martedì 11 luglio 2017

Glò thinking - Condizioni naturali avverse (brani letterari, arte e musica)


Qualche tempo fa, si chiacchierava da Marina della condizione estenuante dovuta alla calura estiva: Ivano, da lucertola dichiarata, si mostrava assai felice, mentre io, Marina e Luz affermavamo che no, non gliela possiamo fare 😄 Il discorso si è poi spostato sul mare d'inverno, che io trovo assolutamente affascinante e magnetico. E così, ho ripensato al fatto che amo particolarmente i luoghi letterari estremi...


La bufera di neve e Hans
Il maltempo che veniva da sudovest, dallo sbocco della valle, lo aveva fatto deviare con la sua furiosa pressione. Egli si logorava, da parecchio ormai, in uno spostamento errato, alla cieca, avvolto in una bianca notte turbinosa, si affannava a inoltrarsi sempre più nella minacciosa indifferenza.
«Questa poi!» borbottò tra i denti e si arrestò. [...] Capiva infatti di non aver alcun diritto a parole grosse e gesti drammatici, perché la sfida l’aveva lanciata lui e a lui andavano addebitate tutte le difficoltà della situazione. Mica male disse accorgendosi che i suoi lineamenti, i muscoli del viso non obbedivano più all’anima e non erano in grado di esprimere nulla, né paura né furore né disprezzo, perché erano irrigiditi. [...] Notò che parlava con se stesso, in un modo un po’ strano. Se lo vietò, ma lo fece ancora, a mezza voce, espressamente, benché avesse le labbra così paralizzate da rinunciare a servirsene, e da parlare omettendo le consonanti che si formavano con le labbra, e ciò gli rammentò un’altra situazione in cui era avvenuto lo stesso. «Sta’ zitto e bada a muoverti» si impose, e soggiunse «Mi sembra di vaneggiare e di non avere la testa a posto. Che è grave in un certo senso».
Che fosse grave, però, in quanto al progredire, era un puro e semplice avvertimento del vigile raziocinio, come dire di una persona estranea, non interessata, anche se in apprensione. Per sua natura egli era molto propenso ad abbandonarsi alla mancanza di chiarità che stava per impadronirsi di lui con l’aumento della stanchezza, ma si accorse di questa inclinazione e si mise a ragionarci su.
Da La montagna incantata di Thomas Mann
Claude Monet, Mont Kolsaas (1895)
Il brano è tratto dallo Schneekapitel, fondamentale per la comprensione globale dello Zauberberg: la maggior parte della critica vede questo evento come il culmine del percorso di formazione di Hans Castorp.
Il protagonista, stanco degli insegnamenti dei due pedagoghi, Settembrini e Naphta, si lancia in un'avventura in solitaria con gli sci. Sorpreso dalla tormenta e in preda alla stanchezza, si addormenta e sogna una sorta di Elisio, un mondo dell'età dell'oro, in contrapposizione col Tartaro rappresentato dal Berghof (il sanatorio) e dai suoi ospiti.
"Per rispetto alla bontà e all’amore l’uomo ha l’obbligo di non concedere alla morte il dominio sui propri pensieri. E con ciò mi sveglio…"
In verità, il "risveglio" di Hans non convince altra parte della critica, dal momento che i buoni propositi qui dichiarati dal ragazzo, non trovano alcun riscontro nel prosieguo e soprattutto nella conclusione del romanzo. Del resto il capitolo può essere letto come un micro Zauberberg, con Castorp che si muove a caso, alla cieca, in un'ascesa inutile, che sembra essere piuttosto un'altra catabasi. Una formazione mancata, dunque, la sua.

