domenica 16 dicembre 2018

Libro: "Il giunco mormorante" di Nina Berberova


Titolo: Il giunco mormorante
Autore: Nina Berberova
Traduttore: Donatella Sant'Elia
Edizione letta: Adelphi, collana Piccola Biblioteca, 2018 pagine 79

Questo è un libriccino densissimo, che necessariamente colpisce duro.
Non una parola fuori posto, nessuna.


Sinossi
Due amanti si separano a Parigi, all'inizio dell’ultima guerra. Anni dopo si ritrovano a Stoccolma. La loro storia è cominciata in quella «terra di nessuno, dove l’uomo vive nella libertà e nel mistero». Poi quella vita segreta era stata a poco a poco messa in ombra dalla «seconda vita», la vita comune. E viene il momento di chiedersi: che cosa sussiste di quella storia? Giocando magistralmente sulla tastiera dei sentimenti, la Berberova ha scritto un amaro, sottile apologo sull'amore e la libertà – e soprattutto su quella parte della nostra vita «di cui nessuno sa nulla» e sul come difenderla.

Il primo capitolo è perfetto in sé. Ha struttura circolare, però nel mezzo accade l'irreparabile: uno spostamento che dura una sola ora, cambia la vita di due persone. La cambia irrimediabilmente, e lo spostamento, che è di fatto il ritornare della protagonista alla vita abituale e alla città così familiare, dà segno e contezza del fatto che tutto sarà diverso, d'ora in poi.
Assenza di chi è partito, incertezza per il domani e la guerra ormai in atto, immobilità per fermare il tempo, che invece sfugge.
Imprigionati nel colore verde scuro del vetro di una bottiglia, i due amanti e l'intera città. E al risveglio sarà il fluire di quel "fiume verde scuro".

In un'ottantina di pagine, Berberova dipana la storia di un amore e dell'Amore, della necessità di determinarsi come individui, utilizzando una scrittura lirica e precisa, per me consolatoria:
"la luce che sopra di loro vacillava sembrava cadere goccia a goccia nell'acqua nera per scomparirvi e poi riaffiorare di nuovo in superficie".

La stessa scelta della gamma cromatica che fissa la vicenda tutta, ha una potenza poetica e connotativa ed emotiva:
- la Parigi dell'addio, e che sta per subire la guerra, è verde bottiglia, un verde oppressivo e cupo, paralizzante
- la Stoccolma della speranza di riconoscere l'amore e della sospensione (dovuta all'impossibilità di costruire il proprio destino per l'impasse determinata dall'amore ideale), è grigia e, ovviamente, silenziosa
- infine, Venezia. Dove la luce è differente, lagunare e crepuscolare e pura, e consente "una strana lentezza sottomarina". Il luogo magico, forse vicino all'idea di no man's land quale terra delle possibilità tutte.

Berberova ha scritto ben più di una storia d'amore, alla fine pretesto per riflessioni che riguardano noi tutti come persone.
È l'evidenziare che la Libertà è scegliere, che essere scelti e voluti corrisponde all'Amore; e che l'Amore è un impegno propositivo e fattivo che non significa che esserci, volere il Bene dell'Altro, preservarne la no man's land, accanto alla propria.
Fortunato chi ha conforto nella propria terra incontaminata, dove si è ciò che ci si sente, dove le emozioni sono amplificate, varcano i confini leciti dell'umano, o almeno così pare a chi vi sta:
"si può leggere e capire un libro con particolare intensità, o ascoltare musica in modo anch'esso inconsueto".
Libertà e Mistero ne sono i cardini.

Un'epifania nella città crepuscolare e segreta, che è Venezia, dove la linea che separa la vita reale e quella della propria no man's land si può piegare, forse può annullarsi per un momento di lucidità responsabile, quello che (ci) racconta che l'Amore non è qualcosa di umano, e che se abbiamo pretese su di Lui, forse allora non l'abbiamo pienamente compreso.
Il risveglio consiste nell'esperire il sentimento della distanza tra l'amore provato e quello realizzabile, che dipende da una decisione forse vigliacca, da lettere mai consegnate, da pianificazioni per aggiustare una vita ormai violentata da ciò che è la vita stessa: guerra, privazioni, addii, non amare abbastanza per restare nonostante tutto. 
E ciò accade quando "il giunco pensante mormora, protesta", quando uno spiraglio è soltanto una possibilità tra altre, quando si pretendono per sé "mistero e libertà".

