martedì 1 novembre 2016

Glò thinking - Vita e Arte in Mark Rothko (Parte II)


Dopo aver percorso a grandi tappe l'evoluzione del percorso artistico di Rothko a ridosso degli anni '60, in questa seconda parte ci concentreremo sulla fase che si apre proprio con la commissione per il Four Seasons da parte della Seagram (vedi post precedente).

Dai difficili inizi degli anni'30, in un clima di crisi generale e dunque di estrema povertà per gli artisti, tra 1954-'57 il prezzo delle opere di Rothko triplica: i musei più importanti, così come i collezionisti d'arte moderna, devono avere almeno un suo quadro, da affiancare a un de Kooning o a un Pollock.
Quando nel 1958 arriva la proposta da parte della Seagramnel 1958, Rothko è dunque ormai un pittore affermato e famoso: la realizzazione di una serie di dipinti di grandi dimensione (da condizione del contratto stipulato) che domineranno la sala del lussuoso ristorante gli sembra una sfida e al contempo un'occasione per lui come artista.

Il ristorante si trova al primo piano del Building Seagram, progettato dall'architetto tedesco van der Rohe in collaborazione con l'americano Philip Johnson: si tratta di un grattacielo slanciato che si innalza al centro di Manhattan, una sorta di villa urbana per le élites che contano, secondo le parole di Schama.
Colazione da Tiffany, il Building Seagram sullo sfondo
Rothko pensa a questo lavoro come a una sorta di test: avrebbe voluto che i suoi quadri ricoprissero interamente le pareti, pronti a catturare totalmente l'attenzione degli eleganti avventori, intenti a mangiare caviale ed aragoste, che si sarebbero arresi al potere della sua arte.
Queste opere sono pensate come antidoto alla volgarità della vita moderna, incarnata dallo stesso ristorante alla moda.
Durante una conferenza tenuta quello stesso anno, emergono la concezione tragica dell'immagine e la conseguente difficoltà per comunicarla attraverso l'atto pittorico. La sua arte deve riferirsi alla realtà del e nel mondo in cui vive, attraverso la rappresentazione degli stessi valori umani che gli appaiono come tragici.
All'epoca tutto doveva essere rassicurante e rilassante, mentre è chiaro che per Rothko è vitale che i suoi quadri non diventino dei sedativi, dice Schama: l'intento è quello di esprimere le forti passioni ed emozioni di base - la sensualità, l'ironia, la morte, l'estasi - intese come complessivo peso della tragedia umana, nelle tele per il Four Seasons: le reazioni suscitate dimostreranno il successo dell'operazione. Perché la sola cosa che dà vera soddisfazione all'artista è la reazione, davanti alle sue opere, di chi partecipa emotivamente all'esperienza vissuta durante la creazione stessa.
Probabilmente, uno dei suoi più grandi timori era che i suoi quadri fossero considerati belli, alla stregua di meri arredi d'interni per ricchi.
Mark Rothko, 1485 First Avenue studio (Dan Budnik, NY 1964)
A lavoro quasi ultimato, Rothko è esausto e così, nel giugno del '59, decide di partire con la famiglia per una vacanza di tre mesi in Europa. Durante il viaggio in transatlantico, secondo la testimonianza di John Fischer editore di Harper's Magazine, nella sala - bar l'artista si sarebbe lasciato andare ad un'invettiva: era furioso con i bastardi che cenavano sotto i suo quadri, sperava che i suoi murales rovinassero loro l'appetito e che li allontanassero dal locale.

Rothko si era già recato in Europa, nel 1950 per una sorta di Grand Tour alla ricerca della forza emotiva dei vecchi Maestri, visitando Roma, Firenze, Venezia, Pompei, Parigi, Bruxelles, Anversa e Amsterdam.
Ma è a Firenze, durante la visita alla Biblioteca Laurenziana di Michelangelo, cui si accede dalla basilica di San Lorenzo, che l'artista ha una vera è propria illuminazione: fortissima sarà l'ispirazione inconscia per i suoi murales del Four Seasons.
Biblioteca Laurenziana, vestibolo - Wikipedia

Le pareti del vestibolo fanno sentire come intrappolato lo spettatore, come se non avesse vie d'uscita, schiacciato dall'opera di Michelangelo: questa era la sensazione che Rothko cercava per la serie del Four Seasons. Ma solo a posteriori il pittore sarà consapevole dell'enorme debito verso l'antico Maestro.
A Pompei, le pitture della Villa dei Misteri con i loro colori cupi saranno di ulteriore ispirazione per la creazione dei murales.