La traversata sui ghiacci di Inverno
Eps Thanern. Il misuratore indica che oggi abbiamo percorso sedici miglia, ma non siamo a più di otto miglia, in linea retta, dall'accampamento della notte scorsa. Siamo ancora all'interno del passo tra i due vulcani, sul fiume di ghiaccio. Drumner è in eruzione. Vermi di fuoco strisciano dai suoi fianchi torvi e neri, e si vedono bene quando il vento schiarisce l'aria, allontanando i viluppi e i vortici e l'arrotolarsi impalpabile delle nubi di cenere e delle nubi di fumo e del vapore bianco. Continuamente, senza alcuna pausa, un brontolio sibilante riempie l'aria, così enorme e così lungo, questo suono, che non lo si può udire, quando si smette di ascoltarlo; eppure esso riempie tutti gli interstizi dell'essere. Il ghiacciaio trema perpetuamente, sussulta e rabbrividisce, sussurra e trema sotto i nostri piedi. Tutti i ponti di neve che la tormenta può avere gettato sopra i crepacci se ne sono andati, scossi da quel tremito, abbattuti da quel tambureggiare e sobbalzare del ghiaccio e della terra sotto il ghiaccio. Andiamo avanti e indietro, cercando la fine di una spaccatura nel ghiaccio che inghiottirebbe l'intera slitta, e poi cercando la fine della spaccatura seguente, cercando di andare a nord e sempre costretti ad andare a ovest o ad est. Sopra di noi Dremegole, solidale con le fatiche di Drumner, grugnisce e brontola e trema, mandando grandi sbuffi di fumo sporco, sulfureo.
Da La mano sinistra delle tenebre di Ursula K. Le Guin
Caspar David Friedrich, Das Eismeer (1823-'24)
Il viaggio tra i ghiacci di Inverno di Therem Harthe e Genly Ai, alieni l'uno per l'altro, ma uniti da affetto, intenti e una missione superiore per l'umanità tutta: epico, commovente e pericoloso. Perché si tratta soprattutto di un viaggio interiore, compiuto dai protagonisti e anche dal lettore.

Tempesta sul Choptank River
Quando entrò nel liscio specchio che portava a Patamoke il fiume era di uno splendore incredibile: sulle rive si allineavano querce e aceri in mille sfumature di sasso e sopra di loro, sulla scogliera, si allungava la grigia bellezza della casa dei Paxmore, tanto diversa dalla villa che si era costruita lei, tanto perfetta nella sua austera dignità quacchera. [...] Ma al momento in cui superava la scogliera e dirigeva verso la palude, il cielo si oscurò e dalla baia soffiò un vento molto forte. Nel giro di pochi minuti, una tempesta furiosa e terribile investì quel piccolo mondo. La pioggia cadde tagliente a rovescio; il vento ruggì a quaranta, poi a cinquanta miglia l’ora; ondate alte come quelle dell’oceano s’inseguirono sul fiume, trascinando e sbatacchiando la scialuppa. Nel giro di pochi secondi Rosalind abbassò la vela, lasciando che il vento spingesse l’imbarcazione: lascerò che mi spinga a terra... in un punto qualunque. Mi bagnerò fino al midollo, ma non importa. Seguiva la tradizione del Choptank: essendo tutta la Sponda Orientale alluvionale, il fiume non conteneva scogli. [...] Ma in quel giorno d’ottobre le ondate non consentivano tale soluzione; sballottarono la scialuppa tanto che Rosalind dovette abbandonare il timone e aggrapparsi ai bordi per non venire spazzata via. Da quella posizione vide avventarlesi contro una tale serie di ondate mostruose che si rese conto di trovarsi in gravissimo pericolo. Ce la faremo, disse a se stessa, rannicchiandosi per ricevere l’urto della prima ondata.
Da La baia di James A. Michener
F.H. Varley, Stormy Weather-Georgian Bay (1921)
Le bellezza della Baia in tutte le sue sfaccettature: forse questo è l'elemento che più mi ha avvinto, tra le numerosissime tematiche sviluppate dall'autore, nel romanzo fiume di Michener. La natura selvaggia prima abitata e rispettata dai nativi, viene nel tempo alterata e violentata dall'intervento dei coloni prima e dei loro discendenti poi.
Il brano riportato dà un'idea di come avvenivano i trasporti, ovvero sfruttando i corsi d'acqua, prima della modificazione strutturale del paesaggio (ferrovia, ponti, strade, urbanizzazione).
La baia è - anche - un inno alla Bellezza della natura e, ahimè, alla perdita di essa a causa del "progresso".

