lunedì 2 gennaio 2017

Libro: "Mi chiamo Sabrine" di Sabrine Aouni


Titolo: Mi chiamo Sabrine
Autore: Sabrine Aouni
Edizione letta: Radici Future, 2016 pagine 59


Essere stranieri sempre e comunque. Sabrine è una ragazza nata in Italia, figlia di due immigrati tunisini e attraverso questo libro-intervista ci racconta una storia diversa da quella della migrazione che sentiamo raccontata nei TG ogni giorno.
Eppure anche in questa storia ci sono muri, c'è stupidità, c'è intolleranza. Sabrine è nata a Barletta, ha sempre vissuto in Italia, ha studiato, ha vissuto e ha sofferto la mancata integrazione dei figli dei migranti, sia istituzionalmente parlando - dato che in Italia non è vigente lo ius soli e la cittadinanza viene attribuita solo dopo complessi iter burocratici successivi al compimento della maggiore età - sia all'interno della società. Perché queste seconde generazioni sono considerate comunque straniere, nell'accezione negativa del termine. 
«Ormai io al "Ma sei italiana?" Non so più cosa rispondere. Se rispondo si, sembra quasi che mi stia impossessando di ciò che non è mio; se rispondo di no, mi danno dell'ingrata e mi invitano a tornare in Tunisia, dove non sono nata però».
È un appello alle nuove generazioni per abbattere i muri del pregiudizio e cominciare a conoscere i nuovi italiani di cui in fondo si sa così poco. Sabrine ama l'Italia, si sente italiana ma non lo è, così come è orgogliosa delle sue origini tunisine: «Sono una ragazza normale che digiuna durante il Ramadan e mangia le frittelle durante l'Immacolata».
Si trova da sola ad affrontare anche il razzismo dei compagni di classe che la insultano per la sua abbronzatura, come si evince dal racconto di un'infanzia caratterizzata da messaggi carichi di pesanti insulti razziali su WhatsApp, simboli di quanto Barletta e più in generale l'Italia sia ancora profondamente arretrata quando si parla di inclusione.

Sabrine è una ragazza in gamba, lei ha qualcosa da dire e lo fa con grande consapevolezza e l'energia giusta, specchio dei suoi 19 anni. Nel suo libro spazia affrontando vari argomenti come il fondamentalismo, da sconfiggere tramite l'inclusione sociale anziché le armi, della situazione politica tunisina e anche di quella italiana: «Penso al referendum del 17 aprile (relativo alle trivelle n.d.r). Non capisco come mai si è arrivati a tanta arrendevolezza senza neppure lottare... i ragazzi che ho incontrato non hanno la benché minima idea di ciò che sta accadendo, perché non hanno preso l'abitudine di informarsi». Già lei invece, la straniera per quel referendum si è data da fare per il Sì,  ma non essendo italiana non ha potuto votare.

Sabrine Aouni, nata a Barletta nel 1997 da genitori tunisini. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2016. È attiva in associazioni studentesche e culturali come l'Uds e l'Arci. Ha fatto volontariato presso la Croce Rossa e Libera. La sua ambizione è vivere in Italia con la cittadinanza  italiana.


Giudizio finale: il mio tesssoro
Fabry

28 commenti:

  1. Molto attuale il tema che tratta, purtroppo spesso i diritti umani vengono calpestati e troppi muri d'ignoranza, sono peggiori di quelli fisici.
    I miei complimenti all'autrice e speriamo che gli venga riconosciuta presto la cittadinanza, visto che siamo tutti figli del mondo e io non vedo barriere, tranne quelle create dalla stupidità umana.
    Saluti a presto.

