venerdì 1 dicembre 2017

Libro: "La quinta mafia" di Marco Omizzolo


Titolo: La quinta mafia
Autore: Marco Omizzolo
Edizione letta: Radici Future Edizioni, 2016 pagine 146

La Mafia è un argomento da cui sono stati sfornati migliaia di libri e di film.
C'era dunque bisogno di un ennesimo libro che parli di omicidi, ricatti e pizzi? La risposta è sì.
Non solo perché è ambientato a Latina, un palcoscenico diverso da quello solito, tradizionalmente meridionale, ma anche perché ci fa capire come la Mafia sia un organismo che si evolve, e lo fa costantemente.

Ormai Cosa Nostra, la Sacra corona unita, i Casalesi e le Ndrine non lavorano più separatamente: hanno creato un'organizzazione in grado di gestire il malaffare e di dividere i guadagni, evitando inutili guerre tra clan. La Quinta Mafia agisce come un consorzio tra le quattro mafie principali e le piccole organizzazioni criminali autoctone, gruppi nati direttamente nel territorio pontino, ma privi di esperienze criminali di alto profilo e di una organizzazione adeguata.

Marco Omizzolo, scrittore e sociologo, con le sue indagini ha dimostrato che con gli anni si è passati da una criminalità stragista a una criminalità dei "colletti bianchi", composta da un sistema complesso di relazioni tra banchieri, professionisti, avvocati, ecc., atto non solo a generare profitti, ma anche a creare visibilità politica per coloro che saranno posizionati nelle varie amministrazioni, in modo da generare altri profitti.
La Quinta Mafia è in grado di gestire anche rapporti internazionali, come fa nel caso del traffico clandestino di beni archeologici, in cambio di denaro o armi (caso recente avvenuto tra Isis e Ndrangheta).

Si può dire che la globalizzazione ha fatto più bene alle mafie che a noi? Forse.

Una cosa è certa: con questo libro si certifica come le mafie siano riuscite a inserirsi le istituzioni democratiche -condizionandole- e soprattutto nel tessuto economico della società.
L'esempio più eclatante è rappresentato dal Mercato Ortofrutticolo di Fondi, il centro agroalimentare all'ingrosso quarto in Europa e secondo in Italia in quanto a grandezza.
Il M.O.F. è gestito dalle mafie attraverso fitte trame che prevedono la gestione del trasporto nazionale ed internazionale dell'ortofrutta pontina e contemporaneamente il commercio clandestino di armi. Chi erano i protagonisti? Gaetano Riina (fratello di Totò, Cosa Nostra) e il figlio di "Sandokan" Schiavone (Casalesi).

In definitiva, mentre la maggior parte di noi era convinta che la guerra alle mafie fosse terminata con la fine del periodo stragista, le mafie si sono associate creando un modello-laboratorio a Latina che ormai è istituzione ed è pronto per essere esportato in qualsiasi territorio.

In una vecchia canzone Luca Carboni diceva "c'è chi per poterti fregare ha imparato a studiare", ed effettivamente le mafie hanno fatto questo, noi no. L'Antimafia "sociale" è rimasta ferma alla condanna verbale, dicendo che tutto ciò che è Mafia è sbagliato. Il che va benissimo, ma senza tradurlo in un'azione sociale, politica ed economica, lascia il tempo che trova. L'Antimafia oggi si deve fare attraverso la lotta al caporalato, promuovendo leggi sulla trasparenza degli appalti, punendo la corruzione e avendo il coraggio di mandare a casa una giunta in odore di mafia, cosa non avvenuta per il comune di Fondi, denunciando con la militanza attiva come fa l'autore in questo libro.

Non sto parlando del gesto eroico di una sola persona, ma dell'intera comunità.

È necessario far capire ai mafiosi che sono "una montagna di merda" (Peppino Impastato) e non leggere sui giornali gli elogi da parte di alcuni cittadini nei riguardi di Totò Riina in occasione della sua morte. Partecipare alle commemorazioni di Falcone e Borsellino è poco utile se non si parte dal presupposto che la lotta alla mafia non è conclusa, dal momento che sta combattendo con armi diverse, delle quali bisogna prendere atto.