Bonaccia e stasi
L’immobilità di tutte le cose era assoluta. Se l’aria era diventata nera, il mare, per quel che ne sapevo io, avrebbe potuto essere diventato solido. Non serviva guardare in qualche direzione, alla ricerca di qualche segno, per capire l’avvicinarsi del momento. Quando fosse arrivato, la tenebra avrebbe sommerso silenziosamente quel poco di luce che le stelle irradiavano sulla nave, e la fine di tutto sarebbe venuta senza un sospiro, movimento, o mormorio di sorta, e tutti i nostri cuori avrebbero cessato di battere, come orologi senza carica. Era impossibile scuotersi di dosso quel senso di fine imminente. La calma che mi invase era già un preannuncio di annientamento. Mi diede una specie di conforto, come se la mia anima si fosse all’improvviso riconciliata con un’eternità di cieca quiete. [...] «Dobbiamo cercare di imbrogliare bene la vela di maestra», dissi. Le ombre sgusciarono via da me senza una parola. Quegli uomini erano i fantasmi di se stessi, e su un cavo non dovevano pesare più di quanto pesi un grappolo di spettri. Se mai una vela fu imbrogliata da pura forza spirituale fu sicuramente quella vela, perché, a essere precisi, muscoli per quella manovra sulla nave non ce n’erano più, tantomeno in quello sparuto manipolo di noi sul ponte. [...] Era da almeno un’ora che eravamo intenti a quel lavoro e il nero universo non aveva mai dato un suono.
Da La linea d'ombra di Joseph Conrad
L'immobilità del Mare del Sud, con la sua mollezza, il suo esotismo, la sua atmosfera mefitica, è una metafora sull'animo umano: bonaccia e calma piatta, ciò che di peggio possa capitare rispettivamente all'uomo di mare e al giovane che ancora non è uomo.
La stasi perpetuata convince il giovane capitano della propria inadeguatezza, l'equipaggio è febbricitante e la nave pare essere preda di una malia...

Ballare nel vento
Vengo qui a ballare, non sono mai riuscita a dirlo a mio padre. Il vento danza con me, mi tiene stretta, trascina il mio corpo, brutale ma irresistibile, io mi lascio portare, devo fare attenzione che non mi getti a terra. [...] Mareggiare, ecco cos’è, guerra, pericolo. Grandi superfici grigie sollevate e scagliate contro gli scogli. [...] Rabbia, schiuma che batte contro gli scogli e sembra fermarsi per un attimo in verticale contro il cielo grigio, per poi tornare ad abbattersi e a scomparire nel nero che si ritrae per sferrare un nuovo attacco, ancora più selvaggio. Colpi di frusta, urla di giganti. È per questo che vengo, per quelle urla. In un primo momento mi manca ancora il coraggio – so che non c’è nessuno che mi possa vedere o sentire – ma poi comincio a rispondere alle urla. All’inizio in modo trattenuto, tanto che non riesco nemmeno a sentirmi, poi sempre più forte, urlo contro le urla, strillo più di cento gabbiani, urlo ai morti che sono annegati là fuori, io li chiamo e loro mi rispondono, so che vorrei scomparire in quell’abisso, perdermi in quel movimento oscillante, e so che non è possibile, che la danza è finita, che devo di nuovo percorrere la lunga strada che mi porterà indietro sospinta dai colpi di frusta del vento, tormentata perché ancora una volta sono rimasta troppo piccola. Ho perso la tramontana, diciamo noi qui. He perdido la tramontana.
Da Il punto estremo di Cees Nooteboom
John William Waterhouse, Miranda (1916)
Avevo già scritto a proposito della raccolta Le volpi vengono di notte, davvero meravigliosa, che include il racconto citato.
Ho scelto questo brano perché trovo sia di una potenza emotiva ed espressiva uniche: l'immedesimarsi con gli elementi naturali, fino quasi a confondersi, a farne parte, in una sorta di panismo totale. Un'esperienza mistica e terrena contemporaneamente.

Se siete sopravvissuti alla lettura di questo luuungo post, vi domando: anche voi siete affascinati dai luoghi letterari estremi?

Immagine in apertura: Ivan Konstantinovic Ajvazovskij, Wave (1889)

37 commenti:

  1. Cees Nooteboom è un autore che mi riprometto sempre di leggere, ma sino a ora non ci sono riuscito.

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    1. Ciao Marco! ^^
      Mi permetto di suggerirti con discreta prepotenza XD di leggere la raccolta indicata, penso che potrebbe interessarti parecchio a livello di scrittura (e c'è pure la nostra Riviera ;) )!
      Nooteboom è stata una scoperta incredibile, mi sono già procurata Cerchi infiniti, ora tocca trovare il tempo per leggerlo :D
      Grazie e buona serata ^_^

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  2. Grazie per queste belle letture e immagini. A proposito, io amo il mare in inverno.
    Buona serata.
    sinforosa

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    1. Cara Sinfo, avevo intuito da altre chiacchierate che anche tu amassi la stagione "fresca" :D E il mare d'inverno è meraviglioso, per me rappresenta il massimo della forza vitale, mi fa stare bene!

