerlo sul blog, sicuramente in forma ridotta e meno incisiva. Lo scopo è trasmettere curiosità e parlare insieme, anche di Arte: vedrai che Rothko ci sorprenderà parecchio XD
      Grazie mille per la tua presenza, ricambio l'abbraccio ^_^

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  12. Non potevo perdermi questo post sull'Arte. :-) Avevo visto alcune opere di Rothko nell'ambito di una mostra a Palazzo Reale di Milano e, pur non conoscendo nulla di lui, avevo subito avvertito la grande energia delle sue linee e la forza del colore. Personalmente sono convinta che ogni opera della creatività trasporti in sé qualcosa di chi l'ha creata. e specialmente in arte. Se un altro pittore si limitasse a "copiare" queste opere, sarebbero diverse e indubbiamente più slavate.

    "Underground Fantasy" sembra un corteo di fantasmi! E io direi che ne faccio parte a pieno titolo, visto che prendo la metropolitana ogni giorno... solo che, invece del giornale, leggo un libro.

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    1. Ciao Cristina, ecco mi dai conferma che "dal vero" queste opere hanno un'azione centripeta sullo spettatore, così come afferma Schama nel video. La parte che seguirà sarà dedicata a queste tele fatte di linee e colore, con una chiusa molto interessante...

      L'opera - Metropolitana è davvero un corteo di fantasmi: nel documentario si parla di "erranti anime perse intrappolate nel Purgatorio", "Orfeo che cerca Euridice" nella metro *_* [https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/564x/82/ef/56/82ef564089d3dace4e6b2ee4a44eb1ca.jpg]

      Grazie mille e buona serata ^_^

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  13. Indubbiamente interessante,per me poi che adoro le biografie..
    L'arte in linea di massima deve sempre essere vissuta allo stremo, temuta, amata, cambiata, sofferta per essere chiamata poi tale..e alla fine si vince si perde ..non sappiamo..
    Si vince sempre dopo purtroppo e questo dopo sa di amaro di voglia di non esserci più , di buio e di pace , lo stesso buio che si era dipinto ed era diventato luce.
    Grazie come sempre GLO', un abbraccio fortissimo anti Halloween...ma perchè poi, non fa male a nessuno...

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    1. Cara Nella, hai usato parole adattissime anche a Rothko. Ragazzino geniale e vivace, in fondo ha sempre vissuto con consapevolezza la sua diversità. Mi ha tanto colpito la frase che hai scritto su buio-luce, per un motivo preciso, che emergerà anche se in altra forma nel post successivo.
      Certamente questo artista ha avuto un grande successo nella fase matura della sua vita artistica, ma non sono in grado di dire se quel tipo di successo fosse abbastanza per R. o fosse troppo legato al mondo del denaro per come lui concepiva l'Arte e il gesto artistico.

      Abbraccio antiZucca, come no!!! XD Ciao Nella, grazie mille ^_^

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