domenica 3 maggio 2020

Glò thinking - Vita e Arte in Mark Rothko (Parte III)


Dove eravamo rimasti (vedi articoli precedenti, QUI  QUI):

nella primavera del 1959 il lavoro per il Four Seasons è quasi finito, e Rothko è provato. Decide di allontanarsi, e parte per una vacanza di tre mesi in Europa con moglie e figlia.

Nell'autunno di quello stesso anno, dopo la pausa rigenerante nel vecchio continente, per la prima volta Rothko e consorte si recano a cena presso il ristorante del Building Seagram: per l'artista è uno shock il solo pensare che a breve le sue opere saranno esposte lì, e date in pasto a commensali milionari. Quello che l'artista non può concepire è che la sua arte sia ridotta a mero arredo di lusso.
Four Seasons Restaurant: Pool Room interiors - Wikipedia
Una clausola del contratto stipulato con la Seagram garantiva a Rothko la piena proprietà dei quadri in caso di rescissione dell'accordo: due milioni e mezzo di dollari la perdita economica per salvaguardare l'integrità della sua arte. Questa sarà la decisione, ferma, radicale e pura.
Schama sottolinea che se Manhattan aveva sconfitto Rothko, nello stesso tempo l'arte aveva trionfato sul denaro.

Probabilmente Rothko fin da subito sperava - forse inconsciamente - di poter collocare il ciclo altrove, in uno spazio congeniale alla sua concezione artistica.
Se gli anni '30 erano stati l'età dell'oro per l'arte a livello di intuizione, controbilanciata pressoché da assenza di denaro, la situazione del momento preso in considerazione si rivela come ribaltata, cioè nell'ambito dell'arte circolavano troppi soldi di fronte ad attività senza - o quasi - costrutto.

Un'occasione pare presentarsi in seguito all'invito per esporre le sue opere a dOCUMENTA 2 (dall'11 luglio all'11 ottobre 1959, direttori artistici: Arnold Bode, Werner Haftmann) a Kassel in Germania.
Nella condizione personale così sofferta, Rothko propone all'emissario della mostra tedesca di costruire una cappella in segno di espiazione, per onorare le vittime dell'Olocausto. Il suo contributo sarà dipingervi, anche senza alcun compenso. Non se ne farà nulla.

Il decennio seguente, il tempo, cioè, che gli rimase da vivere, è segnato dalla volontà di realizzare quel concetto di cappella di strada, ove proseguire la visione creativa fortemente frustrata dopo l'esperienza legata al Four Seasons.

Nel 1961 il MoMa ospita una mostra a lui dedicata, che si concretizza in un ulteriore successo. Rothko è ormai un pittore affermato e ben valutato. Eppure questa stessa fama ormai conclamata, contribuisce al trascinarsi di una vita insapore, segnata da alcolismo, abuso di sigarette, problemi a cuore e polmoni, situazioni di sofferenza acuta alle quali si aggiunge la crisi personale per il fallimento del secondo matrimonio.

Non ci si deve stupire, dunque, se i suoi lavori si fanno sempre più cupi e intensi nell'esatto momento in cui il mondo diventava decisamente pop e leggero, in una parola: anestetizzato.
Le gallerie d'arte vogliono esporre l'arte pop, e Rothko è fedele e bloccato allo stile peculiare che ha curato e perseguito per quindici anni. È deluso.

Decide per un taglio netto rispetto al luccichio che l'arte pop garantiva; quello che deriva è una tela nera. Nera come il petrolio del Texas, precisa Schama.

E sarà proprio il Texas a fornire al pittore la possibilità di realizzare il vecchio sogno sfumato: i mecenati Dominique e John de Ménil commissionano a Mark una serie di murales per una cappella che sarà costruita a Houston, nel 1965, lasciandogli ogni possibilità creativa di realizzazione.
Si tratta della celebre Rothko Chapel.

La cappella non corrisponde alla volontà di lasciare un messaggio ai visitatori, che sono totalmente destabilizzati e si sentono come se fossero seppelliti in una tomba.

La critica s'è prodigata nel tentativo di dare una spiegazione, di salvare lo spettatore dal buio e dall'atmosfera funerea. Là non c'è più luce, non c'è più - soprattutto - la luce che le opere di Rothko riverberavano.
Sono scomparse le solide barre di colore illuminate, che fornivano movimento ai dipinti: c'è una sola e unica notte inchiostrata.
Dipingere per vedere quanto buia si può rendere la luce: la cappella è una sepoltura per i viventi che la visitano, in prima istanza. Ma, di più, rappresenta l'interramento del futuro di Rothko come uomo e come artista, e delle sue speranze per l'Arte stessa.