      Contentissima che tu abbia gradito le mie scelte, certamente dal punto di vista pittorico ho "vinto facile", visti gli artisti scomodati! XD

      Grazie mille e alla prossima ^_^

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  3. Qui tra incendi e caldo infernale non la si vive benissimo quest'estate, ma l'articolo è molto rinfrescante. :-)

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    1. Ciao Pirkaf! Senza timori... io non reggo l'estate, fisicamente per me è difficile XD Mi lagno soprattutto della fortissima umidità -_-

      Purtroppo il lato triste del gran caldo è proprio quello relativo alla questione incendi, non so se dalle tue parti è come qui da me, ovvero la siccità aiuta sia l'incuria e che le azioni premeditate e dolose... per le solite motivazioni speculative.

      Grazie per essere passato e per esserti rinfrescato tra i "miei" paesaggi estremi :D
      Buona settimana, a presto!

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  4. 1 e tu pensa che io invece sento freddo solo a leggere certi brani 😂😂😂😂😂
    2 hai scelto quello checonsidero il più bel racconto di Nooteboom. Veramente potente!

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    1. Cara Pat, tu sei una lucertolina come l'Ivano! :D

      E per quanto riguarda il secondo punto, è anche il mio preferito, quel racconto *__* Quanta intensità!

      Grazie mille e buona serata (grattini ai pelosotti!) ^_^

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  5. Bellissime le proposte, io apprezzo in particolare Friedrich e Waterhouse, due fra i miei pittori preferiti. Anche le citazioni sono tutte di qualità (però ammetto che l'unico che ho letto è "La linea d'ombra").
    Apprezzo i luoghi letterari estremi (solo letterari perché nella vita reale non credo che riuscirei ad affrontarli) e non solo quelli climatici: mi piacciono i luoghi estremi anche a livello di esasperazione narrativa, tipo il mondo improvvisamente disabitato di "Dissipatio HG", quello con un unico essere umano in mezzo ai vampiri di "Io sono leggenda" o quello grottesco dei villaggi vacanze ideati da Michel Houellebecq.

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    1. Ciao Ariano! Friedrich e Waterhouse sono anche tra i miei preferiti *__* Spero di essere riuscita a trasmettere, attraverso i dipinti scelti e la canzone, le sensazioni che i brani citati mi hanno suggerito.
      Per quanto riguarda l'affrontare nella vita reale certe condizioni... XD diciamo che è preferibile rincorrere la bellezza romantica del pericolo nei nostri amati libri!
      Mi citi Morselli, e proprio il titolo di cui ho avuto suggerimento di lettura pochi giorni fa :O E quindi, che esasperazione sia! Me lo procuro senza esitare!
      Non ho ancora letto nulla di Matheson (nemmeno visto il film omonimo XD) e di Houellebecq, va da sé che sono interessatissima (sono già nella lista "letture future").

      Grazie mille per aver gradito! ^_^

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  6. Una ventata di aria fresca con questo caldo: un post super estivo, a dispetto delle citazioni "burrascose". Non sai quanto lo abbia apprezzato! È inutile, a me Nooteboom mi strega!
    Più che luoghi letterari estremi sono affascinata dai luoghi molto diversi da quelli che conosco e che nella vita, in genere, ho frequentato: leggendo Stefansson ho vissuto la neve che acceca dei paesi nordici, con Butler ho affrontato degli inverni rigidi in Wisconsin.
    Complimenti anche per le immagini di accompagnamento alle citazioni, Monet in testa! 🤗

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    1. Evvai, contentissima! ^_^ In queste giornate decisamente afose, l'aria fresca è apprezzata ovunque, mi sa XD
      Nooteboom credo abbia la capacità di stregare molti lettori: per me quella raccolta ha rappresentato un punto di svolta, da ragionare pre e post lettura, in termini assoluti *_*
      E in effetti hai ragione, spesso siamo affascinati da quello che risulta "esotico" rispetto alla nostra quotidianità. Annoto Butler (ma ne avevi scritto sul blog, vero? Quantomeno mi pare di aver avuto dritta da te in precedenza), ché a dire Wisconsin già mi emoziono :O Stefansson è già in libreria, in attesa che gli faccia la festa :D
      Monet ha realizzato una serie (della quale ignoravo l'esistenza prima di lavorare sul post) dedicata a questa montagna norvegese > https://www.wikiart.org/en/claude-monet/by-series/mount-kolsaas