Tutto ciò porterà a una serie di opere emotivamente coinvolgenti e sensualmente contagiose, come dice Schama: grandi tele verticali con barre di colore a contrasto, sovrapposte e cangianti, che precipitano chi osserva in una sorta di profondo e indefinito splendoreQuesti quadri sono potenti, sprigionano una sorta di campo di forza magnetico, tanto che anche dopo aver lasciato la sala in cui sono esposti se ne avverte la presenza.
Number 10, 1960 - Mark Rothko
La maestria con cui Rothko riesce a fondere i colori fa sì che l'opera coinvolga chi osserva: si noti l'importanza dei bordi frastagliati tra le zone di colore. Una luce misteriosa e potente cattura totalmente l'attenzione. 
Di primo acchito allo spettatore questi quadri sembrano fermi, composti: ma se si sofferma, viene presto catturato e deve necessariamente immergersi in essi.  
Non dobbiamo pensare al pittore come a una sorta di mistico, perché la sua volontà è rappresentare la sensualità del mondo, come esperienza materiale nella sua ricchezza.

Red on Maroon, della serie The Seagram Murals e realizzato agli inizi del '59, mostra chiaramente quanto Rothko sia stato influenzato (lui stesso sottolinea inconsapevolmente) dalle finestre cieche del vestibolo di Michelangelo: l'artista cambia verso ai suoi quadri che ora si espandono orizzontalmente e le barre di colore diventano simili a colonne di sostegno.
Red on Maroon, 1959 - Mark Rothko
Una volta tornato a New York dopo la vacanza in Europa, nell'autunno del '59, Rothko e la moglie si recano a cena al Four Seasons, inaugurato già da parecchi mesi. Vive una profonda crisi tra quei milionari così distanti dal suo modo di intendere la vita stessa, per lui che riteneva fosse immorale spendere più di 5 dollari per un pasto e che comprava anche cibo da asporto cinese. Decide di non continuare il progetto e restituisce alla Seagram l'anticipo avuto in contanti: i suoi quadri non sarebbero mai stati esposti in un luogo così pretenzioso e lussuoso.
Da contratto, se l'accordo fosse saltato, le opere sarebbero rimaste di esclusiva proprietà del pittore.

Fonti:
- Simon Schama, The Power of Art: Rothko (Doc. - BBC, 2006)
- Wikipedia

Edit, 7 luglio 2017
Segnalo un sito che ci ha contattati specificando di avere come scopo la diffusione dell'Arte, a livello educativo e di fruizione di contenuti (potete curiosare nella pagina About Artsy), e di aver trovato questa serie di post in linea con questa loro missione. In particolare il mio invito è relativo alla pagina dedicata a Mark Rothko, ricca di contenuti che consentono di approfondire l'artista a tutto tondo, ma ovviamente, se siete amanti dell'Arte, non mancate di curiosare l'intero Artsy!

Continua


33 commenti:

  1. Ho fatto un giro su google per vedere un po' quali sono le opere di questo artista che non conoscevo e devo ammettere che non è arte che fa per me (almeno non tutta) ;-).
    Perché l'arte per me non è quella astratta ma forse è quella descritta da Fernando Pessoa ne "Il libro dell'inquietudine: (cit.) "Per arte si intende tutto quello che ci delizia e che non è nostro: il paesaggio, il sorriso fatto a un altro, il tramonto, una poesia, l'universo obbiettivo". ;-)
    Però, nelle tante macchie di colore apparentemente insignificanti di Rothko, riconosco che c'è una ricerca di cromatismi notevole e il tentativo di creare un linguaggio radicale, che non dimentica il passato (penso alle barre di colore ispirate dalla Biblioteca Laurenziana).
    L'artista non mi piace ma è interessante e leggerò anche il seguito del post :-)
    Ps: L'opera di Rothko mi fa pensare ai messaggi pubblicitari che sono sempre accompagnati da fasce di colore che devono suggerire sentimenti e valori... Penso che le tecniche espressive visive della pubblicità nascano con l'arte come quella di Mark Rothko (sorry, non sono esperta, ma la mia ipotesi forse non è troppo azzardata :-) )
    Ciao e a presto!

