sabato 5 ottobre 2019

Libro: "I testamenti" di Margaret Atwood



Titolo: I testamenti
Autore: Margaret Atwood 
TraduttoreGuido Calza
Editore: Ponte alle Grazie, 2019 pagine 502


Il seguito de Il racconto dell’ancella

“Non ti convinci che il cielo sta crollando, finché non te ne cade un pezzo addosso.”

Gilead è un luogo che suscita attrazione e repulsione: sono respinta dall’oscurità claustrofobica di questa violenta società patriarcale a sfondo teocratico, sono attratta dal bisogno di sapere come un paese normale possa trasformarsi in Gilead.
Nell’universo creativo di Margaret Atwood, Gilead è un paese occidentale a noi contemporaneo, gli Stati Uniti, nel quale il progresso rallenta gradualmente nel corso degli anni a causa della crisi  economica e delle catastrofi ambientali, il tasso di natalità subisce un calo importante, esiste una diffusa sterilità causata dai fattori ambientali, soprattutto dall’inquinamento. La società entra in una spirale discendente, con la diffusione di un sentimento di paura, che diventa presto rabbia e ricerca di un capro espiatorio. Una società stagnante, priva di soluzioni praticabili e di fiducia nel futuro, per garantirsi la sopravvivenza arriva a compiere atti sopraffazione al suo interno ed ecco che il crollo demografico viene imputato alle donne troppo prese dalla carriera per mettere al mondo figli. Arriva infine il collasso politico: il parlamento viene chiuso perché composto da corrotti, la costituzione viene abolita così come tutti i diritti civili delle donne, la cui esistenza viene dedicata a finalità riproduttive e occupazioni domestiche. Si instaura un’oligarchia di comandanti, che per legittimare il proprio potere, diffondono versioni distorte della Bibbia, piegando la religione alle finalità politiche.


La figura centrale del romanzo è quella di Zia Lydia, il personaggio più crudele e odioso de Il racconto dell’ancella, che, secondo me, racchiude tutto senso di questo sequel, perché si tratta di una vittima che accetta di diventare carnefice agli ordini di un regime; allo stesso tempo questa donna, che è a capo dello spietato sistema educativo delle donne di Gilead, cova sentimenti di odio e vendetta nei confronti del suo stesso paese, che costituiscono il motore di tutta la Vicenda narrata. Si tratta di un personaggio che, da figura completamente negativa, diventa artefice di un cambiamento positivo importante: questo è anche il tenore che contraddistingue il libro, infatti rispetto al primo volume, che restituiva solo un clima di claustrofobia e ottundimento emotivo, ne I testamenti esiste la speranza di un esito positivo. La vicenda stavolta avviene a circa quindici anni di distanza da quella narrata dall’ancella Difred, e in questa fase il regime dei Comandanti non è più il monolite che era stato presentato, ma inizia a mostrare le crepe della corruzione, del dissenso interno e e delle pressioni esterne. Senza anticipare nulla, è possibile affermare che Gilead finisce soffocato dal meccanismo di sopraffazione e delazione generato da esso stesso.


Dal punto di vista della costruzione narrativa, questo libro è facile da leggere e  allo stesso tempo molto ingegnoso, composto da tre voci narranti che si incastrano e si completano alla perfezione. L’espediente narrativo utilizzato è quello del manoscritto ritrovato in un tempo futuro rispetto ai fatti narrati, tecnica che viene rivelata però soltanto nell’ultimo capitolo. I testamenti sono appunto tre diversi diari che vanno a comporre la narrazione a prospettiva multipla.  La prima voce appartiene come già detto a Zia Lydia, donna potente e temuta ai vertici dell’organizzazione, vestale, custode e formatrice della virtù delle donne gileadiane. La seconda voce appartiene a una ragazza cresciuta a Gilead in una famiglia di rango elevato, la terza protagonista è un’irrequieta adolescente canadese. Queste due ragazze hanno a loro insaputa un legame profondo, che viene viene rivelato in seguito, e la loro vicenda chiude il cerchio del racconto dell’ancella Difred del primo libro, la cui sorte era rimasta incerta.
Il linguaggio è semplice ed efficace e, per quanto mi riguarda, regala il piacere della lettura di una storia tanto pulita e  lineare, quanto  emblematica.
La letteratura è un atto creativo e in questo libro Margaret Atwood esprime al meglio la sua grande capacità di creare una nuova dimensione sulla base degli indizi forniti dalla realtà di un mondo contemporaneo che pone nuovi interrogativi.

“Abbiamo assistito agli effetti di un eccessivo lassismo, di un’eccessiva brama di lussi materiali e dell’assenza di importanti strutture che conducano a una società stabile ed equilibrata. Il nostro indice di natalità è in caduta libera per varie ragioni, ma principalmente per le scelte egoistiche delle donne. Converrete che gli esseri umani toccano il fondo dell’infelicità quando sono nel caos? Che regole e confini facilitano la stabilità e di conseguenza la felicità. Fin qui mi seguite?”