      Grazie mille!!! ^_^

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    2. Forse l'ho citato, sì, non mi ricordo a che proposito, non però in un post dedicato.
      Il libro di Nickolas Butler è "shotgun lovesongs". Di Stefansson avevamo già parlato a proposito di quell'adorabile casa editrice: Iperborea. 😉

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    3. Segno anche Shotgun Lovesongs *__* (per altro, la copertina è favolosa!)

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  7. Che post meravigliosamente fresco! Grazie, Glò, è bellissimo!

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    1. Contentissima di averti fatto sognare la frescura! :D
      Grazie infinitamente per le tue parole! ^_^

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  8. Sai già come la penso in merito ai tuoi post e a questo in particolare, quindi non mi dilungo in complimenti meritatissimi.
    Questo pezzo mi ha fatto venir voglia di cercare tra i ricordi di letture passate inerenti il mare e le sue particolari condizioni meteo.

    Il primo che mi è venuto in mente è stato Coleridge con la sua immortale Ballata del Vecchio Marinaio:
    Dolce brezza spirava e bianca spuma
    volava, e un solco libero seguiva;
    in quel silente mar giungemmo primi.

    Cessò la brezza, caddero le vele,
    peggio, davvero, non poteva andare.
    Noi parlavamo solo per spezzare
    il silenzio profondo di quel mare!

    In un torrido cielo color rame
    il sole rosso-sangue, a mezzogiorno,
    grande quanto la luna, si vedeva
    a picco star sull’albero maestro.

    Per giorni e giorni rimanemmo fermi:
    né alito, né vento; tutti inerti
    come nave dipinta in mar dipinto.

    C’era acqua dappertutto, solo acqua,
    si aggrinzivano le assi della nave,
    c’era acqua dappertutto, solo acqua,
    per dissetar, però, neppure un goccio.

    Il profondo del mare imputridiva:
    O Cristo! Questo poi non ci voleva!
    Esseri limacciosi, con le zampe,
    su marcio mare avanzavano lenti.

    E nella notte, tutt’intorno, in ridde
    vorticose, fuochi fatui danzavano:
    e l’acqua, come l’olio della strega,
    rossa, azzurra bolliva e anche bianca.

    Non solo tempeste e bonaccia, perché per dirla in maniera trendy (:-)) il mare è anche uno "state of mind" (brutta eh?). E il celebre passo di Tsugumi è sotto questo punto di vista un emblema:
    "Che strano: quando sono rivolta verso il mare in compagnia di qualcuno, chissà perché, ma va a finire che non m'importa se si parla o se si tace, mi vanno bene entrambe le cose. Non mi stanco mai di osservarlo, e anche quando è in burrasca, non c'è pericolo che il rumore dei suoi cavalloni possa darmi fastidio.
    Non potevo credere di dover traslocare in un posto dove non ci fosse il mare. Proprio non riuscivo a rendermene conto; era una cosa talmente impensabile che quasi mi veniva l'angoscia.
    Nei momenti belli e in quelli brutti, quando d'estate faceva caldo e c'era molta gente o in inverno sotto il cielo stellato, o quando andavo al tempio shintoista per accogliere il nuovo anno, se mi voltavo a guardare, il mare era sempre lì. Sia che fossi piccola o che diventassi grande, sia che morisse la nonnina della porta accanto o che nascesse un bambino nella casa del dottore, sia al mio primo appuntamento galante che alla mia prima delusione, sempre, in qualsiasi situazione, il mare circondava con le sue acque il nostro paese, ora gonfiandosi, ora ritirandosi a seconda delle maree.
    Nei giorni di buona visibilità si vedeva chiaramente la cosa opposta del golfo.
    E poi il mare, anche se non ci si mette più di tanto sentimento, è come se insegni qualcosa di preciso a chi lo osserva. Sino a ora non avevo mai avuto bisogno di pensare a quella presenza, al rumore delle onde che ininterrottamente si infrangevano sulla riva. Nelle città senza mare, chissà a cosa si rivolge la gente per ritrovare il proprio equilibrio? Forse alla luna. Però se la si confronta con il mare, risulta talmente lontana e piccola, da sembrare, in un certo senso indifesa."