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    1. Ciao Kiariel! ^_^Per Rothko si parla di espressionismo astratto, alla fine una categoria come tante, che in questo caso già delimita un gusto estetico personale. Per me le opere di Rothko sono vive e strazianti e coinvolgenti, un crescendo emotivo *_* però capisco che tutto ciò possa non arrivare.
      E quel che dici a proposito della pubblicità è interessante, sarebbe da approfondire, e, se fosse così, credo che Rothko ne sarebbe infastidito e non poco XD
      Grazie per seguire questo ciclo, a prescindere dal fatto che l'artista non rientra tra i tuoi preferiti: il bello del blog è poter proporre idee e scambiare opinioni ^_^
      Ciao e al terzo appuntamento, finale eh! XD

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  2. Ho letto con molto interesse la seconda parte, l'artista e la sua opera continuano a non piacermi, ma è sempre importante scoprire qualcosa di nuovo che ci lasci suggestioni su cui meditare. Grazie Glò continuerò a leggere i successivi capitoli. Buona serata e un bacio.

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    1. Cara Mariella, come ho scritto anche sopra rispondendo a Kiariel, comprendo benissimo che a livello estetico per gusto personale R. possa lasciare indifferenti :P Diciamo che questa serie di post ha offerto l'occasione per ripensare ad alcune questioni più generali e ancora attuali relativamente all'Arte, e forse il bello sta proprio in questo!
      Grazie mille, un grande abbraccio! ^_^

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  3. In effetti è un astrattismo puro che tuttavia, sarà per i miei gusti estetici, più che drammaticità mi trasmette una certa indifferenza. É anche vero che l'effetto di immagini viste sullo schermo di un pc non sarà mai lo stesso che vederle dal vivo.

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    1. Ciao Ariano! Noto che i miei post non hanno reso un buon servizio a Rothko XD Sui gusti non è possibile discutere, ed è anche possibile come dici che l'effetto di queste opere così particolari sia differenti dal "vivo".
      Grazie mille per la tua opinione ;)

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  4. Complimenti anche per questa seconda parte dell'articolo, veramente interessante e splendidamente presentato!
    Segna una tacca per me, che invece adoro l'opera artistica di Rothko (e così ti sentirai anche un po' meno sola ^___^).

    p.s. SOno felice che un grandissimo come Pessoa avesse trovato la sua definizione di Arte... che però non mi trova assolutamente d'accordo :) Ma d'altronde sono decine di anni che si discute su cosa sia "Arte" e non mi sembra che si sia addivenuti a una definizione unica che soddisfi tutti.

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    1. Grazie mille Orlando, sono contentissima!!! *_*
      Oh, meno male! Qualcuno che mi fa compagnia con Rothko! XD Scherzi a parte, penso che sia abbastanza normale provare una certa perplessità verso l'arte astratta e contemporanea. Sono rimasta un po' stupita perché leggo che si tratta di indifferenza per molti :O Quelle tele per me possono apparire brutte, inquietanti, ma ne avverto l'attrazione.
      Su Pessoa: magari si riferiva a un concetto alto di "Bellezza", però in ogni caso credo che sia una concezione assai lontana da quella di R., che mirava a colpire dritto all'emotività di base, non al senso estetico.
      E comunque è vero che il dibattito su che cosa sia l'Arte è sempre interessante, stimolante e apertissimo ^^
      Grazie e buona serata, alla prossima ^_^

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  5. Conoscevo Rothko e ho anche visto alcune sue opere dal vivo nel 2012 in una mostra a San Marino, ma la pittura astratta in generale non mi ha mai appassionato. L'ho sempre vista come un'imitazione non troppo riuscita della musica.

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    1. Curiosa questa riflessione riguardate arte astratta-musica!
      Anche tu un indifferente da Rothko! :O
      Grazie Ivano e buona serata^^

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  6. Ma mitica questa storia di Rothko. Io lo amo, lo adoro e lo venero. Quando sono in un museo di arte contemporanea vado subito a cercare se ci sono suoi quadri, e poi rimango lì a guardarli per tantissimo tempo con un sorriso ebete. Il massimo del godimento per me è la sala Rothko alla Tate Modern, ci vivrei! E il mio sogno è vedere la Rothko Chapel a Houston (peccato che per farlo occorra andare in Texas). Il problema è che se lo vedi in fotografia non ti rendi conto di quanto sia straordinario, devi per forza vederlo da vivo.

