lunedì 24 novembre 2014

Libro: "Il canto di Penelope" di Margaret Atwood


Titolo: Il canto di Penelope - Il mito del ritorno di Odisseo
Titolo Originale: The Penelopiad
Autore: Margaret Atwood
Traduttore: Margherita Crepax
Edizione letta: Rizzoli, 2005 pagine 160


Lettura davvero coinvolgente! ^^  Merito principalmente della bravura di Margaret Atwood, che, attraverso uno stile spesso ironico e uno sguardo decisamente di parte (femminile) e insieme provocatorio, compie un'analisi e un approfondimento della figura di Penelope, partendo da due fonti classiche:
- Odissea di Omero 
- I miti greci di Robert Graves

La struttura di questo romanzo breve prevede l'alternarsi di parti in forma di monologo, la cui voce recitante è Penelope, e di Cori (mutuati da quelli tipici della tragedia greca), parti che rappresentano la voce collettiva delle dodici ancelle impiccate da Telemaco al ritorno del padre Odisseo a Itaca.
Il motore della narrazione consiste nel tentativo di far luce su questo episodio tragico e di capire quali fatti abbiano condotto a quell'omicidio, e anche valutare quanta parte di responsabilità abbia (o meno) Penelope stessa
Tutto ciò si rivela anche come il pretesto per indagare la figura della donna, andando ben oltre quello che ci è stato raccontato attraverso il mito.

Dall'Introduzione della Atwood:
"Ho scelto che le voci narranti fossero quelle di Penelope e delle dodici ancelle impiccate. Le ancelle formano un Coro, scandito e cantato, incentrato su due domande che s'impongono dopo un'attenta lettura dell'Odissea: che cosa ha portato all'impiccagione delle ancelle e che cosa c'era davvero nella mente di Penelope? La storia, così come viene raccontata nell'Odissea, non è del tutto logica: ci sono troppe incongruenze. Sono sempre stata tormentata dal pensiero di quelle ancelle impiccate e, nel Canto di Penelope, anche Penelope lo è."

Fin dall'inizio, Penelope si connota come moglie (di Odisseo), donna onesta e virtuosa, intelligente e non bella (queste due caratterizzazioni appositamente in contrapposizione tra loro, dal momento che l'opposto ideale si rivela essere la bellissima cugina Elena di Troia), e, soprattutto, paziente.
Odisseo - il marito - è invece il vagabondo, l'impaziente, l'ingannatore.
In termini generali, Penelope diventa il prototipo della donna fedele al proprio uomo, che soffre in silenzio sopportando le avversità della vita, e che mantiene una cieca fiducia nel marito.
Eppure, marito e moglie hanno due caratteristiche comuni: l'intelligenza e l'astuzia.

Fin da subito la Atwood, che fa raccontare in prima persona a Penelope il suo "canto", la sua versione dei fatti, instilla nel lettore il dubbio: ci sono molte zone oscure, cose non dette, possibili livelli di lettura che quantomeno non ci rendono così sicuri del ritratto virtuoso della donna fornito dal mito classico.
La Penelope protagonista del romanzo si trova in una condizione particolare, di libertà totale: non deve più temere l'ira degli dei o degli uomini, perché ora è un'ombra che soggiorna nel regno dell'Ade e si nutre di asfodeli. 
In questa condizione, la figura della mitolgia si fa "umana" e racconta la sua vicenda terrena di donna:
"Riusciva facile credergli. Molti, nel tempo, hanno ritenuto autentica la sua versione degli avvenimenti, si trattasse di uccisioni, di splendide seduttrici, di mostri con un occhio solo. Anch'io gli credevo, ogni tanto. Sapevo che era scaltro e bugiardo, ma non pensavo che avrebbe usato la sua astuzia e sperimentato le sue bugie anche con me. Non gli ero stata fedele? Non avevo aspettato, e aspettato, e aspettato, vincendo la tentazione - quasi un impulso - a comportarmi in altro modo? E che cosa ho raccolto, una volta che si è affermata la versione ufficiale? Sono diventata una leggenda edificante. Un bastone con cui picchiare altre donne. Non avrebbero potuto essere assennate, oneste, pazienti com'ero stata io? Questa era la linea seguita dagli aedi, dai cantastorie. Non seguite il mio esempio, voglio gridarvi nelle orecchie - sì, nelle vostre orecchie!"

Penelope mette in guardia le altre donne,'Non seguite il mio esempio' dice a proposito del non aver dato peso alle menzogne del marito per preservare il quieto vivere:
"Io, certo, intuivo in lui l'ambiguità, la scaltrezza, la malizia, e - come dire? - l'assenza di scrupoli, ma cercavo di non dar loro peso. Tenevo la bocca chiusa, o, se l'aprivo, era per tessere le sue lodi. Non lo contraddicevo, non gli rivolgevo domande che potessero infastidirlo, non approfondivo le discussioni. A quel tempo credevo nelle soluzioni felici, che si ottengono tenendo chiuse le porte e andando a dormire se soffia la tempesta."
Quando Penelope dice "Sono diventata una leggenda edificante. Un bastone con cui picchiare altre donne" passa da figura del mito a persona che grida la sua stanchezza e la sua determinazione a qualificarsi come individuo (e non come moglie).

Queste sono le riflessioni che voglio condividere con chi leggerà questo post: sono una piccolissima parte di quelle che possono emergere dalla lettura di questo libricino e che io solo in parte avrò saputo cogliere.
Aggiungo una considerazione sulla bravura della Atwood che sa mescolare momenti drammatici a momenti divertenti, attraverso uno stile coinvolgente e incalzante
"Quanto a me... dicevano che ero bella, dovevano dirlo, prima perché ero una principessa, poi perché ero una regina, ma la verità è che, sebbene non fossi deforme e nemmeno brutta, non avevo niente da far ammirare. Ma ero intelligente: considerati i tempi, molto intelligente. Pare che fossi nota per questo, per l'intelligenza. E poi per la tela che tessevo, per la devozione a mio marito e per la mia riservatezza."