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    1. Concordo con le tue parole, spero anche io che presto ci si renda conta che i muri fanno soltanto il male di tutti.
      Grazie e alla prossima ^_^

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  2. Hai detto bene cavaliere ma la ragazza è una in gamba e farà strada qualunque direzione prenderà. Quello che secondo me ci spiazza di questo libro è che una persona senza cittadinanza che avrebbe tutte le ragioni per fregarsene di tutto, invece è una ragazza che di informazioni che partecipa attivamente alla vita sociale. Questo è un bello schiaffo a noi italiani che invece spesso e volentieri non ci informiamo non andiamo a votare ecc. Forse è questo che spaventa di più

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    1. Purtroppo la scarsa partecipazione alla vita sociale è pratica che si diffonde sempre più, non solo nel nostro paese. Molte persone sono rassegnate e credono che la loro voce non sia ascoltata. Non credo che sia soltanto un problema di menefreghismo.
      Questo comunque non toglie nulla al bel curriculum di Sabrine, cui credo vada l'ammirazione di molti di noi.

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  3. Noi italiani abbiamo sempre le idee confuse e ci divertiamo a confonderle anche agli altri.
    Le figuracce che facciamo poi... meglio lasiar perdere. Io auguro alla fanciulla che ci insegni osa vuole dire essere cittadina del mondo, che sia Italia Tunisia o che altro.
    E' in gamba!

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    1. Vero Pat! Una ragazza davvero tosta, speriamo possa essere un esempio per altri giovani: dobbiamo supportarli e credere in loro, dare loro modo di esprimersi e realizzarsi.
      Grazie mille ^_^

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    2. VEdo ora che ho perso per strada un po' di c... ufffff non ho ancora capito se è la tastiera o se sono le dita di Patricia ahhahahahah

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  4. Grazie della segnalazione, testimonianze come questa sono molto importanti, perché si teme solo quello che non si conosce.
    Buon anno!

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    1. Ciao Silvia, credo fermamente che la conoscenza di ciò che più ci è lontano sia la possibile chiave di volta. Troppi muri fatti di silenzi, oltre a urla scomposte che talvolta tentano di "coprire" una realtà molto più complessa e articolata di quella strumentalizzata per infondere paure e insicurezze.

      Buon 2017 anche a te! ^_^

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    2. per fortuna ci sono queste persone a lasciare la loro testimonianza. a noi tocca trasmetterle ;-) ciao silvia e scusa per il ritardo. un abbraccio

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  5. Si lo è davvero patrizia. Speriamo che possa servirci per migliorare anche noi. Un abbraccio

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    1. La cosiddetta diversità è quella che ci dovrebbe arricchire ma fino a che non apriamo bene la mente e il cuore sarà sempre un muro che ci divide. Lei poi è nata in Italia dove sono nata io e allora??? Che problemi ci sono?
      Un abbracico a te!

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  6. Ottimo, bella presentazione. Coraggiosa. Una realtà che molti fanno finta non esista.

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    1. Ma non potranno mettere sempre la testa sotto la sabbia. Grazie max 😁

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    2. Tanti ignorano, altri proprio hanno l'odio preventivo e non vogliono neppure conoscere...
      Ciao max e buona serata ^_^

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  7. Penso che noi si viva oggigiorno in un paese terribile, grazie soprattutto alla nostra schifosissima classe dirigente, spesso grazie alla nostra stessa noncuranza, a volta a causa di situazioni contingenti. Però diciamo che l'Italia non vive di solo razzismo ma anche di tanta accoglienza e inclusione, mia figlia va a scuola da cinque anni in una classe dove i bambini stranieri (sia di prima che di seconda generazione, quindi sia nati all'estero e arrivati qui da piccoli o da più grandi, sia italiani di nascita con entrambi i genitori stranieri) sono esattamente la metà e non c'è mai stato un solo episodio di razzismo o qualsiasi tipo di problema che non fosse legato alla comune vita quotidiana di bambini di quell'età. Secondo me non è una questione politica, burocratica, frontiere e non frontiere, è una questione di civiltà, educazione e cultura. Purtroppo ignoranti e bestie nascono in tutti i paesi (e noi non ce li facciamo certo mancare).

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    1. Concordo la firma cangiante. Infatti più che un problema di razzismi che ci sono anche se periferici, è una questione di non voler vedere i disagi e nasconderlo sotto il tappeto. D'altra parte la politica in Italia funziona così.