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    1. Ciao Silvia ^^ Felicissima di aver soddisfatto una Rothko - dipendente :D Purtroppo non ho mai visto le opere dal vivo, immagino sia un'esperienza "forte": la fascinazione avuta dalla sola visione del documentario mi convince di aver perso molto :P
      Il prossimo -e conclusivo- post riguarderà proprio la Cappella di Houston con alcune curiosità sulla sua genesi... che parte da più lontano. E deve essere un'esperienza pazzesca visitarla *_*
      Grazie mille e a presto, ciao!!! ^_^

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    2. Sei già una fan e non lo hai mai visto dal vivo? Quando lo vedrai ci pianterai una tenda davanti e non ti muoverai più!

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    3. Per il momento "visualizzo" mentalmente al meglio XD - da pazza...
      Prendo le tue parole come suggerimento da concretizzare: devo studiare un piano per introdurre la tenda senza dare troppo nell'occhio :D

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    4. Ho visto anche un bello spettacolo teatrale su di lui, "Red", lo avevano fatto a Milano all'Elfo. Comunque se dovessi andare a Londra te lo consiglio, prenditi qualche ora e vai alla Tate Modern!

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    5. Farei le valigie anche adesso! :D Vado a cercare info sullo spettacolo, magari in rete trovo qualche curiosità :O
      Grazie mille e buona domenica ^^ (e spero che tu ti stia riprendendo post "apocalisse"... ti ho letta abbastanza provata sul tuo blog -_-)

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  7. Osservare questi quadri è come affacciarsi su un abisso. Hanno qualcosa di ipnotico, come quando si soffre di vertigini e pure ci si sente attratti dal vuoto. Almeno a me fanno questo effetto! All'arte contemporanea mi sono accostata di recente, nel senso che ho visitato delle mostre di giovani artisti e ho scritto anche alcuni post sul blog. Non tutto mi è piaciuto, beninteso; di solito quando sento l'opera troppo cervellotica provo un senso di irrigidimento. Ma Rothko mi piace.

    Grazie per questa seconda parte, condivido subito. :-)

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    1. Ciao Cristina, andrò a curiosare sul tuo blog per recuperare i post cui accenni! :O
      La mia formazione relativa all'arte è tipicamente "da studio", quindi la parte contemporanea resta da riscoprire e approfondire: però avverto una grande curiosità, non ne sento la distanza che forse genera in alcune persone. Ovviamente, come hai scritto, ci sono anche derive "cervellotiche" delle quali si farebbe volentieri a meno!
      Le sensazioni che descrivi a proposito delle opere di R. mi appartengono, probabilmente anche grazie ai vari approfondimenti letti e al documentario fonte del post.
      Grazie mille a te, per presenza e tutto il resto ^_^

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  8. Bene, post difficile questo, difficile perché le immagini prese dal web non rendono se non hanno le giuste caratteristiche. Come dicevo nel commento sul primo post considero Rothko uno degli artisti più "musicali" che ci siano. Molto interessante. Gusto personale.

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    1. Caro Max, è verissimo: la difficoltà di maneggiare questo tipo di opere per scriverne c'è, non si può negare. Ovviamente trattare di arte classica, dei grandi Maestri ecc. significa giocare su un terreno "comune", per formazione di tutti noi. Anche se non siamo esperti, abbiamo in mente almeno un'opera di Caravaggio, una statua romana, per dire...
      A questa cosa ho pensato quando ho deciso di scrivere su Rothko, ma mi sono detta che il blog è lo spazio perfetto per comunicare e cercare di portare qualche stimolo "diverso"!
      Per quanto riguarda la "musicalità", io qualche idea me la sono fatta pensando più che altro alla serie della Rothko Chapel, ma dalla suggestione scritta da Ivano nel suo commento, forse c'è altro, che però al momento mi sfugge :P Farò opportune ricerche!
      Grazie mille!!! ^_^

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    2. E' per questo che ti ho detto che il tuo post è difficile, quindi anche coraggioso. Quando nel post precedente e in questo ho parlato di musicalità mi riferivo alle suggestioni date dal colore e dalle sfumature che evocano i lab o bemolle che dir sivogliano che danno "carattere" al brano. Mi rifaccio un po' a quello che ha detto Kandinsky quando affermava che il colore, più che la forma, è in grado di esercitare un'influenza diretta sulla mente (possiamo anche chiamarla anima), dove il colore è il tasto, l'occhio è il martelletto che percuote e l'anima è lo strumento dalle mile corde. Per il resto, i gusti son gusti e su questo non ci piove, per parte mia ascolto, guardo e non mi precludo nulla.

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    3. Sulla questione del colore, Kiariel mi ha suggerito un approfondimento: il movimento pittorico "Color field painting". Altre suggestioni!