E il giunco di Tjutčev, presente nella poesia che Berberova appone al suo scritto, si fa simbolo che ricorre e torna per fissarsi potentemente nel finale. Suggestioni dell'indefinito, preziose, come la sola Poesia sa trasmettere, di quelle che restano per sempre nella nostra no man's land a suggellare la nostra unicità.

Est in arundineis modulatio musica ripis

È armonia nelle onde marine,
nelle furiose dispute degli elementi.
Melodiosa musica, il fruscio
scorre tra i fluttuanti giunchi.
In tutto è un ordine inviolabile,
e piena consonanza è nel creato;
solo nell'illusoria libertà
ci sentiamo divisi da natura.
Di dove, come è nata la discordia?
Perché nel coro universale l'anima
non canta come il mare, e il giunco
pensante mormora, protesta?
E dalla terra alle estreme stelle
non ha risposta fino ad oggi
il clamore della voce ne deserto,
il lamento dell'anima braccata?

Fëdor Tjutčev, 1865

Dipinto di René Magritte, L’impero delle luci, 1953–54:
mi piace pensare che questa sia una possibile rappresentazione della no man's land così come è stata intesa nel testo.

Giudizio finale: il mio tesssoro
Glò


14 commenti:

  1. Grazie per questo commento denso e preciso e per aver definito perfettamente il peso della poesia delle parole: lo stesso peso esatto di una conchiglia nel palmo della mano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'attenzione per ciò che si tenta di comunicare quando si ha a che fare con una scrittura così vivida ed emozionale, è quanto di più bello si possa avere in cambio.
      Grazie, Murasaki.

      Elimina
  2. Bellissima recensione Glò.
    Direi che è un libro notevole. Metto in lista
    Ciaooo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pat, carissima!
      Leggilo: è un libro essenziale, aiuta a vedere meglio in noi stessi.
      Un grande abbraccio e grazie.

      Elimina
  3. Grazie per questa segnalazione, peraltro bella e puntuale.
    sinforosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Sinforosa, un abbraccio forte e grazie!

      Elimina
  4. Ciao, Glò. Che bello rileggerti! Recensione piena di bellezza, si vede davvero quanto hai amato questa storia. Tu lo sai, non è propriamente il mio genere, ma lo metto in lista per tempi più romantici.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Federica, mi fa tanto piacere che tu sia qui... e ti ringrazio per ciò che hai scritto: per me questo libro ha significato moltissimo.
      Non credere che sia poi così romantico: la sinossi, a mio parere, è ingannevole :D
      Ti piacerà.
      Un abbraccio ^_^

      Elimina
  5. Ma bentornata! ^_^ Che gioia rileggerti, Glò *_*... Bellissima anche la recensione e romanzo assolutamente nelle mie corde. Mi piace! Da un pò ho pure deciso di ripassare al cartaceo: tengo conto di questo titolo!
    UN ABBRACCIONE ONE ONE

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Irene cara! Che gioia ritrovarti (e ritrovarVi)... a supportarmi nonostante l'assenza prolungata, è un regalo grandissimo.

      Il giunco... è di una bellezza e perfezione preziose, penso sia necessario leggerlo, per se stessi. Tu, poi, mi dirai...
      Un bacio, a te e alla tua famiglia <3

      Elimina
  6. Ciao Giò, gran bella recensione che a dirlo e scriverlo mi pare perfino superfluo. Segno il libro nella mia wish list 2019. Bacio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mariella, grazie mille!
      Segna senza remore, un po' ti conosco ormai, è una lettura "delle tue" <3
      Ricambio il bacio!

      Elimina
  7. Risposte
    1. Grazie Cavaliere ^_^
      Un abbraccio e a risentirci - spero con maggiore frequenza da parte mia!

      Elimina