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    2. Caro Firma, concordo su tutto quel che hai scritto: è vero che spesso o quasi sempre diamo spazio a episodi negativi trascurando di segnalare le belle forme di integrazione, che probabilmente essendo spontanee non sono neppure "incasellate" come tali.
      Eppure c'è bisogno ancora di testimonianze come questa per parlare di questioni che la nostra classe politica dovrebbe decidersi ad affrontare: perché se nasco in un Paese vorrei pure esserne cittadino a tutti gli effetti...
      Grazie e buona serata! ^^

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    3. Certo, le testimonianze servono sempre, alcune sono addirittura doverose, in ogni scritto c'è, palese o meno, almeno una piccola parte di testimonianza su questa o quella esperienza. Se non ci fossero più testimonianze noi di cosa leggeremmo? :)

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    4. Non voglio neppure farmi la domanda XD Temo "robaccia" :D

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  8. Di solito il problema non parte dai bambini, ma dagli adulti da cui i bambini, crescendo, assorbono il peggio tra cui il razzismo. Per quello sono contraria sia alle classi ghetto (come fanno i bambini a imparare l'italiano se non ascoltano i loro coetanei?) sia a quelle basate sul genere, che con la scusa di ottimizzare lo studio dividendo i maschi dalle femmine esaltano soltanto la competitività. La vera integrazione nasce fin da piccolissimi, quando i bambini si mescolano tra loro con disinvoltura e sana curiosità.

    I miei complimenti a La nostra libreria che sa sempre trovare libri interessanti da tutti i punti di vista!

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    1. Brava Cristina!!!! Hai perfettamente ragione!
      I bambini nascono puri siamo noi a rovinarli sovente.

      ps scusa Glò ma non ho resistito!

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    2. Ciao Cristina! Come Pat sono anche'io totalmente d'accordo con quanto hai scritto. Il problema è prevalentemente culturale, come ha commentato poco sopra Firma e infatti i bambini ne sono testimonianza non conoscendo le forme di discriminazione basate su appartenenze varie...
      L'inclusione e la dialettica sono i migliori strumenti, se ne vedono i risultati soprattutto con i più piccoli, purtroppo col passare del tempo tendiamo un po' tutti a costruire muri di vario tipo - e ne ereditiamo, va detto.

      Grazie mille per i complimenti che ci fanno tanto piacere, visto il nostro impegno nel scegliere e proporre libri ^_^

      @Pat: e non devi proprio scusarti, anzi!!! Qui tutti sono invitatissimi a chiacchierare ^_^

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    3. Guardate , non resisto alla voglia di raccontare un aneddoto riguardante una coppia di amici che aveva adottato un bambino nepalese. Un giorno alla scuola materna ogni bambino era stato incaricato di disegnare se stesso. Il bambino si era disegnato di color marroncino chiaro. Una sua compagna aveva esclamato, guardando il disegno: "Ma tu non sei così! Sei rosa!" E lui: "No, no, io sono marrone!"

      Onore a entrambi: alla bambina che lo vedeva come lei e al bambino che si era rappresentato com'era. Se non è integrazione questa...

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    4. Il razzismo in questo caso è di stato ed è quello più pericoloso. Senza lo ius soli i bambini figli di stranieri nati in Italia rimangono ‘diversi’, ‘stranieri’ anche per i compagni di classe. Poi la stupidità delle persone e i politici idioti fanno il resto ma il primo tassello lo mette lo stato ed è ora di porre rimedio

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    5. guardate questo video sul doll test è illuminante:
      https://www.youtube.com/watch?v=Kpe30KlqyKo

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  9. Grande ragazza , grande coraggio, grande virtù...spero solo che le venga riconosciuta la possibilità senza ipocrisie retoriche e luoghi comuni di essere italiana, più italiana di quanto siamo noi tutti!
    Un bacio serale mia cara Glo'

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    1. Concordo Nella. Spesso questi neoitaliani hanno quel coraggio di lottare per i propri diritti che noi italiani ormai non abbiamo più.

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