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  9. A me piace indagare le ragioni del fascino per l'arte moderna che io comprendo poco, ma sono aperta all'esperienza emotiva e mi piace verificare che una data opera ancorché apparentemente fredda e insignificante possa, in realtà, comunicare tanto. La trasposizione di uno stato d'animo ha mille varianti e mille espressioni: l'arte, poi, è il terreno più fertile in cui seminare il proprio pensiero e le proprie suggestioni. Io vorrei vedere dal vivo le opere di Rothko, perché percepisco qualcosa di profondo nelle sue rappresentazioni, che però non vivo attraverso una foto. Sono curiose anche le sue reazioni: l'artista mette a nudo se stesso e non dev'essere facile accettare l'indifferenza o il poco apprezzamento altrui.
    Quanto mi piacciono questi tuoi post artistici! *_*

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    1. Ecco Marina, la tua curiosità per l'arte è anche la mia: la comprensione di un'opera non sempre è immediata o passa per l'idea di "Bellezza", ma quello che in verità mi interessa è cercare di andare oltre e trovare un possibile contatto con quella forma espressiva.
      La storia di Rothko secondo me è affascinante, sia per quanto riguarda la persona che l'artista e proprio questo mi ha convinta a scriverne. Un grandissimo (nel senso di affermato e famoso, all'epoca) che letteralmente "schifa" il mondo patinato e lussuoso che lo ricoprirebbe d'oro... E rifiuta molti soldi per un'idea di Arte che non scende a compromessi.
      Grazie mille, sono felicissima che questi post siano apprezzati *_*
      Buona serata e a presto! ^_^

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  10. Number 10 è davvero claustrofobico, mentre sul termine Maroon ho già detto che lo trovo curioso per il tipo di dipinto. Ho scoperto che maroon vuol dire anche rosso granata e mi chiedo se il titolo si riferisca unicamente al colore o sia anche un gioco di parole col significato di "abbandonare".

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    1. Ciao Marco! ^^ Quando in occasione del post precedente hai dato la tua interpretazione del titolo del dipinto, mi sono abbastanza stupita (in positivo, specifico :D) perché secondo me hai colto almeno una parte di quelle emozioni di base delle quali ho detto in questa occasione. L'abbandono, forse la deriva in senso metaforico, credo sia un sentimento appropriato rispetto a questa ed altre opere di R.: la terza parte si riferirà alla Rothko Chapel e offrirà alcune suggestioni in linea con quanto detto.
      Sulla volontà o meno di suggerire altro con il titolo in questione, non saprei... ma anche così non fosse trovo molto bella l'idea!
      Grazie mille!

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  11. Che intrigante , empatico e ricco di mille sfumature...sai che sono curiosissima di andare in quel ristorante per vedere il grande grattacielo...ma quando mai mi daranno una paga che mi permette di varcare certe soglie?
    E allora sogniamo con Glò', grazie cara amica mia ..ancora una volta mi ha fatto volare lontano....
    Bacio!

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    1. Cara Nella, caso mai andiamo insieme al Four Seasons XD e ci portiamo anche Mariella, gradirà moltissimo! Si sogna... ^^

      Grazie mille per l'apprezzamento, mi fa sempre tanto piacere :D
      Un grande abbraccio! ^_^

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  12. L'arte merita sempre di essere ammirata e seguita.
    Serena domenica.

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    1. Grazie mille Cavaliere ^_^
      Mi piace l'idea di proporre ogni tanto qualcosa di diverso rispetto alle disquisizioni su libri ed editoria, e l'arte è un vero serbatoio di sorprese e curiosità *_*
      Buona serata ^^

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  13. capra come sono, di Rothko non sapevo nemmeno l'esistenza...
    e così mi sono ritrovata a divorare le tue parole con la curiosità crescente, della scolaretta
    certo, trovo sempre più "interessante" il tuo scrivere di libri, perché li sento sempre più vicini, eppure allargare gli orizzonti fa sempre un gran bene

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    1. Scoperto non troppo tempo fa, caso mai si va a brucare l'erba insieme! ;) Sul campo dell'arte contemporanea c'è moltissimo da scoprire (anche ciò che non ci piace esteticamente, o che non corrisponde alla nostra idea di arte) e se siamo curiosi pian piano allarghiamo i nostri orticelli!
      Però, non sai quanto mi facciano piacere le tue parole a proposito delle mie chiacchiere sui libri, i miei diletti :3 Sapere che toccano anche te, attraverso le mie parole, è davvero una grande gioia *_*
      Ciao cara Pata, a presto ^_^

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