Giudizio finale: ottimo acquisto



Sakura

17 commenti:

  1. Bentornati ragazzi e benvenuta Sakura!

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    1. Grazie Nick! Sono felice di aver iniziato a collaborare con il blog. A presto!

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    2. Nick, ci riproviamo ^_^ E grazie!

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  2. Da lunedì ne cominceremo la lettura con il mio gruppo e non vedo l’ora, avendo letto “Il racconto dell’ancella” di recente. Non ho letto la tua recensione perché non lo faccio mai prima di approcciarmi a un libro (mi piace arrivare “vergine” al primo appuntamento con una storia, è una mia fissa), però sono certa che tornerò qui fra quindici giorni, a lettura completata e ti dirò di più, dopo - questa volta sì - avere letto le tue impressioni.

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    1. Devo ancora leggere il precedente, mi sembri entusiasta anche tu! Inizio quanto prima possibile, è deciso :D

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  3. Anche io evito di leggere recensioni dettagliate dei libri che sto per iniziare. Io credo che il senso di questo seguito sia completamente diverso da quello de Il racconto dell'ancella e trovo che I testamenti sia perfino più riuscito dal punto di vista formale. A presto allora!

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  4. Ciao fanciulle! Bentornate!
    Lessi a suo tempo il Racconto dell'ancella. Questo mai. Vedremo col tempo.
    un abbraccio

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    1. Per me ha superato bene il banco di prova del sequel e, per certi aspetti l'ho apprezzato anche di più del primo libro. Certo sappiamo già tutto, viene meno il piacere della scoperta di questo universo. A presto!

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  5. E' un po' di tempo che mi dico dovrei leggere la Atwood.
    Un abbraccio!

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    1. Ho scoperto Margaret Atwood con Il racconto dell'ancella e ora mi attende sullo scaffale anche L'altra Grace.Mi pare davvero una grande autrice. Ciao!

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    2. Ho visto in tv la miniserie de L'altra Grace, ve la consiglio!

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  6. Spero di recuperarlo, Il Racconto Dell'ancella all'epoca mi piacque moltissimo.

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  7. Secondo me merita davvero, mi sono rituffata in quel mondo e in quella vicenda con immenso piacere. Va detto che non è una pura continuazione della storia, pone al centro altre questioni rispetto al primo libro.

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  8. Bentrovata, Sakura, e in bocca al lupo per questa collaborazione. Questo blog mi è particolarmente caro, perché è stato uno dei primi che conobbi quando aprii il mio, ormai diversi anni fa. Sarei solo più contenta a rileggervi.
    Ho letto il primo dei romanzi e non mi farò mancare questo sequel. Il Racconto dell'ancella ha in sé qualcosa di irrinunciabile, come credo anche questo libro di cui ho letto volentieri la tua recensione. Forse, dico forse, manca quel "quid" che la Atwood possedeva trentacinque anni fa, quando scrisse il primo dei due. Un confronto è inevitabile.

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  9. Ciao Luz! Grazie per esserti soffermata a leggere la mia recensione. Credo la Atwood sia sempre molto brava a dare una voce cedibile alle sue protagoniste, ciò che cambia rispetto al primo libro sono alcuni concetti e il senso della scelta di scrivere un seguito. Io personalmente ho apprezzato il cambiamento di direzione. Certo alcune situazioni si ripetono e la magia della scoperta di questo universo ormai è svelata.

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  10. Eccomi qua, come promesso.
    Ho finito di leggere “I Testamenti” e sono fresca di impressioni: la prima cosa che mi viene da dire è che la scrittura scorrevole della Atwood rende piacevolissima e rapida la lettura (se non fosse stato che ero vincolata dai tempi scanditi dal gruppo con cui ho letto il romanzo, lo avrei finito in pochissimi giorni.)
    Il cerchio si chiude, con i riferimenti al primo libro, anche il finale ha la stessa struttura di quello previsto ne “Il racconto dell’ancella” ed è utile perché fa un riassunto e tira le somme di storia e personaggi.
    Mi è piaciuto, ho di nuovo provato rabbia e odio per la condizione della donna a Gilead, anche se ho trovato più “feroci” le donne in questo secondo capitolo (penso alla Particicuzione), tuttavia il racconto dell’ancella mi è sembrato più rivoluzionario, più sconvolgente perché originale.

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    1. Anche io ho apprezzato il modo in cui il cerchio si chiude. Concordo rispetto alla ferocia delle donne, e trovo che sopra tutti i personaggi svetti zia Lydia vittima, carnefice e agente del cambiamento. Il racconto dell'ancella aveva un'altra freschezza, ma trovo completamente riuscito nel complesso anche questo esperimento del seguito.

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