venerdì 10 luglio 2020

Libro: "La dinastia dei dolori" di Margherita Loy


Titolo: La dinastia dei dolori
Autore: Margherita Loy
Edizione letta: Atlantide, 2020 pagine 240

Questo libro non era nella mia mente. Sapevo che sarebbe stato pubblicato a marzo da Edizioni di Atlantide, contemporaneamente ad altri due titoli che dovevo assolutamente avere, pre-ordinati ai librai di fiducia. Poi tutto si è fermato, sappiamo bene che cosa sia successo.
In questo scarto tra il temporale, la sospensione e la tristezza, sono accadute altre cose. Ad esempio il ricorrere alle consegne a domicilio (grazie alle quali ho avuto i due succitati, tramite l'altra libraia fantastica della zona), ad esempio le molte iniziative social dedicate agli amati libri.
Ed è per questa serie di eventi - uniti alla mia quarantena personale di caregiver famigliare, che dura da qualche anno ormai - che La dinastia dei dolori è arrivato a me, il 29 aprile scorso.
Amo profondamente leggere, ma il libro non chiama, non parla, non ha anima. Diventa vivo solo grazie alle persone, a chi lo ha scritto, a chi lo ha letto e te ne parla, a chi lo ha reso disponibile.
Conta il modo in cui facciamo circolare le idee, la passione che mettiamo.

Un'entusiasta che ascolta un altro entusiasta ci mette poco a capire che sì, quel volume là, è proprio necessario [Antonello Saiz incontra Margherita Loy], si deve recuperare presto.

Avuto tra le mani il libro, ho deciso che l'avrei letto con 'grazia', ossia in quel momento imprecisato che mi fa sempre scegliere la lettura giusta. Ho fortuna e maturità dalla mia, leggo da sempre, sono consapevole di quello che mi capita per le mani. Molto raramente trovo il 'libro brutto aka sopravvalutato' - categoria che pare imperversare ovunque assieme all'opposto positivo.

Perché ho scelto di avere questo romanzo è la chiave di tutto ciò che scriverò. E appartiene alla sfera personale, per cui probabilmente sarà molto faticoso metterci la mia esperienza di lettura, questa volta.
Mi dico che se sento la necessità di scriverne, allora è la strada da percorrere, ché mai si finisce di trovare se stessi nel mondo, nel contatto diretto e indiretto con l'Altro.
E un libro è la possibilità dell'Altro, vedi quanto già detto sopra.

Sinossi (dal sito della CE)
“Nella sua vita successiva Emma non accennò mai a quel mese di agosto, alla felicità che le serrava la gola quando la mattina usciva nel nuovo quartiere”.
La bella e ingenua Emma, quando nella Roma degli anni Venti coglie l’occasione di rivoluzionare la propria vita e accetta di sposare l’integerrimo e benestante Ingegner Garnieri, non immagina che il prezzo da pagare sarà altissimo; il compromesso a cui si piega ricadrà infatti sulla sua discendenza femminile.
L’esistenza agiata, apparentemente serena di Emma, si chiuderà senza scandali, ma quel ribollire sotterraneo di emozioni non si è perso. Riaffiorerà, come un fiume carsico, nella vita di sua nipote Maria: mentre, in un settembre degli anni Novanta, culla la sua neonata, improvvisamente una paura indicibile la paralizza. Inutilmente Maria cerca nel ricordo, nelle parole del diario che tiene in quei giorni di oscurità e terrore, una traccia che le permetta di uscire dal labirinto.
A distanza di oltre venti anni, sarà Rita, la figlia di Maria, che riuscirà a riannodare i fili che il Tempo ha sfilacciato; ogni segreto così finalmente troverà la sua luce e la dinastia dei dolori potrà sciogliersi.

Secondo, intenso romanzo di Margherita Loy, La dinastia dei dolori disegna un destino tutto femminile che, come un ponte ideale tra epoche e luoghi diversi, lega le diverse generazioni nel segno di madre e figlia.