    E sui marosi e affini si potrebbero citare Melville, Poe, Lovecraft e chissà quanti altri.
    Sono andato lungo, mi fermo qui.
    Ancora complimenti, Glò.

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    1. Che bell'appendice, Diego. 👏🏻👏🏻

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    2. Grazie Diego, per i complimenti *_* e per la tua partecipazione con le citazioni varie, bellissime!
      In particolare, il brano da Tsugumi per prima cosa mi fa venir voglia di rileggermi Banana, e poi... mi chiedo che leggano quelli che la etichettano come "banale e sopravvalutata", e non sono pochi (vero che la sua produzione è assai variegata e non sempre a qualità omogenea).

      In effetti anche per me si può parlare di state of mind in relazione al "mare": per me è una presenza costante, ovviamente ci vivo, ma non si tratta soltanto di questo...

      Comunque... se hai idee (se avete tutti :D ) per post simili, io resto sintonizzata :D

      Del resto Cristina aveva proposto una serie di "meme" con abbinamenti immagini-libri-arte cui fare riferimento *_*
      Vedi, I vasi comunicanti qui http://ilmanoscrittodelcavaliere.blogspot.it/p/recensioni.html

      Grazie mille!!! ^__^

      @Marina: hai letto Tsugumi della Yoshimoto? *_*

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    3. Sì, però sai che non me lo ricordo?🤔

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    4. Penso che sia piuttosto normale, nel senso che a me i libri della Yoshimoto lasciano soprattutto sensazioni, ma se dovessi dettagliare, sarei in difficoltà. E solitamente ho buona memoria relativamente a ciò che ho letto!
      Stavo pensando di rileggerne alcuni, tipo Tsugumi e Lucertola *_*

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    5. @Marina: Grazie! È merito di Glò e dei suoi post che invogliano a curiosare ancora di più in quel meraviglioso mondo che è la letteratura.

      @Glò: quelli che criticano la Yoshimoto sono gli stessi che ritengono Moby Dick un trattato sulla pesca.
      Discontinua finché vuoi ma Tsugumi rimane un piccolo capolavoro.

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    6. Ri-grazie > dalla tua risposta a Marina ^_^

      Sulla Yoshimoto io credo che si faccia al solito un gran parlare senza aver letto; sicuramente c'è discontinuità e io non leggo nulla di suo da molto tempo. Però la banalizzazione gratuita rimane un atteggiamento a me incomprensibile, se leggere significa aprire la mente e altre belle cose, sempre sbandierate :D

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  9. Bel post, Glò, però mi hai fatto venire voglia, per bilanciare, di rileggermi "Giorni d'afa" di von Keyserling ^^

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    1. Grazie mille Ivano, tropo freschetto per te, lo so!!! XD
      Intanto vado a curiosare il libro da te citato :D

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    2. E' un libretto veloce veloce, che si legge in un pomeriggio, ma molto intenso. Io ce l'ho nell'edizione TEA.

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    3. Ho letto la sinossi sul sito Adelphi (che cambia titolo in Afa), e caspita:O

      Amato e lodato per la schiva grandezza e la nobile malinconia da Robert Walser, Thomas Mann e Hugo von Hofmannsthal – il quale scriveva: «Dopo tutto, un tranquillo suicidio è la sola cosa aristocratica che ci resti» –, Keyserling si conferma in questo racconto grande narratore, uno dei massimi del primo Novecento tedesco. E, nella sua opera, Afa rimane unico per l’amalgama di grazia, ironia e disperazione.

      In-listato! :D E grazie per la dritta ^^

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  10. Che brani narrativi hai scelto, e che potenza! :-0 Il brano tratto da La baia di James A. Michener mi ha completamente irretito, come quello finale di Noteboom. Qui si veleggia su livelli davvero altissimi, e vorrei aggiungere un'osservazione bizzarra sul brano di Mann: secondo me lui è morto nella tormenta, per quello il romanzo risulta poi così irrisolto.

    Spenderei due parole anche sui quadri che hai abbinato: il quadro di Friedrich non l'avevo mai visto, mentre l'ultimo con la donna dalle chiome rosse agitate dal vento è uno dei miei preferiti.