Rothko Chapel interior - Wikipedia
Nell'oscurità di un dipinto che si succede all'altro, ecco una zona luminosa, di color grigio latteo: sembra l'orizzonte di un pianeta illuminato dalla luna.
Sembra che l'artista sia già scomparso nello spazio profondo, a testimoniare il momento della creazione, a dividere la luce dall'oscurità, la terra dai cieli, ripiegato su un'eroica auto-cremazione. Questa la risoluzione di Schama.

Il primo incontro con l'arte di Rothko si colloca negli anni '70, quando un giovane Schama entra alla Tate Modern e per sbaglio visita la mostra che raccoglie i quadri nati per il progetto del Seagram Building [vedi articoli precedenti]. È convinto di stare per intraprendere un viaggio nel cimitero dell'astratto, cui si deve riverenza ma che conduce in un vicolo cieco.
E invece, vede.

Untitled 1959 - Tate

Vede il velo leggero, sospeso tra due colonne, un'apertura che impedisce o permette il passaggio, forse una finestra cieca.
Le colonne appena abbozzate e il colore sbavato, sono strumentali: servono a rendere l'ambiguità della stessa superficie, porosa e lievemente penetrabile.
Queste 'strutture', determinate da bande di colore, che si fanno movimento e luce, per Schama sono portali.
E se alcuni paiono bloccati, altri si aprono su spazi inconoscibili, lontano dal brusio di fondo verso la musica delle sfere, luogo di cui Rothko parlava spesso, e ove solo l'Arte può condurci.
Spazi che potrebbero essere quello da cui veniamo o quello in cui finiremo, e che forse poi coincidono.

Questi quadri non sono fatti per tenere fuori o seppellire, ma per abbracciare lo spettatore quale essere umano.

Untitled 1969 - Tate

Se l'arte di Rothko è lontana dai lustrini del mondo pop volto alla ricerca dell'istante e dell'immediatezza, essa non parla neppure del momento attuale. Ciò che sottende, sfiora l'eternità: "si osserva e ci si siede ad ammirare con la luce bassa per sentire le ere geologiche scorrere via ed essere trasportati verso i grandi cancelli che si aprono sulla soglia dell'eternità", dice Schama.

È avvertire il senso dell'entrare e dell'uscire, della nascita e della morte, dal grembo alla tomba, un fluire continuo che è pienezza di ciò che sta tra i due limiti.
Il Tutto eterno.



Fonti:
- Simon Schama, The Power of Art: Rothko (Doc. - BBC, 2006)

Artsy ci ha contattati specificando di avere come scopo la diffusione dell'Arte, a livello educativo e di fruizione di contenuti (potete curiosare nella pagina About Artsy), e di aver trovato questa serie di post in linea con questa loro missione.



4 commenti:

  1. Che sorpresa leggere la terza parte di questa serie a oltre tre anni dalla seconda, cara Glo! Ti confesso che quando ero più giovane l'arte astratta mi lasciava indifferente, mentre ora ne sono molto attratta e ci sono opere che riescono a commuovermi nel profondo, quindi ti ringrazio per questo approfondimento.

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    1. Simona, prima di tutto grazie di cuore per essere passata qui: la serie chiusa rappresenta un impegno preso con me stessa e almeno finito!
      Cercherò di scrivere saltuariamente su letture fatte - tutte molte belle - negli ultimi tempi. E pazienza per il resto ;)

      Non so dire quando ho iniziato ad apprezzare l'arte astratta, sicuramente mi incuriosiva fin da giovane, però senza avere un giusto bagaglio, culturale e personale, per 'capirla'. Ecco, le opere di Rothko mi hanno inchiodata, catturata come poche altre.

      Un grande abbraccio! <3

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  2. Risposte
    1. Ed è bello leggerlo... mi manchi (e mancate), con quello che qualche anno fa significava poter gestire il blog in modo meno frammentario e a seguire (approfondimenti, socialità...). Al momento spero di continuare a pubblicare... senza neppure parlare di tempistiche, ma per quello che mi sarà possibile :D

      Un abbraccio!

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