La storia che Loy ci racconta è una e triplice, ed è un inno alla Vita nonostante tutto quello che costituisce la bruttura del vivere e che tocca in maniera indelebile le tre donne protagoniste.
Una linea nel tempo, del ramo femminile della famiglia, che le lega indissolubilmente per sentire. Loro sono quelle che hanno un potere preciso, non detto, non razionalizzato. Sono le prescelte a portare sulle proprie spalle un dolore, che nel tempo si fa misterioso e tanto potente da determinare scelte e umori.
La soluzione sarà possibile soltanto col recupero della memoria, col tentativo di sciogliersi da quel nodo del cuore, con una ricerca che è in senso proprio una quête.

Dalla radice ai rami, donne che subiscono violenza fisica e psicologica, cattiverie perpetrate all'interno della stessa famiglia. Penso per la solita questione del controllo sulle personalità che tendono a derogare dall'ideale, fisico-estetico, morale (con l'adeguata flessibilità dell'uso nel tempo), sociale quindi.
La liberazione è faticosa, ciò che si ottiene si deve pagare, in qualche modo. Ed Emma, la prima donna dalle cui decisioni si produrrà l'effetto valanga del dolore trasmesso, ha scelto più volte con ingenuità e genuinità. Questa donna che ha patito molto fin da ragazzina, sogna. È perciò pericolosa, e poi è bella, ma non in modo rassicurante. Siamo negli anni '20, di lì a poco un evento crudele sarà la causa del resto. Questo resto è troppo, per una ragazza sola e orfana con due sorelline cui provvedere; ogni decisione sbagliata presa è una spina nel cuore, anche di chi legge. Immediatamente si sa che a dolore si è aggiunto altro dolore. Nonostante l'apparenza diriga l'estetica di una vita piena e benestante. Di lì a poco l'entrata in guerra, la seconda.
Mai per un momento Emma appare al lettore come vacua, superficiale, non idonea. Alla famiglia, ai suoi stessi figli, sì con l'aggiunta dell'attributo ultimo, bugiarda, e fuori posto.
Il difetto, però, è nel cuore, ben nascosto, ed è la colpa percepita che, come fosse un'edera, lo avvinghia strettamente. 
Emma sarà nonna, e avrà un legame speciale e sotterraneo con una nipote, Maria, che si farà carico, loro malgrado, di questa colpa avvertita.
È proprio questa la dinastia dei dolori, il sottile trauma che si consuma in silenzio, non detto ma percepito e trasmesso.
La terza figura femminile che raccorda - e probabilmente consente una soluzione che definirei liquida, però - è Rita, figlia della dolentissima Maria.

Uso il termine 'raccordare', perché solo dal passato e dalla memoria viene la saggezza del tornare indietro per alleggerire ed espiare qualcosa che in verità non può razionalmente essere pensato come una colpa.
L'idea di fondo, ed è ciò che mi ha entusiasmato e motivato alla lettura, poggia sulla teoria della trasmissione emotiva a livello fisiologico (teorie sul darwinismo neurale e la trasmissione filogenetica di Gerald Edelman: da approfondire personalmente, anche seguendo le indicazioni di Loy nella Nota finale sul materiale utilizzato): Rita è una giovane neuroscienziata con ottima carriera di studi, che in seguito a un evento devastante della cronaca recente (crollo del ponte Morandi di Genova) ha l'intuizione. E si riappropria di quell'intuizione che la sua stessa madre aveva avuto accanto, in qualità di traduttrice di un saggio (fittizio, funzionale alla storia raccontata) di Gerald Edelman quando lei aveva pochi mesi.

"Quel ponte che crolla continua a crollare in lei, è un movimento che non si arresta.
Quando nel cielo notturno scoppiano i primi fuochi, Rita pensa che in quel baratro di Genova sono precipitati sogni ormai indecifrabili. [...]
Rita pensa agli esseri che scappano dalla fame, dalla guerra; scelgono il mare e muoiono affogati. Anche loro hanno sogni e progetti privi di peso, che non si vedono; forse restano memorizzati nell'acqua scura del Mediterraneo? Forse da qualche parte nel mare continuano a esistere; così come nell'aria rimangono impigliate le vite di tanti. [...]
Ora Rita non riesce a convincersi che la materia dei desideri scompaia quando il corpo muore. No. Eppure lei è una scienziata."

