venerdì 14 giugno 2019

Libro: "L'ultimo scalo del Tramp Steamer" di Álvaro Mutis


Titolo: L'ultimo scalo del Tramp Steamer
Autore: Álvaro Mutis
Traduttore: Gabriella Bonetta
Edizione letta: Adelphi, 2017 pagine 107

Questo romanzo breve è sorprendente per struttura: un centinaio di pagine costituito da echi di situazioni e corrispondenze interiori, coincidenze che paiono in realtà accadimenti necessari, bisogno del viaggiare ciò che comporta il trascorrere del tempo e il mutare di età e sentimenti e decadimento naturale.

Le suggestioni che derivano dalla lettura sono molte, queste appena elencate mi sono congeniali, eppure credo che ciascuno potrà trovare la propria via.

Ci sono scrittori che sanno produrre incantamento: questione di stile. Certamente, perché Mutis sa condurre la materia - in una quantità contenuta di pagine e attraverso luoghi, tempi e stati d'animo - in una sorta di comunione e flusso tali da avvincere il lettore.

Un leggero brivido mi corse per la schiena. Ci sono coincidenze che, violando ogni possibile previsione, possono diventare intollerabili perché suggeriscono un mondo retto da leggi che non conosciamo e che non appartengono al nostro ordine abituale. Con voce che tradiva lo sconcerto di cui ero preda potei solo balbettare: «Alción?».
«Sì» rispose Iturri guardandomi incuriosito.
«Temo» gli dissi «che qui si chiuda un enigma circolare che mi ha preoccupato più del dovuto, invadendo non solo molte delle mie ore di veglia, ma anche buona parte dei miei sogni».

Sinossi da sito della CE
Si chiamano Tramp Steamer certi carghi «di scarso tonnellaggio, non appartenenti alle grandi compagnie di navigazione, che viaggiano di porto in porto cercando carichi occasionali da trasportare dove che sia». Uno di questi Tramp Steamers, una sorta di vascello fantasma, l’immagine stessa dell’avventura solitaria, seguiremo affascinati nelle pagine di questo romanzo, dall’aria ghiacciata del Baltico dove ci appare per la prima volta, come un’allucinazione, sino a scali perduti del Sud America. La storia del Tramp Steamer, del suo lento naufragare, sarà intrecciata, fino quasi a coincidere, con quella del suo capitano, il basco Jon Iturri e del suo grande amore, la giovane libanese Warda. E il lettore si sentirà attratto sino alla fine da questa storia come il capitano Iturri si sente irresistibilmente attratto dal suo vecchio cargo a riprendere sempre la via del mare. In questo romanzo Álvaro Mutis, che viene oggi scoperto in tutto il mondo come uno dei maggiori scrittori viventi, sembra risalire la corrente, con il felice Tramp Steamer della sua prosa, a una delle sorgenti ultime di ogni narrazione: il racconto del marinaio. 
L’ultimo scalo del Tramp Steamer è apparso per la prima volta nel 1988.

Uno scritto che celebra la fascinazione, per l'Amore, la bellezza, il mare, la libertà. Non importa se chi la subisce (e nello stesso tempo la esercita) sia una donna bellissima, lo scrittore, una nave, un vecchio capitano. L'effetto è di comprensione e gravitazione rispetto alle storie peculiari che si fanno umane, col significato implicito di universali.

Segue un passo particolarmente significativo, dalla voce di Iturri conosciamo il tormento amoroso:
Seguivano poi alcune considerazioni sulla mia persona e sulle virtù e le qualità che Warda mi attribuiva, evidentemente magnificate dal ricordo dei giorni felici trascorsi insieme e dalla nostalgica consapevolezza che non ci saremmo incontrati mai più. Non ho mai avuto molto successo con le donne, credo di annoiarle un po’. Lei aveva visto in me, forse, un certo ordine, quella distanza che mantengo per proteggermi dagli uomini e dalle loro sciocchezze, tutte cose che a Warda furono di immensa utilità per dissipare le sue elucubrazioni europeizzanti. Con me aveva imparato che gli esseri umani sono identici su tutta la terra, ugualmente mossi da passioni meschine e da gretti interessi, tanto effimeri quanto simili ad ogni latitudine.[...]
Ma Warda aveva riempito la mia vita e le fibre più segrete del mio corpo a tal punto che la sua assenza ha lasciato un vuoto che niente potrà mai colmare. Gliel’ho già detto all’inizio: assolvo come un automa la funzione di continuare a vivere. Mi abbandono alla bizzarria degli eventi, senza cercare consolazione o sollievo nel disordine che spesso presentano per ingannarci. Mi rendo conto che la storia che le ho raccontato può apparire semplice e scontata. Se avesse visto Warda anche solo per un istante, se avesse sentito la sua voce, capirebbe che tutto ha un senso molto diverso. Era come un’apparizione inconcepibile, che non si può descrivere a parole, e solo conoscendola riuscirebbe a misurare l’immensa fortuna di essere stato al suo fianco e la tortura inaudita di averla persa».

L'amore del capitano basco, selvaggio e chiuso, e della bellissima ragazza, musulmana e libera ed emancipata, è quanto di più bello io abbia letto sul perdersi e ritrovarsi, fino a non poter reggere, per condizione e bisogni assolutamente concreti e umani, tale perfezione.

L'amore non basta, eppure resiste anche quando se ne va.

Quella nave sbandata e quasi in rovina che lei vide al molo di Kingston è il miglior ritratto dello stato d'animo del suo capitano. Non c'era rimedio per nessuno dei due. Il tempo riscuoteva i suoi crediti. I giorni del vino e delle rose erano finiti per entrambi.

Giudizio finale: il mio tesssoro


Glò

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