"La lotta alla mafia deve essere un movimento culturale e morale che coinvolga tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità, quindi complicità." (Paolo Borsellino)


Marco Omizzolo, PhD in sociologia, presidente della coop In Migrazione e di Tempi Moderni a.p.s..
Si occupa di studi e ricerche sui servizi sociali, sulle migrazioni e sulla criminalità organizzata.
È autore di numerosi saggi e ricerche nazionali ed internazionali in particolare sul lavoro gravemente sfruttato in agricoltura con riferimento ai lavoratori stranieri.
Curatore di Migranti e territori (Ediesse editore) con Pina Sodano.
È stato visiting professor presso la Guru Nanak University e Lovely University (India).
Ha collaborato con l'Istituto Luigi Sturzo di Roma e con la rivista Libertà Civili del Ministero dell'Interno.
Collabora con il master Immigrazione. Fenomeni migratori e trasformazioni sociali dell’Università Ca' Foscari di Venezia e con numerose redazioni italiane (Left, Il Manifesto, L'Eurispes, Zero Violenza, Possibile, L'Unità e Articolo 21).
Direttore editoriale de La rivista di Servizio Sociale dell'Istisss.
Membro della consulta nazionale legalità della CGIL.
Ha pubblicato recentemente Il sistema criminale degli indiani punjabi in provincia di Latina insieme a Francesco Carchedi e La Quinta Mafia (RadiciFuture editore).


Giudizio finale: ottimo acquisto

Fabry

6 commenti:

  1. "È necessario far capire ai mafiosi che sono "una montagna di merda" (Peppino Impastato) e non leggere sui giornali gli elogi da parte di alcuni cittadini nei riguardi di Totò Riina in occasione della sua morte. Partecipare alle commemorazioni di Falcone e Borsellino è poco utile se non si parte dal presupposto che la lotta alla mafia non è conclusa, dal momento che sta combattendo con armi diverse, delle quali bisogna prendere atto."
    Concordo su tutto! Il concetto è quello giusto e dovrebbe essere messo in pratica contro le Mafie ma anche contro degenerazioni della società quali
    gli hooligans o gli skinhead.
    Ciao.

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  2. Intanto mi unisco idealmente al commento di Nick, poi aggiungo che questo romanzo, potrebbe interessarmi, nella stesura del mio terzo tratto, seppur marginalmente, di argomenti simili.
    Bella segnalazione Fabrizio

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  3. Anzitutto desidero complimentarmi con Fabrizio per questa segnalazione!
    Il libro non può che interessarmi moltissimo.
    Condivido le parole di Nick, ma mi soffermo soprattutto su quelle di Borsellino, che toccano un punto fondamentale e cioè che la lotta alla mafia deve essere un movimento culturale e morale. La mafia oggi è un fenomeno transnazionale che si muove all’interno di una rete di relazioni che i mafiosi stringono con esponenti della politica, dell’imprenditoria, delle professioni, della Chiesa e della finanza. Per mettere a punto un’autentica cultura antimafia occorre lavorare con sguardo prospettico. Non basta ciò che si sta facendo. Non serve a nulla andare ad ascoltare il comizio del saccente di turno. La mafia attecchisce dove la cultura latita, i giovani hanno bisogno di affrancarsi dai modelli imposti dal consumismo, hanno bisogno di tornare a confrontarsi (apro anche una parentesi per dire che non condivido affatto la diffusione di serial improntati sulla mafia, perché ritengo che quel tipo di narrazione, anziché attivare distanza emotiva verso i protagonisti, li renda ancor più affascinanti e li trasformi in modelli aspirazionali). Allo stesso tempo credo sia più che necessario avanzare anche sul piano della procedura penale, tanto per iniziare, applicando l’informatica ai processi. Infine, e chiudo, giusto per far capire quanto possa estendersi il comportamento mafioso all’interno della società, io considero mafiosi anche quelli che arbitrariamente, in quanto mossi da interessi personali, decidono di fare terra bruciata intorno a una persona, denigrandola e isolandola attraverso un passaparola sommerso, senza aver mai il coraggio di affrontarla di petto.

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    1. grazie clementina. purtroppo come hai fatto notare tu, c'è molto su cui lavorare. La lotta alla mafia oggi sembra che venga fatta solo per dire: "avete visto? abbiamo arrestato due capi". Quando poi la mafia non è solo un'organizzazione a delinquere ma una vera e propria filosofia di vita. una Weltanschauung basata sulla furbizia, sulla violenza ma soprattutto sulla supremazia dei profitti sui diritti. E' questa la battaglia più dura da combattere in Italia, perchè abbraccia tutti i settori e tutti i campi. l'organizzazione è solo una conseguenza.ciaoo

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