    Per rispondere alla tua domanda... oh, sì, io adoro i luoghi letterari estremi anche perché fanno parte di tutta una tradizione romantica e fantastica associata agli orridi, alle foreste, ai temporali, alle apparizioni, agli spettri di un "certo" periodo a me tanto caro. ^_^

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    1. Cara Cristina, intanto scusa per il ritardo nel risponderti, oggi faceva veramente troppo caldo e non ragionavo (più del solito...):D

      I brani che ti hanno colpita sono eccezionali: la raccolta di Nooteboom è tutta spettacolare, ma quell'ultimo racconto, da cui ho tratto la citazione, è incredibile. Penso che sia una delle cose più belle che mi è capitato di leggere negli ultimi tempi *_*
      Per quanto riguarda il brano da La baia, posso soltanto aggiungere che "devi" leggere quel tomone, tutto *_* Sto raccogliendo idee da troppo tempo, ne ho in abbondanza, manca il tempo per realizzare un post... ma caspita! Lo scriverò :D

      La tua suggestione su Mann mi piace moltissimo :O Una chiave di lettura che potrebbe spiegare l'andamento molle e inconcludente dello stesso personaggio e della sua (non/mancata) formazione. Del resto, quel colpo di cannone finale è una grande metafora...

      Il dipinto di Friedrich è uno dei miei preferiti tra la sua produzione: in effetti il post è nato avendo in mente i ghiacci di Inverno (dal romanzo della Le Guin, quindi, che ho riletto poche settimane fa), ai quali avevo mentalmente già associato il quadro :D

      E la tua risposta non può che esaltarmi XD Grazie mille!!! ^_^

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    2. Cara Glò,

      intanto non devi scusarti per nulla, vedo che siamo tutti molto affaticati... ma sopravviveremo più forti che pria! Stamattina mi sono svegliata e, guardandomi allo specchio, ho detto: "Buongiorno, caro zombie". Sarà anche il calo repentino di tensione rispetto a sabato scorso, probabilmente.

      Ho annotato entrambi i libri sul mio quadernino, e per quanto riguarda il tomone de La baia non mi spaventa per nulla, anzi. Mi piacciono molto i libri oversize, a patto che siano scritti bene... e non dubito per niente che questo lo sia. Spero solo di avere una coda di tempo nell'aldilà, perché qui senz'altro non riuscirò a leggere tutto quello che mi ripropongo. Per me è una gioia (Virginia Woolf diceva: "Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine"), ma anche un dramma. Mi sento un bradipo in un'enorme giungla di libri da leggere, come possiamo fare?

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    3. In quanto ad aspetto, in questo periodo (ma non solo!) paio zio Fester XD E sicuramente nel tuo caso oltre al caldo severo che ci sta abbattendo come fossimo giunchi :D, c'è pure la componente della tensione (e che meraviglia deve essere stata la prima *__*)

      La baia è scritto splendidamente, purtroppo :D e penso che sia un libro eccellente per chi abbia interesse per la cultura e la storia (mentalità, religione, sviluppo industriale...) degli States. Nonostante sia prezioso per quanto detto, è avvincente per gli intrecci narrati, per la caratterizzazione dei personaggi e le meravigliose descrizioni di atmosfere e natura.

      E come possiamo fare? Non lo so... in questo periodo ho ripreso la lettura della Recherche, continuando da All'ombra delle fanciulle... (in francese) ma sto già fremendo per altri 6-7 titoli -_-

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  11. Oh, ho letto ora che hai citato i miei "vasi comunicanti" in un commento! Grazie mille, Glò. :-*

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    1. Un piacere e un dovere! La tua serie è meravigliosa e sicuramente in futuro (spero non troppo futuro!) riattingerò, partecipando con una mia versione *_*
      Va rilanciata!!!

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    2. Grazie anche di questo, Glò. In realtà ho in bozza almeno due post della serie, ma ultimamente mi si sono chiusi (e anche accavallati) un sacco di progetti, per cui penso di preparare questi articoli per settembre. Un bacione!

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    3. E dunque a settembre ci divertiremo moltissimo *__*
      Un bacio a te ^_^

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  12. Complimenti per il bel post.
    Saluti a presto.

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    1. Grazie Cavaliere, sei sempre gentilissimo ^_^
      A presto, buona domenica!

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