Volete sapere se la domanda inziale sull'omicidio delle dodici giovani ancelle trova risposta nel "Canto" della Atwood?
 Sì, e la risposta coincide con un'interpretazione del mito di Penelope che sovverte decisamente la versione ufficiale e che fa alquanto riflettere. E, ovviamente, dalle mie mani non uscirà un solo rigo su ciò ^_^


Giudizio finale: il mio tesssoro



Glò

14 commenti:

  1. Anch'io ho dedicato a suo tempo un post agli aspetti meno virtuosi di Penelope, anche se non sono sicuro che questo libro mi piacerebbe. L'idea di un personaggio dell'Odissea che mette in dubbio la realtà degli episodi che costituiscono l'opera di cui fa parte un po' mi perplime.

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    1. In verità la cosa è ben più "sottile": la Penelope della Atwood racconta secondo la sua prospettiva quello che è il "non detto", i fatti rimangono tali, non sono manipolati. Cambiando però il punto focale, si intravede "altro", ciò che secondo me rappresenta un'aggiunta e non cozza assolutamente con il mito in sé.
      La risposta-interpretazione di cui accennavo, è una elucubrazione della scrittrice, una chiave di lettura in più. ^^
      Sugli aspetti meno virtuosi di Penelope, se ne accenna e si lascia il dubbio (la dualità Penelope - Coro è utile in questo senso: permette una presenza molteplice di punti di vista).
      E dove trovo il tuo vecchio post??? ^_^

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    2. Il post incriminato (e, volendo, anche un po' criminoso ^_^) lo trovi qui:
      http://ivanolandi.blogspot.it/2014/06/i-mitologi-dove-meno-te-li-aspetti.html
      Buona giornata, Glò :)

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    3. Direi che è ottimo e propedeutico alla lettura della Atwood! ^^
      Buona serata ^_^

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  2. Perbacco, Glò: lo chiami "libricino"? lol
    Ho visto altri 2 titoli di questa scrittrice, e dopo questa tua presentazione li metto davanti a tutti gli altri della mia sempre lunghissima lista di libri da leggere!
    Tornerò a raccontarti le mie impressioni dopo aver letto!
    Intanto 1000 grazie per la segnalazione: smack

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    1. Ti aspetto a lettura ultimata! ^^
      Questo romanzo breve si legge davvero velocemente, sia per la bella prosa della Atwood, sia perché è coinvolgente e divertente!
      Grazie a te per il commento ^_^

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    2. Letto! E sono incantata ;)
      Hai ragione: bella prosa, coinvolgente e divertente a tratti!
      E grazie alla signora Margaret Atwood per averci raccontato i fatti dal punto di vista di Penelope, alla faccia di tutti i malignatori della terra!

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    3. Sono contenta che ti sia piaciuto questo libro e che l'autrice abbia incuriosito anche te!
      Che si legge ora??? XD

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  3. Dopo avere letto la tua recensione Glò, penso che il libro riuscirebbe a farmi rivalutare la figura di Penelope.Da me detestata dal liceo in poi.
    Assolutamente insopportabile nella sua ottusità. Altro che intelligente.
    A quanto pare l'intelligenza è venuta a galla solo nel libro di cui ci parli oggi.
    Lo cercherò!

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    1. Sicuramente Penelope ne esce in altro modo!
      La Atwood contrappone la visione maschile, quella "ufficiale", ad una visione che cerca di colmare alcune lacune e di dare voce a chi non ne aveva. Chiaro è l'intento provocatorio e "femminista" (detto nel senso più alto possibile): è come se la Atwood attraverso una figura eterna, quella del mito, ci avvertisse sul ricorrere di determinate "situazioni" nei secoli, fino ad oggi.
      Continuo a fare la vaga perché se l'intenzione è quella di leggere il libro, finirei per dire troppo :P

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  4. Ti giuro: lo leggerei!
    Da anni cerco di procurarmi Il racconto dell'ancella ma ho fatto casini libreschi incredibili a livello di acquisti e mi ritrovo con tantissimi volumi da leggere, ma la Atwood mi ha sempre incuriosita!!
    Poi questo testo ha una cornice che a me attrae molto! :D

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    1. Vorrà dire che finirà nella tua lista delle letture-future XD
      A me è piaciuto davvero moltissimo e mi ha invogliata a leggere altro della Atwood!
      Grazie Alessia, buona serata!!! ^^

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  5. Non e la nostra epoca ,e il concetto di uomo(o donna...)che la rappresenta,che e' falsa ,limitata e arrogante...e' l'Odissea che e'sbagliata ;D

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    1. Non penso che la nostra epoca sia sbagliata, penso che ciascun periodo storico abbia proprie regole, devianze, cambiamenti in corso. Questo non fa un'epoca migliore di un'altra, dipendendo l'una dall'altra, nel divenire storico.
      La Atwood non dice nulla a proposito dell'Odissea come "sbagliata", bensì tenta un approccio differente, che le è proprio come persona che vive in un dato momento storico e che quindi ha strumenti e sensibilità differenti. Perché noi "siamo" in relazione alla nostra contingenza, ci piaccia o no.
      Detto ciò, mi dispiace che il mio post ti abbia comunicato quanto hai scritto, essendo una interpretazione particolare dell'autrice sul personaggio di Penelope. Né più, né meno.
      Ciao e grazie del contributo ^^

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