Un grande pregio di questo libro è l'aver inserito le storie individuali in una realtà storica tangibile, nota. Storia che si fa da particolare a universale, e che ci permette di comprendere e colmare le distanze, temporali e sociali. È un modo opportuno e sano di tenere viva la memoria, più che attraverso i manuali - la cui funzione non è, ovviamente, messa in discussione. Parlo della capacità di Loy di accompagnare chi legge, nelle specifiche delle epoche che fanno via via da sfondo al romanzo.
Ogni parola scelta è precisa e perfetta; così per esempio il dolce Montblanc diventa il simbolo della libertà e della ribellione dall'ottusità, nel momento in cui il regime voleva chiudere al mondo, verso una nazionalizzazione totale e becera.

Si percepisce l'amore per la Poesia lungo tutto il romanzo, fin dall'incipit con la citazione della prosa in versi di René Char (tradotta da Giorgio Caproni). Il titolo, bellissimo, viene proprio da lì. Molte sono le parti liriche, le descrizioni emotive e di situazioni e di luoghi.

«Vedo finalmente il mare nella sua triplice armonia, il mare che recide col suo falcetto la dinastia dei dolori assurdi (...).
O tu, arcobaleno di questo lido levigatore, avvicina la nave alla sua speranza. Fa' che ogni supposta fine sia una nuova innocenza, una febbrile spinta avanti per coloro che inciampano nella pesantezza mattutina».
René Char, Poesie e prose


Ripercorrendo la mia storia famigliare rispetto ai due rami, paterno e materno, ci sono almeno due eventi 'gravosi' che si sono poi svolti in modi opposti: uno con la soluzione positiva che forse rappresenta la forza del sorridere nonostante, che ho scoperto di possedere, connaturata, quando ho lasciato andare una rabbia non mia. L'altro ben più doloroso, che io credo mi abbia portato all'attuale funzione di caregiver: l'implementazione del dolore, della tristezza e l'odore della morte - che sono certa di aver risolto per quel che riguarda la mia persona. I costi sono altissimi, in qualsiasi direzione, passato e presente. E che ci sia un flusso di dolori che ci portiamo nostro malgrado, credo di averlo esperito personalmente. Ecco, Rita è una sorella in spirito, per me.

Autore
Nata a Roma nel 1959. Vive a Lucca, in campagna, con il marito pittore, tre figli e tre cani. Ha scritto alcuni libri per bambini, tutti pubblicati da Gallucci Editore. Ha lavorato a Radio3 Rai. "Una storia ungherese" è il suo esordio narrativo.

Giudizio finale: il mio tesssoro

Glò



4 commenti:

  1. Ciao Glò, mi mancavi! Che bello poterti rileggere.

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    1. Nick, mi mancate e mi manca il poter esserci come prima, cerco di palesarmi ogni tanto, in attesa di tempi migliori!

      Un abbraccio e grazie ^_^

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  2. La vita mi ha risparmiato il nascere in un periodo storico terribile come quello descritto all'inizio di questo libro. La vita, al contrario di te, mi ha anche risparmiato tante responsabilità (non i dolori, quelli no; sarebbe impossibile).
    In genere mi rifugio in una narrativa molto più "astratta" e non so se sono pronta a una lettura del genere, così emotivamente impegnativa, perlomeno in questo momento. Però le tue parole sempre così appassionate, e stavolta anche così "intime" mi hanno molto colpita.Grazie per la condivisione. In attesa di tempi migliori... ^_^

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    1. Ciao, Simona, e grazie per aver letto e gradito questa lunga riflessione :D

      Credo che questo libro sia stato emotivamente importante, per me, probabilmente fa un effetto più 'disteso', in generale. Certamente racconta di dolori e difficoltà e disperazione. Però... fornisce anche il suggerimento per un percorso di consapevolezza, accennato, che non consola ma aiuta fattivamente.
      Quello che c'è, e che siamo, deve essere affrontato, per liberarsene senza cancellare un passato stratificato e composito che riguarda quelli che ci hanno preceduti. Vale per la storia personale e quella generale.

      Verrà il momento giusto, per questo tipo di letture, a volte si sente proprio la necessità...

      Ancora grazie e un abbraccio grande ^_^

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